Spunti di riflessione sul Luciferianesimo nella Storia e alla Filosofia Luciferiana (tratto dal discorso tenutosi a Portland – Black Flame) di HopeMarie Ford

trad. Sara Ballini

Cos’è la Filosofia Luciferiana?

Iniziamo da una definizione di base della filosofia.
La filosofia è il tuo modo di vedere la realtà, l’Universo, e la società.
Influenza la tua vita e il tuo modo di prendere decisioni ed influenzai in molti modi il tuo modo di definire i tuoi valori e le tue convinzioni. E’ una parte di te…di te!

Le 11 Fonti del Potere Luciferiano

  1. Lucifero rappresenta la luce dell’intelletto, della consapevolezza e del potere che è unico per ciascun individuo che abbia il coraggio di svilupparli con responsabilità.
  2. Il simbolo dell’avversario è quello di chi libera se stesso, del ribelle spirituale che inspira l’evoluzione di se stessi.
  3. Lucifero rappresenta colui che sorregge la torcia di Venere: colui che porta la luce come prima stella del mattino e colui che porta le tenebre come prima stella della sera.
  4. L’avversario simboleggia il bagliore della coscienza che questiona ogni cosa, manifestando il cammino individualista di chi è responsabile solo di se stesso.
  5. La caduta di Lucifero o Satana simboleggia la liberazione della mente della mente dalla mentalità da schiavi ed il coraggio di esplorare l’oscurità e dominarla: non è possibile brillare come la stella del mattino senza essere consapevoli dell’oscurità della notte.
  6. L’ avversario rappresenta la ribellione con un proposito: quello della consapevolezza, della forza e del potere.
  7. Lucifero rappresenta la forza d’animo d’avere amore per se stessi prendendosi la responsabilità di onorare il proprio corpo, la propria mente ed il proprio spirito.
  8. Per incarnare la divinità devi avere la consapevolezza e la forza di gestire e dirigere da solo la tua vita perché solo così la tua mente ti sopravviverà dopo la morte.
  9. Auto – indulgenza verso le regole, amore per chi lo merita disprezzo per chi non lo merita.
  10. Lucifero rappresenta la constatazione che ogni atto, anche se percepito come altruistico, è in realtà egoistico. Quindi, anche se aiutare gli altri è la tua passione, il cervello ne riceve lo stesso una gratificazione biochimica scatenata dall’azione in se. E’ per questa sensazione di piacere che molti pensano che fare gesti socialmente utili avvicini a “Dio”. Lucifero significa riconoscere di essere egoisti e vedere lo stesso egoismo in tutti gli altri. Significa accettare questa realtà e con la propria consapevolezza fare scelte giuste per se stessi e per chi si ama.
  11. Diventare una divinità significa comprendere perfettamente che si ha il potere di creare e mantenere il proprio percorso di vita e sviluppare il proprio potenziale.

In cosa credono i Luciferiani?

Credono in loro stessi.
Hanno il controllo delle loro vite.
Credono che ogni cosa in Natura abbia un Equilibrio.
Rifiutano il Ruolo di Vittima.
Credono nel dominio di Sé
La Fiamma Nera
Non credono a qualsiasi cosa venga loro detta ( mettono in discussione ogni cosa).

I Luciferiani credono o adorano Lucifero/Satana/Il Diavolo?

1. I luciferiani non adorano nulla al di fuori di se stessi. L’adorazione richiede sottomissione e la delega del controllo a qualcosa che va al di là di te stesso.

2. I Luciferiani possono avere sia un approccio teista che ateo

Perché Lucifero?

Le Origini di Lucifero

La parola Lucifero viene dal Latino e significa “Portatore di Luce” da “Lux” (che significa “luce” e “Ferre” che significa “portare”. I romani usavano il titolo Lucifero per riferirsi alla “Stella del Mattino”.
I romani tradussero la parola Lucifero dal greco “Heosphoros”, che significa “Portatore dell’Alba” e dalla parola “Phospohoros” che significa “Portatore di Luce”.
Nel 1960 fu scoperta una tavoletta che è un reperto chiave, dove i cananei annotarono il nome di una divinità a cui diedero il nome di “Ngh w Srr” che è stata approssimativamente tradotta con il significato di “Il Ribelle Splendente”. Quindi, la parola Lucifero è stata usata in diversi modi sin dall’Età del Bronzo.
Circa 800 anni prima che il mondo conoscesse il versetto ormai familiare di Isaia 14: 12-15 troviamo un poema riguardo Helel BenShahar (Lo splendente) che attesta come Heosphprus (Lucifero, figlio dell’alba) fosse asceso al paradiso e si fosse seduto a capo dell’assemblea nel lontano Nord ma fosse poi disceso a “Sheol”, la terra dei Morti. In una leggenda Cananea simile, il dio Ashtar cerca di ascendere al trono di Zaphon. Non ci riesce e non è capace di ricoprire il ruolo di Baal che era il re di Zaphon, quindi scende e domina la Terra.

Lucifero come l’Avversario

Lucifero è riconosciuto come una rappresentazione dell’Avversario e conosciuto in tutto il mondo come un ribelle spirituale. L’Avversario è un motivatore: un creatore, un innovatore ed ha tratti eroici in praticamente tutte le antiche religioni e miti precedenti al Cristianesimo giudaico. L’Avversario è anche un distruttore, colui che bilancia la vita con la morte ed è rappresentato dai cicli naturali.
La stessa tempesta che distrugge la vita porta anche la pioggia che nutre la terra e quindi potenzialmente nuova vita.  Lucifero è colui che libera se stesso, il ribelle che accetta le sfide.

Lucifero, il titolo

Lucifero è un titolo che rappresenta la ribellione interiore dello spirito, che ispira il libero pensiero, il fuoco interiore o il desiderio interiore; la responsabilità, l’indipendenza, la tolleranza per altri modi di pensare. Sicurezza, Coraggio e Forza.

I Quattro Pilastri del Luciferianesimo

1.Potere

2. Equilibrio

3.Saggezza

4. Forza

La Triade della Stella del Mattino

1. LIBERAZIONE – SPEZZARE LE CATENE

La Liberazione è il processo costante di identificazione volontaria delle convinzioni e delle idee restrittive, delle superstizioni profondamente radicate e il suo superamento tramite l’identificazione degli ostacoli.

2.ILLUMINAZIONE – LA TORCIA DELLA CONOSCENZA

Il processo di auto-evoluzione tramite la lotta e il raggiungimento degli obiettivi a breve termine. E’ il processo di identificazione e raggiungimento della conoscenza in accordo con la volontà. Quest’atto di potere è l’atto di avvincente trasformazione e applicazione dell’energia focalizzata al raggiungimento di un determinato obiettivo.

APOTEOSI – AUTO – DIVINIZZAZIONE

E’ il momento in cui l’aspetto più elevato di se stessi prende forma. Il processo di Liberazione e Illuminazione rivela il divenire dell’individuo ispirando la coscienza della deificazione. E’ il riconoscimento interiore dell’auto-realizzazione a diversi livelli di saggezza, status e potere nella vita. Questo include la parte razionale, pratica e soggettivamente spirituale raggiunta.

Auto-Liberazione e Potere

1. Il Potere individuale e il Dominio del tuo mondo

2. Accettare responsabilità

3. Liberare Se stessi dalle convinzioni restrittive, idee, e dalla mentalità da schiavi.

Cosa rappresenta il pensiero luciferiano?

Il pensiero indipendente

a.L’atto di pensare per conto proprio
b. La ricerca della propria verità
c. La Conoscenza, l’Educazione, l’Attitudine ad osservare e l’Esperienza

Il pensiero responsabile

a. Essere padroni dei propri pensieri e delle proprie decisioni
b. Aprire la propria mente
c. Ulteriori approfondimenti tramite l’Educazione, l’Osservazione e l’Esperienza
d. L’evoluzione del pensiero indipendente.

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Tributo al poeta colombiano Héctor Escobar Gutiérrez. Un’intervista di Orfa Kelita Vanegas V Prof. Università di Tolima.

trad. Sara Ballini

Lo scrittore di Risaralda Hector Escobar Gutierrez, autore di una vasta opera poetica, di cui è il protagonista essendo riconosciuto come uno dei principali satanisti colombiani (fino ad arrivare, in un determinato momento ad essere qualificato come “Il Papa Nero” a livello internazionale per l’originalità del suo pensiero esoterico e demonologico) ci ha concesso quest’intervista, dove si illustrano aspetti basilari della sua filosofia di vita e dell’essenza della sua opera.

Cos’è per lei il Male?
E’ l’origine di una potenza che risiede nell’inconscio, è la manifestazione del movimento di ciò che è relativo, di ciò che esiste, è la materia, è l’energia. In un certo senso, non è possibile credere che nell’Universo conosciuto, possa esistere qualcosa di diverso dal male; ovvero, l’evoluzione del costante elemento trasformativo delle cose, la violenza degli elementi: tutto quello che arde, in essenza, è il Male.

Nell’uomo il male è la manifestazione dei suoi ricordi primigeni e inconsci, in lui c’è un’immensa fonte di energia sommersa, dove possiamo rintracciare l’intera storia dell’umanità: di quello che è stata e di quella che è stata la storia dell’Universo fin dai suoi inizi. Quest’inconscio recondito chiamato anche archetipico, è la manifestazione profonda nell’uomo di un’energia totale, che lo avvolge, lo definisce; energia che allo stesso tempo si espande nell’Universo e che è tutto ciò che esiste. Con queste premesse, ogni cosa che esiste è “il male”, un elemento che  causa la trasformazione delle cose tramite il caos e i conflitti.

Perché il cristianesimo giudaico ha stigmatizzato il Male?

I primi moralisti e filosofi avevano ragione nel percepire le profonde contraddizioni dell’uomo, si resero conto di questa intima dualità che lo caratterizza. Quindi, la idea del bene come elemento imperativo sul male si accettò come una convenzione sociale, religiosa o morale, per mantenere a freno l’uomo. L’uomo ha bisogno di essere frenato, considerando che si lascia trasportare solo verso il suo inconscio malvagio-distruttivo, e per questa ragione ne viene annichilato. Questa è la ragione per cui la società struttura il bene come elemento repressivo necessario per poter controllare la bestia interiore.

Una delle sue connotazioni di Male nei suoi poemi è la morte violente, piena di sofferenza e dolore, senza speranza di trascendere lo spirito. A cosa si deve questa ossessione?

La morte è la manifestazione del male, nel senso che, quando l’immaginiamo ci troviamo sommersi nel nostro proprio caos interiore e in questo caos interiore non c’è niente di dolce: tutto è esplosivo, tutto è dimensionale e ci supera dal punto di vista psicologico, accarezzando quasi la schizofrenia e lo stato allucinatorio.

Pensa che sia possibile, per l’uomo, una morte serena?

Una morte serena può essere quella a cui si fa riferimento nella Bibbia, la morte del giusto. Eppure, sono arrivato alla conclusione di che questa morte è un infarto fulminante: sarebbe la morte ideale.
In questa morte non c’è traccia di sofferenza, non si attraversa la soglia dell’agonia che è ciò che ci prostra, non rimaniamo sommersi dal terrore.
Anche se Dio non esiste, ne abbiamo bisogno per poter attenuare la concretezza della mortale della vita.
Allora, l’uomo si autosuggestiona riguardo a Dio: un essere che lo salverà, proporzionando stati di placida armonia e crede di entrare un labirinto dove ritroverà i suoi familiari. Si tratta della reazione delle endorfine, un elemento naturale che produce nell’uomo delle allucinazioni calmanti, durante le quali ritrova i suoi affetti per poter attenuare quello che sta per arrivare: la morte.
Tutto questo è solo il frutto del terrore che essa causa ovvero quanto di più tremendo si possa immaginare ovvero la perdita delle facoltà minime e dell’armonia interiore. Il poeta deve essere lucido, deve imparare a gestire una coscienza perfettamente coerente della realtà, delle sue relazioni col mondo ma nella sua realtà interiore deve vivere completamente scoordinato, nel caos, nella rivoluzione.

Che riflessioni fa riguardo alla sua morte?

E’ la cosa migliore che può succedermi, per quanto mi spaventa moltissimo.
In realtà la morte è l’incontro con quello che c’è di nascosto nell’uomo, il profondo niente, dove nemmeno il ricordo di quello che siamo o abbiamo potuto essere ha nessun significato. E’ in quel momento che l’uomo raggiunge la felicità di perdere la coscienza minima che si è dissolta nel niente, o nell’energia, nella materia, in quello che costituisce l’universo come espressione di una potenza latente. Forse è il funerale quello che la gente trova meraviglioso, la manifestazione di un potere o di una forza superiore, ma in realtà non è nient’altro che un fenomeno materiale ad un livello che non comprendiamo, e che attualmente la fisica sta iniziando ad investigare.

Perché nei suoi versi poetici allude ad una morte angosciante, d’esagerata sofferenza? E’ forse possibile che attraverso la sofferenza esistano maggiori possibilità di trascendere?

Do poca importanza ai sogni, che considero nella misura in cui sono accessibili tramite la loro simbologia a tutto quello che è l’uomo, e io a volt sogno che sia possibile trascendere nel momento  stesso dell’agonia…allo stesso tempo penso che l’uomo non abbia raggiunto le qualità necessarie per poter dare questo salto e, per questa ragione, alcuni riescono a trascendere mentre la maggio parte di essi si consuma: questo accade perché è stato detto all’uomo che ha un’anima tata da Dio, ma la verità è che non ha deinito le qualità dell’anima che consiste nel possedere coscientemente un’energia individuale, profonda, cosmica che è la forza che permette nel momento della morte di fare il salto verso un’altra dimensione esistenziale sconosciuta, quello che chiamano il luogo degli spiriti.
C’è anche il privilegio di trasformarsi in un fantasma dopo la morte, io mi divertirei moltissimo passando le mie notti a spaventare i miei amici…

Possiamo misurare in Male in base alla trasgressione?

L’atto più lucido dell’uomo è la trasgressione. In essa stiamo continuamente manifestando un’attitudine e un comportamento che ci dissocia da quello che comunemente si considera come realtà, come morale, come religione: sovverte le cose. In questo mondo Dio, che esista o non è esista, si trasforma in un ipotesi divertente ed è possibile mantenere l’idea di una permanente battaglia: una guerra interiore profonda contro tutto quello che ci viene imposto, contro quello che ci fa sognare, che ci fa credere che l’uomo può essere felice, che l’uomo può raggiungere qualcosa, che realmente possegga qualcosa o che si senta bene.

Da questo punto di vista, la felicità è un inganno. E’ uno stato che l’uomo cerca di crearsi e che si basa o in ideologie o nel possesso delle cose: è possibile possedere cose e goderne anche senza avere la coscienza di che le cose si possono possedere, pensando che per molto che si possieda, nonostante i livelli di felicità che si siano potuti raggiungere, siamo completamente sconcertati di fronte alla realtà che viviamo. Quando crediamo di star bene, è perché siamo addormentati perché la natura della coscienza è quello della continua trasformazione e del disequilibrio che ci permette di comprendere, più o meno, la ragione della sua esistenza.

In che punto si incontrano la mistica maledetta (il Male) o la mistica benevole (il Bene)?
Si uniscono nell’assoluto. Ovvero, quello che importa è la mistica, si verso l’altro che verso il basso; la via mistica del bene è un’aspirazione naturale dell’uomo dentro un sogno, cercando di credere che Dio si occupa di lui o che può dare qualche soddisfazione. Dall’altra parte c’è la lucidità che incontriamo in uno stato profondamente riflessivo riguardo all’irrealtà delle cose e alla continua disarmonia interiore. Vale a dire, l’uomo non è ciò che sogna di essere; ha inventato realtà che considera fondamentali ma che sono solo illusioni dei propri sogni.
Quello che voglio dire è che è necessario vivere uno stato di contraddizione permanente, ardere nella trasgressione: è molto difficile mantenere questo stato perché si tende sempre alla faciloneria, ad accettare le cose, a trovare il lato positivo, e in certi momenti questo rende felici, oltre ad essere necessario. Eppure, quello che considero attitudine definitiva dello spirito satanico è la ribellione permanente: verso se stessi, verso la natura, verso Dio; questo implica un atto cosciente di follia, implica disarticolare tutte le strutture che consideriamo armoniche e prioritarie.

Ognuno di noi concepisce in modo diverso il male, che ne pensa?

Questo deve essere così perché una persona non preparata, non iniziata, che si trovi davanti a questo caos, può perdere assolutamente la ragione, però se si resiste si può acquisire la lucidità della conoscenza, della saggezza.

Tra queste persone che hanno la ragione, possono esserci delinquenti?

Si, ma è necessario non confondere il Male con la cattiva azione sociale: è possibile essere un’assassino ed essere una buona persona, essenzialmente. E’ possibile non essere mai stati in un commissariato ed essere uno spirito demoniaco, perché la cattiva azione non determina il Male: si tratta solo di errori sociali che i codici penali si occupano di condannare…il male è un’altra cosa, il male è una passione dell’anima.

E il peccato?
E’ una coscienza difettosa che ha l’uomo sopra l’autenticità delle proprie azioni, il peccato  è un termine di uso religioso, strettamente coercitivo, giudicante, che in realtà nel nostro caso non ha nessuna importanza perché la verità è che il peccato non esiste. Il peccatore è semplicemente la trasfigurazione negativa che gli altri possono dare ad atti naturali. Quello che è naturale nell’uomo è ciò che ti hanno insegnato a chiamare peccato, e quindi questo non è il peccato, è piuttosto una passione dell’anima, uno stato di estasi mistico nel quale non troviamo la serenità di Dio ma, piuttosto, l’esplosione totale dell’universo.

In questo momento, sente propensione a scrivere poesia?

Mi accadde un fenomeno singolare, prima di conoscere i libri, la lettura, ero un ragazzo distratto e dedicato completamente ad altre occupazioni, lontano dalla vita culturale e accademica. Una volta, sperimentando la marihuana da ragazzini – 15 anni – godevo dei suoi effetti osservando due vecchietti giocando a domino in un negozio del quartiere –Providencia – e così gli osservai…, ad un tratto comincia ad ascoltare una voce speciale dentro di me che mi parlava in un modo molto strano, completamente alieno a quella che era la mia struttura verbale. A molti avrebbe causato una grande paura ma nel mio caso sentì curiosità e ascoltando questa voce…arrivarono le undici, e poi mezzanotte e questa voce si allontanò.
Rimasi molto impressionato da quest’esperienza, fu quasi come una rivelazione, e da quel momento iniziarono a risvegliarsi alcuni interessi molto marcati verso cose che non mi domandavo fino a quel momento e che non mi erano mai importate. In seguito entrai in contatto con amici che fumavano marihuana e che erano più grandi di me ma avevano un certo bagaglio culturale…conoscevano libri, conoscevano Dostoievski, Vargas Vila, e citavano una quantità di autori che anche se non erano molto significativi nel loro senso profondo, si lo erano per le possibili risposte che avrei potuto trovare attraverso di loro in quel momento.
Il gruppo era formato da persone con un’attitudine mentale molto libera che fumavano marihuana per creare un certo spazio di liberazione, dal quale la personalità può creare un mondo più ampio di percezioni e riflessioni… In seguito abbiamo iniziato a ad avvicinarci alle idee politiche, a pensare al mondo dal punto di vista politico… fu in quei giorni che arrivò nel quartiere un personaggio significativo in Colombia che era Ivan Mariono Ospina, uno dei primi creatori dell’M19. A quei tempi era un ragazzo, appena arrivato dalla Russia, e aveva viaggiato per specializzarsi negli argomenti di cui aveva bisogno per fare la rivoluzione qui nel paese, perché questa era la sua passione, era il suo sogno.
Ci riunivamo con lui nel parco: voleva fare proselitismo, che conoscessero i suoi ideali, perché sapeva che nel quartiere c’erano ragazzi che leggevano e per questo si avvicinò a noi e cominciò a parlarci.
Effettivamente, il tipo aveva una preparazione incredibile e ci lasciava esterrefatti per le sue esperienze, ci affascinava parlare con lui, ed era inoltre molto convincente, possedeva molto carisma ed era un leader nato. Fu così che ci integrammo al marxismo dialettico, cominciammo a leggere libri e praticamente si formò una cellula comunista nel quartiere.
Quest’avvenimento ci portò all’ostracismo e quasi alla persecuzione, perché era una quartiere ( e continua ad esserlo) completamente conservatore e cattolico, e questo era in forte contrasto con lui…fino al punto in cui, il prete ogni otto giorni parlava ai genitori di come prevenire quello che si stava creando tra i ragazzi, le idee rivoluzionarie, comuniste… Fu così, che si fu creando in me un’attitudine nettamente atea, in accordo con il marxismo e in accordo con il materialismo dialettico. Nonostante non continuassimo a seguire l’ideologia di Ivan Marino perché ci sembrava che potesse comprometterci, o semplicemente non corrispondeva ai nostri ideali, abbiamo continuato a leggere e a riunirci.
In seguito, nell’ardore della gioventù, fui io a trasformarmi in un intellettuale.
Conversavo ed ero convinto, e allo stesso tempo convincevo, delle mie tesi riguardo al marxismo e all’andare contro la religione che era il peso più eclatante nell’immediato delle relazioni con i nostri vicini…e, in quello stato di convinzione religiosa in cui stava la gente, attaccavamo il condizionamento politico-religioso…e si, io avevo successo come ideologo.
Altre volte mi trovavo con certi mistici che avevano teorie che non conoscevo, dei pensieri che in un certo senso non comprendevo molto bene ma che mi interessava conoscere per poterli confutare…fu allora che iniziai a studiare occultismo e a domandarmi per le conoscenze della Magia. Vale la pena di chiarire che sin dal principio io adottai nell’ambito magico un’attitudine apertamente critica e curiosa allo stesso tempo, riguardo a ciò che è la magia nera, soprattutto mi impressionavano molto e allo stesso tempo mi attraevano moltissimo le opere di diversi maestri dell’occultismo contemporaneo come Petrovna Blavatzky, iniziata nella via spirituale, il sentiero bianco della ricerca interiore che spaventava gli studenti dicendo loro come i maghi neri fossero gli stessi assassini della loro anima. Fu allora che io, meditando al riguardo mi dissi: “questo è il cammino che mi conviene veramente seguire, e mi misi a studiare per realizzare certe pratiche, esercizi vari e ricerche interessanti nell’ambito occulto nelle quali tutt’oggi mi trovo immerso perché si tratta di un campo molto ampio, di conoscenza infinita e che comprende molte delle possibilità che l0uomo desidera avere in un Universo che assolutamente non conosce. Quindi, la Magia Nera è un culto al diavolo, e il diavolo va inteso come l’identificazione dell’uomo con la sua ombra, con l’opposto a Dio. Non si tratta di servire il diavolo ma, piuttosto di esserlo, è come una specie di identità che si ricerca….e ovviamente è trascendentale, la vita è la possibilità di sognare di essere qualcun altro, e in questa ricerca interiore costante è possibile imparare a riconscere dentro la più concisa realtà la possibilità infinita del sogno. Sommergersi in un mare-magnum di immagini culturali che sono l’essenza stessa dell’arte dove lo spazio della mia sfida è la poesia. Io credo che il poeta riesca a comunicarsi con queste forze archetipiche e giunga ad esprimere le sue visioni in un modo più o meno possibile, perché non è un creatore di versi ma piuttosto un visionario, un veggente, come intendeva Rimbaud e tutti questi maghi poeti che anelavano a che il poeta si convertisse in profeta, e anche in veggente. Penso, quindi, che la magia nera sia stata in me una costante permanente, che continuo ad esplorare e comprendere. Non è la via della felicità, non è una filosofia che pretende proporzionare una condizione di felicità dove si accetta la vita, le cose, e che aspetta che un’anima superiore porti alla trascendenza, no. La magia nera, il culto del Diavolo, è una forza interiore che si libera e nella quale tutti gli apparenti centri di identificazione che l’uomo ha con se stesso, che sono il risultato di un sogno, esplodono…si tratta di rompere con ogni codice, qualsiasi significato del mezzo…si tratta di ricostruire un universo, di ricominciare a costruirlo a partire da caos. Solamente vivendo il proprio caos si ha la possibilità di ricostruire il proprio dio, ed è qui che la poesie con la magia pretende convertire il poeta in un dio, per mezzo della processione del logos, che è il verbo e l’elemento organizzatore del caos.

Dal punto di vista letterario, quali sono stati i tuoi mentori?

Principalmente ritengo che tre autori siano stati fondamentali alla mia formazione, tra gli altri.
Divennero per me visionari, mi diedero una misura delle cose, tra loro uno dei libri che più mi impressionò da ragazzo – 25 annu – fu il “Lupo della Steppa” di Herman Hesse, la lettura di questo libro sotto l’effetto di marihuana mi causava stati allucinanti, ed è per questo che lo ricordo con affetto.
Vennero poi i poeti maledetti, principalmente Baudelaire, che marcarono un altro direzione nella visione della modernità per trattare di sistemare il velo della sostanzia stessa essenziale dell’uomo in relazione con il mondo; allora Baudelaire nella poesia e Lovecraft nel racconto e nella filosofia Nietzsche. In seguito mi avvicinai ad altri autori importanti come Aleister Crowley nel campo magico e così, successivamente, questi sono stati un punto di riferimento, il punto di partenza. I tre poeti che riconosco hanno lavorato il poema in senso stretto, diretto dell’osceno e erotico esplicito, sono Aretino, Quevedo e Bafo, un poeta veneziano poco conosciuto.

Tra le persone che le erano vicine, chi ricorda particolarmente?

E’ un po’ difficile perche in genere stava sempre solo, inoltre i pochi che cercarono di avvicinarsi a me impazzirono, perché le esperienze erano molto forti e audaci, tanto che potevano essere realizzate solo nell’estasi della gioventù.
Azcuy teorizza che quando il poeta scrive la sua poesia è in cerca del paradiso perduto. Quello che io interpreto come perdita del paradiso originale, è in certo modo la perdita dello stato dove l’uomo realmente non era ancora cosciente di se stesso, quasi in uno stato di autismo, e la trasgressione si da quando si suppone che il diavolo si presenti alla sua compagna nel paradiso e lo tenti perché provi la mela dell’albero in modo da poter così acquisire la conoscenza e la coscienza di se stessi, conoscendo il Bene e del Male.
Penso che Azcuy ha quindi un’interpretazione perfettamente valida perché queste immagini primigenie di quello che l’uomo potrebbe essere stato in questo stato d’innocenza cosmica, siano tuttavia presenti e possano essere uno dei sentieri per incontrarsi con l’assoluto, ovvero, la via magica della ricerca. D’altra parte, Azcuy, suggerisce l’esistenza della maledizione nella maggior parte dei poeti che tratta ma non sviluppa una vera teoria riguardo a quello che costituisce in questo caso il “maledetto”, il peccato o la trasgressione totale che questi grandi poeti toccavano; e, se c’è da fare chiarezza, i poeti maledetti in generale sono coloro che trasgrediscono, sono i tormentati, sono quelli che vedono la loro realtà e sono quelli che più ci attraggono come mentori e ci affascinano, perché anche noi sogniamo con il paradiso primordiale, con questo stato di innocenza, anche l’uomo pensa ad esso come un pensiero ricorrente irrazionale per cercare di mettere a tacere le proprie paure.
Questo accade perché, una persona che sia più o meno in grado di pensare, si rende conto che tutto questo è finzione, che in realtà sono più le possibilità che ha l’uomo di addentrarsi nelle profondità del male che di riprendere quest’innocenza originale che è completamente persa, perché ormai ha iniziato a pensare da molti anni. Questo modo di vedere il paradiso può essere anche una metafora.

Il poeta maledetto cerca volontariamente l’estasi della caduta quando si avventura in altri piani poetici, però allo stesso tempo sembra recuperare lo stato paradisiaco quando scrive la sua poesia. Sembra, però, che esista qui una contraddizione: potremmo interpretare questo stato originale, come ricerca del male profondo che abita nell’essere umano, come substrato primitivo; essendo così, il poeta maledetto vivrebbe nell’estasi della caduta sentendo che recupera il paradiso perduto, che è il più puro, quello che rivela la conoscenza e il suo livello di coscienza. Cosa pensa di questo aspetto?

Sul perché possa esistere una differenza tra la caduta e la ricerca del paradiso, ho pensato di riprendere  concetti più o meno tradizionali e scolastici di bene e male e considerando le indicazione che la religione proporne per raggiungere questo stato di purezza. Vediamo come il cammino di Dio, la ricerca della perfezione, la mistica del divino, implica un sacrificio e una negazione di quello che è essenzialmente l’uomo.
Quest’uomo comune, per raggiungere Dio e sentirsi come suo figlio, deve negare se stesso, sacrificarsi e benedire la sofferenza come condizione essenziale per la salvazione eterna.
Per un satanista questo è completamente avverso, perché preferisce coltivare il demonio dentro di sé, trasgredendo le leggi divine in modo molto cosciente, e quindi non può permettersi di condannare la licenza, la lussuria. Il vero satanista considera più valido l’esistenza di un atomo di io, della sua libertà, che la totalità di un essere che lo protegge come Dio, perché il vero satanista si allontana, innalza la coscienza dell’io mettendo in discussione la protezione dell’altissimo e aprendo le porte dei sensi agli eccessi, perché solo così il mondo evolve, perché il Bene si spezza a favore dell’esistenza più umana, anche se questo rasenta il Male.

Intanto, la mistica divina promette la contemplazione del divino dopo il sacrificio, il tormento e la negazione di se stessi perché per poter osservare Dio non puoi essere peccatore, né sentire desideri, ne toccare una donna, non puoi farti un bicchiere. Devi vivere in funzione negativa quello che realmente sei, mentre in ambito satanico ritrovi la funzione animale e naturale essenziale di quello che l’uomo è realmente, perché è satanico, nella misura in cui sente l’imminenza dei propri desideri e l’urgenza di soddisfarli come la propria natura. Utilizzando paragoni che fa la gente, si dice che il cammino della virtù sia pieno di spine e torture, mentre il cammino del male sia la via comoda, piena di piaceri.
Se tutti i sentieri conducono allo stesso punto perché contraddire questo cammino.
Faccia quel che faccia l’uomo, tutti arrivano allo stesso luogo, tutti arrivano al nulla.
Non c’è quindi necessità di sacrificarsi per la famiglia, per la società, per niente che meriti essere salvato; allora l’attitudine satanista al riaffermare la coscienza dell’individualità e dell’io, evita la tentazione di credere in un’ideologia  o in qualsiasi religione.
E’ necessario togliere alla ricerca del paradiso la connotazione religiosa e parlare di uno stato primordiale.
Questo non può essere fatto nell’ambito di queste ideologie perché sono dogmatiche, allora tendono a convincere gli altri. Se un credente conoscesse la vera ragione della sua fede questo porterebbe ad una liberazione, e quando smetterebbe di credere nei suoi sogno potrebbe essere anche un uomo pericoloso o semplicemente inutile.

A partire da quando inizia ad utilizzare la forma classica per plasmare il suo pensiero poetico?
Dal momento in cui mi sono reso conto che molta della poesia moderna era dal mio punto di vista un disastro, perché si erano perse le ragioni di ciò che è essenzialmente lirico, delle strutture profonde del verbo…non soltanto dal punto di vista accademico, classico, ma anche per la connotazione magica della poesia che richiede strutture fondamentalmente rigorose per poter raggiungere l’oggetto invocatorio del verbo e l’aspetto magico. Per questa ragione per me questa poesia si fa oggi con poche e contate eccezioni che non hanno un vero senso sostanziale, mi sembra che in una epoca predomina totalmente l’arbitrario, tornare a riscattare i canoni e le forme antiche e tradizionali del verso classico rappresenta l’originalità, perché nessuno scrive così, nessuno può farlo perché si è persa la dimestichezza.
Ironicamente oggi prima del “gorjeo”, qualsiasi persona che senta qualcosa lo esprime in modo arbitrario, è sufficiente che lo striva in modo disarticolato per crederlo poesia, ma non è così che funzionano le cose, è come credere che c’è sinfonia nel ticchetto di una pietra contro un’atra pietra…
Ovvero, l’atto poetico è esigente e per questo non in vano sono trascorsi secoli di evoluzione e di estetica e di conoscenza riguardo alle forme dell’arte come per accontentarsi di queste semplicità poetiche che oggi giorno si scrivono in Colombia e che si presentano come proposte estetiche valide nella contemporaneità.

Dal punto di vista aneddotico, ricordi quale fu il tuo primo poema e su cosa verteva?

Sin dall’inizio aggiustava la metrica e il verso anche se non nel modo tradizionale della sillaba ma piuttosto tramite il conteggio delle lettere. Dopo aver realizzato un lavoro con questo metodo poetico, diciamo matematico, cominciai ad esplorare la poetica tradizionale e mi affascinarono le possibilità ritmiche e d’espressione che si potevano raggiungere attraverso la metrica classica. Anche see con la metrica matematica potevo raggiungere un’espressione di quello che volevo dire, intuivo che mancava qualcosa. Si trattava di integrare il ritmo e avrei potuto farlo soltanto grazie alla struttura classica della misura delle sillabe. Fu allora che decisi di fare un cambiamento nella mia opera i inizia i trasformarla  utilizzando la forma della poesia tradizionale e classica, lavorando su quest’aspetto ogni giorno. Un altro aspetto fondamentale è che si è poeti ventiquattro ore al giorno. Un poeta deve lavorare come un vero artista. Deve vivere in funzione della sua arte. Se non si lavora tutti i giorni come pittore, come musicista, come scrittore, come poeta non sarà possibile raggiungere veramente mete significative.
Non è solo importante avere talento, è necessario contare il tempo e, il tempo, è quanto di più difficile si possa conquistare perche siamo sempre molto impegnati, condizionati dal lavoro, dalla necessita, dagli obblighi e dagli impegni. Per me, essenzialmente, la ricchezza è costituita dal tempo e poter utilizzare il tempo come voglio credo sia la più alta espressione della libertà per dedicarmi alla mia arte, alla mia poesia, per giocare con il verbo.
Se da tutto questo ne risulta un’opera strutturata, valida, significativa…che sia la benvenuta! Per raggiungere quest’obiettivo è però necessario sacrificare ogni cosa.
Quale delle opere che hai pubblicato consideri più significativa?
“El punto y la Esfera”, perche in base a questa metrica matematica ho scritto cinque libri in precedenza, e in questo nuovo libro si esprimono i cambiamenti essenziali riguardo alla forma matematica che utilizzavo in precedenza. Questo libro è totalmente strutturato sul verso classico in endecasillabi e con suoni e euritmie precise che sono richieste dal verso classico. Questo libro può essere, con le sue possibili mancanze, un’espressione  di ciò che ho raggiunto e di quello che voglio dire più concretamente.

Mi parli adesso un po’ del libro “El libro de los cuatro elementos”, che dichiara essere un prodotto della sua iniziazione come mago.

Quando si arriva, in ambito magico, a questo grado di iniziazione al mondo interiore, arriva una prova fondamentale per qualsiasi mago che consiste nella prova dei quattro elementi. Anticamente gli aspiranti alla conoscenza profonda della magia dovevano superare molte prove fisiche a cui erano sottoposti dai loro maestri. Per esempio le prove dell’aria: vivere sulla vetta di una montagna, affrontando il freddo, completamente solo e alla mercé del vento. Quello che si otteneva da questa esperienza era la conoscenza dell’aria. C’era poi la prova dell’acqua, prove di immersione dove si portava la persona al massimo stato di resistenza, e finalmente, ad ogni prova si percepiva il potere di ogni elemento. Così, io compresi che queste prove devono essere vissute internamente. Ovvero, c’è il fuoco dentro di me, e l’acqua, e la terra così come l’aria stessa. Vivere queste esperienze internamente esclude le vecchie iniziazioni  fisiche che tormentavano il corpo con mezzi estremi. Credo che la testimonianza di quello che avevo vissuto e la conoscenza di quello che avevo ottenuto con la prova degli elementi si trovi nel “Libro de los cuatro elementos”.

Quando parla di vivere queste prove interiormente, vuol dire che le vive materialmente attraverso dei riti, attraverso una meditazione?

Si, per esempio: nel sogno sei in alto mare, completamente abbandonato, dopo un naufragio alla mercè dei venti, alla mercé delle onde. E’ un sogno terrificante da vivere, e viverlo internamente include la necessità di rappresentarlo nella realtà.
Per esempio, io ho vissuto l’esperienza del fuoco come qualcosa di molto pericoloso, includendo la possibilità di quello che chiamano reincarnazione. Io stesso mi sono considerato come uno stregone bruciato sul rogo, che fu giudicato dalla Santa Inquisizione, e portato al rogo tra la gente che vociferava e malediceva…accesero il rogo e mi consumai totalmente…mi svegliai in uno stato di terrore spaventoso. Tutte queste esperienze iniziatiche che si monstrano nei poemi le ho vissute internamente e in modo terribile…e se si sanno interpretare ed integrare questi vissuti onirici nella propria formazione, significa che abbiamo vinto questa prova come esperienza formativa dell’essere. Inoltre, tutti gli esseri umani vivono queste prove in un modo o nell’altro, ma non se ne rendono conto. Se si è coscienti e si vivono queste esperienze religiose come qualcosa di reale interiormente, si può acquisire un grado di illuminazione, di conoscenza indipendente dai libri, indipendente dal contesto culturale.
Ossia, la magia in questo senso dinamico è il modo di ottenere conoscenza molto più rapido di quanto possa esserlo attraverso i libri, o per Internet. E’ una rivelazione attraverso la quale si penetra in una biblioteca dove tutta l’informazione è all’interno dell’essere umano, l’uomo è la somma di quello che sono stati tutti gli uomini. Se un uomo, in particolare si rende conto di questo dato, entra nel mistero. Quest’uomo parla con una voce diversa, quest’uomo è un illuminato, è una persona che trasmette un carisma che lo trasforma in un iniziato.
Un’altra delle giustificazioni nell’uso della forma classica per plasmare la poesia è data dalla possibilità di poter dominare questi enti. Se fosse una struttura sciolta, libera…si produrrebbe follia mentre solo così si sottomette l’essenza, come se il poema fosse la formula di un congiuro di queste visioni da cui nasce l’esigenza estrema della forma e del contenuto della lirica.
E’ grazie ai sogni che può penetrare in quest’esperienza dei quattro elementi, ma come arrivano questi sogni?

Nei sogni si coniuga tutto: letture concentrate, meditazioni, rituali, ma nascono così…in un momento stabilito, non sono programmabili, perché sono manifestazioni dell’inconscio, perché la ragione dell’uomo non esercita un atto di controllo su queste forze oscure; si verificano tramite l’induzione, come conseguenza di visioni o per stati deliranti.
Questa ricerca è pericolosa, ecco perché il vero poeta dichiara di dover necessariamente studiare magia: perché altrimenti rimane soltanto la struttura poetica, l’aspetto formale e accademico, può morire e se si priva dei poteri e dei miracoli che il verbo può dargli. In cambio, se il poeta si trasforma in mago come intendeva Rimbaud, prende coscienza e può utilizzare queste visioni fondamentali come elementi plastici per ricostruire la sua realtà e così non essere in certo modo condizionato per un destino cieco anche se l’uomo coscientemente rendere il suo divenire e attuare sulla realtà…
La magia è, quindi, il potere che si ottiene per cambiare la realtà, per renderla poetica in accordo con la proiezione delle immagini che il mago-poeta percepisce.

E’ ovviamente un lavoro difficile, anzi, penso che nessun uomo l’abbia realmente realizzato, ma credo che valga la pena di cercare: nella vita l’importante è la ricerca della conoscenza anche sapendo che non si arriva da nessuna parte. Secondo me, le possibilità che potrebbe avere il verbo come struttura essenziale dell’immagine non sono state scoperte completamente da nessun uomo che nessun uomo a prescindere dall’elevato numen, dall’ispirazione…nessuno è riuscito a sfruttare completamente questa potenzialità.
Ovvero, ancora non abbiamo il potere del verbo: parliamo tramite il verbo, ci esprimiamo tramite esso ma non ne abbiamo il dominio. Vale a dire la possibilità di che, se dico “bicchiere” appaia un bicchiere.
E’ un esempio molto grafico, ricordiamo il creazionismo di Huidobro. Voglio dire che l’uomo in questo sogno, di questa ricerca profonda tratterebbe di recuperare in questo caso non il paradiso del male ma il Dio creatore, il suo verbo. E questo è il massimo sogno satanico, trasformarsi in Dio.

Nella sua gioventù arrivò a immaginare che avrebbe avuto questo stile di vita?

Da giovane non arrivai ad immaginare lo stile di vita che ho attualmente, ma quello che mi sono sempre proposto ogni giorno è di trovare un nuovo piacere e di cercarlo in qualsiasi modo: che fosse tramite la droga, ll0amore, con un amico parlando di letteratura: ho sempre cercato che ogni istante della vita fosse un momento di godimento, tra tutti i miei problemi l’equilibrio è stato molto buono.

Perché non ha figli?

Il vero uomo che si sente individuale in sé, non deve procreare la morte, non deve avere figli e deve imparare a morire in se stesso.

Ci racconti qualche aneddoto significativo relazionato con il Male che ricordi della sua infanzia.

Ero un bambino qualsiasi come tutti i bambini, cresciuto tra i canoni e le norme di una casa cristiana, conservatrice cattolica. Ovviamente arrivai all’età della prima comunione e mi iscrissero a i corsi per riceverla che si tenevano in una scuola che si chamava “La Salle”, dove dovevamo andare per assistere ad un corsetto. A quell’epoca ci facevano fare un lavoro che è quasi un onomastico per compiere con questo sacramento cristiano. Seguì tutte le indicazioni dei Fratelli Marianisti, finché arrivò il gran giorno della consacrazione, ed ero felice perché ero riuscito a terminare il corso.
Ci fecero fare quindi la Prima Comunione nella scuola dei Fratelli Marianisti della Salle che era vicina al parco Olaya; lì, tutti santificati in Dio, nella Vergine e in tutti i Santi, mi sentivo un po’ toccato dallo Spirito Santo. Allora iniziò il rituale, ci fu la messa e tutto quello che ne consegue e poi ci dissero: andate a casa dove sono i vostri genitori dato che ormai siete igli di Dio e di Cristo perché avete fatto la prima comunione. Io uscì con la candelina, quasi ispirato con la medaglia sulla manica della camicia…molto felice…uscì correndo per andare dai miei genitori e dar loro la notizia di che avevo fatto la prima comunione. Per fare prima passai dal quartiere di Mejia Robledo, camminando quasi in estasi, con il cero in mano…molto felice.
Successe che passai di fronte a una casa e mi successe qualcosa di inaspettato.
A quei tempi i pavimenti delle case erano di legno, e gli lavavano con un spazzola, quindi raccoglievano dell’acqua nera che mettevano in dei contenitori, era come fango…fango del pavimento della casa. Io  camminavo – come ho detto – passando di fronte a questa casa e proprio in quel momento la signora che puliva tirò nella strada quest’acqua sporca…e tutta quest’acqua piena di fango mi cadde addosso, mi spezzò il cero e mi caddero tutte le decorazioni ecclesiastiche…ero distrutto, stupefatto…il vestito bianco era ridotto a una macchia di sudiciume…immaginatevi che crisi risvegliò in me…fu uno dei momenti cruciali dov mi dissi: “No, il mio destino è definitivamente essere un angelo nero, Dio non mi vuole, e io farò con lui la stessa cosa.”

In conclusione, chi è il Diavolo per Lei?

Per me il diavolo è il Dio a misura d’uomo. Per me non è mai stato un problema; è il mio miglior amico, in nostro Io intimo, l’essere che più ci somiglia è il diavolo; io lo adottai, l’assimilai, non ebbi pregiudizi cristiani, per me non fu il padre della cattiveria ne del male, no, per me il diavolo è il mio migliore amico. Colui che gode di tutte le mie scarse preghiere, colui che si prenderà la mia anima quando svanisca.

Che hanno pensato i tuoi genitori quando seppero delle tue inclinazioni sataniste?

Quando i miei genitori si resero conto delle mie inclinazioni sataniste, i poveretti non dormivano, erano tormentati. Finché un giorno mio padre mi disse: “Figlio mio, dobbiamo parlare, sua sorella se ne è andata. Sediamoci qui con tua madre perché vogliamo che ci chiarisca in cosa consiste questa fede sua nel diavolo, dato che siamo cristiani, credenti, conservatori e l’abbiamo educato nell’insegnamento di Dio e della Chiesa, ed è venuto fuori con questa storia del diavolo…Eravamo lì seduti intorno al tavolo e dissi: vedete, cari genitor, so che voi siete moralmente buoni perché sia tu mamma che tu papà avete avuto un comportamento senza macchia, siete stati degli ottimi genitori e degli eccellenti cristieni e so che avete quasi guadagnato la salvezza ma osservate una cosa: non si conoscono mai i disegni di Dio e se per qualsiasi disposizione divina finireate all’inferno, vedete io ho là sufficienti influenze personali per proporzionarvi la miglior sistemazione…si misero a rideree tutta la tensione si dissolse…
Dopo, mio padre, che portava sempre le sue candele per i santi, pragmatico mi disse: io credo in Dio, ho le mie convinzioni religioso, ma dato che il mio unico figlio crede nel Diavolo e in ogni modo non si sa mai, allora accenderò una candela a Dio e un’altra al Diavolo. Così trattammo quest’incidente con naturalezza e con umore e non avrebbe potuto andar meglio.
Pereira, adosto del 2004

“Il Sentiero è parte della vita. La vita è parte del Sentiero” – un’intervista con Daemon Barzai di Jovick Man

Cosa vuol dire essere un Mago Draconiano? Cos’è la Magia Draconiana?

Credo che non sia possibile dare una definizione univoca a nessuna delle due domande: ogni Iniziato può avere una visione totalmente personale di ciò che significa essere un Mago.
Nel mio caso, un Mago è chi vive il Sentiero come una parte della vita e, la vita, come una parte del Sentiero. E’ chi si impegna a percorrere la Via prima di ogni altra cosa; forse può sembrare estremo ma, in fin dei conti, senza passione non c’è modo di progredire.

Per quanto riguarda la seconda domanda, la Magia Draconiana è un sistema Auto-Iniziatico, in essenza eclettico, che vede la figura del Drago/Serpente come la Fonte Primigenia di Ogni Creazione e di Ogni Distruzione. Si basa negli antichi miti, leggende, storie di queste creature, interpretandole come manifestazioni di una specifica forza. Il Drago è l’Utero dell’Universo, al di là di qualsiasi dualità, è dove è nato tutto, anche gli Dei.
Uno dei miti che descrive meglio tutto questo è l’Enuma Elish, dove la Dea Drago Tiamat da vita a tutti, anche agli Dei che in seguito cercano di distruggerla. In essenza, la Tradizione Draconiana è un viaggio meraviglioso, personale e individuale che permette il risveglio della divinità interiore o l’auto-divinizzazione.

Quali sono le tradizioni del Sentiero della Mano Sinistra più vicine alla Magia Draconiana?

Come ho detto anteriormente, la Tradizione Draconiana è in essenza eclettica, quindi si nutre di molte e diverse fonti, condividiamo molto con la Demonolatria, forse non dal punto di vista religioso ma dal modo di vedere i Demoni (Deamons – Intelligenze Divine) e il modo di lavorare dal punto di vista ritualistico con queste forze. In molti casi siamo anche molto vicini  al Luciferismo, e ad alcuni tipi di Stregoneria Tradizionale. E’ importante comprendere che la tradizione è qualcosa di personale e che, quindi, ogni Iniziato può trovare l’ispirazione in tradizioni diverse del Sentiero della Mano Sinistra.

Parliamo dell’opera “L’Albero delle Ombre”, tradotta in italiano.
Puoi parlarci di questo lavoro? Quale sarà la sua struttura?

Attualmente entrambi i libri sono stati tradotti e pubblicati in italiano.
Parliamo dell’essenza delle opere: sono stati scritti con l’intenzione di proporzionare una guida per quei ricercatori che abbiano l’intenzione di cominciare a lavorare in modo auto-iniziatico con l’Albero delle Ombre.
L’idea di ogni libro è dare una visione teorica ma sopratutto proporzionare esercizi e rituali che servano alla pratica, dato che le Qlipphots si vivono, non è possibile soltanto teorizzare su quello che succede in esse. L’idea è che le persone trovino ispirazione in essi un’ispirazione per fare un lavoro individuale. In sintesi, questo è lo scopo dell’opera.
Il progetto consiste in completare con 11 volumi tutte le Qlipphots e rispettivi tunnels.

Finalmente un lavoro che parla della pratica, come il tempio interno ed esterno.
In Italia non siamo abituati a testi di questo tipo. E’ diverso nel mondo ispano-parlante?

In America Latina, la pratica della Magia ha molto a che vedere con la trasformazione della vita materiale, i rituali, gli incantesimi etc sono all’ordine del giorno.
Da questa consuetudine nascono molti tipi di magia folkloristica che hanno prosperato molto.
Infatti i culti di origine africana (Santeria, Candomble, Palo Mayombe, Vudù) sono molto forti.
Nonostante, al di là di queste tradizioni, è possibile lavorare in modo equilibrato con quella che si conosce come Magia Minore, e cioè che oltre al lavoro interiore, non c’è niente di male in fare un rituale per ottenere un nuovo amore, sesso, soldi extra o vendicarsi di chi ci ha fatto del male.
Fa parte della vita. Come in ogni cosa, gli eccessi non sono salutari, e se un Mago si centra soltanto nel piano spirituale e lascia da parte la realtà materiale, è molto probabile che si perda nella fantasia, cada nella megalomania credendo di avere più potere di quanto in realtà tenga.
La stessa cosa accade se il Mago usa la sua magia solo per questioni materiali, non riuscirà ad avanzare realmente verso la sua auto-divinizzazione.
Entrambe le cose devono essere equilibrate e quindi tali da rendere il lavoro magico ricco e fruttuoso.

Nell’articolo che abbiamo tradotto dal tuo blog possiamo leggere: “Nella tradizione draconiana, un elemento non può esistere senza l’altro, e se stiamo lavorando con la struttura dell’Universo conosciuto, dobbiamo imparare da entrambe le polarità, solo in questo modo è possibile ottenere un avanzamento reale e senza limiti.”
Quindi, perché non trattare anche le sephirots con le qlipphots?

L’Universo in cui ci troviamo ha una natura duale e, inoltre, permane in uno stato di equilibrio: senza le tenebre non può esistere la luce, senza il femminile non può esistere il maschile, senza il giorno non può esistere la notte, etc…
Il problema è che che lavorando sia con le Qlipphots che con le Sephiroth, scopriamo che nell’essenza sono  molto diverse.
Molti hanno cercato di creare un antagonismo tra l’uno e l’altro, credendo che si trattasse di elementi opposti o inconciliabili. E’ necessario comprendere che si tratta di mappe dell’Universo: un mago che lavora con le Sephiroth cerca la ricostruzione dell’ordine primordiale, la disintegrazione della coscienza e la fusione della stessa con la luce. Al contrario, chi lavora con con le Qlipphots cerca l’individualità della coscienza e cerca di costruire il proprio universo personale, senza fondersi con niente e con nessuno. Si tratta di due paradigmi diversi e non c’è nessun impedimento nel lavorare con entrambi gli Alberi. E’ qualcosa che ha che vedere con le scelte personali di ogni Mago.

Potresti parlarci della morte e dell’immortalità dal punto di vista draconiano?

La morte è sempre un argomento complesso.
Considerato come ente o entità, è una forza meravigliosa, anche se non tutti possono lavorare con essa: esistono persone che, semplicemente, non le sono affini.
La morte, come situazione, è qualcosa che fa parte della vita, vale a dire, un cambio di stato.
Credo che dal lavoro spirituale che si è realizzato in questa vita dipenda la quantità di coscienza che avremo nell’altra e questo ci permetterà di poter scegliere di tornare a questa realtà e reincarnarci o trascendere verso altri piani e creare il nostro proprio universo.
Una parte dell’auto-divinizzazione è rappresentata proprio da questo punto.
L’immortalità dell’anima, nella mia personale visione, è un dato di fatto.
Dopo aver lasciato il corpo fisico, lo spirito segue il suo corso e il suo cammino.
Questo si comprende maggiormente se si lavora con le energie del Thanatos e della Necromanzia.

Le prossime opere in Italiano tratteranno sempre dell’Albero della Morte? E i tuoi altri testi?

Attualmente, i libri che sono stati tradotti in italiano sono:
L’Albero delle Ombre: Lilith: La Donna della Notte,
L’Albero delle Ombre,Gamaliel: L’Osceno; Lilith: Le sue maschere, i rituali e le manifestazioni; In Nomine Draconis: Una guida di auto-iniziatica per i Misteri Draconiani.
Stiamo lavorando a nuove traduzioni. E’ nostra intenzione tradurre tutte le opere in Italiano.
Molte grazie per l’intervista, è stato un piacere rispondere ad ogni domanda.
Alla prossima!

“L’Universo possiede una doppia polarità…” – riflessioni dal blog di Daemon Barzai

“Sono un mago draconiano e Settario dei Grandi Antichi. Traduttore letterario specializzato in argomenti esoterici e nascosti. Fondatore di Black Tower Publishing, Temple of Layil, e artista grafico. Ho contribuito a diversi libri come: Qlipoth Journal, The Way of the Serpent, The Rites of Lucifer, Sabbatica, tra gli altri. Autore di The Nyarlathotep Book, El Árbol de las Sombras, El Legado de San Diablo, Las Diosas Impías del Lado Oscuro, Lilith: sus máscaras, ritos y manifestaciones, y Coautore di Lilith: Goddess of Sitra Ahra y Tricksters & Adversaries of the Left Hand Path.
Contatto: fasenigredo@gmail.com
Cerchio Rituale: www.templeoflayil.com
Editoriale: www.blacktowerpublishing.com
Blog personale su Magia draconiana: www.diariodeunbrujo.com.ar
Portfolio: http://daemon-barzai.artworkfolio.com/

Da “Diario de un brujo” (diario di uno stregone) – traduzione di Sara Ballini
Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem
blog completo originale in spagnolo:
http://www.diariodeunbrujo.com.ar

Tenebre e Luce sul Sentiero Draconiano

Luce e Tenebre, Tenebre e luce: concetti, idee, riflessioni su due elementi che sono facili e complessi da comprendere ed interiorizzare allo stesso temo. E’ inutile dire che in quest’articolo non sarà possibile risolvere il conflitto eterno riguardo all’argomento in cui discutiamo. La mia pretesa è soltanto quella di parlarne un po’, riferendomi alla mia esperienza personale.

In primo luogo è necessario capire che l’universo che conosciamo possiede una doppia polarità, ovvero che la dualità è presente in ogni cose, e che in questo contesto troviamo Luce e Tenebre. Un elemento non può coesistere senza l’altro, ovvero non può esistere la Luce completa senza la presenza delle Tenebre. Negare qualsiasi dei due aspetti equivale a negare una parte essenziale della realtà e dell’universo nel quale viviamo.
Eppure, uno dei principali conflitti che esistono costituito dall’attribuzione morale che viene data sia alla Luce che alle Tenebre; costituita da un semplice errore che è stato imposto dalle religioni monoteiste dominanti dove la Luce corrisponde al “Bene” e le Tenebre corrispondono al “Male.
Come avrete già intuito, non è così e la morale è un elemento indipendente dall’Universo, essendo nettamente umana e costituita da attribuzioni e condizionamenti sociali.
Cosa voglio dire con questo? Che per me, le Tenebre possono essere buone e per un altro cattive quindi tali attribuzioni sono completamente relative e non dovrebbero essere prese in considerazione quando si parla di Luce e Tenebre.
Dato che non mi piace trattare argomenti relativi alla Psicologia, non parlerò dell’Ego, perché non sono psicologo e penso che la Magia vada oltre questo anche se il fattore mentale è importantissimo non credo che sia possibile mescolare tutto e sviluppare allo stesso tempo un concetto solido, ma piuttosto un’insieme di concetti senza senso.
Quindi, la prima cosa che possiamo affermare con certezza è che l’universo possiede una doppia polarità, e questa bi-polarità si rifletta sia nel Macrocosmo che nel Microcosmo e, per questa ragione, percepiamo e decodifichiamo le divinità, gli dei e i demoni come maschili e femminili. E’ a causa di questa bi-polarità,che diamo loro qualità umane e le identifichiamo con un genere. Allo stesso tempo, diamo delle qualità a queste divinità: alcune appartengono alla Luce ed altre alle Tenebre. Ma andiamo al sodo…
A cosa ci si riferisce quando parliamo di “Tenebre”? Come dissi, ci sono molti modi di rispondere, però se l’oscurità risiede in quello che è occulto, tra gli elementi delle Tenebre troviamo la notte, il proibito, la paura, quello che non comprendiamo e non conosciamo e gli aspetti dell’essere umano che non sapevamo che fossero lì, il nostro potenziale divino e potremmo continuare all’infinito….
La Luce, invece, può essere uno stato di conoscenza, di sapere concreto, di chiarezza. Un elemento è soggetto all’altro, potremmo dire inseparabile l’uno dall’altro.
In un momento determinato del processo iniziatico, l’Adepto scopre come unire entrambi i concetti, e impara a lavorare con entrambi in uno stato di completa armonia ed equilibrio.
Nella Tradizione Draconiana, un elemento non può esistere senza l’altro, e se stiamo lavorando nella struttura dell’Universo conosciuto, dobbiamo imparare a lavorare con entrambe le polarità, solamente in questo modo è possibile ottenere un avanzamento reale e senza limitazioni. Il primo passo per fare questo è togliere le attribuzioni morali, proprie o imposte dagli altri, aprendo la nostra mente e abbracciando le polarità come un elemento essenziale per il nostro progresso personale sul cammino dell’auto-salvezza e dell’auto-divinizzazione.

Senso, significato e tecniche basiche della Magia Vampirica di Priest Samael Zohak (TOPH)

Il Vampirismo è ‘l’Arte che permette di utilizzare gli strumenti della Stregoneria Terionica per l’Auto-Deificazione.
Nel Vampirismo il Sé è l’unico dio, non ne esistono altri…
Utilizziamo le energie raccolte tramite la pratica del Vampirismo per praticare la nostra Magia e ottenere i nostri scopi nella vita.
Siamo connessi su molteplici livelli di percezione che sono il mondo fisico, il piano Astrale e quello spirituale. Quello che vediamo nella vita quotidiana è il mondo fisico e quello che chiamiamo “vampirismo fisico” consiste nel drenare l’energia o Ki tramite il contatto, assorbendo energia tramite il naso e la bocca mentre visualizziamo l’energia che lentamente fluisce dentro di noi e lentamente espiriamo per controllarne la circolazione tramite la Volontà e le tecniche dello Yoga Arimanico.
Per quanto riguarda il Piano Astrale, che è il piano dell’immaginazione dove la Mente crea la nostra realtà e dove dimorano gli spiriti delle Qlippoth e i Demoni.
Il corpo astrale è creato dalla Mente del praticante di Magia Luciferina verso l’auto-deificazione e il proprio Sé superiore grazie al quale troviamo il nostro Daemon.
Praticando Yoga Arimanico nella quiete del corpo riusciamo a ottenere una calma quasi assolta.
Tramite questa calma possiamo innalzarci dal nostro corpo fisico tramite il corpo astrale la cui forma è modellata dai nostri più oscuri desideri o tramite la Stregoneria Terionica.
Ci focalizziamo sul nostro obiettivo prima di dormire ovvero stabiliamo di chi nutrirci.
Tramite la Volontà è possibile controllare ogni aspetto della Magia Vampirica.
Se siete capaci di uscire fuori dal vostro corpo (OBE) dovrete esserlo anche di controllare ogni singolo movimento del vostro corpo-ombra tramite la sola Volontà.
L’immaginazione e la convinzione sono la chiave del successo dell’intero lavoro Vampirico.
La vostra immaginazione e la vostra capacitò di visualizzare sono estremamente importanti.
Il desiderio di assorbire energia vitale deve essere molto forte: il vostro scopo di vita.
Sul piano spirituale sarete una cosa sola con il vostro Dio (la vostra Dea) interiore e questa è la Grande Opera che conduce all’Apoteosi tramite l’auto-deificazione.
L’Universo è composto di energia o Ki/Chi. Essa si trova ovunque, dalle pietre alle piante, dagli animali a gli esseri umani. Non stiamo facendo qualcosa di “cattivo”, sappiamo soltanto dove ci troviamo nella catena alimentare.
Il Vampirismo va oltre il “bene” ed il “male”.
Non abbiamo bisogno di questa energia per vivere ma accumulare molta energia ci permette di stare sempre bene, anche se siamo sottoposti ad un lavoro psicofisico intenso.
L’energia che dreniamo è utilizzata per costruire il nostro Ego dal punto di vista di un percorso totalmente individualista.
Un’altra tecnica è costituita dall’osservare intensamente il plesso solare della nostra preda determinando il loro ciclo di respirazione immaginando una connessione sul piano astrale creata da serpenti (o intrecci, fili, elementi che determinano un legame) e drenando energia mentre respiriamo intensamente tramite il naso e la bocca. La forza vitale che respiriamo si trova anche libera, nell’aria che respiriamo.
E’ ovunque ed è possibile percepirla.
Il potere e la disciplina sono essenziali.
Ho praticato molta Magia Vampirica ed è determinante percepire l’aura della preda sia dal punto di vista fisico che astrale…in seguito la Volontà del Vampiro deve essere rafforzata perché diventi sempre più potente nei suoi confronti.
Ogni cosa è energia e non c’è nient’altro che energia.
Potere praticare durante la vita quotidiana o nel sonno…
Inizialmente è’ importante che la pratica sia costante per percepire l’energia e trasportarla nel vostro corpo tramite la Volontà e i Rituali Vampirici.
Priest Samael Zohak of TOPH

Alexander Skrjabin, ovvero la potenza del Suono.

“Ho intenzione di creare una sorta di Mysterium. Perciò ho bisogno di costruire un Tempio particolare, forse qui(…) o forse lontano da qui, in India…

Ma la gente non è pronta. Devo predicare.

Devo mostare loro un nuovo cammino”.

Alexander Nikolajevic Skrjabin, nacque il 10 di gennaio 1872 a Mosca. Fu pianista e compositore.

 

La sua figura, musicalmente parlando, si può collocare tra tardo-romanticismo, simbolismo e sperimentazione novecentesca mentre il suo pianismo risenti’ non poco dell’influenza di Fryderick Chopin(1810-1849).

Skrjabin nacque in una famiglia di origine aristocratica e fu educato musicalmente presso il prestigioso Conservatorio di Musica di Mosca, nel quale concluse i suoi studi accademici all’inizio degli anni90.

Ebbe una sensibilità febbrile ed inquieta, molto incline ad estatiche e apocalittico-infernali visioni del mondo, che troverà il corrispettivo in letteratura nella figura del poeta Dmitrij Merezkovskij(1865-1941).

Alla base della sua estetica musicale, particolare e complessa, egli pose la cosiddetta “sinestesia”, ossia il fenomeno sensoriale e percettivo che indica la contaminazione di tutti i sensi nel rilevare sensazioni di varia entità.

Nel 1910, Skrjabin ideò il “clavier à lumieres”.

Trattavasi di uno strumento musicale a tastiera elettrofono, che proiettava su un apposito schermo un tipo di colore corrispondente ad una determinata nota.

L’ associazione del Suono con il Colore, fu probabilmente influenzata dalla lettura che fece il compositore degli scritti teosofici di Louis Bertrand Castel(1688-1757), matematico francese, ideatore del clavicembalo oculare.

Tra il 1900 e il 1910, Skrjabin effettuò una serie di tournée in Europa, a Bruxelles nel 1910, aderì e frequentò particolari circoli esoterico-teosofici, la cui frequentazione influenzò assai le opere composte dall’autore in quel periodo.

La musica di Skrjabin è caratterizzata da un processo di “decomposizione”, sulle orme di Chopin e di Franz Liszt(1811-1886), con punti di contatto con Claude Debussy(1862-1918) e innervata di armonie ipnotico-statiche di delirante intensità.

Skrjabin compose:

Un Concerto per pianoforte e orchestra Op.20(1896), oltre 20 Studi per pianoforte, 88 Preludi per pianoforte e 10 Sonate per pianoforte scritte tra il1892 e il 1913.

Tra queste spiccano in particolare:

la N.7 Op.64, detta “Messa Bianca”(1911).

la N.9 Op.68, detta “Messa Nera”(1913).

 Compose inoltre 4 sinfonie, tra queste vanno menzionate:

la N.3 detta “Il Poema divino”, Op.43(1905).

la N.4 detta “Il Poema dell’estasi”, Op.54(1908).

Un cenno a parte meritano:

Prometeo, il Poema del fuoco, per orchestra (1910),opera composta da Skrjabin nel periodo in cui frequentava i circoli esoterico-teosofici a Bruxelles, nella quale utilizzò magistralmente il “clavier à lumieres”.

È un’opera di visionaria allucinazione, in cui il miraggio di una sintesi estetica si coniuga perfettamente con le relazioni tra suoni e colori.

Quanto al Mysterium, questo fu un ambizioso progetto concepito dal conpositore e portato avanti per vari anni.

In pratica si trattò di un’opera di dimensioni colossali nella quale avrebbero dovuto confluire tutte le Arti che seducevano i sensi, ossia parola, danza, suono, colore e profumo.

Da rappresentarsi in un gigantesco Tempio nell’emisfero orientale per pochi Eletti.

Purtroppo, poco prima di morire, dovette abbandonare l’idea di questo immane progetto, perché per l’epoca, troppo dispendioso.

Skrjabin, morì a Mosca il 27 di aprile 1915, a 43 anni, a causa di una setticemia mal curata.

 

Umberto Mori

 

Un’intervista con Andrew D.Chumbley di Michael Howard e Robert Fitzgerald

tradotto da Sara Ballini

MH: Qual è la tua interpretazione del termine “Magia” e cosa significa per te in senso pratico?
AC: Vorrei dare due interpretazioni.
Per quanto riguarda la prima, proporrei la seguente definizione: “La Magia è la trasmutabilità della Quintessenza di tutta la Natura”. Questo vuol dire che “Magia” è tutto il potenziale del potere di cambiamento che caratterizza qualsiasi cosa che esista.
Per la seconda, suggerirei una distinzione tra “Magia” come “Potere” e “Stregoneria” come la capacità di manipolare quel potere tramite la conoscenza: “La Stregoneria è la conoscenza dei punti universali di trasmutazione. E’ l’Arte di coltivare l’abilità di manipolare queste sorgenti di potere in accordo con la Volontà, il Desiderio e la Fede.” In termini pratici, Considero la Stregoneria come la conoscenza dei principi fondamentali e delle “lettere sacre” che governano il controllo, la manipolazione e l’applicazione delle forze magiche. Questi principi sono costituiti dall’Alfabeto dello Stregone.
Quando vengono focalizzati tramite un rituale, questi determinano il campo d’azione della propria esistenza nella sua unicità. I Principi della Quintessenza Magica sono usati per coordinare le forze e le forme, per creare strategie di comportamento e per rafforzare le espressioni dell’estasi creativa.
Il Rituale, l’arte magica “par eccellence”, rivela una nuova comprensione della conoscenza stregonesca tramite il sentiero che lega ogni momento all’altro – ogni realizzazione all’altra  e porta la coscienza alla Gnosi. La Magia in questo senso porta alla diretta realizzazione della Verità, l’apoteosi mistica dell’Arte Magica. In un senso più pragmatico, la magia è il potere di benedire, maledire, attrarre, allontanare, chiamare, bandire, curare, ferire, legare o liberare.
Credo che l’Arte del Sabba riunisca sia l’aspetto mistico che quello pragmatico per creare una “Stregoneria Trascendentale”. In ogni caso, sia che si tratti di un’applicazione alta o bassa, la magia centra i passi e relaziona lo spirito con la sua localizzazione – ovunque si vaghi con il pensiero, la parola o l’azione.
Infine, aggiungerei questo: la Magia porta ognuno di noi ad incontrarsi con la Morte prima ancora di morire e questo proporziona una saggezza eterna in vita. La Luce della Magia rivela ciò che è Sophia sotto la maschera della Morte più Folle.
RF: Definisci il “Crooked Path Sorcery”(il cammino tortuoso della Stregoneria, ndt). Da dove viene questo termine?
AC: Il termine “Crooked Path Sorcert” si riferisce a uno specifico corpo d’Insegnamenti e Rituali che fanno parte de cerchio interno del Cultus Sabbati. E’ diverso da gli altri insegnamenti della Tradizione Sabbatica per il suo particolare tipo di prassi rituale, per la sua cosmogonia chiaramente ofidiana e il suo vario pantheon così come per la sia peculiare etica e prassi rituale. La maggior parte del corpo degli insegnamenti del “Crooked Path” è contenuta ne “The Draconian Grimoire” che verrà pubblicato in due tempi diversi.
In un senso più generale, “Crooked Path” o Via Tortuosa implica un continua gnosi, il cammino dell’Illuminazione che lega un momento di visione interiore con un altro che implica la capacità di usare entrambe le mani allo stesso tempo – sia per curare che per ferire, sia per benedire che per maledire; sottolinea come la saggezza sia simile alla lama del rasoio che scaturisce dalla trascendente congiunzione dei contrari.
Entrando nello specifico, la Via Tortuosa è relativa al ciclo dei riti misterici che possono essere considerati come l’iniziazione alla Via Draconiana – nel cammino del Grande Drago Azhedeha. In essenza, gli insegnamenti del “Crooked Path” portano al significato diretto dell’auto-iniziazione nel Conoscenza della Quintessenza Magica.
MH: Cosa rappresenta esattamente il Cultus Sabbati nel suo aspetto esterno e pubblico?
AC:”Cultus Sabati”, letteralmente “rappresenta” la Tradizione Sabbatica; dal punto di vista esterno ri-orienta nell’attualità gli aspetti interni alla Tradizione pubblicando testi e immagini – libri, articoli, ed espressioni artistiche. In questo senso può essere descritto meglio con la proiezione magica esterna di quello che è Nascosto agli Occhi.
RF:Dato che il Culto è limitato a un circolo chiuso, a cui si viene ammessi soltanto tramite formale invito, ci si domanda quale sia il proposito di questa “maschera” esterna. Perché pubblicare, perché essere “visti”?
AC: Questa è una domanda che ci poniamo spesso con lo scopo di verificare la nostra razionalità. Un aspetto molto significativo è la proiezione magica del Culto che opera come un faro per una Corrente, che è un punto di riferimento e di orientamento per molte manifestazioni relative alla Stregoneria Tradizionale.
Varie diramazioni dell’osservanza tradizionale, che altrimenti non sarebbero si sarebbero mai incontrate lo hanno fatto, comunicando ed agendo da fertilizzante l’una per l’altra, semplicemente perché il Culto è stato “visibile” in termini essoterici, mentre allo stesso tempo è stato riconoscibile in termini di conoscenza esoterica.
Lavori composti magicamente possono confluire in molti “testi” alla volta; una singola parola può aprire molti cammini sconosciuti. Quando un occhio incontra l’altro sappiamo che non è importante che maschera indossi. Personalmente io ritengo che il merito delle nostre “azioni” esterne risieda nel consolidare la Tradizione e in una rispettosa comunione tra spiriti simili nell’Arte Magica.
Allo stesso tempo, è importante per ognuno di noi riconoscere che i libri magici e le immagini possono – se presentati in modo appropriato – lavorare più velocemente come semi di vita per il risveglio iniziatico in un gruppo di praticanti, sia solitari che appartenenti a una congrega, essendo spesso strade aperte  di contatto spirituale diretto e di auto-iniziazione. Io credo che i libri magici e gli artefatti operino come entità per conto proprio, che siano spiriti familiari e daimons che possono servire, testare, portare gli individui a riunirsi, portare a nuove realizzazioni, rivelare sogni, funzioni e presagi, possono aprire un sentiero a qualcosa che aspiriamo o chiuderlo per sempre.
Parlando di me, libri come Azoetia sono lettere d’amore mistiche a sconosciuti che altrimenti non avrei mai incontrato. La comunicabilità dell’ispirazione è ciò che garantisce la validità spirituale.
La rappresentazione esterna del “Cultus Sabbati” permette alla Corrente di comunicare ma rimanere, al suo interno, qualcosa di indefinito.
MH: Cos’è esattamente “Sabbatic Craft” (L’Arte del Sabba, ndt)? Quali sono le origini del suo nome?
AC: Da un punto di vista esterno la definizione “Sabbatic Craft” descrive il corpo delle pratiche magiche che l’auto-coscienza attraverso il quale l’auto-coscienza utilizza l’immaginario e i miti delle “Streghe del Sabba” come codice cifrato di rituali, insegnamenti e gnosi. Non è la stessa cosa che praticare sempre gli stessi rituali ed utilizzare sempre gli stessi modi come presunte “streghe” o quello che è storicamente attestato come stregoneria popolare, si tratta piuttosto di centrarsi sui concetti che sono stati generati riguardo sia le “streghe” che i loro “incontri rituali” che sono stati riadattati e ri-orientati dai successori contemporanei dell’osservanza dell’Arte, e poi applicati per i loro propositi. Questo termine descrive il modo in cui gli elementi delle tradizione stregonesca, la mitologia del Sabbath e l’immaginario sono stati impiegati nella tradizione dell’arte da cui si sono originati. Da quello che ho imparato dalle generazioni precedenti in questo tipo di Sentiero Tradizionale, l’utilizzazione dell’immaginario del Sabba si è evoluta durante un periodo, ma durante il 19esimo secolo e durante tutti il 20th secolo si è completamente trasformata in auto-coscienza. Quando l’immaginario mitico e le esperienze magiche dirette  del volo dello spirito, della riunione degli spiriti del bosco e via discorrendo coincidono, il linguaggio della simbologia del Sabba diviene un veicolo naturale nel suo impiego.
E’ utile a questo punto enfatizzare che “La Stregoneria Tradizionale” è un insieme che abbraccia diverse correnti dal punto di vista dell’iniziazione, dei rituali, dei praticanti e del legame con gli spiriti
Conosco almeno sette lignaggi in Gran Bretagna e sono abbastanza sicuro che ne esistano molti altri – ognuno con caratteristiche proprie una spiritualità indipendente. Questo si chiama “Sabbatic Craft”, come termine che unifica una “tradizione” che è legata unicamente agli specifici lignaggi convergenti e operativa nel Cultus Sabbati come corpo iniziatico. Comunque, possiamo anche definire la “Corrente Sabbatica” come una linea iniziatica di potere dello spirito che può informare chiunque sia ricettivo al suo imput, e che – quando viene intrapreso al di là dei nomi – può essere compreso con una CHIAVE verso il Disegno Segreto dell’Arte. Direi che l’origine di “Sabbatic Craft” risiede nel cerchio stesso.
RF: Puoi dirci di più riguardo al simbolismo rituale dell’Arte del Sabba dal punti di vista interno, specialmente in relazione con la coscienza?
AC: Dal punto di vista interno si può definire l’Arte del Sabba in un modo più sottile.  Gli elementi mitologici del Sabba delle Streghe possono essere trattati come simboli multivalenti, ognuno capace di mostrare innumerevoli significati, alcuni storici-temporali altri a-temporali e valevoli nell’attualità che del Sabbath come un campo di magia trascendentale. In Azoetia, ho scritto che il vero significato del Sabbath era che un crocevia di risveglio, sonno e sogni mondani, e che i Riti Sabbatici dovevano essere sperimentati dai partecipanti nella dimensione del Vero Sogno, attraverso il quale si arriva al Sabba tramite il Volo dello Spirito e si entra in compartecipazione diretta coi suoi misteri. Anche se possiamo scriverne, la verità si origina nell’inquietudine personale che può essere raggiunta se lo spirito ti accetta e ti elegge chiamandoti in sogno, o se se sei abbastanza fortunato e sei cresciuto in un lignaggio di Stregoneria Tradizionale che possiede i requisiti delle tradizione e il consenso dello spirito. Attraverso un analisi finale, l’Arte del sabba è una tradizione iniziatica e coloro che sono stati introdotti ad essa – sia da una persona che da uno spirito – possono parlarne, e anche in questo caso, con prudenza.
MH: Puoi spiegare qualcosa riguardo alla pratica di sogni a livello magico?
AC: Ogni parola, azione e pensiero può rafforzarci, creare magnetismo e stabilire un punto di ricettività per un sogno magico, così come può fare il contrario – fissando una percezione in un modo che non è recettivo – che sigilla l’anima nel corpo senza renderla ricettiva. Le spiegazioni delle pratiche oniriche vengono date in un contesto rituale perché servono ai loro stessi propositi – raffinano la conoscenza data dal sogno e rafforzano il sogno con a conoscenza. Il sogno, come la possessione, il trance e le esperienze medianiche sono di vario tipo, stabilendo una comunicazione diretta con spiriti e divinità, e queste danno vita e significato per l’informazione costante sul proprio lavoro magico.
L’Arte del Sabba impiega l’”Arcana dei Sogni” come veicolo di reificazione della conoscenza dello spirito: la materializzazione dello spirito e la spiritualizzazione della materia.

Chiunque aspiri a questo tipo di relazione con lo spirito e desideri acquisire conoscenza dalla sua attività onirica, esca e cammini durante il giorno – lontano dalla gente, tra i campi del luogo in cui vive. Essendo coscienti dei propri passi attraverso la campagna, chiedete un segnale. Se lo spirito del luogo vi accetta, un oggetto e un presagio vi sarà rivelato. Per esempio, potreste vedere un cervo bianco, un cane nero, una gazza, o potreste trovare la pietra di una strega, un radice ritorta, un formicaio distrutto o la tana di un serpente. Fissate la vostra attenzione in ogni momento su quest’oggetto e chiedete agli spiriti di aprire per voi una via. Quando vi addormenterete, tenete l’oggetto in mano e chiamate di nuovo lo spirito.
Consentendo alla consapevolezza di interagire sul sogno, ma allo stesso tempo legandola all’oggetto talismanico, stabilirete un legame  – un campo attraverso il quale possono essere intraprese nuove esplorazioni. Se avete la possibilità di camminare di notte tra i campi, consultate nuovamente gli spiriti e, se vi accettano nei sogni, vi sarà rivelata una strada. In questo caso io indico il cerchio con la mano attraverso i limiti della questione, ma facendo questo credo ai Guardiani che testeranno qualsiasi cosa a cui vogliate avvicinarvi.
Un saggio giardiniere mi disse una volta:”Un vero segreto non ha ombre”. In questo campo, anche il fatto di raccontare i propri segreti ha le sue ombre che vanno oltre la comprensione.
MH:Credi che ci sia una qualche forma di continuità storica tra quelle che chiamiamo “streghe” del passato e la Stregoneria Tradizionale come si concepisce oggi?
AC: Si, lo penso e in diversi modi.
Prima di tutto credo che ci sia una continuità nei metodi di base, nella comunione spirituale, e nei luoghi onirici. In termini di “metodo”, la pratica della Stregoneria Tradizionale cambia e si modifica da una generazione all’altra, alcune cose sono più durevoli di altre, ma nonostante alcuni spiriti continuano a mantenere un collegamento essenziale.
Parlando da un punto di vista generale: pratiche che impiegano le Parole di Potere, osservazione Duale, gli incantesimi Latini, i versi Biblici per le preghiere, la divinazione e la cura, la magia legata ai rospi, quella dei nodi, le bottiglie delle streghe sono tutte costatazioni che possiamo fare tramite il folklore del fatto che sono state usate da quelle che si chiamavano “streghe”, incantatrici, e dal sapere popolare del passato; grazie alla tradizione orale e al fatto che continui ad essere applicata – c’è ancora una Stregoneria Tradizionale e viene praticata anche oggi. Parlando da un punto di vista personale, considero vitale la sua realizzazione, specialmente in termini di conoscenza rituale, perché l’esperienza di evocare le ombre di qualcuno appartenente al proprio lignaggio e agli antenati che praticavano le arti magiche proporziona un senso di continuità reale.
Da un senso d’appartenenza a un comunità magica alla quale partecipano sia i vivi che i morti.
Questo rafforza il perpetuarsi del ricordo e stabilisce una comprensione diretta sulla propria eredità spirituale e su quella della sua comunità d’appartenenza.  Non si tratta soltanto di stabilire un ponte tra passato e presente, ma piuttosto tra i vivi e i morti che si ritrovano nel presente come una cosa sola.
Utilizzando l’analisi accademica oltre alla comprensione iniziatica si possono aprire nuove prospettive riguardo alla continuità.
Giudicando dai lavori storiografici di Henningsen, Ginzburg, Behringer, Pocs, et alia è evidente che i motivi e gli elementi del Sabba delle Streghe sono relazionati direttamente con le credenze popolari moderne, con la prassi magica e attestano un’interazione tra i sabba onirici e gli spiriti. Essendo così, c’è un chiaro collegamento con l’Arte del Sabba e la sua prassi. Ci si può chiedere perche certi tipi di prassi danno la precedenza alla comunione con alcuni spiriti e così, a cambiamenti di valori, teologia, nomi, e rappresentazioni, all’attualità dell’esperienza nella magia pratica, al congresso con lo spirito e al locus onirico mantenendo una certa consistenza con la realtà. Per comprendere le forme di continuità intrinseca è necessario non equiparare l’antichità con autenticità, la sorgente dell’Arte del Sabba è quella del Momento, al di là del passato e del futuro. La prospettiva lineare di “tempo” assunta dall’analisi storica deve essere riconosciuta come un valore limitato quando consideriamo e rappresentiamo la manifestazione di un contesto atemporale dell’esperienza.
RF: Che piani hai per i tuoi nuovi libri?
AC: Penso a dei nuovi libri in ogni senso, o piuttosto, ai loro spiriti che hanno dei piani per me!
Non ho mai pensato di scrivere dei libri “sulla” magia, ma piuttosto di scrivere libri magici – dove i testi e le immagini sono contenitori per gli spiriti, poteri e specifiche forme di conoscenza. Questo tipo di libri sono genuine Grammatiche dell’Arte e possiedono vita propria al di là della manifestazione apparente dell’autore, lettore, pagina e inchiostro. Per rispondere alla tua domanda in modo preciso, c’è un numero di lavori in corso. C’è, naturalmente, la nuova edizione d Azoetia. Questa è programmata per la pubblicazione verso la fine del 2002. Azoetia è il primo di tre grimori; il secondo dei quali è “The Draconian Grimoire”. Queste tre opere contengono rispettivamente gli Insegnamenti e la Quintessenza Magica, il “Crooked Path”, e la Via Immediata.  Così come tutti i lavori magici, la loro “nascita” deve aspettare la stagione adatta e si può solo chiedere ai lettori di essere pazienti. Io devo esserlo! Altri lavoro come Qutub e “The Grimoire of the Golden Toad” vengono aggiunti alla serie principale delle opere. Simile a questi approfondimenti è un nuovo progetto che ho cominciato e al quale intendo lavorare nei prossimi anni, chiamato, “The Unique or Monadic Trasmission Series”. Questi sono piccoli testi-grimori di cui viene fatta una sola copia. Ognuna di esse viene scritta a mano e illustrata, e accompagnata da specifici oggetti rituali. Anche questi vengono venduti, regalate o cedute secondo l’orientamento rituale, inviandoli come se fossero dei messaggeri, degli emissari che portano specifici elementi di lavoro. I “piani” per i libri magici sono vortici di volontà ossessiva che si ritorcono fino alla gestazione di “semi” di gnosi. Secondo l’applicazione pratica dell’opera, l’impeto visionario si concretizza e il “libro” prende forma.
Ogni “piano” è basato quindi in un’esplosione di creatività – in un’epifania della conoscenza dello spirito che originariamente ci sorprende, forzando un cambiamento di intenzioni e richiedendo una risposta attenta verso un nuovo cammino. Se troviamo la sorgente della visione, dobbiamo goderne – perché attraverso l’oggetto degno si rivela la vera devozione.
RF: I libri che nascono nel Culto sono tutti pubblicati dalla Xoanon. Vorresti darci una breve descrizione della nascita della Xoanon e del suo sviluppo? Cosa significa il nome e perché l’hai scelto? Avevi considerato altri nomi?
AC:”Xoanon” è un’antica parola Greca che rappresenta un effigie o l’immagine di una divinità caduta dal cielo sulla terra. Il nome è stato scelto per la casa editrice del “Cultus Sabbati” perché rappresenta il processo di reificazione dello spirito nella materia, la traduzione di testi “invisibili” a libri concreti. Io penso che il nome sia stato scelto per una scintilla d’ispirazione e non trovo ricordo che sia stato considerato nessun nome alternativo.
Xoanon fu creata nel 1992 con il proposito esplicito di pubblicare Azoetia a i futuri lavori del Culto, sia interni che esterni. Nel 1995, Xoanon fu diretta molto bene da Fulgut, che pubblicò Qutub per conto proprio e dando una grande lezione riguardo alla pubblicazione. Nel 2000, Xoanon visse una potente rinascita con il battesimo del fuoco che accompagnò la pubblicazione di Toad. Nel 2001, l’anno di Ars Philtron, Xoanon si era stabilizzata come una compagnia a responsabilità limitate sia mia che di Daniel Schulke, l’autore di quel lavoro. Questo fu il marchio che permise un’ulteriore consolidamento della Zoanon come veicolo magico di reificazione, aumentando la libertà di muoversi nello scopo di creare un ponte tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti. La pubblicazione di Ars Philtron segnò un cambiamento estremamente importante; iniziò a muovere l’obiettivo da me come l’unica “autorità” nel Culto così come era percepito.
Spero che negli anni futuri, pubblicheremo sempre più libri di altri iniziati Sabbatici, i nostri lettori inizieranno a comprendere che il Cultus ha diverse prospettive visionarie e che ognuna ha un’importanza a sé stante e nel contesto della tradizione nel suo insieme.
MH: Riconosci il concetto di “auto-iniziazione” o “auto-dedizione” come un atto o processo legittimo per coloro che non possono o non vogliono lavorare all’interno della struttura di congrega e desiderano seguire il percorso di un praticante solitario?
AC: Si, ma preferisco utilizzare il termine “Iniziazione solitaria”. Penso che “auto-iniziazione” sia un nome sbagliato; l’iniziazione è sempre qualcosa che si relaziona con la trasformazione, che sia tra un’Apprendista e un Maestro o tra un’Aspirante e una Divinità. Ognuno di noi inizia l’altro e la relazione tra entrambi ci trasformano in un nuovo stato, di solito attraverso la trasmissione di un nuovo tipo di conoscenza all’iniziando. Nell’Arte del Sabba, l’iniziazione solitaria o “La Strada Solitaria” si riconosce come un aspetto di vitale importanza sul cammino di ogni praticante e la comprensione della “solitudine” è soggetta a diversi livelli di interpretazione.
L’autonomia è la virtù chiave, indipendentemente da quale sia la pratica in una congrega o “da soli” – con l’onnipresente compagnia degli spiriti. Riguardo ai riti d’iniziazione solitaria, sono al corrente di sette modi per indurla, e il più conosciuto è probabilmente il rituale del “Toad-bone”.
Anche se riconosco che chiunque segua la procedura di qualsiasi rito è tecnicamente capace di ricevere il completo “potere” del sangue della strega senza nessun tipo di mediazione umana e devo sottolineare che il semplice rituale non è sufficiente; l’autorevolezza guadagnata tramite questo processo deve avere l’assenso e l’accettazione di uno spirito patrono. Alcuni di questi riti sono segretamente condivisi dai diversi lignaggi dell’Antica Stregoneria, spesso usati come un legame tra l’insegnate e il suo pupillo.

RF: Sei il “Magister” del Cultus Sabbati, potresti dirci cosa significa per te personalmente e in termini di gerarchia nella tradizione?
AC: Il Culto ha molti importanti ruoli di potere che sono stati parte della Tradizione da tempo immemore. In termini generali, ci sono posizioni d’autorità che spettano a individui specifici, basandosi su conoscenze specifiche, abilità, esperienze ed esigono rispetto.
Comunque queste occupazioni possono essere anche interpretate come fasi dell’anima nel suo cammino iniziatico e sono peculiari per ogni iniziato. Mi domandi cosa significa usare il termine “Magister”. Questo, come molte questioni relative alla gerarchia e al potere, è un argomento complicato.
Secondo me il Vero Magister (o la vera Magistra) deve attenersi a quanto gli è stato insegnato da i propri iniziatori, essendo capace di raffinare e sviluppare il passato secondo la sua stessa visione, parlando chiaramente dei diversi aspetti della tradizione dentro la tradizione, ed deve essere capace di discernere, insegnare e assistere i compagni. Mentre ogni iniziato si focalizza su un unico aspetto della corrente nella sua prassi personale, il compito del Magister è quello di percepire il disegno della corrente così come questo entra nella Tradizione come un  tutt’uno.
Come conseguenza dirige la prassi della congrega e vede la coerenza del lavoro di tutti come se fosse uno. Il lavoro del Magister è servire nel comando, ed in questo modo è il Riferimento Vivente.
Ho fatto un esempio di cosa significa “magister” secondo me, non perché penso di esserlo, ma perché è una fase dell’anima degna d’aspirazione. Significa “essere” magia, non praticarla!
RF: Come possono Caino e Lilith essere associati alla Stregoneria Tradizionale Inglese come Primogenitori di una Genealogia di Streghe?
AC: Le differenti correnti della Stregoneria Tradizionale Britannica hanno diverse divinità patrone, antenati e spiriti. Essendo capaci di andare oltre le divergenze possono essere individuati alcuni elementi comuni. Ricercando tra questi filoni – tra i molti tipi di figure condivise, si può parlare del corpo di una tradizione che esiste nell’Antica Stregoneria che può essere incorporato alla fede gnostica nel Serpente Divino di Luce, nei Grigori, nei Bambini della Terra, nei Vigilanti, nel lignaggio di discendenza di Lilith, Mahazael, Caino, Tubal-Caiono, Naamah e nel Clan degli Vagabondi…fino ai giorni nostri dagli Iniziati dell’Arte. Parlando della mia conoscenza della tradizione del ofita-sabbatica nel Culto, la sua provenienza storica è prevalentemente radicata nella tradizione orale. Nonostante, al di là del passaparola, ci sono diverse connessioni che prefigurano la complessa forma dei miti odierni.
Nelle generazioni precedenti La Stregoneria Tradizionale ha condiviso certe figure con le “Societies degli Horsemanry; la devozione a Caino è uno di questi elementi. In cambio, le comparazione sulle idee riguardo al ruolo di Tubal-Cain e Naamah posso essere annoverate tra i riti vicini alla Massoneria. La Stregoneria Tradizionale ha fatto un buon uso di molti rituali magici come per esempio La Piccola Chiave di Salomone e i libri di Agrippa sulla Filosofia Occulta. Queste opere proporzionano strade per figure simili, come Lucifero, Asmodeo, Lilith e gli ArciDemoni Guardiani del circolo Magico di Mahazael.
Comunque l’enfasi sulla sacralità è invertito, un altro filone della genealogia sono ovviamente i testi biblici dove sono presenti vari elementi dei miti. Le fonti bibliche per esempio si relazionano con l’Aphocrypha, Pseudepigrapha, e con il folclore giudaico e addirittura con i testi manichei dal punto di vista delle influenze. Comunque mentre possiamo “spiegare” la presenza di Caino e Lilith ricorrendo a queste fonti, confermando qualche tipo di interdipendenza della tradizione sabbatica sulla demonologia Cristiana e Giudaica, non apprezziamo l’unico e sostanziale complesso dei miti dell’Arte. Gli Insegnamenti della Stregoneria Tradizionale utilizzano codici dell’antinomismo luciferino che comprendono Caino e Lilith, i nostri benedetti progenitori, come Portatori della Luce dell’Antico Serpente. Il superamento di Adamo da parte di Lilith e l’omicidio di Abele d parte di Caino rappresentano la trasformazione della condizione di chi non è iniziato come “argilla” a quella di “fuoco” della Conoscenza Magica. Si tratta comunque della più insignificante nella profonda vastità di questi argomenti. Come nel racconto di una separazione, ha un grande valore parlare di un altro affascinante cammino che ha influenzato la Stregoneria Tradizionale, creato dalle credenze degli zingari.
Infatti, ricordo che una volta mi è stata raccontata una storia da un amico rumeno “Una notte prima della crocifissione di Cristo, i soldati erano seduti fori per forgiare quattro lunghi chiodi per l’esecuzione. Chiesero a fabbri ebrei, giudaici e romani, ma ognuno di loro rifiutò quando seppe che i chiodi erano per la crocifissione di Gesù di Nazareth. Fuori dai cancelli della città i soldati trovarono un fabbro rumeno Non chiese per chi fossero i chiodi a quell’ora tarda della notte; aveva semplicemente bisogno di soldi. Il fabbro fu obbligato e cominciò a lavorare ai chiodi, uno per uno Comunque, mentre terminava il quarto chiodo sul fuoco, domandò per chi fosse. Una volta saputo che era per la crocifissione di Cristo, lo zingaro cessò il suo lavoro improvvisamente e scappò. Il chiodo che era stato sul fuoco non si raffreddò mai; rimase color rosso fuoco. Per questo, si dice, la maledizione perseguiti tutti i discendenti dei fabbri rumeni ovunque vadano Si dice che essi siano i discendenti di Tubal-Cain, il primo lavoratore dei metalli, che a sua volta imparò quest’Arte da Caino.
Personalmente, credo che l’Arte Antica adesso abbia preso questo chiodo.
Quando ho detto: “Il cammino del sacrificio rende grande l’uomo”.
MH: C’è nient’altro che vorresti aggiungere? Qualcosa di specifico che vorresti aggiungere ai lettori di the Cauldron?
AC: Nutrite la vostra irrefrenabile visione!

(Intervista pubblicata per la prima volta su The Cauldron, No.103. Febbraio, 2002. Copyright D.Chumbley).