LUCIFERIANESIMO, GNOSTICISMO SINISTRO O…? a cura di F.O.

Non è cosa nuova che di tanto in tanto l’uomo si distacchi particolarmente dalla sua creazione più mirabile, la spiritualità, per approcciare in termini più consoni a un neutro consenso nelle sue meravigliose limitatezze il mondo materiale che lo circonda. Ovviamente non è un percorso privo di soddisfazioni o esclamazioni di puro stupore, quando però questo approccio viene applicato con quella sorta di razionalismo esasperante anche a mondi di loro non di questa vita. In quel caso allora s’intacca rovinandone lo smalto più che svelandone una qualsivoglia bellezza nascosta di una parte del pensiero che ancora si deve pienamente esplorare nonostante millenni di approcci. Millenni conosciuti e pervenuti, poiché in compenso l’uomo ha anche la tendenza masochistica di riavviare forzatamente tutto quando il vuoto ignorante prevale, ma questa è un’altra storia. Tornando invece al binomio razionalismo/spiritualità, alle volte vien da chiedersi quanto ancora ci si debba sforzare di ipotizzare ricostruzioni della vita di un personaggio le cui fonti sono quattro testi a suo tempo scelti perché i più utili a unire un già frammentato movimento religioso, se non per mera curiosità e incapacità di leggere dietro le righe di un pensiero più ampio e profondo dei soli eventi fisici ivi raccontati. Va da sé che il problema si manifesta in entrambe le direzioni, e la colpa è essenzialmente la perdita di una vera capacità spirituale dell’uomo moderno. Vero è infatti che ora come ora solo in determinati ambiti del cosiddetto esoterismo (termine ormai desueto e povero a detta di chi scrive) si mantiene un’alta spiritualità che però vede il macabro fenomeno dell’esasperante cecità nei suoi adepti che inquina le acque limpide della ricerca. Non che un tale ambiente non sia stato toccato dal fanatismo razionale dell’uomo, basti pensare alla Chiesa di Satana di LaVey, che certamente ha avuto il pregio di diminuire l’impianto di anti-umanità declassando quelle che ancora venivano considerate storielle affidabili e che ancora fanno il successo di molte pellicole cinematografiche. Resta però il fatto che si tratta di un ateismo solo più colorito, e i rituali vengono declassati a efficaci motivetti psicologici, pertanto questa strada rimane un teatro dall’apparenza simpatica ma senza anima.

Tra i tanti movimenti che ultimamente sono nati dalle ceneri di svariati movimenti più o meno folkloristici e più o meno colorati, il luciferianesimo sta ritagliandosi piano piano il suo spazio in mezzo a quello che una volta veniva catalogato come la grande famiglia del satanismo, termine abusato in una maniera spaventosa a dire il vero. Difatti come e perché questo si distacchi più o meno pienamente dal satanismo propriamente detto non è cosa particolarmente chiara a tutti. Tra i tanti autori che si definiscono portatori di un messaggio di stampo luciferino (e quindi di una illuminazione personale unica), che quasi a divenire una moda pare essere la tendenza predominante di certi ambienti più intellettuali dell’esoterismo sinistro, alcuni dei più interessanti per le proprie posizioni a detta di chi scrive sono tre: M. Ford, J. Christner e J. Nefastos.

Dell’ultimo si è già trattato inerentemente il suo Catechismo di Lucifero, nel quale viene delineato in maniera sistematica, ma non per questo sintetica, il satanismo gnostico del nostro. Punto di forza concettuale della “dottrina” di Nefastos è l’aver efficacemente implementato concetti gnostici, quindi tendenzialmente platonico cristiani, come la figura del demiurgo riconosciuta nel biblico YHVH, fallace creatore preda della stessa debolezza della materia, ad elevazione di un Dio superiore, molto vicino a rimandi prettamente ermetici (che si sono sempre fusi e miscelati coi concetti gnostici) e per questo perfetto ma indefinibile, tale per cui Il Satana biblico non risulta più un traviatore ma anzi uno stretto collaboratore del principio unico. Questo avversario viene anche chiaramente differenziato dal portatore di luce, non più identificato coi passaggi ormai arcinoti di Isaia, ma esclusivamente come figura che ricopre il ruolo esplicato dal nome, Eosforo (Phosphoros o Fosforos come riportato in uno dei suoi libri) o latinizzato in Lucifero. Sebbene a volte si faccia fatica a distinguere nettamente le idee del finlandese dai concetti cristiani, che vengono pienamente integrati, valorizzati e analizzati a fondo, sicuramente è il ruolo definito dall’avversario che contraddistingue questa visione unica e profonda dell’esoterismo teologico moderno. Il satanista quindi è colui che non si lascia traviare dai dettami degli illusi delle congreghe religiose, traviati senza accorgersene nel gioco del minore tra i principi, e quindi guidato dall’avversario sfida la materialità in un’ascensione spirituale pura ma difficile, con una consapevolezza della prigione in cui egli esiste ed è costretto ad agire. Tutto questo traspare chiaramente dai rituali formulati da questo teologo sui generis, in cui la preghiera, quasi a recuperare la sacralità di un gesto magico tra i più potenti (che viene sempre usato senza consapevolezza della sua efficacia), miscelando le virtù cristiane con la potenza ribelle della mera argilla che ha coscienza di sé, dove persino Satana è così un’entità con cui instaurare un esicasmo personale. Non vi è però da confondere la sciatta preghiera del comune fedele con queste formulazioni del finnico. Questi sono a tutti gli effetti rituali in cui solo una mente e uno spirito preparato può sottoporsi senza danni all’apparenza irrilevanti ma che col tempo si manifesterebbero in forma ancora più grave.

J. Christner è invece autore dei recenti Sermoni ai Servitori del Serpente, titolo totalmente fuorviante per quella che è l’idea che ormai erroneamente molti hanno sviluppato dopo la confusione ideologica derivata da certi ambienti negli anni ‘80/’90 specialmente. Non a caso il sottotitolo di questo libro è mesocosmo, che sta ad indicare un ambiente naturale studiato sotto condizioni controllate. Questo primo volume vede infatti l’americano alle prese con un’analisi lucida e senza fronzoli dell’esistenza dell’uomo che va alla ricerca di una riscoperta spirituale personale. Ribadito fin dall’inizio, il luciferismo secondo Christner è la progressione gnostica del mero satanismo, progressione che porta l’individuo a una spasmodica ricerca di conoscenza senza però cedere ad eccessi che solitamente vengono ben accettati da molte correnti sataniste. Certo, anche qui a primo impatto pare difficile notare differenze con un certo gnosticismo cristiano, e infatti queste sono poche, perché come riportato dallo stesso un luciferiano e un cristiano gnostico “condividono un telos”. Anche in questo caso le figure classiche dello gnosticismo vengono incorporate, e il demiurgo e i suoi errori vengono spesso messi alla gogna, ma c’è una differente spiritualità, in parte frenata per la presa di coscienza che questo mondo è l’unico che conosciamo e che come tale condivide con noi la stessa insensata esistenza volta a spegnersi in un nulla di fatto. A questo seguono analisi filosofiche brevi ma efficaci in cui viene più volte notato il punto debole di quasi ogni sistema filosofico, ovvero l’incapacità di dare concrete risposte. Questo però non scoraggia il luciferiano, che alimentando la sua schietta e realista spiritualità non ammette di usare violenza e ridursi al livello del volgo, ma che evita l’ipocrita presa di posizione di non comprendere l’importanza inevitabile del microcosmo che lo circonda, siano essi affetti o anche solo conoscenti. Anche in Christner non vi è un aderire in piena regola a un movimento vero e proprio, quanto a riconoscersi avversari di un mondo chiuso, imperfetto, il cui velo è stato stracciato e la via si è resa possibile. In Mesocosm non si troveranno elementi prettamente spirituali quanto una guida di base improntata su uno stampo filosofico schietto e pessimista sull’esistenza improntato su una visione lentamente maturata nel tempo dell’autore stesso. Uno gnosticismo che si fonda e deve fondarsi su una sincera coscienza dell’esistenza e della sua vacuità ma con gli occhi e la mente rivolti altrove e non sui verdi ma insapori colli di questo pianeta. Un percorso avversario che tiene saldi i piedi per terra per il tempo che l’involucro in cui ci riconosciamo reggerà, senza doversi negare un’esistenza per così dire serena pur con la mente conscia. Uno sviluppo sensato, maturo e ragionato di uno dei punti più elevati del pensiero spirituale occidentale.

Tra nomi più noti del panorama odierno, M. Ford ha negli anni acquisito per ovvi meriti titolo di autore estremamente prolifico e capace, delineando nei suoi scritti formulazioni difficilmente fraintendibili, prendendo spunto a piene mani da tradizioni consolidate così come una ricerca approfondita sui misteri esoterici più arcaici, cercando così di riportare in auge il più possibile tradizioni peculiari come il misticismo dello zoroastrismo. In tutto questo il percorso di Ford è classicamente gnostico, anche se non si fa mai menzione di questo termine nei suoi scritti. L’abilità dell’americano nel trovare analogie tra diversi culti, la sua flessibilità nell’usare nomi antichi ed adattare la formula recitativa al contesto, ottenendone sempre un risultato di spiritualizzazione personale permettono di non restringere il suo campo ad un mero satanismo ortodosso (anche se ad onor del vero questo dovrebbe essere la favolistica rappresentazione degli inquisitori d’annata). Per l’appunto Ford si fa portavoce di una sua personale visione, cronologicamente tra le prime, casualmente denominata luciferianesimo. A differenza degli autori precedenti nel caso di Ford una qualsivoglia dipendenza di fondo dai costrutti di LaVey ancora si può notare tra le dichiarazioni del suo La Bibbia dell’Avversario dove si ribadisce sempre con forza la totale avversità per il Dio cristiano/nazareno, visto come mero schiavista che induce i fedeli ad una insensata supplica. Altro punto molto democratico in cui in parte un po’ di razionalismo fa capolino è il non escludere un approccio razionalistico che può coesistere col lato prettamente teistico/spirituale delle formulazioni che lui stesso fornisce nei propri scritti. Va però notato come il concetto di adorazione non sia presente nemmeno negli autori precedenti. Nefastos utilizza concetti di fede che però sono più affini ad un pistis sophia, dove una non può esistere senza la controparte della gnosi personale, senza un affidamento a occhi chiusi totale. L’adepto quindi è obbligato, se intenzionato a seguire tale cammino, a sforzi, evoluzioni personali e sfide incessanti. Nel caso di Christner invece, laddove la già avversione piena verso il Dio biblico lo distanzia pienamente dalla cieca e inutile fede del credente medio (ma come anche del satanista del fine settimana), il razionalismo che fa capolino è in realtà una riflessione del pessimismo gnostico nella sua coscienza dell’effimera esistenza su questa roccia, ed è quindi usato nell’affrontare una vita mondana, come ottimo equilibrio per evitare una caduta inversa che preclude una sana evoluzione personale. Tornando ora a Ford, è poi breve il passo che porta il nostro a scoprire l’amplesso gnostico che è il fondamento del suo procedere, dove esplicitamente viene nominata la gnosi, ed esplicata la necessità dell’illuminazione dell’io (curioso che molti si dimentichino di una certa massima di Agostino d’Ippona), utilizzando aspetti angelici e demoniaci, così implicitamente eliminando la dicotomia che erroneamente spesso si utilizza in tali ambiti.

Se all’apparenza questi autori possono risultare estremamente diversi l’uno dall’altro, un punto in comune lo possiedono ed è evidente. Il loro concetto di satanismo è così particolare da poter essere considerato completamente a sé stante rispetto agli ormai diffusi semi-indottrinamenti che anche in questo ambiente hanno rovinato la libera ricerca personale. Il fondamento della gnosi, quella conoscenza così travisata anche da parte di molti padri della chiesa, e molto probabilmente anche dai fautori materiali di tale pensiero (è indubbia la rivisitazione di taluni pensieri in una chiave mai prima d’ora così gnostica), è il fulcro di questi sistemi di pensiero che possono sì comprendere un equilibrio tra razionalismo e spiritualismo ma che nel profondo richiedono un’immersione spirituale non trascurabile e uno sforzo di ricerca del singolo più impegnativa che molti altri sedicenti movimenti. La persona che sente un richiamo con tali sistemi non potrà non trovare una similitudine di pensieri e fini, così come forse, se sarà capace di distinguere dal dogma imperativo che la chiesa e le sue sorelle hanno imposto, troverà similitudini anche con correnti così dette di destra che in fin dei conti non percorrono una strada diversa. Questo è però dopotutto un passo rischioso per molti, che sentirebbero altrimenti cadere una parte di credibilità per la propria elevazione a Dio, qualunque cosa con questo nome si stia definendo. È il caso di Ford, che allontana negli scritti fermamente quanto appartiene al lato destro (ma che di persona ha dimostrato di essere capace di un rispetto esemplare nei confronti degli altri percorsi), mentre nell’elevata spiritualizzazione di Nefastos è l’organizzazione ad essere aborrita nelle sue forme, laddove poi Christner addirittura esplica una comunanza d’intenti fraterni con gnosi di stampo cristiano, perché i nomi sono ciò che spesso travia il buon ricercatore da una via valida solo perché la propria fantasia fanciullesca ne risente in quanto potenza.

Concludendo, chi più chi meno, col luciferianesimo, o comunque con una qualsivoglia derivazione verso la specifica figura del travisato portatore di luce, si fa riferimento a una componente gnostica del sentiero di mano sinistra. Viene da sé che in questo caso la componente iconografica e nominativa la fa da padrone verso un immaginario tendenzialmente satanico, ma che sarebbe troppo ottuso racchiudere solo in tale sfera d’azione. Si tratta pertanto di un movimento più complesso della classica ortodossia da fumetto che viene sempre propinata, ma la profondità di concetti e il modo in cui spesso questi vengono trattati ed esposti rende sicuramente tale classe di pensiero una scuola, ora come allora, sostanzialmente per poche anime.

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