Intervista a Deca di Francesca Lingesso

Federico de Caroli

Più diffusamente conosciuto con lo pseudonimo Deca, con cui ha firmato la quasi totalità della sua discografia, si è affermato soprattutto come autore di musica elettronica e musica ambient, accostandosi poi ad altri ambiti come quello teatrale, multimediale e televisivo. Autore di musiche per la RAI da almeno un decennio, è considerato uno dei massimi compositori italiani viventi e uno dei più esperti sperimentatori del suono. Le sue prime incisioni sono oggi ricercati pezzi di alto valore collezionistico. La sua musica è distribuita in Europa e in Asia sul catalogo EMI e in America sul catalogo della hollywoodiana APM Music. Ha fatto della dimensione onirica la chiave di volta della sua vita personale ed artistica, coltivando anche una vena narrativa firmando alcuni romanzi di genere fantastico e surreale. È stato a suo tempo tra i fondatori e promotori del Manifesto del Distonirismo.

Deca ha appena pubblicato il suo nuovo album “Lucifero Alchemico”.

L’artista in queste quattro tracce ti trasporta in un viaggio, il suo, attraverso sonorità dense e impregnate di alchimia.

Come qualsiasi percorso che prevede l’immersione nell’Oscurità, si percepiscono i vari step di questo viaggio dalla prima all’ultima traccia.

Consiglio di ascoltare questo album in un momento di tranquillità per lasciarsi trasportare dalle sue sonorità così da avere la percezione di visitare quella parte della nostra mente comunemente chiamata inconscio per arrivare al punto di gnosi personale.

Ora lascio la parola all’autore:

D: Ciao Federico, sono molto contenta di parlare con te della tua nuova opera. Puoi dirci cosa ti è stato di ispirazione, considerato che si tratta di suoni che richiamano un approccio alla spiritualità luciferina?

R: L’ispirazione non è arrivata da un unico “momento”, ma è cresciuta nel tempo sulla scia di un percorso personale. Un percorso culturale, di studio, di conoscenza. C’è una componente più razionale – diciamo – che lega queste composizioni all’alchimia, alla numerologia e alle scienze esoteriche in generale. E poi una componente più psichica che mi ha permesso di far affiorare energie profonde, travasando l’essenza della mia consapevolezza, della mia idea del mondo nella creazione dei suoni e nella scrittura musicale vera e propria. In merito al riferimento luciferiano che è così evidente e indicativo nel titolo stesso dell’album, è sicuramente la componente gnostica di questa idea del mondo ad avere giocato un ruolo sostanziale.

D: Come hai appena detto si tratta di un percorso spirituale vero e proprio, quanto tempo ci è voluto per elaborare un’opera così complessa?

R: Nel 2016 avevo cominciato a produrre ed elaborare i suoni che sono poi serviti a realizzare la musica. Ci sono stati differenti processi di generazione del suono, utilizzando anche metodi molto poco ortodossi, come registrare voci nel sonno o intercettare disturbi elettromagnetici poi amplificati e manipolati… Questo parallelamente all’uso di strumenti tradizionali come il pianoforte e di sintetizzatori; che però non sono predominanti in questo lavoro e infatti difficilmente questo disco ha un’aura elettronica. I quattro brani sono stati costruiti con una varietà di suoni davvero amplissima. Tra il 2017 e il 2018 ho poi completato la stesura della musica, affrontando varie fasi di modifiche e rifiniture. Onestamente non posso dire che sia stato un lavoro lineare e continuativo, anche perché è maturato nel tempo mentre mi occupavo di altri progetti. Il fatto che poi l’album sia stato effettivamente pubblicato nel 2021 è dovuto in parte all’esitazione e talvolta all’ostracismo di alcune etichette che erano interessate a produrlo, ma si sono dimostrate frenate da pregiudizi. Il che mi ha poi convinto a uscire autonomamente con la mia etichetta.

La tua è stata una scelta coraggiosa preferendo la libertà e l’individualismo che è fondamentale per la filosofia luciferiana. Molti avrebbero pensato prima al materialismo. Pensi che un giorno potrai pentirti di questa scelta?

R: Un percorso di acquisizione consapevole delle proprie vocazioni e aspirazioni, soprattutto se coltivato nel tempo, credo che difficilmente possa portare a ripensamenti, pentimenti, svolte radicali. Penso che rinnegare le proprie scelte in tal senso sarebbe un segno di pazzia. C’è un fondamento di orgoglio che si è consolidato negli anni. Mi sono sempre fatto carico degli oneri che comporta un’indipendenza quasi totale in un contesto come quello artistico e soprattutto discografico. Pochissimi compromessi, pochissime scorciatoie e svariati sacrifici: ma il risultato concreto è aver potuto mantenermi libero di creare ed agire senza condizionamenti. E questo è un modo molto luciferiano di gestire la propria carriera e il proprio modus vivendi. Sta di fatto che anche di fronte alle reticenze di alcuni interlocutori editoriali (il nome Lucifero suscita disagio anche negli ambienti sedicenti alternativi) non mi ha indotto a rivedere il progetto. Tutto è rimasto come nelle mie intenzioni originarie.

D: Un’ ultima domanda a proposito del tuo nuovo album, ascoltando dalla prima all’ultima traccia sembra un percorso evolutivo, almeno è così che l’ho percepito. Nelle prime due tracce sembra quasi una sorta di momento meditativo e una presa di coscienza, la terza traccia comincia a delinearsi qualcosa che si addentra nella parte oscura della propria “anima” e nell’ultima traccia si percepisce quella che definisco L’Illuminazione di Fosforo. Questa ovviamente è ciò che ha scatenato in me ascoltando l’album. Pensi che l’interpretazione sia “soggettiva” in opera come questa oppure deve mandare un messaggio preciso all’ascoltatore?

R: Una ricezione e interpretazione soggettiva dell’ascoltatore è pressoché inevitabile e non deve certo essere limitata o censurata dalle eventuali informazioni che il compositore offre. Certamente in “Lucifero Alchemico” c’è uno schema strutturale del percorso che lo ha ispirato. Un percorso Iniziatico che in qualche modo si rifà alla Grande Opera, identificando i quattro brani con le fasi alchemiche del percorso stesso. Il primo brano è una sorta di prologo che rappresenta lo stato dell’individuo prima della presa di coscienza, la voragine magmatica di debolezze, dubbi, frustrazioni, inganni da cui è travolto. Quindi, i successivi tre brani rappresentano idealmente la Nigredo, l’Albedo e la Rubedo, anche se questa è in verità una semplificazione perché ogni brano contiene svariati altri riferimenti esoterici. Ma la struttura basilare dell’opera è quella. È corretto quello che tu vedi nello svolgersi di questo percorso sonoro e nel suo esito: il Fosforo emblematico luciferiano è la chiave d’accesso all’Illuminazione a cui pervieni dopo la rinascita, a sua volta conseguenza del processo di morte-putrefazione. Dunque, l’ascoltatore può tenere conto di tutto questo, ma non deve sentirsi vincolato a seguire un approccio solo culturale e metaforico. Il disco va goduto empaticamente e psichicamente immergendosi in esso.

Interview with Deca

Federico de Caroli

Widely known under the pseudonym Deca, with which he signed most of his discography, he established himself above all as an author of electronic music and ambient music, later approaching other artistic fields such as theater, multimedia and television. Author of music for RAI for at least a decade, he is considered one of the greatest living Italian composers and one of the most expert sound experimenters. Currently, his earliest recordings are sought after as highly collectible musical pieces. His music is distributed in Europe and Asia on the EMI catalog and in America on the Hollywood-based APM Music catalog. He has made the dream dimension the keystone of his personal and artistic life, also cultivating a narrative vein by signing some fantastic and surreal novels. He was one of the founders and promoters of the Distonirism Manifesto.

Deca has just released his new album “Lucifero Alchemico”.

In these four musical tracks, the artist transports the listener on a journey, his own, through dense sounds imbued with alchemy.

Like any path that involves immersion in darkness, the various steps of this journey are perceived from the first to the last musical track.

I recommend listening to this album in a moment of tranquility to let yourself be carried away by its sounds so as to have the perception of visiting that part of our mind commonly called the unconscious to get to the point of personal gnosis.

After this introduction, the time has come to let the author speak:

Question: Hi Federico, I am very happy to talk to you about your new work. Can you tell us what inspired you, considering that these are sounds that recall an approach to Luciferian spirituality?

Answer: The inspiration did not come from a single “moment”, but grew over time in the wake of a personal journey. A cultural, study and knowledge path. There is a rational component that links these compositions to alchemy, numerology and esoteric sciences in general. And then there is a more psychic component that allowed me to bring out deep energies, pouring the essence of my awareness and my idea of ​​the world into the creation of sounds and into the actual musical writing. Regarding the Luciferian reference that is so evident and indicative in the title of the album itself, it certainly constitutes the gnostic component of this idea of ​​the world which in fact played a substantial role.

Question: I ask: As you just said, this is a real spiritual journey, how long did it take you to elaborate such a complex work?

Answer: In 2016 I started to produce and process the sounds which then went into making the music. There have been different processes of sound generation, also using unorthodox methods, such as recording voices in sleep or intercepting electromagnetic disturbances which are then amplified and manipulated … This is parallel to the use of traditional instruments such as the piano and synthesizers, which however are not predominant in this work and in fact this record hardly has an electronic aura. The four songs were built using a very wide variety of sounds. Between 2017 and 2018 I then completed the drafting of the music, facing various stages of changes and refinements. I honestly cannot say that it was a linear and continuous work, also because this work has matured over time while I was working on other projects. The fact that the album was released in 2021 was due, in part to the hesitation and sometimes to the ostracism of some music labels initially interested in producing it, but which later proved to be held back by prejudices, this then convinced to publish the musical work independently with my label.

Question: Yours was a courageous choice, you in fact preferred the freedom and individualism that is fundamental to the Luciferian philosophy. Many would have initially thought of materialism. Do you think that one day you will be able to regret this choice?

Answer: A path of conscious acquisition of one’s vocations and aspirations, especially if cultivated over time, I believe that it can hardly lead to rethinking, repentance, radical changes. I think that denying one’s choices in this sense would be a sign of madness. There is a foundation of pride that has built up over the years. I have always taken on the burden of almost total independence in a context such as the artistic and above all the record one. Very few compromises, very few shortcuts and various sacrifices: but the concrete result was that of keeping myself free to create and act without conditioning. And this is a very Luciferian way of managing one’s career and modus vivendi. The fact is that even in the face of the reluctance of some editorial interlocutors (the name Lucifer arouses discomfort even in self-styled alternative environments) it did not lead me to review the project. Everything remained as in my original intentions.

Question:A final question about your new album: listening to it from the first to the last track appears as an evolutionary path, at least that’s how I perceived it. The first two musical tracks appear almost a sort of meditative moment and an awareness, in the third musical track something begins to take shape that penetrates into the dark part of one’s “soul” and in the last track one perceives what I call Illumination of Phosphorus. This was my perception when listening to the album. Do you think that in a work like this interpretation can be “subjective” or should it be able to send a precise message to the listener?

Answer: A subjective reception and interpretation by the listener is almost inevitable and must certainly not be limited or censored by any information that the composer offers. Certainly in “Lucifero Alchemico” there is a structural scheme of the path that inspired him. An Initiatic path that in some way refers to the Great Work, identifying the four musical pieces with the alchemical phases of the path itself. The first piece of music is a sort of prologue that represents the state of the individual before becoming aware, the magmatic chasm of weaknesses, doubts, frustrations, deceptions by which he is overwhelmed. Therefore, the following three pieces of music ideally represent the Nigredo, the Albedo and the Rubedo, even if this is actually a simplification because each piece contains several other esoteric references. But the basic structure of the work is this. It is right what you see in the unfolding of this sound journey and in its outcome: the emblematic Luciferian Phosphorus is the key to access the Enlightenment that is reached after rebirth, in turn a consequence of the death-putrefaction process. Therefore, the listener can take into account all this, but he should not feel constrained to follow a cultural and metaphorical approach only. The disc must be enjoyed empathically and psychically by immersing yourself completely in it.

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