Ivano Comi, ossia, costruzione e decostruzione del Dandy.

a cura di Umberto Mori

 Tra il settembre 2016 e il marzo del 2017, ebbi modo di conversare amabilmente per via telefonica con il grande Ivano
Comi(1953-2018). Difficile spiegare, soprattutto a posteriori, chi fosse Ivano, uomo di grande mistero e di grande sensibilità protesa assolutamente verso il Bello. Il mistero, in primis, perché pochissimi ebbero modo di conoscerlo dal vivo e anche perché a malapena si sa che espletava il lavoro di medico, non chiedetemi specializzato in cosa perché non lo so. Si mostrava assai poco in pubblico, gli piaceva esser così, tanto da esser considerato il maggior esperto italiano in materia di Eleganza e di Stile maschile classico, fatto questo convalidato dai numerosi libri che dedicò alla figura del “Dandy”. Tra questi ricordo con piacere: “Alfabeto lapidario dell’uomo elegante”(1999), “Conversevole week-end sull’eleganza maschile”(2000),  “Universo figurato di un Dandy”(2004), “Il periglioso osare nell’ineffabile, dieci
fazzoletti per un Dandy”(2005), “George Bryan Brummell”(2008), “Il Dandy e il blu”(2008), “Un Dandy in rima”(2009) e “Breve riflessione sul Dandy e sul Samurai”(2014), quest’ultimo molto interessante, in quanto fornito di un’accuratissima ed estesa Bibliografia finale. Va precisato che tutti i libri di Comi, sono a tiratura limitata e di prezzo non accessibile a tutti. Va anche aggiunto che Ivano amava oltreche’ la figura del “Dandy”, le lame d’acciaio, le armi bianche e i cavallucci marini, tanto da dedicare a tutto ciò i seguenti libri:”Armi bianche corte contemporanee a lama fissa e a lama mobile”(1992), “Scienza e mistica del damasco contemporaneo”(1994), “Acciaio damasco: la
tradizione orale nella pratica di forgia”(1996) e “Breve scritto sull’ippocampo”(2003). Quindi, sicuramente una personalità assai eccentrica e stravagante, ma con la quale si interloquiva, amabilmente.
Ricordo che una volta, disquisimmo per almeno un’ora e mezza al telefono, a proposito della “pochette”, prezioso emblema estetico, consistente in un fazzoletto da taschino, quello da inserire, nella parte anteriore sinistra della giacca da uomo. Ebbene, lui mi disse che nonostante oggi esistano tantissime “pochette” di ogni forma e dai colori sgargiantissimi, la più pertinente di tutte rimaneva per lui quella di colore bianco.
Ivano Comi, che viveva presso Civenna di Bellagio, zona interna del comasco, presso una lussuosa e principesca Dimora, come abbiamo visto, ebbe cara per tutta la sua esistenza la figura del “Dandy”. Nella
biografia su Brummell, il quale mi disse subito, non fu mai “Lord”
bensì, soprannominato “Beau”, “Bello”, quindi “Bel Brummell” e che il suo cognome doveva essere scritto con 2 “l” finali e non con 1 come scrivevano tutti, Comi traccia un’ accurata e certosina etimologia della parola “Dandy”. Vediamola insieme:                       
1) Derivazione dalla canzone “Yankle Doodle Dandy”, cantata nelle colonie americane nel XVIII secolo.                         
2) Derivazione da una frase, “Jack O’ Dandy” del 1632.                                           
3)Derivazione dal francese “Dandin”, ossia “Cialtrone perditempo”.         
4) Derivazione dalla parola germanica “Tandeln” ossia “Perdere tempo” e anche dalla parola inglese “Dandle”, ossia “Cullare”, “Vezzeggiare”.                   
5) Derivazione da una parola uguale usata in Scozia nel XVIII secolo.                 
6) Nickname del nome “Andrew”. A mio avviso la più certa.                                     
7) Derivazioni, comunque  meno accreditate di tutte, vogliono l’origine di questa parola da “Dandiprat”, moneta in disuso, e da “Dandelyon” o anche “Dandelion”, dente di leone.                         
8) Presente in alcuni dizionari nel 1780, ove è chiarito che trattasi di un termine di significato incerto, presente in alcune canzoni popolari scozzesi.                         
9) Tale, Maud Sacquard de Belleroche in suo libro “Du Dandy au play boy”, afferma che il termine “Dandy” era già piuttosto frequente in Inghilterra all’inizio del XIX secolo.
Nel suo libro su Brummell, Comi ci parla anche di molti “Dandies” che vissero dopo “Beau Brummell”(1778-1840), tra questi ricordiamo: Charles Pierre Baudelaire (1821-1867), il quale disse che: “Il Dandy deve aspirare a essere sublime senza interruzione; deve vivere e dormire di fronte a uno specchio”, Jules Barbey d’Aurevilly(1808-1889), Jorys-Carl
Huysmans(1848-1907), autore del famosissimo “A’ rebours”, Oscar Fingal
O’Flahertie Wilde(1854-1900), che non ha certo bisogno di presentazioni,
il conte Robert de Montesquiou-Fezensac(1855-1921), grande estimatore
dei pipistrelli, ai quali dedicò un libro di poesie e naturalmente Gabriele d’Annunzio(1863-1938), il quale con i suoi famosissimi abiti su misura, ridefinì in modo ineccepibile la figura dell’Arbiter Elegantiarum. Va infine detto che l’aver esaltato, elevato e strenuamente difeso l’immagine del “Dandy” per tutta la vita, il paradosso volle che Comi, nell’ultimo suo libro,”Il crepuscolo del Dandy e la decostruzione del suo falso mito”(2016), fini’ per annientare ciò
che aveva sempre amato. Chissà perché? Gliene chiesi spiegazione durante la nostra ultima telefonata e mi rispose che la vita è fatta di accettazioni e di negazioni, in fasi alterne e continue. Sia come sia, grazie Ivano, per tutti i doni meravigliosi che ci hai lasciato. In fatto di Eleganza e Stile, non possono che renderci persone migliori!
Grazie ancora! Per tutto!                                           
Umberto Mori

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