L’O9A e la sua Piccola Guerra Santa a cura di F.O.

Quel “amor che move il sole e le altre stelle” risulta, ad un’analisi più profonda, quanto di più contradditorio esista, sia che si rimanga nel campo del religioso sia che si scavi nelle dottrine più occulte. Non è un caso infatti, che con l’avvento del cristianesimo questo principio sia stato identificato con un sottile gioco di dualismo, esplicabile facilmente con la prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, alpha e omega, perché come Giovanni riporta nel celebre prologo:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Gv 1:1

Questo inizio e fine, uniti in un unico insieme, distinti eppure corpo unito e totalizzante, rappresentano problemi non da poco nell’analisi di quello che, mai ci si stancherà di affermare, è il miraggio velato del mero dualismo. Questi problemi sono efficacemente analizzati ed elaborati nelle dottrine kabalistiche, che sorte intorno al II/III secolo e.v. portano in sé evidenti e notevoli elementi gnostici e greci, secondo i quali in Dio, o anche semplificando nella corona del creato, Kether, questi elementi sono interconnessi e presenti al medesimo tempo, solo erroneamente pensati come opposti e in lotta tra di loro. Al massimo, se si vuole per forza accentuare il carattere dello scontro, è uno scontro necessario e risultante in una sintesi che move così gli ingranaggi di detti astri, qui simboleggianti i movimenti eterni del tutto e del nulla. Da queste considerazioni si arriva facilmente ad avere un disaccordo acceso con quella che è la dottrina ormai considerata classica del cristianesimo, sviluppatasi principalmente nel periodo medievale della teologia, che vede lo scontro essenzialmente ridotto a un duello tra il Signore dei cieli e il “dominatore di questo mondo” (Gv 12:31), ma non solo contro di questi. Anche la dottrina dell’avversario non è scevra da questi problemi concettuali, anche se bisogna ammettere che i promulgatori e pensatori di detto movimento estremamente recente (focalizzandoci così su quello che è ora il percorso riconosciuto e dato in pasto alle masse) hanno cercato di pubblicizzare nelle maniere più accattivanti e serie possibili. Ricercare un percorso avversario a qualcosa, oltre che in realtà antico e presente ovunque (ebbene sì, anche nel cristianesimo più puro, ma non per questo più semplice, a intendersi quindi come separato da influenze meramente terrene), è fallace nella medesima maniera in cui lo è quanto prima definito, risultante solo in un capovolgimento della stessa sostanza. Un po’, se ci si permette l’esempio, come ribaltare il monte del Purgatorio e tirare fuori dall’abisso il cono dell’Inferno. Altro non si otterrebbe se non lo scioglimento della Giudecca e il conseguente gelare della punta del monte.

Tutto questo però non sta a indicare che il dualismo non esista, bensì che esso vada visto essenzialmente, in un’ottica tendenzialmente più unificatrice e volendo completa, come una prima illusione di un unico grande movimento, di per sé in equilibrio, ma nascosto agli occhi inesperti o alla mente incapace di analizzare sapientemente quanto lo circonda. Dopotutto ogni movimento si distingue di due strade separate solo all’apparenza: una strada attiva e una passiva, un rituale e una preghiera, una invocazione e una evocazione, etc..

Veniamo così a un problema decisamente impegnativo per le menti più evolute (o involute, se si vuole dare credito alle teorie iperboree), comunque allenate e cresciute a seguito di un razionalismo che ha sì portato enormi progressi, ma ha anche abituato la mente a non andare oltre alla meccanicità che pare insita nel mondo che ci circonda. Una mente di questo tipo facilmente sposta tutto sul piano razionale, e invoca così archetipi, psicologia e matematica, dimenticandosi che ognuno di questi è un mero linguaggio (ed ecco che si torna sempre al logos) che l’umano ha sviluppato per spiegare quanto lo circonda. Ma cosa erano i misteri antichi, le religioni man mano sviluppatesi, se non un tentativo altrettanto valido per spiegare quanto circondava la vita comune? E quanto limitato è questo, così come quei miti, quelle prime scienze, a fornire un percorso che sia soddisfacente per elevarsi efficacemente a qualcosa che la coscienza, dal momento in cui fatalmente si generò, sente di dover tendere?

Ma qual è il problema che si è annunciato prima?

La Guerra Santa.

Si presti però attenzione a una cosa, non si sta qui parlando esclusivamente del mondo islamico, con la sua ormai notissima jihad. La Guerra Santa è presente ovunque, mascherata alle volte, ma è sempre presente in ogni sistema filosofico religioso che si rispetti. Come bene fa notare una delle punte massime del pensiero moderno italiano:

la Grande Guerra Santa viene spesso raffigurata come il combattimento contro uno o più mostri: Sigfrido che uccide il drago, Ercole che affronta le dodici fatiche, e così via.” (Fusco)

Giustamente nel capitolo “La Guerra Santa” del suo Le Vie Dell’Occulto, Fusco pone l’accento su come lo scontro con l’esterno sia sempre una parte fondamentale del percorso occulto, termine qui che può essere tranquillamente esteso a religione, misticismo, gnosticismo e via dicendo. Nella religione islamica viene meravigliosamente presentata una divisione in due pezzi della detta guerra:

  • Grande: interiore, spirituale (quella esplicata appunto sopra).

  • Piccola: esteriore, terrena.

Così che “la Grande sta alla piccola come l’anima al corpo”. Oggigiorno è oltremodo comodo utilizzare le figure islamiche per parlare di simili concetti, anche perché ne stiamo ancora pagando le conseguenze, ma non bisogna scordare gli avvenimenti a partire dal 1095 e.v., ai più note come Crociate, e stando alle parole di San Bernardo di Chiaravalle:

Non dimenticate mai questo oracolo: sia che viviamo, sia che moriamo, noi apparteniamo al Signore. Quale gloria per voi il non uscire mai dalla mischia, se non coperti di allori. Ma quale maggiore gloria è quella guadagnare sul campo una corona immortale… O fortunata condizione, in cui si può affrontare la morte senza timore, desiderarla con impazienza e riceverla con animo fermo!” (De Laude Novae Militiae)

Tornando momentaneamente al percorso dell’avversario, è dei giorni estremamente recenti quanto accaduto con quello che è ormai il celeberrimo O9A. Della teologia e dei concetti se ne parlerà in seguito altrove, ma ci si soffermerà qui come è facile intuire su quello che è un punto di grande discussione in merito. Infatti, tra tutte le dicerie in merito a tale ordine, che facendone un parallelo pericoloso in parte non può non far sorridere una quasi sorta di ingenuo collegamento con le storielle dei templari e dei loro misteri, vi è il dover opporsi alla mondanità e al mondo esterno con atti di terrorismo. Nelle varie contraddizioni che caratterizzano tale movimento, tra cui anche la parantesi fondamentalista islamica di Anton Long, se lo si accetta come in realtà David Myatt, questo concetto del dover esplicare il proprio essere avversari con atti simili potrebbe essere uno dei pochi con qualche senso (da prendere con le pinze).

Non sorprende comunque ad avviso di chi scrive, che il movimento si debba per forza implicitamente dividere in due tipi di adesioni. Da una parte il teorico, la mente, e qui vi inseriamo gli autori anonimi e non di libri come The Sinister Tradition o dei racconti nei quali si trovano più esplicitamente riferimenti al nazismo e/o al fascismo. Dall’altra i pratici, la mano, coloro che pensano (?) e accettano di mettere in pratica le idee espresse, fare loro tali concetti, e attuare fino all’estremo quanto messo per iscritto da chi sicuramente non farà mai il passo successivo al teorizzare. Qui siamo inevitabilmente anni luce di distanza da quello che è invece stato il punto massimo dell’occultismo occidentale, dove con occultista si intendeva la mirabile via di chi unisce le vie di cui sopra, trovando l’unione di queste per diventare un vero e proprio “Dio”. Non si parla però per forza del concetto espresso dai satanisti più moderati odierni, o anche estremi come l’ordine. Capita molte volte di sentire questo concetto espresso e catalogato solo nell’area di appartenenza della via sinistra, dimenticandosi che in realtà anche la via ad essa opposta tende, seppure con un fine differente ma nemmeno troppo, al medesimo obiettivo. I tempi d’oro di cui si parla sono quelli che non hanno mai conosciuto una vera e propria fine ma che ci hanno consegnato i mirabili libri teorici e pratici al medesimo tempo chiamati Grimori (e in questa definizione generica si parte dagli egizi fino al recentissimo Ford senza per questo risultare idioti o troppo generalisti). Questi erano e sono veri e propri diari di esperienze pratiche partite da concetti teorici. Ma per quanto riguarda i casi estremi della Guerra Santa questo confine si fa baratro.

Applicando qualche esempio storico basti appunto ricordare San Bernardo da Chiaravalle e i crociati, gli Imam e i terroristi islamici come esempi massimi, ma anche Cesare Borgia e Macchiavelli (forzando un po’ la mano al rapporto intercorso tra i due) o anche Hitler e le SS.

Certo è quasi impossibile, qualora si arrivi a un certo livello di risveglio spirituale personale, riuscire a spiegare la figura ricorrente del guerriero, in cui chiunque trova poesia e immedesimazione, troppo spesso mal interpretata. Certo è vero che

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
” (Mt 10:34-36)

Ma quanto è qui espresso, così come altrove, perché mai sarebbe da interpretarsi alla lettera, considerando che quel verbo che dal Padre esce dalla bocca del Figlio non è certo altro che Follia per coloro che non sono loro? Detta altrimenti, come tutti i misteri spirituali una capacità di discernimento superiore al classico razionalismo va utilizzato e coltivato, per evitare di sfociare nelle varie ipocrisie le quali vanno effettivamente combattute utilizzando tali frasi in termini razionali, onde indicarne l’ipocrisia di fondo se utilizzati in questa maniera idiota. Si può altrimenti tentare di applicare nel vero e fedele letterario quanto scritto anche nei testi alchemici, col risultato probabilmente di una intossicazione o ottenimento solo di brodaglie senza valore.

Vi è poi da notare come il tentare dell’ordine di continuare a sviluppare la loro componente avversaria sfoci sempre e irrimediabilmente in contrasti concettuali notevoli che però sono abilmente nascosti. Il linguaggio utilizzato muove facilmente la fantasia di un possibile adepto all’appartenenza di un ordine esclusivo, mosso per e verso semi ignote entità oscure e un rimaneggiamento decisamente fantasioso del concetto di satanismo, con la sempre solita affermazione di un’origine antica e misteriosa così da motivare l’esistenza del movimento (a questo punto gli escamotage di Mathers e della Blavatsky dovrebbero sorgere spontaneamente in chi ha interesse in queste dottrine). Vengono denigrati movimenti precedenti (specialmente LaVey e Crowley) al punto da dover tirare in ballo anche scrittori invece elogiati da questi come Lovecraft (famosi i collegamenti scovati ed analizzati da K.Grant), ma nonostante questo non si fa a meno di utilizzare classici della comprensione dell’occulto come un sistema di simil-tarocchi. Si elaborano nonostante tutto nomi che prendono a piene mani dalle tradizioni precedenti, simboli più o meno riusciti, rituali e addirittura liturgie legate a matrimonio e funerale, come nel satanismo razionalista di LaVey. Si propongono sempre e sottilmente inneggiamenti alla destabilizzazione dell’ordine mondano, e si ripete continuamente l’unione dell’adepto con i principi acausali (o anche: offrirsi come vittima sacrificale) che nonostante non siano da adorarsi vengono comunque confusi in ritratti di voluta poca chiarezza. Infine, il massimo di questo miscelamento lo si ottiene con la definizione del Baphomet, che se era incerto nelle rappresentazioni comuni ottenute sotto tortura (e per questo invalidate) dei cavalieri templari, almeno in E.Levi aveva ottenuto una rappresentazione ragionata e ben equilibrata nonché sensata. Come per magia questo concetto viene storpiato in entità unicamente femminile che più assomiglia a Lilith che ad una figura androgina riecheggiante contenuti occulti e gnostici.

Questa componente assume appunto l’esaltazione del concetto di terrorismo e sensatamente avvicina i precetti dell’ordine a sostegno di movimenti estinti come il nazionalsocialismo (che sicuramente non avrebbe particolarmente gradito i precetti dell’ordine, e l’uso anche qui improprio del loro qualificarsi come ariani) o a branche ottuse ma pur sensate nel loro estremismo come i fondamentalisti islamici (che gradirebbero poco comunque un’alleanza con un aspirante Iblis). Non sorprende quindi la simpatia dell’ordine per questi movimenti, poiché anche il nazismo aveva fatta sua l’immagine e obiettivo di una guerra a suo modo santa e purificatrice ma di stampo razziale (ironicamente niente di nuovo in terra indiana andando indietro con i secoli).

Il problema di fondo di questa componente è il prevaricare della piccola nella Grande guerra, dove la piccola è sì un’avversità all’esterno, che prevede in fondo al percorso una plausibile immolazione dello stesso adepto in un sacrificio ultimo e perfetto (da notarsi quindi l’assenza di vittime sacrificali esterne come le offerte classicamente pagane di animali o umane dell’O9A), ma non una pratica azione contro elementi esterni in termini di idiote avversioni ad arma bianca o mediante armi da fuoco o esplosivi, quanto piuttosto una più logica fuga, un logico isolamento dalla mondanità (e anche questo elemento viene preso ampiamente dall’ordine spacciandolo come propria prerogativa, evidentemente dimenticandosi dei cenobiti o dei più recenti certosini). Il problema dell’interpretazione fallace di questa piccola guerra è il credere di ampliare il significato del sacrificio ultimo portando con sé quante più particelle infette del mondo devastato dalla corruzione e dalla falsità, che in un modo o nell’altro è sempre esso il vero nemico comune. Inoltre l’utilizzo dell’immagine, teista o razionalista che dir si voglia, dell’avversario inteso come il sempre abusato ha-satan (o diabolus se si gradisce di più l’ellenismo) per inglobare nel proprio messaggio un concetto di lotta al mondo è segno di confusione in merito al ruolo del re del mondo, spesso indicato sempre come avente ruolo, e non di mero oppositore al volere dell’Altissimo. Anche nell’Apocalisse dell’Evangelista dopotutto tutto quanto appare è un disegno, architettato e manovrato da un più alto volere (amore). Va bene quindi preferire un percorso all’altro, ma ritenersi contrari a livelli elevati è aver fatto più confusione che chiarezza in sé stessi.

La Grande Guerra è quindi la vera, enorme e difficile opposizione, scontro che non va verso l’esterno, ma verso l’interno, quel luogo che tanto è come ciò che lo circonda, ma che ormai ci siamo scordati come controllarlo efficacemente, per ascendere così su per una scala impervia.

Quel tratto di senso che abbiamo riconosciuto all’O9A è un po’ sparso ovunque in quelli che sarebbero gli insegnamenti che si possono trarre dagli scritti dello stesso, ma qualche nota di qualità e senso miscelata a scale senza senso e progressione mirata risultano solo in una cacofonia aritmica senza valore. Fermo restando che tutta l’aura di mistero e confusione volutamente generata intorno ad essi continuerà ad affascinare per molti anni il secolo odierno come successo col precedente, non si può fare a meno di sentire un qualsivoglia dispiacere per tutti coloro che spinti da una chiamata che solo loro sentono arriveranno a un percorso tanto inutilmente dannoso quanto dannosamente inutile.

La vera essenza dell’avversario non è quindi un’opposizione sui generis, una guerra così stupidamente umana e quindi assoggettata al movimento circolare della ruota, ma è invece la capacità di spostarsi dopo enormi nausee e difficoltà al mozzo, così da poter vedere tutto ruotare intorno al principio unico, che questo sia trovato nell’esterno o nell’interno il risultato cambierà molto poco, cambia solo la “naturale” predisposizione dell’individuo ad una o ad un’altra. Il satanismo terrorista è quindi idiota quanto il cristianesimo delle crociate o delle persecuzioni ai pagani, laddove ci si dimenticò di quanto subito e di certe parole:

Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mc 12,17; Mt 22,21; 20,25)

È un movimento che fiorisce sulle stesse escrezioni delle ipocrisie di quello che tenta di combattere, rifiutando di riconoscervisi e adottando i medesimi mezzi contro di essa, riducendosi così ad un figlio che critica il padre ma commette gli stessi errori.

L’avversario è tanto il Cristo quanto lo è l’Anticristo, avversari veri e inconcepibili nella loro pura espressione, e ne viene come conferma la continua distorsione del loro essere.

Citando infine un autore di cui si è parlato in un altro articolo precedente, non a caso Nefastos si riferisce ad un Cristo-Satana.

That “amor che move il sole e le altre stelle” is, on a deeper analysis, how much more contradictory there is, whether one remains in the religious field or digs into the most occult doctrines. It is no coincidence, in fact, that with the advent of Christianity this principle has been identified with a subtle game of dualism, easily explained by the first and last letter of the Greek alphabet, alpha and omega, because as Giovanni reports in the famous prologue:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Gv 1:1

This beginning and end, united in a single whole, distinct yet united and totalizing body, represent significant problems in the analysis of what, one will never tire of affirming, is the veiled mirage of mere dualism. These problems are effectively analyzed and elaborated in the Kabalistic doctrines, which arose around the II / III century C.E. they carry in themselves evident and noteworthy Gnostic and Greek elements, according to which in God, or even simplifying in the crown of creation, Kether, these elements are interconnected and present at the same time, only erroneously thought of as opposites and in conflict with each other. At best, if you want to accentuate the character of the clash, it is a necessary clash and resulting in a synthesis that thus move the gears of these stars, symbolizing here the eternal movements of everything and nothing. From these considerations one easily comes to have a heated disagreement with what is now considered classical doctrine of Christianity, developed mainly in the medieval period of theology, which sees the clash essentially reduced to a duel between the Lord of Heaven and the “ruler of this world ”(Jn 12:31), but not only against them. Even the adversary’s doctrine is not free from these conceptual problems, although it must be admitted that the promulgators and thinkers of this extremely recent movement (thus focusing on what is now the path recognized and given to the masses) have tried to advertise in the most captivating and serious ways possible. Searching for an adversary path to something, as well as in reality ancient and present everywhere (yes, even in the purest Christianity, but not for this simpler, therefore to be understood as separate from merely earthly influences), is fallacious in the same way in which it is defined as soon as possible, resulting only in a reversal of the same substance. It would be like, if you take the example, how to turn the mountain of Purgatory upside down and pull the cone of Hell out of the abyss. Nothing else would be obtained except the dissolution of Giudecca and the consequent freezing of the tip of the mountain.

All this, however, does not indicate that dualism does not exist, but rather that it is seen essentially, from a tendency to be more unifying and wanting complete, as a first illusion of a single great movement, in itself in balance, but hidden from inexperienced eyes or to the mind unable to expertly analyze its surroundings. After all, each movement is distinguished in two apparently separate ways: an active and a passive one, one ritual and one of prayer, one of invocation and one of evocation, etc. This leads to a decidedly demanding problem for the most advanced minds (or involute, if you want to give credit to hyperborean theories), however trained and grown following a rationalism that has brought enormous progress, but has also accustomed the mind to not go beyond the mechanics that seems inherent in the world around us. A mind of this type easily moves everything on a rational level, and thus invokes archetypes, psychology and mathematics, forgetting that each of these is a mere language (and here we always return to logos) that the human has developed to explain how much surrounds. But what the ancient mysteries were, the religions that gradually developed, if not an equally valid attempt to explain what surrounded common life. And how limited is this, as well as those myths, those first sciences, to provide a path that is satisfactory to effectively rise to something that consciousness, from the moment when it was fatally generated, feels that it must strive.

But what is the problem mentioned above?

The Holy War.

But pay attention to one thing, in this case we are not talking exclusively about the Islamic world, with its now well-known jihad. The Holy War is present everywhere, sometimes masked, but it is always present in every self-respecting religious philosophical system. As well, one of the greatest exponents of modern Italian thought points out:

“The Great Holy War is often depicted as fighting against one or more monsters: Siegfried who kills the dragon, Hercules who faces the twelve labors, and so on.” (Fusco)

Rightly in the chapter “The Holy War” of his work “Le vie dell’occulto”, Fusco emphasizes how the clash with the outside is always a fundamental part of the occult path, a term that in this case can be easily extended to religion , mysticism, Gnosticism and so on. In the Islamic religion, a two-part division of this war is beautifully presented:

Great: inner, spiritual (the one explained above). • Small: exterior, earthly.

So that “the Great is as small as soul to body”. Today it is extremely convenient to use Islamic figures to talk about similar concepts, also because we are still paying the consequences, but we must not forget the events starting from 1095 CE, to those better known as the Crusades, and follow the words of San Bernardo from Chiaravalle: “Never forget this oracle: whether we live or die, we belong to the Lord. What glory for you to never leave the fray, if not covered with laurels. But what greater glory is that of gaining an immortal crown on the field … Or fortunate condition, in which one can face death without fear, desire it impatiently and receive it with a firm heart! (De Laude Novae Militiae)

Returning momentarily to the opponent’s path, it is of extremely recent days and of what has happened with what is now the famous O9A. We will talk about theology and concepts later elsewhere, but here we will dwell on how easy it is to understand what is a point of great discussion in this regard. In fact, among all the rumors about this order, making it a dangerous parallel in part cannot help smiling a sort of naive connection with the stories of the Templars and their mysteries, there is the need to oppose worldliness and the outside world with acts of terrorism. In the various contradictions that characterize this movement, including Anton Long’s Islamic fundamentalist parenthesis, if you accept it as David Myatt actually did, this concept of having to explain one’s being adversaries with similar acts could be one of the few acts that makes some sense (to be taken with caution).

In the opinion of the writer, however, it is not surprising that the movement must necessarily be implicitly divided into two types of accessions. On the one hand the theorist, the mind, and here we insert the anonymous and non-anonymous authors of books such as The Sinister Tradition or of the stories in which references to Nazism and / or Fascism are found more explicitly. On the other hand, the practitioners, the hand, those who think (?) And agree to put the ideas expressed into practice, make them such concepts, and implement to the extreme what has been written down by those who will surely never take the next step. to theorizing. In this case we are inevitably light years away from what was instead the maximum point of western occultism, where by occultist we meant the admirable way of those who unite the above ways, finding the union of these two ways to become a real “God”.

However, there is no mention of the most extreme concept expressed by today’s more moderate Satanists such as order. Many times you hear this concept expressed and cataloged only in the area where the left street belongs, forgetting that in reality the opposite street also tends, albeit with a different but not so different purpose, to the same goal. The golden times of which we speak are those that have never known a real end but that have given us the admirable theoretical and practical books at the same time called Grimori (and in this generic definition we start from the Egyptians until the very recent Ford without being idiotic or too generalistic). These were and are real diaries of practical experiences based on theoretical concepts. But as far as the extreme cases of the Holy War are concerned, this border becomes an abyss. Applying some historical examples, just remember San Bernardo da Chiaravalle and the crusaders, the Imams and the Islamic terrorists, but also Cesare Borgia and Macchiavelli (forcing the hand a bit on the relationship between the two) or even Hitler and the SS .

Of course it is almost impossible, if one reaches a certain level of personal spiritual awakening, to be able to explain the recurring figure of the warrior, in which anyone finds poetry and identification, too often misinterpreted. Of course it is true that:

Do not believe that I have come to bring peace on earth; I did not come to bring peace, but a sword. In fact, I have come to separate the son from the father, the daughter from the mother, the daughter-in-law from the mother-in-law: and the enemies of man will be those of his home. (Mt 10:34-36)

But what is expressed here, as well as elsewhere, why should it be interpreted literally, considering that the verb that comes from the Father from the mouth of the Son is certainly nothing but Madness for those who are not them? In other words, as for all spiritual mysteries, a capacity for discernment superior to classic rationalism must be used and cultivated, to avoid flowing into the various hypocrisies which must actually be fought using these sentences in rational terms, in order to indicate hypocrisy background if used in this idiotic way. Otherwise, one could try to apply what is written in the alchemical texts in the true and faithful literary sense, with the result probably of intoxication or the obtaining of broths of no value.

It should also be noted that the attempt by the order to continue to develop their opposing component always and irreparably leads to considerable cleverly hidden conceptual contrasts. The language used easily moves the imagination of a possible adept to belonging to an exclusive order, moved for and towards semi-unknown dark entities and a decidedly imaginative reworking of the concept of Satanism, with the always usual affirmation of an ancient and mysterious origin so as to motivate the existence of the movement (at this point the tricks of Mathers and Blavatsky should arise spontaneously in those who have an interest in these doctrines). Previous movements (especially LaVey and Crowley) are disparaged to the point that writers praised by them such as Lovecraft (famous connections discovered and analyzed by K.Grant) have to be brought into play, but in spite of this you cannot help but use the classics of understanding the occult as a tarot-like system. In spite of everything, names are elaborated that draw fully from previous traditions, more or less successful symbols, rituals and even liturgies related to weddings and funerals, as in LaVey’s rationalist Satanism. We always and subtly propose praise for the destabilization of the mundane order, and the union of the adept with the acausal principles (or even: offer oneself as a sacrificial victim) that is repeated despite being not to be adored are still confused in portraits of little intentional clarity. Finally, the maximum of this mixing is obtained with the definition of the Baphomet, which if it was uncertain in the common representations obtained under torture (and for this reason invalidated) of the Knights Templar, at least in E.Levi he had obtained a reasoned and well balanced representation as well sensible. As if by magic, this concept is distorted in uniquely female entities that resemble Lilith who resembles an androgynous figure echoing occult and Gnostic contents.

This component takes on the exaltation of the concept of terrorism and sensibly brings together the precepts of the order in support of extinct movements such as National Socialism (which certainly would not have particularly liked the precepts of the order, and here also the improper use of their qualification as Aryans) or obtuse branches but still sensible in their extremism like the Islamic fundamentalists (who, however, would not much like an alliance with an aspiring Iblis). The sympathy of the order for these movements is therefore not surprising, since even Nazism had given the image and the objective of a war in its own way holy and purifying but racially inspired (ironically nothing new on Indian soil going back over the centuries ). The basic problem of this component is the prevarication of the Little in the Great War, where the Little is indeed an adversity to the outside, which provides at the end of the path a plausible immolation of the same adept in a last and perfect sacrifice (to be noted therefore the absence of external sacrificial victims such as the classically pagan offerings of animals or humans of the O9A), but not a practical action against external elements in terms of idiotic aversions with a white weapon or by firearms or explosives, but rather a more logical escape, a logical isolation from worldliness (and this element is also taken largely from order by passing it off as its prerogative, evidently forgetting the cenobites or the more recent Carthusians). The problem of the fallacious interpretation of this Little War is the belief in expanding the meaning of the ultimate sacrifice by bringing with it as many infected particles of the world devastated by corruption and falsehood, that in one way or another the world is always true. common enemy. Furthermore, the use of the theistic or rationalist image that you can say, of the opponent understood as the always abused ha-satan (or diabolus if you like Hellenism more) to incorporate in your message a concept of struggle to the world is a sign of confusion regarding the role of the king of the world, often always indicated as having a role, and not as a mere opponent of the will of the Most High. Even in the Apocalypse of the Evangelist, after all, all that appears is a drawing, designed and operated by a higher will (love). It is therefore okay to prefer one path to another, but considering yourself opposed to high levels means having induced more confusion than clarity in yourself.

The Great War is therefore the real, enormous and difficult opposition, a clash that does not go outwards, but inwards, that place that is very similar to what surrounds it, but that we have now forgotten how to control it effectively, to ascend on an impervious ladder.

That trait of meaning that we recognized at the O9A is scattered everywhere in what would be the lessons that can be drawn from the writings of the same, but some notes of quality and meaning mixed in scales without meaning and targeted progression result only in an arrhythmic cacophony without value. It being understood that all the aura of mystery and confusion deliberately generated around them will continue to fascinate the current century for many years as having been successful compared to the previous one, and one cannot avoid feeling a sense of displeasure for all those who are driven by a call that only they hear will come to an unnecessarily harmful and damagingly useless path.

The true essence of the opponent is therefore not an opposition sui generis, a war so stupidly human and therefore subjected to the circular movement of the wheel, but instead the ability to move after huge nausea and difficulty in the hub, so that you can see everything rotate around the single principle, that independent of whether this is found externally or internally, the result will change very little, only the “natural” predisposition of the individual towards one or another way will change. Terrorist Satanism is therefore just as idiotic as the Christianity of the crusades or the persecutions of pagans, where we have forgotten what we have suffered and certain words:

Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mc 12,17; Mt 22,21; 20,25)

It is a movement that flourishes on the same excretions of the hypocrisy of what it tries to fight, refusing to recognize itself and adopting the same means against it, thus reducing itself to a son who criticizes the father but makes the same mistakes. The adversary is both Christ and the Antichrist, true and inconceivable adversaries in their pure expression, and the continuous distortion of their being is confirmed by this. Finally, citing an author mentioned in another previous article, it is no coincidence that Nefastos refers to a Christ-Satan.

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