Claudio Marucchi, il suo percorso esoterico, l’opera “Daimon”: un’intervista a cura di Francesca Lingesso.

Claudio Marucchi nasce a Torino, si è laureato in Religioni e filosofie dell’India e dell’estremo oriente, presso la Facoltà di Filosofia. Scrittore e studioso di materie esoteriche, ha scritto diversi libri che trattano svariati argomenti, dall’ermetismo al misticismo orientale e occidentale.

Tra i suoi testi citiamo: “Il Tantra dello Sri Yantra”, “I Tarocchi e l’albero della vita”, “Daimon”.

In questa intervista cercheremo di approfondire la sua conoscenza integrando una recensione del suo libro “Daimon”.

Prima di iniziare con le domande vorrei ringraziare Claudio per la sua disponibilità e gentilezza che ha dimostrato quando gli ho proposto di fare questa intervista.

Ho letto il libro Daimon e sinceramente l’ho trovato entusiasmante fin dalle prime righe di quando racconti la tua infanzia narrando il tuo primissimo approccio con quel mondo “magico” scaturito dalla mente di bambino con un’immaginazione molto fervida. Nel leggere quello che tu stavi raccontando mi sono rispecchiata in molti punti. Credo che ogni lettore interessato all’esoterismo possa trovare punti in comune dal tuo testo. Potresti definire Daimon un libro autobiografico?

Grazie per l’opportunità di questa intervista e per le parole sul mio ultimo libro. “Daimon” ha un taglio autobiografico solo in apparenza, ovvero come escamotage. Il tenore autobiografico in realtà fornisce una scusa per riflettere su esperienze che, come spesso accade in ambito magico, vanno lette alla luce del soggetto che le vive ed interpreta, quindi difficilmente possono essere slegate dal proprio vissuto. Più che un libro autobiografico o autobiografia, è un saggio sulla magia filtrato dal tono autobiografico, che rende più efficace e meno astratta la lettura. Abbondano manuali in cui si dice che cosa si debba fare per ottenere determinati risultati (quali pratiche, quali esercizi ecc), ma scarseggia del tutto una letteratura in cui si racconti che cosa è accaduto dentro il soggetto dopo aver condotto tutte queste pratiche. In Italia è pieno di manualistica, ma c’è una lacuna enorme sui resoconti che descrivano “da dentro” i risultati. Inoltre si trattava di una sfida: coniugare un taglio narrativo, tipico del racconto in prima persona, con un registro saggistico, cosa alquanto inusuale e per certi versi non semplice da rendere in modo equilibrato. Ho scelto quindi di privilegiare la narrazione autobiografica nella prima parte, intervallandola a riflessioni in pieno stile saggistico, e rovesciare lo schema nella seconda parte, dove prevale l’approccio saggistico, inframezzato da resoconti di esperienze personali nuovamente in linea con il taglio narrativo. Come esperimento pare sia riuscito, a giudicare dalle opinioni dei lettori, e io stesso sono piuttosto soddisfatto del risultato. Ho cercato proprio di rendere un effetto specchiante, puntando su esperienze che, pur essendo proprie, potessero essere simili o addirittura uguali a quelle di molti altri ragazzi e ragazze che hanno poi finito per interessarsi, non casualmente, di temi legati all’interiorità, qualunque sia la declinazione (spirituale, magica, mistica, ecc). Ecco che moltissime persone si sono ritrovate ora in un’esperienza, ora in un’altra, avvertendo un maggiore coinvolgimento e scoprendo che non si è così “soli” nel cercare e vivere determinate situazioni.

Nel libro racconti dei giochi che facevi con i tuoi compagni, dei veri e propri giochi di ruolo che vi trasportavano in un mondo fantastico, quando hai capito che il velo tra immaginazione e magia in realtà non esisteva?

In realtà da bambini noi non avevamo affatto chiara la distinzione tra immaginazione e realtà, per noi era reale, sicuramente era “magico”, ma molto reale. Immaginazione, magia e realtà erano un unico complesso, un unico mondo con le sue fasi, come il giorno e la notte. Avremmo potuto rischiare, in termini di stabilità mentale, proprio perché nessuno l’ha preso per un “gioco”, anzi era maledettamente serio. Almeno fino alla fine delle scuole medie è stato così. La distinzione tra i due regni, e la consapevolezza che per il cervello umano non esista differenza tra realtà vissuta e realtà immaginata, è venuta molto tempo dopo, quando quella condizione spontanea e naturale stava già affievolendosi di fronte all’edificazione della razionalità. Questo ci ha permesso una riflessione a posteriori che serviva non solo a spiegare ed interpretare i fenomeni magici che ci avevano coinvolti, ma soprattutto a “contenere” l’energia debordante di quel “logos”, che avrebbe finito per travolgere il nostro equilibrio psichico. Non dimentichiamo che essendo all’epoca un piccolo gruppo, si creò una vera e propria eggregora, nutrita da anni di emozioni e pensieri forti, intrecciata ai nostri inconsci come in un “micro-inconscio collettivo” del gruppo stesso, con effetti che condizionavano i nostri comportamenti.

L’adolescenza è una fase di ribellione che ogni individuo sano dovrebbe attraversare, nel tuo libro parli di “distruzione” e “vuoto”, una sorta di morte interiore. Hai vissuto la tua adolescenza in un’epoca dove non esisteva tutta questa informazione libera sulle materie esoteriche, quando hai scoperto questo “mondo occulto” hai visto una possibilità di rinascita al di fuori degli schemi dell’epoca?

Quegli anni (i ‘90) avevano il sapore di fine dei tempi, il nuovo millennio alle porte trascinava con sé un senso di morte-rinascita che moltissimi presentivano a livello più o meno conscio. L’estetica del nero affascinava diversi ragazzini: il metal, la morte, l’odio, la voglia di apocalisse, il nichilismo dionisiaco. Tutte fascinazioni che derivavano da un pulsare profondo dell’ombra. L’esoterismo o la magia erano diretta conseguenza dell’ascolto e della traduzione dei testi musicali dei gruppi black e death metal. Ma all’epoca il reperimento di un’informazione era faticoso, libri in biblioteca, passaparola, riviste underground. Molto più lento come processo, ma decisamente più affascinante e a modo suo “potente”. Più che di rinascita, noi eravamo tentati da una visione di distruzione degli schemi. Sentirsi reietti aveva i suoi vantaggi, soprattutto se i reietti si potevano unire in piccoli gruppi, avendo la sensazione di poter far esplodere un sistema percepito come morente, decadente, prossimo alla fine. L’adolescenza è l’età delle assolutizzazioni, quindi eravamo “assoluti” e “totali” in ogni nostro pensiero, parola ed azione.

Uno degli argomenti che mi ha colpito nella lettura è stato il tuo approccio allo yoga e alla meditazione, descrivi l’enorme impegno e disciplina che ci vogliono per cimentarsi seriamente in queste pratiche. Il rischio di rimanere “imbrigliati” nel perfetto autocontrollo in certe pratiche a volte può essere controproducente. Quanto ti hanno aiutato in questo percorso queste discipline e fino a che punto bisogna esserne dipendenti?

Rifarei gli stessi step oggi come oggi, magari con una gestione diversa delle tempistiche. Lo Yoga e la meditazione forniscono un formidabile scafandro con cui diventa poi possibile avventurarsi con più sicurezza nei territori oscuri dell’interiorità, abbattendo i rischi di bruciarsi. Al contempo però non allenano all’espansione delle singole emozioni (soprattutto quelle sgradevoli come rabbia, tristezza, paura), finendo per diventare un sedativo degli aspetti negativi in cui è invece necessario immergersi profondamente, senza aspettare che sia la vita a fartelo fare a forza. In questo è importantissimo che lo yoga venga affiancato alla magia, alle pratiche più “spinte”, per evitare proprio di finire come ho descritto nel libro, ovvero imbrigliati da un sistema di autocontrollo molto rigido. Ho cercato di rendere a parole, nel libro, le sfumature che la psiche vive nel praticare assiduamente lo Yoga e la meditazione. Nessuna dipendenza in tal senso dovrebbe essere concessa.

Sei entrato nell’ O.T.O. più di vent’anni fa, quanto ha influito nel tuo percorso personale di vita e di trasformazione?

Il percorso iniziatico nell’Ordo Templi Orientis ha influito in maniera enorme e determinante per tutto il processo di trasformazione che ho vissuto e che ancora vivo nel corso degli anni. Una formidabile esperienza formativa. E’ chiaro che un modello iniziatico non sia né adatto a chiunque, né l’unico, il solo, il migliore possibile. Ogni persona è una via, ciascuno scelga a cosa appoggiarsi, o se non appoggiarsi a null’altro che se stessi, perché è più importante costruirsi il proprio cammino che tediarsi a stabilire se esista una via migliore o superiore alle altre.

Parliamo del Daimon interiore, lo potresti definire una sorta di maschera deifica che noi indossiamo oppure è solo un essenza della nostra natura che non si può intercambiare o far evolvere?

Difficile rispondere: Daimon è un nome-scusa, nel senso che serviva una parola per dare un nome a qualcosa che mette in contatto la propria natura profonda, unica e irripetibile, con qualcosa che trascende quella natura. Avrei potuto scegliere nel novero di terminologie orientali, ma noi siamo occidentali, e Daimon mi sembrava adeguato come nome, visto che in origine rappresentava proprio un tramite tra il nostro mondo e quello divino, quindi un ente esterno, poi viene gradualmente interpretato in maniera sempre più psicologica, fino al suo pieno recupero da parte di autori come James Hillman. Più che di definire il Daimon oggi come oggi, dovrebbe interessarci entrare a contatto con quella componente di confine, che parla di sé al mondo esterno, plasmandolo e accordandolo a ciò che Crowley avrebbe chiamato “vera Volontà”, e che porta il mondo a plasmare il sé, fornendo filtri interpretativi con cui costruire la propria percezione di realtà, con cui armonizzarsi al fenomeno naturale e culturale in cui siamo immersi.

 

Racconti varie fasi della tua evoluzione tramite pratiche e rituali, tra cui anche la magia sessuale, quali di queste pratiche ha influito di più nella tua evoluzione spirituale?

Senza ombra di dubbio la sessualità, che nelle sue forme magiche diventa un universo in continua trasformazione. Ho ricondotto ogni magia cerimoniale, ogni forma di meditazione, ogni possibile accesso all’interiorità o a flussi di informazioni esterni alle pratiche della magia sessuale. Da una dozzina di anni è il mio unico modus operandi, e per ciò che sono e come sono fatto, è il metodo migliore per me.

Ti definiresti un esoterista o piuttosto un filosofo?

Nessuno dei due. Sono un uomo libero, che studia e pratica, cercando soprattutto di divertirsi.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho molta carne al fuoco, nuovi libri, conferenze e seminari in giro per l’Italia. A Milano a fine ottobre esordisce la Scuola di Magia e Filosofia, condotta con successo a Roma lo scorso anno (2018-2019). Mi sto interessando a nuovi concetti come quello di iper-realtà, che forniscono nuove chiavi di lettura anche in ambito magico, e da quel fronte potrete aspettarvi qualche novità. Per il resto continuo a cercare di godere delle cose dei sensi, per non dimenticare che abbiamo un debito nei confronti della materia, tradita da millenni di spiritualità sviluppata contro il mondo, contro il piacere e contro la materia. Riappropriarsi del rapporto con corpi, fluidi, odori e sapori, per me è una chiave importante. E continuo a seguire il flusso…

 

 

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“I Sigilli di Daemon”. Seconda intervista a Daemon Barzai Partucci di Jovick Man

Incuriositi dai sigilli che realizza il Mago Draconiano, siamo nuovamente andati a disturbarlo creando un’intervista che magari creerà un dibitattito nel panorama esoterico italiano. Ognuno è libero di sviluppare il proprio percorso spirituale nel modo più coerente con la propria identità, sicuramente la visione di chi pratica un percorso di Mano Sinistra dal mio punto di vista deve essere simile a quella che esce da questa intervista, ma questo è il mio personale punto di vista…
ad ogni modo iniziamo con la prima domanda
I tuoi sigilli hanno caratteristiche abbastanza singolari, tutto deriva dal lavoro fatto con l’entità oppure c’è qualche elemento che appartiene ad una tradizione?
Tutti i miei sigilli sono ispirati dal mio lavoro magico, molti dei quali traggono ispirazione ricorrente per la divinità. Non provengono da una tradizione puntuale, non sono stati lasciati in eredità da nessuno. Possiamo dire che sono una creazione originale che viene canalizza attraverso diversi rituali.
Hai il piacere di esaminarne uno in particolare insieme?
Certo scegli quello che attira la tua attenzione e lo vediamo in dettaglio.
In questo sigillo, come spesso si vede nei tuoi sigilli c’è l’organo di riproduzione femminile, ci puoi dire se il ripetersi di questo ha una valenza precisa?
Naturalmente, la corrente femminile costituisce una parte essenziale della mia spiritualità personale, le dee oscure, in particolare Lilith, mi hanno guidato dai miei primi passi sul Sentiero Draconiano e nel viaggio attraverso la Qlipoth. Questo simbolo mi è venuto in mente molti anni fa, è venuto dalle mie prime esplorazioni nella Qlipha di Lilith: The Woman of the Night, e dal lavoro con il diavolo Naamah, che mi ha mostrato il suo sigillo e mi ha ispirato a crearlo. Nel sigillo troviamo diversi elementi, da un lato abbiamo le lune, quelle che rappresentano la notte primordiale, l’oscurità, il nascosto, l’inconscio, la magia, il mistero, la stregoneria e così potrebbe continuare. L’elemento successivo è il fuoco, che in questo caso è collegato al potere del drago e al fuoco interiore che l’iniziato deve imparare a illuminare dentro di sé per illuminare il cammino della notte. Il triangolo invertito, cioè con la punta rivolta verso il basso, è il simbolo alchemico della terra, che governa Naamah nell’Albero delle Ombre. Il pentacolo si riferisce non solo al potere che scende verso l’uomo, ma è anche collegato ai misteri della stregoneria oscura, in cui del resto, Naamah ha un grande potere e dominio. Infine, troviamo la Vulva, un ovvio elemento femminile, ma è anche collegata al viaggio attraverso i regni della notte, è con la guida di Naamah che attraversiamo la prima Qlipha, che è frequentemente inserito astralmente attraverso una grotta, questa ha la forma di una vulva ed è con il suo fuoco che accendiamo il fuoco che illumina i nostri passi. Questi sono solo alcuni dei possibili sensi di questo simbolo e, naturalmente, ogni mago può trovare il proprio.

Fra gli studiosi e praticanti esoterici c’è una divisione forte frra chi vede questa tua ultima frase “ogni mago può trovare il proprio” come un’eresia e chi invece come una via maestra. Nei tuoi sigilli c’è la consapevolezza del tuo percorso, non è detto che tutti lo riescano a percepire… ma tu come vedi invece chi riesce ad usare solo sigilli non frutto di questo intenso lavoro interiore?

Essendo una persona di mentalità aperta, ritengo che per ognuno di noi, il viaggio sia qualcosa di unico, abbiamo tutti i nostri tempi e ognuno deve imparare a trovare ciò che è utile per se stesso. Non penso che ci siano verità universali, piuttosto verità personali che sono condivise a volte da altre persone. Il sentiero della mano sinistra è qualcosa di individuale e se all’inizio non riusciamo ad avere una visione completa delle cose, è solo una questione di tempo per attendere che il potere si risvegli in noi e la nostra coscienza si esapanda, potendo così avere una comunicazione fluida con l’Altro Lato, per poi ricevere quelle informazioni che saranno utili per il nostro progresso personale.

Ci puoi raccontare nel dettaglio le varie fasi della Creazione dei tuoi sigilli? Usi un metodo identico per ogni sigillo?

La prima cosa che posso dire è che nei miei rituali lavoro molto con le invocazioni, molto più che con le evocazioni, quindi le mie esperienze sono di solito molto visive. Di solito quando inizio con un nuovo progetto, o cerco un contatto con una divinità con cui non ho mai lavorato prima, inizio con qualcosa di semplice, di solito medito e mi apro a qualunque cosa venga dall’altra parte, che sarebbe il mio primo passo, se il Appare l’ispirazione inizio a scrivere un piccolo rituale di chiamata / invocazione che invita la divinità a fondersi con la mia coscienza. Una volta sviluppato un collegamento con l’entità chiamata, possono accadere due cose o ricevere un’immagine spontanea del simbolo, o se ciò non accade, di solito lo richiedo. Il passo successivo, dopo aver terminato con il rituale, di solito lo disegno su carta, e poi gli dò più forma con il computer, dove realizzo un’illustrazione digitale del simbolo. Di solito ci lavoro un po ‘su questo, almeno fino a quando non sono soddisfatto. Se tutto va bene, il passo successivo è attivare il simbolo, e questo è un processo rituale con la divinità stessa, che cambia da entità a entità.

Credi che ci possa essere una differenza fra chi crea sigilli per le invocazioni oppure per le evocazioni? Oppure non conta nulla nella creazione del sigillo?

A dire il vero, no, penso che un certo tipo di occultamento possa essere il punto focale. Il simbolo deve  innescare il giusto stato nella mente, ma la differenza tra invocare ed evocare, al di là della tecnica stessa, sta nelle capacità del mago, in ciò che sente è migliore e nell’obiettivo del rituale. Sì, è vero che si può lavorare con simboli diversi della stessa divinità e applicarli a cerimonie diverse, ma penso che questo appartien al gusto personale.

Ti ringrazio per la disponibilità, per finire ci aggiorni su tutti i tuoi libri tradotti in Italia?

Grazie per l’intervista e per l’interesse per il mio lavoro.
I miei libri che attualmente sono stati tradotti in italiano sono:
L’Albero delle Ombre (Vol 1, 2, 3),
Dee Empie del Dark Lato,
L’eredità di San Diablo,
Lilith: Le sue maschere, i rituali e le manifestazioni,
In Nomine Draconis: una guida all’autoiniziazione di Misteri Draconiani
e alcuni altri sono in fase di traduzione.
Grazie ancora e lo sarà fino alla prossima volta.

Se volete vedere le altre immagini dei sigilli di Daemon Barzai Partucci qui il link diretto nella sua pagina Facebook :
https://www.facebook.com/D.Barzai/media_set?set=a.936279996710527&type=3

Charles Pierre Baudelaire, il Dandy-Vampiro di Umberto Mori

” Il capolavoro di Satana, nell’era moderna e’ di non far credere nella sua esistenza.”(Baudelaire)

Colui, la cui produzione poetico-letteraria, influenzo’ non poco i cosiddetti “poeti maledetti”, nacque in quel di Parigi il 9 di aprile del 1821, da Joseph Francois Baudelaire e da Caroline Archimbaut Dufays, sposata in seconde nozze. Charles Pierre ebbe anche un fratellastro, tale Claude Alphonse Baudelaire. Nel 1827, il futuro poeta rimase orfano di padre, la madre cerco’ quindi di riversare tutto il suo affetto di vedova su quell’unico figlio, ma duro’ poco. Nel 1828, Caroline si risposo’ con Jacques Aupick, ufficiale dell’Esercito francese, uomo rigido, freddo ed integerrimo, il quale dimostro’ subito a Charles Pierre la sua ostilita’ facendo si che lo scrittore mai perdonera’ alla madre questa sorta di “tradimento”. Dopo un soggiorno a Lione, dove Jacques dovette trasferirsi nel 1833 per motivi di lavoro, i tre tornarono a Parigi nel 1836 e nel 1839, dopo alterne vicissitudini, Baudelaire riusci’ a conseguire il tanto agognato Baccalaureato presso il prestigioso Liceo Saint-Louis.

Segui’ un periodo di vita piuttosto “alla giornata”, frequento’ numerose prostitute, contrasse debiti e viaggio’ molto. Fu all’Isola di Bourbon e poi a quella di Maurice, facendo dopo breve tempo ritorno in patria. Va detto che, l’esperienza del viaggio, stimolo’ non poco nel poeta la tendenza all’esotismo, tendenza piuttosto presente in tutta la sua opera poetica. Nel frattempo un cospicuo lascito ereditario, gli consenti’, per un certo periodo di tempo, di vivere agiatamente, affermandosi come giornalista e critico d’arte intrecciando nel contempo una relazione con Jeanne Duval.

Questa fu un’attrice e danzatrice teatrale di origine haitiana, la quale in seguito alla turbolenta relazione con Baudelaire, venne abbandonata e ripudiata dalla sua famiglia. Dal 1843, Charles Pierre visse come un autentico Dandy, era infatti rinomato per la sua ricercata eleganza nel vestire ed anche per le sue spese folli, al di sopra delle sue effettive possibilita’ economiche. In seguito entro’ a far parte dell’esclusivo e particolare Club des Hashischins, cenacolo di artisti ed intellettuali dediti all’esplorazione della psiche umana e delle allucinazioni attraverso l’assunzione di varie droghe, tra queste l’hashish. In questo club erano presenti anche: Moreau, Gautier, Balzac, Delacroix e Dumas padre.

In seguito Baudelaire, scrivera’ alcune opere-trattati in cui disquisisce di cio’, nel 1857 e nel 1860, i cosiddetti “Paradisi artificiali”. Nel 1866, venne colpito da un ictus e rimase paralizzato sul lato destro del corpo, reagi’ cercando sollievo nell’alcool e negli allucinogeni vari di cui era a conoscenza, il laudano ad esempio, ma mori’ purtroppo di li’ ad un anno il 31 di agosto 1867 a 46 anni. Fu il primo europeo a tradurre in francese alcune opere letterarie di Edgar Allan Poe, ad esempio il di questi romanzo “Le avventure di Arthur Gordon Pym”.

Charles Pierre Baudelaire, ha da sempre affascinato il vasto pubblico europeo per la sua vita bohemien, viziosa, dandistica, da Flaneur e da Esteta, che fa uso sovente di allucinogeni vari per elevare il suo squisito afflato poetico. Non e’ inoltre lungi da lui, la figura del Vampiro, tutt’altro, anche perche’ nella sua opera poetica piu’ famosa “Les Fleurs du Mal”, pubblicata in due edizioni, ne tratta in due poesie. “Les Fleurs du Mal”, silloge poetica suddivisa in varie sezioni, riflette superbamente l’ideale di Bellezza che possiede il poeta, ossia il Male al pari del Bene, ha un proprio peculiare fascino estrinsecato attraverso i “Fiori”.

Nella prima sezione della silloge, intitolata ” Spleen et Ideal”, sono presenti 2 poesie intitolate ” Il vampiro”. Trattasi praticamente di uno sfogo letterario, di una rivolta poetica, veemente e determinata dell’autore contro Jeanne Duval, la sua partner con la quale convisse per un po’ di tempo, tra litigi, rotture e riappacificazioni, tutte mai comunque definitive. In esse Baudelaire, coniuga sostanzialmente il tema del Vampiro a quello della schiavitu’ muliebre della quale egli e’ vittima consenziente, facendo contemporaneamente emergere la propria impossibilita’ di sottrarsi a questo “patto” infernale, indissolubile e destinato a durare anche oltre la morte. In ambedue le poesie inoltre, egli associa chiaramente l’ardore, l’amarezza, la tristezza e la melanconia al volto della Donna, arrivando ad affermare che e’ la gioia uno degli aspetti piu’ triviali e volgari presenti sul volto della Donna, non altri.

Va detto che, declamare in pubblico le Poesie di Baudelaire, non e’ cosa semplice, in quanto costituite da agglomerati verbali assai articolati e complessi. In esse sono presenti numerose successioni di parole colme di consonanti(le quali rapportate alla Musica, rappresentano rumori)ed anche parole con vocali(che rapportate alla Musica, rappresentano suoni). Quindi, possiamo dire che dal punto di vista acustico, la poesia baudeleriana, vibra piu’ di rumori che non di suoni. Chissa’, forse i “rumori” dell’Inferno. Umberto Mori

Edgar Allan Poe, ovvero mai letteratura fu piu’ tenebrosa che non in mano altrui di Umberto Mori

Dedicato a Sara Ballini.

” La visione di Poe e’ nel migliore dei casi uno sfrenato romanticismo e nel peggiore qualcosa non lontana dalla pazzia nel senso strettamente clinico della parola.”
G.Orwell ( 1903-1950),Nel ventre della balena, saggio in 3 parti.

Edgar Allan Poe, nacque a Boston il 19 di gennaio 1809, secondo genito di David Poe Jr. ed Elizabeth Arnold, entrambi attori girovaghi.
Il padre, gia’ nel 1810 abbandono’ la famiglia per motivi oscuri mentre la madre mori’ nel 1811 a causa di una tubercolosi polmonare, quindi il piccolo Edgar si ritrovo’ orfano in tenerissima eta’.
Fu quasi subito adottato, anche se non formalmente, da John Allan, un lontano parente di origine scozzese che viveva in quel di Richmond(Virginia), diventando Edgar Allan Poe.
Tra il 1815 e il 1820, gli Allan vissero in Inghilterra e ovviamente anche Edgar fu li’ con loro, rivelando proprio in questo periodo un’ eccezionale propensione alla memoria, sia mentale che visiva.
Terminata l’ estate del 1820, gli Allan con Edgar al seguito, tornarono in America, dove John Allan mori’ nel 1825, lasciando al nipote vari beni immobili.
In questo periodo il futuro scrittore frequento’ l’Accademia di Richmond, dalla quale pero’ fu presto espulso a causa del suo carattere mutevole ed insofferente alla disciplina.
L’ istesso accadde qualche tempo piu’ tardi all’ Universita’ della Virginia, dopo un solo anno di frequentazione, per aver violato tutta una serie di regole piuttosto rigide, come il gioco d’azzardo, i cavalli, l’alcool ed il tabacco.
Nel 1827, a diciotto anni, Poe torno’ a Boston dove si mantenne con vari lavori impiegatizi, tutti piuttosto precari arrivando anche ad arruolarsi nell’ esercito e mentendo addirittura sulla propria eta’, pur di essere ammesso infatti, dichiaro’ di avere piu’ anni rispetto a quelli posseduti realmente.
In questo periodo pubblico’ il suo primo libro di poesie, Tamerlano e altre poesie, stampato in 50 copie. Il libro praticamente non ricevette alcuna menzione o segnalazione di un qualche rilievo.
Nel 1829, lascio’ l’ esercito e nel 1830 tento’ l’ ammissione presso l’ Accademia di West Point, dove fu effettivamente ammesso ma abbandonera’ anche questa istituzione dopo appena un anno, nel 1831.
Di seguito, parti’ per New York City, dove pubblico’ un altro suo libro di poesie.
Da questo periodo in poi, lo scrittore decise fermamente di realizzare risultati assai piu’ concreti in ambito letterario che non quelli realizzati sino a quel periodo.
Nel 1833 ad esempio il “Baltimore Saturday Visiter”, assegno’ a Poe un premio speciale per il racconto ” Manoscritto ritrovato in una bottiglia”.
Questo accadimento fece si che un tale, John Pendleton Kennedy(1795-1870), facoltoso abitante di Baltimora, decidesse di aiutare lo scrittore a pubblicare altre opere, dopo averne intuito il particolare talento.
Nel 1835, a Baltimora Edgar convolo’ a nozze con la cugina Virginia Klemm(1822-1847), allora tredicenne anche se sul certificato matrimoniale ne dichiaro’ 21, la coppia in seguito torno’ a Richmond per stabilirvisi in via definitiva.
Del 1838 e’ il suo unico romanzo, ” Le avventure di Arthur Gordon Pym”, testo tra i piu’ rappresentativi in materia di narrazione fantastica.
Nel 1839, Poe pubblico’ due volumi contenenti i suoi migliori racconti in cui il sovrannaturale ed il fantastico si amalgamano alla perfezione: I racconti del grottesco e i racconti dell’arabesco.
Nel 1840, ne scrisse altri ancora, divenuti poi celebri: La caduta della Casa degli Usher, Morella, William Wilson, La cometa e La conversazione di Eiros e Charmion.
Il 1841, fu ancora un anno prolifico in fatto di racconti e scritti di varia natura.
Tra questi vanno menzionati: Eleonora, Autografia, Studi letterari e critici su scrittori a lui coevi, La maschera della morte rossa(capolavoro indiscusso), Il ritratto ovale, I delitti della Rue Morgue, considerato il capostipite del genere letterario-poliziesco, dove compare per la prima volta il detective-criminologo Auguste Dupin, antesignano di Sherlock Holmes.
Nel 1842, lo scrittore vergo’ su carta: Le terre di Arnheim, Il pozzo e il pendolo(celeberrimo) e Il mistero di Marie Roget.
Intorno alla meta’ degli anni 40, le condizioni di salute di Virginia cominciarono a vacillare e lo scrittore inizio’ a bere sempre piu’ intensamente a causa di cio’.
La moglie’ morira’ giovanissima, il 30 di gennaio 1847 a soli 25 anni.
Nel 1843, Poe scrisse altri racconti, Lo scarabeo d’oro e Il gatto nero, opere nelle quali il senso di oscurita’ e delle tenebre, emergono prepotentemente dal morboso ed instabile inconscio dello scrittore.
Lo stesso dicasi per la poesia ” Il corvo”, divenuta celeberrima proprio in quegli anni.
Dopo la morte della moglie, Edgar per superarne il dolore, provo’ a trovare conforto nella figura di Sarah Helen Withman, poetessa, anche se un vero e proprio coinvolgimento da parte di quest’ultima non ci fu mai e forse anche a causa dell’alcolismo cronico del quale soffriva Poe da anni e per la sua dipendenza da sostanze oppiacee.
Il 3 di ottobre 1849, lo scrittore fu trovato in stato confusionale(probabile Delirium Tremens), per le strade di Baltimora.
Subito ricoverato presso il Washington College Hospital, vi mori’ quattro giorni dopo, il 7 di ottobre, a 40 anni, in circostanze mai del tutto chiarite.
Di li’ a breve, Poe divenne uno degli scrittori americani piu’ apprezzati tra tutti gli altri.
Fu poeta eccezionale, acuto e sottile indagatore di tutte le sensazioni inspiegabili, esperto conoscitore delle allucinazioni oltreche’ creatore di sogni spaventosi e fantasmi indimenticabili.
Non a caso in Europa, sara’ conosciuto alle masse attraverso le accurate traduzioni che fece delle sue Opere, Charles Pierre Baudelaire(1821-1867), uno scrittore che ebbe molte analogie con la figura di Poe.
Quest’anno ricorrono i 170 anni dalla morte di Edgar Allan Poe.

Umberto Mori

INTERVISTA A LAUGRITH HEID (YLENIA OLIVERIO) – a cura di Francesca Lingesso

In occasione dell’uscita del suo nuovo libro “Tröld*R: il Fjölkynngisbók – Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo” ho voluto proporre questa intervista all’autrice, per conoscere meglio il suo percorso di studi di una delle più antiche arti stregoniche europee dei Vani.

Ciao Ylenia, sono veramente felice di poter fare questa intervista e ti ringrazio per la tua disponibilità

D: Vorrei cominciare dall’inizi, come è cominciato il tuo “viaggio? Non solo accademico ovviamente, ma il tuo interesse per la stregoneria, considerato che sei esperta anche in Demonologia.

R: Ciao Francesca il piacere è mio! Ho iniziato molto giovane, avevo all’incirca 15 anni, nella fase della vecchia Ishtar Editrice. Internet ancora non era perfezionato quanto adesso; raccoglievo i soldi che mio padre ci dava il sabato per la consueta serata tra amici. Non uscivo per acquistare i testi di Ottavio Adriano Spinelli e di altri autori della  Goetia. Con il suo aiuto e le sue direttive ho intrapreso il percorso stregonico legato alla demonolatria.

D: Quale esoterista ha influenzato il tuo percorso, sempre che vi sia qualcuno che abbia avuto qualche influenza?

R: Ottavio Adriano Spinelli mi fu maestro di Goetia, ha segnato la mia formazione.

D: Di lavoro fai l’archeologa, c’è connessione tra il tuo lavoro e i tuoi studi, non solo accademici, nel culto della Stregoneria dei Vani?

R: Si sono Archeologo, la connessione è tanta. Grazie agli studi conseguiti sono riuscita a settorializzare e specializzare la ricerca accademica intrisa nelle pratiche che ci riproponiamo di recuperare, anche se parzialmente.

D: Vorrei porti qualche domanda accademica. Il culto dei Vani venne in qualche modo “oscurato” da quello degli Aesir. Sicuramente la causa principale è stata dei flussi migratori che venivano dalle regioni del medio Oriente che hanno subito influenze nei culti pre esistenti. Ci sono culti medio orientali antichissimi, ai primordi della civiltà, secondo te quanto hanno influito queste migrazioni in eventuali “inquinamenti” nei nostri culti Nord Europei? Anche il culto dei Vani è stato influenzato oppure è rimasto al di fuori di una possibile contaminazione?

R: Hanno influito tantissimo, anche nella radicale formazione delle civiltà germaniche e filo germaniche, soprattutto nella manifestazione del culto. Dalle ricerche archeologiche abbiamo costante prova di tale “inquinamento” che precede anche il priodo Kungan. Il culto dei Vani è stato influenzato, il contesto vanico invece ancora cela una stupenda “purezza”.

D: Hai scritto fino ad oggi cinque libri sulla stregoneria dei Vani, ogni libro è connesso all’altro. Puoi spiegare il filo conduttore dei cinque testi e perché sono usciti in questo ordine?

R: Tutti i cinque testi sono un excursus esoterico, archeologico ed antropologico sulla ricerca di un culto europeo puro da abramitismi. Il primo volume è un antologia dei vari testi che hanno ripercorso le tracce della vecchia Europa. Attraverso le Saghe ed i reperti archeologici. Il secondo volume è uno studio sulle forme di necromanzia e vendetta estratto anch’esso dalle saghe scandinave. Le forme stregoniche appartenenti a questa ricerca rispecchiano la vita, gli usi e costumi del popolo al quale fanno riferimento. Questo recupero stregonico si dissocia anche dalle forme new age e filo wiccan che hanno deturpato le prime scoperte. Il terzo dona gli spunti di un innovativa decodifica runica incentrata sull’essenza estratta dal seme degli Jötnar (Giganti). Una ricerca su base demonologica del nord europa.  Il quarto è l’evoluzione del Gigante nella figura di HelVíti (Diavolo) che introduce l’apice della manifestazione del proprio culto attraverso le ricerche archeologiche e filologiche dei reperti epigrafici e non. Tutto questo sfocia nel recupero del Folk nord europeo, che troviamo esplicato nel quinto volume.

D: Di cosa parla il tuo ultimo libro Tröld*R: il Fjölkynngisbók – Magia, Stregoneria e Folk Nordeuropeo?

R: Il quinto racchiude le forme delle radicate manifestazioni della Demonolatria del nord, attraverso il recupero di alcuni manoscritti. Dispone di un ricettario che richiede cautela nella lettura e nei propositi.

D: La stregoneria dei Vani si basa sulla necromanzia, noto tanta diffidenza (e ignoranza) riguardo a questo tipo di stregoneria soprattutto da parte di questi culti neopagani che si ispirano anche al culto norreno che di eteno non hanno nulla. Parafrasando alcune tue parole in una conferenza (che ho visto nel vostro canale Youtube), secondo te perché c’è tanta paura e diffidenza, e perché come dici tu “non si vogliono sporcare le mani” oppure è solo questione di ignoranza?

R: La necromanzia differisce in molti aspetti dalle pratiche negromantiche. Il termine negromanzia che noi tendiamo ad allontanare dalla vecchia europa, non ha nulla a che fare con il colore della pelle come alcuni “ignoranti” insinuano verso chiunque con orgoglio difende le proprie radici europee. Una (la negromanzia) costringe in atto divinatori e non, il morto ad un “opera”; l’altra (la necromanzia) utilizza il materiale del morto in opere specifiche di stregoneria, che nel nostro caso racchiudiamo nelle pratiche note come Spá ók Sýn e Tröldr. Noi non siamo i portatori di una conoscenza assoluta ma difendiamo ciò che è europeo dalla mescolanza con altre arti che non ci appartengono. Puntiamo su una differenziazione e valorizzazione, non sulla discriminazione. Molti gruppi ed artigiani usano le ossa come materia prima, ma se questa non subisce una “pulizia” ci portiamo a casa anche le sofferenze dell’animale cui sono appartenute. Accettare questa verità è difficile per chi opera con presunzione e superficialità. Io credo che l’arte delle ossa debba essere propria di un esoterista con un bagaglio di studi consoni alla propria specifica. Lo “sporcare le mani” è un modus stregonico di demonolatria, che permette di scindere la materia e plasmarla. Tanta la paura, tanta la diffidenza, tanta l’ignoranza e tanta materia “alfoide” ne ostacolano lo sviluppo in Italia.

D: Rimanendo sul discorso dei movimenti neo pagani, sappiamo che negli ultimi decenni, le Rune sono state sfruttate fino all’osso, con centinaia di pubblicazioni, questo ha sempre innescato in me molta rabbia poiché la mancanza di rispetto verso questo antico verbo degli Dei, non è per tutti, ho sempre cercato di dissuadere le persone a fare un uso improprio delle Rune. Quale consiglio puoi dare a quelle persone che hanno veramente il desiderio di studiare a fondo e accedere a un percorso “iniziatico” (perché sono legate a dei culti) senza incappare nei soliti “manuali pratici”?

R: Le nostre battaglie verso le concezioni fittizie ed improprie di tipo neopagano, ci spingono a consigliare lo studio dei manoscritti, delle saghe e delle opere di autori che non risentano della vicinanza del Vaticano.

D: Ti vorrei porre una domanda che mi sta particolarmente a cuore poiché io amo le entità dei Giganti del Nord, sono particolarmente legata a due di questi: Surtr e Loki. Quanto sono vicini come visione e culturalmente le entità che in altre culture esoteriche chiamiamo Demoni?

R: Il Demone per inteso dalla nostra tradizione è asettico dalle forme Cristiane di avversario, ma si accorpa alla forma greca nota di conoscitore estremo e puro della Sapienza Occulta. Io sono personalmente sono vicina alla figura del mai nato e mai morto, ovvero Surtr e sono affascinata dalla figura di Loki che è strettamente connesso alle nostre pratiche in se conserva l’arte della Trasformazione Stregona.

D: Ora vorrei affrontare un argomento che interesserà le utenti femminili e riguarda una meravigliosa figura della cultura Nord Europea più rivolta al passato che al presente: La Völva. Con il dilagare delle religioni abramitiche la società europea ebbe un involuzione riguardo al femminino e al ruolo della donna in tutti sensi, trasformandosi in società patriarcali. Quale era il suo ruolo nelle società antiche Nord Europee? Era temuta o rispettata?

R: Com’è bella questa domanda!

Posso tranquillamente affermare che addirittura adesso viene deturpata dai neopagani, ancora per le influenze abramitiche dai cui affermano di essere lontani, ma in realtà ne sono altamente influenzati. La Völva è la prima manifestazione stregonica di forma scandinava. È lo “sciamano”, la strega, il canale in costante mutamento ed in costante comunicazione con i piani dell’Yggdrasil. Questa figura non ha nulla a che vedere con: orge, rituali fallocentrici ed offese omofobe a cui vogliono prepotentemente accorpare.

La donna ha un ruolo fondamentale nella società nord europea. Era rispettata, ascoltata ed onorata. In tutte le sue manifestazioni, terrene e non.

D: Parliamo della vostra associazione culturale “Il bosco di Chiatri”, come è nato questo progetto? In quest’Italia cattolica è stato un atto coraggioso da parte vostra e per questo avete tutta la mia stima.

R: L’associazione “Il Bosco Di Chiatri” nacque quando misi piede nella stupenda terra toscana, con l’unione dell’intento mio e del nostro editore Anna Lisa Oliverio, di rifondarvi un’area di culto politeistico su territorio longobardo.  Abbiamo settorializzato con gli anni il “forn siðr“eteno aprendo al suo interno le sezioni Vanatrú Italia e Thursatrú Italia. E‘ stata dura all‘inizio ma lo è molto di piu ora.

D: Chiudiamo questa intervista con una domanda di prassi. Quali sono i tuoi progetti futuri?

R: Lo scopo di questa evoluzione è ripercorrere il passato più nascosto. Quindi i nostri progetti futuri sono legati al ritorno della purezza stregonica. Auspichiamo al risveglio del Drago o per dirla alla maniera etena al migliore dei Ragnarök.

 

Ti ringrazio ancora infinitamente per questa intervista, vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie a te e Sara per la gentilezza e l’ascolto, vi aspetto ad uno dei nostri Blót.

 

 

 

 

 

Biografia dell’autrice (tratto dal libro in copertina)

 

Ylenia Oliveiro, residente in Toscana. Laureata in Filosofia e Storia. Vecchio ordinamento. Master post Laurea in Beni archeologici, Master in Preserving and Increasing Value of Cultural Heritage, conseguito a Roskilde (Copenaghen). Ulteriore integramento post Laurea in Scienza dei beni Archeologici. Archeologo da oltre dieci anni, specializzata in scavo in cantieri urbani. Ha incentrato la sua attenzione verso i culti dell’Europa del Nord durante la sua permanenza nel Canton Ticino per stages formativi al Centro Studi Internazionali Luganesi. Presidente dell’Associazione del culto Politeistico: Il bosco di Chiatri, svolge attività di formazione e informazione in Italia ed in Europa per la promozione, divulgazione e rivalutazione del Culto Vanico dell’Europa Autoctona del Nord. Presidente anche della fazione Vanatrù Italia Forn Siðr Europeo incorporato nella stessa Associazione del Bosco di Chiatri, legalmente riconosciuta sia in Europa che per lo stato Italiano a scopo religioso e di culto. Ha collaborato con il gruppo archeologico di Yorkshire, per la didattica formativa, con la stesura di corsi di tradizione scandinava e runologica svolti presso l’antica aria di Jorvik (York Museum) e presso Halifax (West Yorkshire).

 

Fondatrice del sito http://www.vanatru.it e relatrice in conferenze e seminari svolti sia in Italia sia all’estero. Alcuni di questi sono consultabili presso il canale Youtube <Il Bosco di Chiatri>.

 

Bibliografia autrice: Laugrith Heid (Ylenia Oliveiro)

 

La stregoneria dei Vani, Collana il Bosco di Chiatri Vol. I Editore AnaelSas Edizioni 2015

 

Kindrùnar. Le rune della stirpe- Grimorio Necromantico , Collana il Bosco di Chiatri  Vol II Editore AnaelSas Edizioni 2016

 

Rùn. I tre aspetti della runa , Collana il Bosco di Chiatri Vol III Editore AnaelSas Edizioni 2017

 

Helvìti Svarturgaldur- Manuale pratico Opera Necromantica Nord Europea , Collana il Bosco di Chiatri Vol IV Editore AnaelSas Edizioni 2018

 

Tröld*R: il Fjölkynngisbók – Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo , Collana il Bosco di Chiatri Vol V Editore AnaelSas Edizioni in uscita il 9 giugno 2019

Rùn: I tre aspetti della Runa, di Lugrith Heid (Ylenia Oliverio). Recensione a cura di Francesca Lingesso (Isha Pairika)

Da tempo cercavo un testo dedicato al sacro verbo (magico) sulle Rune che non fosse trattato con superficialità e che soprattutto non fosse assorbito dai sincretismi dei culti di origine abramitica. Volevo leggere qualcosa che fosse legato alle tradizioni del nord Europa senza contaminazioni. In Italia per fortuna abbiamo una studiosa e autrice di ben cinque libri legati alla tradizione nordica dei Vani: Lugrith Heid (Ylenia Oliverio). La stregoneria Vanica è senza dubbio tra le più “pure” e “autentiche” di queste tradizioni del nord Europa.

Rùn è un testo che ispira tutto questo, tradizione, cultura, stregoneria necromantica  tradizionale, con una decodificazione delle Rune che va ben oltre le solite speculazioni neo pagane, si basa su reperti archeologici e su studi approfonditi di alcuni testi storici di culto, tra cui il Volùspà, Edda poetica, Havamal.  Infatti nel testo possiamo trovare, oltre al significato intrinseco di ogni runa, la fonte da cui è stato decodificato questo antico verbo degli Dei. Tutto questo con la naturale connessione con la necromanzia di cui l’autrice è esperta non solo come studiosa accademica ma anche come praticante di stregoneria dei Vani.

Il testo comincia da un approfondimento storico sulle rune nelle sue tradizioni (di molte regioni del nord Europa), iniziando dalle proto rune fino a quelle più moderne, descritte accuratamente con uno schema in ogni singola runa.  Oltre alle iscrizioni runiche troviamo anche la fonetica e la correlazione di esse con: gli elementi, le piante, gli animali, pietre, alberi e colori.

Con stupore, nel leggere questo testo, ho appurato che alcune rune hanno in realtà un significato molto più profondo di quanto avevo appreso nel corso di venticinque anni.

In passato ho letto diversi testi sulle Rune, alcune di queste erano collocate in un certo quadro schematico e attribuite ad alcune divinità norrene, in Rùn ho trovato significati diversi dai soliti, con questo non voglio sminuire gli altri autori, ma il modo in cui l’autrice ha decodificato le Rune, per me è stato di grande ispirazione ed è un valore aggiunto al mio studio personale sui culti tradizionali scandinavi. Rùn da una visione molto diversa da quella conosciuta, difatti ne analizza diversi aspetti.

Nel testo ci sono anche alcuni rituali necromantici per “l’uso e la lettura (decodifica)” delle rune, dove descrive il passaggio iniziatico che ci consente di costruirle nel modo corretto (sacro) e di comprendere a fondo questo antico linguaggio degli Dei. Inoltre ci sono rituali necromantici tra cui: “il Risveglio della Fylgja”, il “Viaggio tra i mondi” e il “Rito di Surtr”. Vi è anche la Tabella Necromantica delle Rune correlate a: Appartenenza (mondo), Azione Stregonica, Atto Necromantico e Giganti corrispondenti.

Consiglio questo prezioso libro a chi abbia voglia di approfondire e non abbia paura di scoprire questo antico linguaggio degli Dei in chiave necromantica e tradizionale senza inquinamenti di sorta. Citando me stessa: “Ho diversi libri, ma ci sono quelli che tieni sul comodino come se fossero “guardiani” … e Rùn è uno di questi.

Ringraziamento speciale a Lugrith per la sua disponibilità.

 

Biografia dell’autrice (tratto dal libro in copertina)

Ylenia Oliveiro, nata a Reggio Calabria nel 1977, residente in Toscana. Laureata in Filosofia e Storia. Vecchio ordinamento. Master post Laurea in Beni archeologici, Master in Preserving and Increasing Value of Cultural Heritage, conseguito a Roskilde (Copenaghen). Ulteriore integramento post Laurea in Scienza dei beni Archeologici. Archeologo da oltre dieci anni, specializzata in scavo in cantieri urbani. Ha incentrato la sua attenzione verso i culti dell’Europa del Nord durante la sua permanenza nel Canton Ticino per stages formativi al Centro Studi Internazionali Luganesi. Presidente dell’Associazione del culto Politeistico: Il bosco di Chiatri, svolge attività di formazione e informazione in Italia ed in Europa per la promozione, divulgazione e rivalutazione del Culto Vanico dell’Europa Autoctona del Nord. Presidente anche della fazione Vanatrù Italia Forn Siðr Europeo incorporato nella stessa Associazione del Bosco di Chiatri, legalmente riconosciuta sia in Europa che per lo stato Italiano a scopo religioso e di culto. Ha collaborato con il gruppo archeologico di Yorkshire, per la didattica formativa, con la stesura di corsi di tradizione scandinava e runologica svolti presso l’antica aria di Jorvik (York Museum) e presso Halifax (West Yorkshire).

Fondatrice del sito http://www.vanatru.it e relatrice in conferenze e seminari svolti sia in Italia sia all’estero. Alcuni di questi sono consultabili presso il canale Youtube <Il Bosco di Chiatri>.

Bibliografia autrice: Lugrith Heid (Ylenia Oliveiro)

La stregoneria dei Vani, Collana il Bosco di Chiatri Vol. I Editore AnaelSas Edizioni 2015

Kindrùnar. Le rune della stirpe- Grimorio Necromantico , Collana il Bosco di Chiatri  Vol II Editore AnaelSas Edizioni 2016

Rùn. I tre aspetti della runa , Collana il Bosco di Chiatri Vol III Editore AnaelSas Edizioni 2017

Helvìti Svarturgaldur- Manuale pratico Opera Necromantica Nord Europea , Collana il Bosco di Chiatri Vol IV Editore AnaelSas Edizioni 2018

Tröld*R: il Fjölkynngisbók – Magia, Stregoneria e Folk Nordeuropeo , Collana il Bosco di Chiatri Vol V Editore AnaelSas Edizioni in uscita il 6 giugno 2019

La Marchesa Casati Stampa, l’aristocratica che invento’ lo Stile Dark e anche altro…di Umberto Mori.

Tom Antongini, segretario privato di d’Annunzio, rivelo’ un giorno che il 20 di giugno 1915, lo scrittore partecipo’ ad una sorta di rito satanico presso le catacombe di Via Appia in Roma, insieme ad una medium piuttosto famosa all’epoca e insieme ad una NobilDonna altrettanto famosa all’epoca, la Marchesa Casati Stampa.
In seguito d’Annunzio avrebbe inmortalato su carta questo avvenimento intitolandolo:
L’ hivresse pareille a’ l’ hallucination.
In seguito pero’ il poeta distrusse questo scritto, senza un preciso motivo.
Questo singolare antefatto, ci da gia’ un’ idea della forte personalita’ di Luisa Amman, nata a Milano il 23 di gennaio 1881, in una famiglia molto ricca, una delle piu’ benestanti dell’epoca. Ebbe anche una sorella, nata nel 1879 e deceduta purtroppo giovane nel 1919.

Dopo aver ricevuto un’ educazione piuttosto spartana, nel 1900 Luisa sposo’ l’ aristocratico Camillo Casati Stampa di Soncino(1877-1946), diventando Marchesa.
Il matrimonio nel 1901 fu allietato dalla nascita di una bambina, Cristina.
Intorno al 1903, il matrimonio era pero’ gia’ naufragato e fu proprio in questo periodo che la Marchesa conobbe d’Annunzio, nelle campagne di Gallarate durante una giornata di caccia alla volpe.
Fu amore quasi a prima vista tra i due, in seguito pero’ si trasformo’ in una solida amicizia, tenuta salda da vari inteteressi in comune.
Dopo la separazione dal marito, Luisa divenne poco a poco Icona di Stile assurgendo al superbo ruolo di Opera d’Arte vivente.
Morti i genitori, lei e la sorella divennero ricchissime, Luisa in particolare,acquisto’ il bellissimo e splendido Palazzo Ca’ Venier Leoni, sul Canal Grande in Venezia, arredandolo con mobili, arazzi, tappeti, specchi, animali esotici e quant’altro.
Ovviamente, tutto di grande valore artistico-finanziario, diventando di conseguenza una delle NobilDonne piu’ eccentriche e stravaganti della sua epoca, se non la piu’ di tutte.

Tra le sue stravaganze piu’ celebri e riuscite dell’epoca si ricordano: le promenades per le calli veneziane con ghepardo o pantera al guinzaglio, un pitone vivo avvolto intorno al collo a guisa di scialle con al seguito servitori di colore seminudi.
Inoltre, celeberrimi divennero i 3 sontuosi ricevimenti nel 1913 in Piazza S. Marco, appositamente affittata, in cui vennero ospitati gli aristocratici europei piu’ importanti di quel periodo storico.
Come detto prima, fu Opera d’Arte vivente ma divenne tale solo dopo aver lungamente lavorato sulla propria trasformazione fisica.
Ad esempio: dimagri’ molto, acquisi’ una pelle sempre piu’ candida, tinse di rosso fuoco i suoi scuri capelli, indosso’ abiti sempre piu’ costosi, spesso disegnati da lei e riempi’ i suoi magnetici occhi di “Belladonna”, un liquido che serviva a far dilatare le pupille, conferendole il demoniaco aspetto di Femme Fatale.
Ma soprattutto, Luisa Casati Stampa fu colei che invento’ lo Stile Dark ossia un intenso e marcato trucco nero sulle palpebre e intorno agli occhi.
Un trucco che molti decenni dopo fara’ impazzir i seguaci, uomini e donne, dei vari movimenti Black, Metal, Dark e Goth.

Una Donna cosi’ quindi non passo’ certo inosservata, soprattutto nei riguardi di artisti a lei coevi e molto famosi come Giovanni Boldini(1842-1931) che la ritrasse in un quadro divenuto celebre in tutto il mondo.
Va sottolineato che la Marchesa nutriva una morbosa e quasi ossessiva passione per le Arti Occulte in particolare per le sedute spiritiche, eventi in cui per vari anni coinvolse il curiosissimo d’Annunzio.
Si puo’ dire che partecipasse ad una seduta quasi ogni giorno, insieme a pochi eletti e anche il giorno della sua morte, avvenuta a Londra il 1 di giugno 1957, ove viveva in condizioni di estrema indigenza, partecipo’ ad un cotal evento.
Si, avete letto bene, “estrema indigenza”, la Marchesa infatti, dopo aver vissuto un’esistenza votata al lusso piu’ ostentato e sfrenato, dilapido’ tutto il suo ingente patrimonio, arrivando ad accumulare debiti per circa 25 milioni di dollari!
A Londra viveva la figlia Cristina.
D’Annunzio che aveva l’abitudine di conferire soprannomi alle sue amanti, chiamo’ Luisa, Kore’-Regina degl’Inferi e sicuramente durante le sue splendide promenades veneziane, diurne e notturne lo fu assolutamente, in modo impeccabile.
Un’affascinante Demone femminile votato completamente alla Bellezza Immortale ossia l’ Opera d’Arte vivente.
Grazie Luisa, immensamente grazie per cio’ che ci hai donato.

Umberto Mori