“Io, satanista spagnola” di Geena Pinés (ITA-ESP-ENG)

trad. Sara Ballini

Si, sono satanista. Ho dovuto percorrere un lungo cammino prima di poter dire questa frase e non sentirmi in dovere di dare spiegazioni ma sentendomi orgogliosa. Comunque, non è qualcosa che sia successo dalla mattina alla sera, quindi per raccontarvi la mia esperienza dovrei cominciare dalla mia adolescenza, quando ho iniziato davvero a domandarmi il senso di alcune cose, tra cui il sistema di convinzioni nel quale ero cresciuta, considerando che, in Spagna, anche se costituzionalmente presumiamo di essere uno stato laico, c’è una lunga tradizione cattolica dalla quale è difficile scappare, la stessa che oggi è colpevole di tanti falsi stereotipi che oggi dobbiamo smentire.

Ricordo che avevo circa 13 anni quando cominciai ad interessarmi al mondo dell’occultismo, anche se non in forma diretta: per me sono stati due percorsi separati che si sono ricongiunti in seguito. Sono stata una di queste adolescenti che mettevano in dubbio tutto, creando situazioni scomode ogni volta che l’argomento della conversazione era la religione, anche se non mi definivo satanista. Adesso vedo chiaramente che lo ero già e che decidere di definirsi in questo modo è stata solo una questione di tempo; il tempo necessario per dare un nome a quello che pensavo e che sentivo sin dalla più tenera età.

Durante molti anni non volli definirmi in questo modo, nascondendomi con la scusa di voler scappare dalle etichette ma, volendo essere onesta, credo che il problema sia stato che durante molto tempo non ero preparata a che gli altri mi considerassero satanista. Fino a circa due anni fa.

Ho conosciuto “Satanistas de Espana” casualmente, grazie al mio lavoro come artista dedita al Burlesque che, sia detto, è stata un’altra grande ragione per rivendicarmi come satanista perché anche il solo fatto che come donne possiamo decidere di fare del nostro corpo quello che vogliamo, permette all’opinione pubblica di demonizzarci. Mi è costato ma ho capito che era giunto il momento di appropriarsi di questo termine.

Nel novembre del 2019 si tenne una gioranta organizzata dall’Univeridad Complutense de Madrid, organizzata da AJCIE (Associazione di Giovani ricercatori nelle Scienze delle Religioni) dove abbiamo partecipato con Satanistas de Espana come collaboratori, chiamandola “L’Esperienza Sinistra”. In questa giornata abbiamo trattato numerose tematiche relative al Sentiero della Mano Sinistra, includendo magia, satanismo e luciferianismo; taller di letteratura, cinema e arte, tra le altre cose in un’ottica accademica. Per farvi un’idea di come si vive l’argomento in Spagna, ci sono stati gruppi che protestarono davanti alla Facoltà con crocifissi e volantini, spargendo sale sulle porte e gridando ogni tipo di slogan tipico del cattolicesimo nazionale.

Alla fine della giornata ci fu un evento che chiamammo “Show Rituale” che consisteva né più né meno che in uno show di Burlesque con una certa iconografia (una delle performers regalava delle mele ai membri del pubblico) e, per la nostra sorpresa, qualche minuto prima di cominciare lo spettacolo, ci siamo rese conto che fuori c’erano delle persone pregando il rosario e leggendo esorcismi per la nostra anima. Non era finita.
Usarono di nuovo l’acqua benedetta sulle persone che vedevano uscire dal locale con una certa estetica oscura…

Ve lo racconto perché per me è stato un momento di riflessione molto importante.
Come vi dicevo in precedenza, all’improvviso mi trovai ad essere completamente demonizzata e accusata di autentiche barbarità (dall’invocare Satana per distruggere la Spagna fino al sacrificio degli animali).
In quel momento ho avuto tutto chiaro: per i cattolici fondamentalisti (purtroppo in Spagna al giorno d’oggi ne esistono molti in tutti gli ambiti) io rappresentavo qualcosa di atroce. Non vi negherò che quella notte, nonostante mi sentissi un po’ una Rockstar, percepì un molta ansia, perché una parte di me continuava a non accettare la parola “satanista” per definirmi e adesso vedevo chiaramente che non era per quello che pensavo o credevo ma perché gli altri avrebbero potuto fraintendere.

E’ stato un processo di apprendimento da molti punti di vista, ma finalmente ho abbracciato questa parola e l’ho detta: “sono satanista”. D’altra parte, dire di essere atei è definire ciò che non si è, quindi dire: “si, sono satanista, non è qualcosa di sbagliato, infatti mi ha portato soltanto cose belle. Ho conosciuto e continuo a conoscere persone meravigliose dalle quali imparo ogni giorno, dibattiamo, condividiamo letture e riferimenti e, soprattutto: c’è rispetto, un rispetto assoluto per gli altri e questo non è facile quando si riuniscono persone con diversi punti di vista in tanti ambienti. In “Satanistas de Espana” potete trovare persone di tutte le correnti del Sentiero della Mano Sinistra, alcuni si definiscono satanisti, altri luciferiani ma in definitiva, sono i punti in comune quello che ci ha permesso di creare una comunità sicura e credo che non solo per me, ma anche per molti altri: ci ha dato la spinta necessaria per poter parlare della nostra religiosità e non giustificarci per questo.

Mi ha aiutato ad esplorare un cammino molto interessante nel mio lavoro di artista di Burlesque perché considero che ogni show comporta un rituale, oltre a utilizzare l’archetipo di Lilith per questo fine, come donna liberata e consapevole del suo potere, alla quale non importano i dettami della morale comune su come dovrebbe essere una donna (in definitiva, il Burlesque tratta proprio di questo). Poco tempo fa ho partecipato ad un evento del The Satanic Temple TV (USA) da sola e con The Pussifers, un duo di “satanic burlesque” che ho formato con un’amica satanista e performer. Come vi dicevo, Satana mi ha portato solo cose buone.

Soprattutto, credo che sia importante disfarsi di sterootipi che sono tanto radicati nella società.
Non parlo solo della società spagnola, di tradizione profondamente cattolica, che è dove vivo, ma di tutte, perché al giorno d’oggi nessuno metterebbe in dubbio le capacità di svolgere un lavoro, fare politica o tira su una famiglia (per fare esempi quotidiani) di qualcuno che si definisca cattolico mentre invece il satanismo è qualcosa che dobbiamo ancora tenere nascosto. Non pretendo dire, con questo, che non sia giusto farlo, perché ognuno è libero e responsabile di se stesso e di quello che voglia rivelare, ma penso che sia importante lavorare insieme perché chi vuole farlo non sia venga emarginato per questa ragione.

Geena P.

Sí, soy satanista. He tenido que recorrer un largo camino para poder decir esta frase y no sentir que tengo que dar explicaciones, sino sentirme orgullosa de ello. Pero esto no es algo que haya sucedido de la noche a la mañana, así que para comenzar a relatar mi experiencia, debería remontarme a mi adolescencia, cuando comencé de verdad a plantearme algunas cosas, entre ellas el sistema de creencias con el que había crecido, ya que, en España, aunque constitucionalmente se presuma de ser un estado aconfesional, hay una larga tradición católica de la que es difícil huir, la misma que es culpable de que tengamos que desmentir tantos falsos estereotipos a día de hoy.

Recuerdo que tenía unos 13 años cuando empezó a interesarme todo el mundo del llamado ocultismo, aunque no de forma directamente relacionada, para mí fueron dos cosas que se dieron por separado y más tarde encontré la relación. Fui una de esas adolescentes que lo cuestionaban todo, hasta crear momentos incómodos cada vez que la religión era el tema de conversación, aunque no me definía como satanista, ahora veo claro que ya lo era y que no fue una cuestión de decidir serlo, sino de ponerle nombre a lo que pensaba y sentía desde temprana edad.

Durante muchos años no quise ponerle ese nombre, escudándome en huir de las etiquetas, pero, seamos honestos, creo que el problema es que, durante mucho tiempo, no estuve preparada para que los demás me leyeran como satanista. Hasta hace unos dos años.

Entonces comencé a buscar más información sobre satanismo (ya había leído libros básicos sobre el tema cuando era adolescente), algunas organizaciones llamaron mi atención, como por ejemplo TST (The Satanic Temple) en Estados Unidos, de ellos me gustó su lado político y la diversidad que había entre sus miembros, aunque incluso en este momento no me sentía cómoda con la “etiqueta”.

Conocí Satanistas de España por casualidad, por mi trabajo como artista de Burlesque que, dicho sea de paso, fue otra gran razón por la que reivindicarme como satanista, ya que el mero hecho de que como mujeres hagamos con nuestros cuerpos lo que queramos, hace que nos demonicen, me costó, pero entendí que de esta forma nos apropiamos del término.

En noviembre de 2019 tuvo lugar una jornada organizada en la Universidad Complutense de Madrid, organizado por AJCIR (Asociación de Jóvenes Investigadores en Ciencias de las Religiones) y donde Satanistas de España participamos en calidad de colaboradores, llamada “La experiencia Siniestra”. En ella se trataban numerosos temas relativos al sendero de la mano izquierda, incluyendo magia, satanismo y luciferismo, representaciones en literatura, cine y arte, entre otras muchas ponencias desde el punto de vista académico. Para que os hagáis una idea de como se ve el tema en España, hubo grupos que acudieron a la facultad con crucifijos y panfletos, echaron sal en las puertas y gritaron todo tipo de consignas propias del nacionalcatolicismo.

El fin de la jornada fue un evento que llamamos “Show Ritual”, que consistía ni más ni menos que en un show de Burlesque con cierta iconografía (una de las performers repartió manzanas a algunos miembros del público) y para nuestra sorpresa, minutos antes de comenzar el espectaculo, teníamos fuera a un grupo de personas rezando rosarios y leyendo exorcismos en pos de nuestras almas. Pero la cosa no quedó ahí, de nuevo hicieron uso del agua bendita hacia las personas que veian con cierta estética oscura cuando estas salían del local… resumiendo, que, como os imagináis, había un show dentro y otro fuera. De hecho vino bastante prensa y aún a día de hoy nos siguen preguntando por aquello.

Os cuento esto porque para mí fue un punto de inflexión muy importante. Y es que, como antes os comentaba, de repente me encontré completamente demonizada y acusada de auténticas barbaridades (desde invocar a Satanás hasta querer destruir España, pasando por los sacrificios de animales) y lo ví claro: para el católico funamentalista (lamentablemente en España a día de hoy está muy presente en muchos ámbitos) lo que yo representaba era una atrocidad. No negaré que aquella noche, pese a sentirme un poco Rockstar, también tuve ansiedad, pues una parte de mí seguía sin querer aceptar la palabra “satanista” para definirme y ahora veía claro que no era por lo que yo pensara o creyera, sino porque los demás pudieran tergiversarlo.

Fue todo un proceso de aprendizaje en muchos sentidos, pero finalmente abracé esa palabra y lo dije. En efecto, ser ateo es definir lo que no eres, pero no define lo que sí eres, así que: Sí, soy satanista, y no tiene nada de malo, de hecho solo me ha traído cosas buenas. He conocido y sigo conociendo a personas maravillosas de quienes aprendo cada día, debatimos, compartimos lecturas y referencias y, sobre todo, hay respeto, un respeto absoluto por los demás, lo cual no suele ser fácil cuando se unen personas con distintos puntos de vista en muchos ámbitos. En Satanistas de España encontramos a personas de todas las ramas del sendero de la mano izquierda, algunos que se llaman a sí mismos satanistas, otros luciferinos, pero en definitiva, son los puntos en común los que nos han permitido crear una comunidad segura y creo que no solo a mí, sino a muchos de mis compañeros, nos ha dado ese empujón para poder hablar de nuestra religiosidad y no justificarnos por ello.

Me ha ayudado a explorar un camino muy interesante en mi trabajo como artista de Burlesque, ya que considero todo un ritual lo que conlleva un show, además de haber asumido que utilizo el arquetipo de Lilith para ello, como mujer empoderada y liberada, a quien no le importa lo que dicten las normas sobre lo que una mujer debría ser (en definitiva, es de lo que trata el Burlesque) y he de decir que he crecido mucho como artista y como mujer. De hecho hace poco participé en un evento de The Satanic Temple TV (USA) tanto en solitario como con “The Pussyfers”, un dúo de “satanic burlesque” que he formado con otra compañera Satanista y performer. Como os decía, a mi Satán solo me ha traído cosas buenas.

Sobre todo, creo que es importante deshacerse de los estereotipos que tan arraigados tenemos en la sociedad. No hablo ya solo de la española, de tradición profundamente católica, que es donde vivo, sino de todas, porque a día de hoy nadie pondría en duda las capacidades para desempeñar un trabajo, hacer política o criar una familia (por poner ejemplos cotidianos), de alguien que se denomine católico, en cambio el satanismo es algo que se suele llevar en secreto. No pretendo decir con esto que no haya que hacerlo, pues cada uno es libre y responsable de sí mismo y de lo que quiera revelar, pero sí creo que es importante que trabajemos entre todos para consegir que quienes queramos hacerlo no seamos señalados por ello.

Geena P.

Yes, I am a Satanist. I have had to go a long way to be able to say this phrase and not feel like I have to explain, but rather feel proud of it. But this is not something that happened overnight, so to begin to relate my experience, I should go back to my adolescence, when I really began to think about a few things, including the belief system that I had grown up with. , since, in Spain, although constitutionally it is presumed to be a non-denominational state, there is a long Catholic tradition from which it is difficult to flee, the same one that is guilty that we have to deny so many false stereotypes today.

I remember that I was about 13 years old when the whole world of the so-called occult began to interest me, although not in a directly related way, for me they were two things that happened separately and later I found the relationship. I was one of those teenagers who questioned everything, even creating uncomfortable moments every time religion was the topic of conversation, although I did not define myself as a Satanist, now I see clearly that I already was and that it was not a matter of deciding to be one, but to name what he thought and felt from an early age.

For many years I did not want to give it that name, hiding myself from avoiding labels, but, let’s be honest, I think the problem is that, for a long time, I was not prepared for others to read me as a Satanist. Until about two years ago.

So I started looking for more information about Satanism (I had already read basic books on the subject when I was a teenager), some organizations caught my attention, such as TST (The Satanic Temple) in the United States, of them I liked their political side and the There was diversity among its members, although even at this point I was not comfortable with “etiquette.”

I met Satanistas de España by chance, through my work as a Burlesque artist, which, incidentally, was another great reason to vindicate myself as a Satanist, since the mere fact that as women we do with our bodies what we want, makes That they demonize us, it cost me, but I understood that in this way we appropriate the term.

In November 2019, a conference was organized at the Complutense University of Madrid, organized by AJCIR (Association of Young Researchers in Sciences of Religions) and where Satanists from Spain participated as collaborators, called “The Sinister Experience”. It dealt with numerous topics related to the path of the left hand, including magic, Satanism and Luciferianism, representations in literature, cinema and art, among many other lectures from the academic point of view. To give you an idea of ​​how the subject is seen in Spain, there were groups that came to the faculty with crucifixes and pamphlets, threw salt on the doors and shouted all kinds of slogans typical of National Catholicism.

The end of the day was an event that we called “Show Ritual”, which consisted of neither more nor less than a Burlesque show with certain iconography (one of the performers distributed apples to some members of the public) and to our surprise, minutes before Before the show began, we had a group of people outside praying rosaries and reading exorcisms in pursuit of our souls. But the thing did not stop there, again they made use of holy water towards people who saw with a certain dark aesthetic when they left the premises … summarizing, that, as you imagine, there was a show inside and another outside. In fact, a lot of press came and even today they keep asking us about that.

I am telling you this because for me it was a very important turning point. And it is that, as I mentioned before, suddenly I found myself completely demonized and accused of authentic barbarities (from invoking Satan to wanting to destroy Spain, passing through animal sacrifices) and I saw it clearly: for the fundamentalist Catholic (unfortunately in Spain today it is very present in many areas) what I represented was an atrocity. I will not deny that that night, despite feeling a bit Rockstar, I also had anxiety, because a part of me still did not want to accept the word “satanist” to define myself and now I saw clearly that it was not because of what I thought or believed, but because others might misrepresent it.

It was quite a learning process in many ways, but I finally embraced that word and said it. Indeed, being an atheist is defining what you are not, but it does not define what you are, so: Yes, I am a Satanist, and there is nothing wrong with it, in fact it has only brought me good things. I have met and continue to meet wonderful people from whom I learn every day, we debate, share readings and references and, above all, there is respect, absolute respect for others, which is not usually easy when people with different points of view join in many areas. In Satanistas de España we find people from all branches of the left hand path, some who call themselves Satanists, others Luciferians, but ultimately, it is the commonalities that have allowed us to create a safe community and I believe that not only me,

It has helped me explore a very interesting path in my work as a Burlesque artist, since I consider a whole ritual what a show entails, in addition to having assumed that I use the Lilith archetype for it, as an empowered and liberated woman, whom He doesn’t care what the rules dictate about what a woman should be (in short, it’s what Burlesque is all about) and I have to say that I’ve grown a lot as an artist and as a woman. In fact, recently I participated in an event of The Satanic Temple TV (USA) both alone and with “The Pussyfers”, a duo of “satanic burlesque” that I have formed with another fellow Satanist and performer. As I was saying, Satan has only brought me good things.

Above all, I think it is important to get rid of the stereotypes that are so ingrained in society. I am no longer talking only about the Spanish, with a deeply Catholic tradition, which is where I live, but about all of them, because today no one would question the abilities to carry out a job, do politics or raise a family (to give everyday examples) , of someone who calls himself a Catholic, instead Satanism is something that is usually carried in secret. I do not mean to say that we should not do it, since each one is free and responsible for himself and for what he wants to reveal, but I do believe that it is important that we work together to ensure that those of us who want to do it are not singled out for it.

Geena P

Info: https://satanistas.es/

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