Il viaggio di Apophis tra gli archetipi del Drago

a cura di Ylenia Oliviero.

Il viaggio alla riscoperta della vera essenza del Drago è un’esperienza scomoda per molti e terrificante per la maggior parte delle persone.
Mostra gli aspetti di se stessi nella maniera più cupa, aspetti spesso che preferirebbero non riconoscere.
Ma la conoscenza di sé e l’autointegrazione sono le uniche vere chiavi per farlo.
L’Universo come lo definisce Kelly è una magnifica arena di gioco in cui il Sé può esprimere e sviluppare la propria essenza, unica e indissolubile, in un ciclo in continua espansione di Rimanifestazione.
Questa manifestazione ciclica apre le porte ad un concetto fondamentale, quello dei
Ragnarök. La prima cosa che l’Iniziato impara nelle tracce del testo Apophis di M. Kelly, è che in realtà non sa quasi nulla di se stesso. La personalità è un miscuglio di condizionamenti genitoriali e sociali, plasmati e rimodellati dai media, dalla pubblicità e dall’educazione selettiva.
I primi compiti per lo studente sono rimuovere gli accumuli per rivelare finalmente il proprio nucleo centrale immacolato. Questo processo di auto-rivelazione è la prima apertura dell’Occhio del Leviatano, imparare a vedere le cose – e in particolare se stessi – come loro.
Uno stupendo aggancio alla concezione Hegeliana di manifestazione dello spirito, in cui la percezione delle idee in sé, per sé e fuori di sé, aprono al primo step del controllo delle pulsazioni nella sublimazione con il mondo esterno.
Perché i draghi? A causa della loro mitologia e delle loro immagini durevoli, certamente, ma anche per la loro eredità biologica.
L’uomo è l’erede della ricchezza e del potere del Drago, come ampiamente dimostrato nel mito di Sigurd e Fáfnir. Come afferma Paul MacLaine nella teoria dei tre cervelli “Il cervello umano è il risultato di interconnessioni di aree cerebrali comparse in diversi momenti della fase evolutiva”.
Le attività automatiche per il mantenimento dell’omeostasi del corpo, vengono controllate da uno di questi tre, definito cervello “rettiliano” (tronco dell’encefalo). Quest’ultimo è la sede degli istinti primordiali, della conquista e della difesa, attacco/fuga, della territorialità, della conquista, della gerarchia sociali.
Quest’area è ben rappresentata nei rettili. Il Drago quindi non significa coscienza stessa, ma quel mostruoso potenziale primordiale che fa nascere la coscienza, il cui potere è ancora avvolto nel profondo.
Mitologicamente, il mondo è stato formato dal corpo del drago primordiale Tiamat e gli esseri umani sono scaturiti dalle goccioline di sangue demoniaco versato in quel conflitto di proto-dei.
Alla stessa maniera il mito di Ymir, nella sua creazione cosmologica, anche se non è effettivamente un drago ma uno Jötunn, aggancia la natura occulta di questi elementi che sono propri del popolo Vanico.
Molti miti sui draghi nascondono grandi segreti iniziatici. Vedi Fafnir.
Una magia Draconiana non è specifica del pantheon, i volti e le identità effettive delle divinità invocate dipendono quindi in gran parte dall’affinità, dall’impronta estetica e culturale/genetica del singolo praticante.
In tutti i casi, tuttavia, si troverà che tre principali archetipi o Forme predominano all’interno del processo iniziatico draconiano e nessuno di questi può essere escluso con sicurezza dal Lavoro.
La prima di queste Forme è il Signore delle Tenebre, il Dio della Coscienza.
La fiamma nera.
La seconda forma è la donna scarlatta, la dea del desiderio.
La terza forma è il serpente, la forza per la rievocazione.
Da qui L’evoluzione ed il risveglio del Daemon.

Per approfondimenti:
Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea,
Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, TröldR: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.
ENG
Apophis’ journey among the dragon archetypes
The journey to rediscover the true essence of the Dragon is an uncomfortable experience for many and terrifying for most people.
Show aspects of themselves in the darkest way, often aspects they would rather not recognize. But self-knowledge and self-integration are the only real keys to doing this.
The Universe, as Kelly defines it, is a magnificent playing arena in which the Self can express and develop its own unique and indissoluble essence in an ever-expanding cycle of Remanufacturing.
This cyclical event opens the doors to a fundamental concept, that of Ragnarök. The first thing the Initiate learns in the traces of M. Kelly’s Apophis text is that he actually knows almost nothing about himself.
Personality is a mixture of parental and social conditioning, shaped and reshaped by the media, advertising and selective education. The student’s first tasks are to remove accumulations to finally reveal their pristine core.
This self-revelation process is the first opening of the Leviathan’s Eye, learning to see things – and especially oneself – like them. A wonderful connection to the Hegelian conception of the manifestation of the spirit, in which the perception of ideas in itself, for itself and outside of itself, opens the first step of controlling the pulsations in sublimation with the external world.
Why dragons?
Because of their mythology and their enduring images, of course, but also because of their biological heritage.
Man is the heir to the Dragon’s wealth and power, as amply demonstrated in the myth of Sigurd and Fafnir. As Paul MacLaine states in the theory of the three brains “The human brain is the result of interconnections of brain areas that appeared at different moments in the evolutionary phase”.
The automatic activities for maintaining homeostasis of the body are controlled by one of these three, called the “reptilian” brain (brain stem). The latter is the seat of the primordial instincts, of conquest and defense, attack / flight, territoriality, conquest, social hierarchy. This area is well represented in reptiles.
The Dragon therefore does not mean consciousness itself, but that monstrous primordial potential that gives birth to consciousness, whose power is still shrouded in the depths. Mythologically, the world was formed from the body of the primeval dragon Tiamat and humans sprang from the droplets of demonic blood shed in that proto-gods conflict.
In the same way the myth of Ymir, in his cosmological creation, even if he is not actually a dragon but a Jötunn, engages the occult nature of these elements which are proper to the Vanic people. Many myths about dragons hide great initiatory secrets. See Fafnir.
A Draconian magic is not specific to the pantheon, the faces and actual identities of the invoked deities therefore largely depend on the affinity, aesthetic and cultural / genetic imprint of the individual practitioner.
In all cases, however, three major archetypes or Forms will be found to predominate within the draconian initiatory process and none of these can be safely excluded from the Work. The first of these Forms is the Lord of Darkness, the God of Consciousness. The black flame.
The second form is the scarlet woman, the goddess of desire.
The third form is the snake, the force for re-enactment. Hence the evolution and awakening of the Daemon. Translation by Federico Pizzileo
For more informations: Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni. Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni. Laugrith Heid, TröldR: il Fjölkynngisbók.
Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas Edizioni

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