Nefastos e il Catechismo di Lucifero, a cura di F.O

Il sentiero di mano sinistra, o come meglio si preferisce denotarlo, ha un grosso problema di fondo, e questo è l’enorme frammentazione a cui è andato incontro nel tempo. Tralasciando il problema ideologico che oggigiorno discosta enormemente questa definizione da quella originale tantrica, basandosi su un percorso formalmente individualistico del singolo che lo pratica, era sicuramente inevitabile che si formassero svariate micro-culture sotto questa medesima definizione col risultato omologo alle grandi religioni organizzate nelle loro infinite ed estenuanti scissioni. Ne consegue che viene a mancare, seppur all’apparenza si tratti di un sistema di idee coerenti tra di loro tra i vari movimenti, una vera e propria linea di pensiero unica e veramente analoga. Molti potranno lamentarsi di questo appunto facendosi forza dei concetti di individualismo, ricerca interiore e aversione all’esterno identificato come il mondo che segue generalmente la via di mano destra. Il problema però è estremamente sottile, e non si può quindi prescindere dall’assunto iniziale in cui si evitavano le incongruenze tra l’origine terminologica e la sua successiva interpretazione. Onde evitare comunque approfondimenti in tale senso, basterà riconoscere che la scissione tra le due “vie” è cosa estremamente fittizia e in qualche modo fuorviante, e perché no, pericolosa alle volte. Motivo? Una via non esclude l’altra e in un effettivo percorso spirituale entrambe coesistono e devono coesistere. Dei mille esempi riportabili basti al momento citare il testo più famoso della cosiddetta Alta Magia, La Chiave di Salomone, la quale, pur essendo d’ispirazione magico-ebraica presenta a tutti gli effetti la sequenzialità insita in quello che potrebbe essere definito solo come via di mano destra, prima il silenzio, invocazione e a seguire evocazione. E qui le due vie vanno a braccetto una con l’altra, anche se in questo si è comunque evitato il significato originale limitandosi al più moderno senso di questi termini.

In tutto questo si delinea un problema spesso fastidioso per chi studia a fondo certe dottrine, e che di conseguenza spazia enormemente tra i campi. Tale problema è in genere l’esasperato dualismo che si viene così a fomentare, dedicandosi formalmente solo ad un percorso o a un altro. Chiaramente, trattandosi di vie personali sopra a tutto, un percorso vale chiaramente l’altro, e le parole di Crowley in merito sono sempre valide e legge in tal senso. Il dualismo però ha un’esasperante capacità d’infastidire, perché ignora la natura mai effettivamente dualista di una religione. Anche qui è bene limitarsi, ma nello studio approfondito nessuna religione presenterà mai un vero e proprio dualismo. Questo è un nostro peccare mentale, una nostra predisposizione a ragionare in tali termini, luce e ombra, caldo e freddo, cristianesimo e satanismo, e così via.

In mezzo a questo caotico vorticare di definizioni, ideologie e percorsi la figura di Johannes Nefastos è a tutti gli effetti un unicum vero e proprio. Tra le tante pubblicazioni del finlandese, sempre e comunque interconnesse a seguito di riedizioni e revisioni, in tale sede l’attenzione è posta al suo Catechismo di Lucifero. Il libro nasce nel 2003 come controcanto al più noto catechismo evangelico luterano e nelle quasi 100 pagine di questo libricino Nefastos elabora le linee guida della sua peculiare visione del satanismo gnostico teistico. Ivi sono presentati i 10 Comandamenti di Lucifero, Il Credo satanico in tre credi, la preghiera al Maestro in 6 articoli e vari approfondimenti tra Lucifero, demoni, magia, individualismo e Satana. Dipanandosi così tra i punti essenziali della propria visione ognuno di questi argomenti è riccamente commentato, non tanto in quantità quanto in qualità, continuamente citando pure gli altri lavori di Nefastos che arricchiscono di senso il tema trattato. Fermandosi però solo alla suddivisione del libro la facile ironia sale senza difficoltà, poiché sono anni che veniamo tartassati da rielaborazioni dei concetti cristiani, spesso scimmiottandone le strutture lirico-poetiche e spesso risultando in forme auto-ironiche che non sanno ispirare niente più che un sorriso. In questo caso, fortunatamente la forma espositiva, così come il lirismo sapientemente tradotto dal finlandese (tutti gli scritti di Nefastos partono in lingua madre infatti) consegna un testo godibile e autorevole con pecche molto difficili da trovare.

L’equilibrio espositivo del nostro è a tratti inquietante. Da momenti di puro teismo riesce a collegare e giustificare senza atti di presunzione attingendo anche al razionalismo, e sapientemente lima gli argomenti più estremi dopo una prima violenta esposizione a beneficio dei più dannosi tra i lettori, coloro che sicuramente hanno meno capacità di discernimento e che potrebbero facilmente non essere in grado di cogliere il concetto. Dopotutto, la battaglia di Nefastos non è solo nel risveglio (assolutamente non forzato) del “vero” satanista, ma anche una accusa continua all’ignoranza del mondo e del genere umano intrappolato nelle catene dell’esistenza. Qui arriviamo finalmente alla colonna portante dello gnosticismo di Nefastos, perché è importante sapere che molti auto nominati frequentatori della via sinistra non si troverebbero d’accordo con le tesi proposte.

Come può infatti un satanista palesare un rispetto religioso per i vangeli? Come può non accusare di ogni nefandezza il Cristo?

In realtà, si paleserebbe nient’altro che l’ennesimo stupido dualismo di cui prima. Cristiani che saltano dalla sedia a sentire bisbigliare il termine Satana (come sempre lontani dalla storia del termine) e satanisti che si comportano alla medesima maniera sentendo nominare Cristo (spesso senza nemmeno avere letto i fondamentali). Non vi è infatti alcunché di illogico in questo, e nel Catechismo di Lucifero questo si palesa senza grandi artifici nei vari punti esposti con citazioni prese dai vangeli, lettere di Paolo o addirittura dalla Bibbia. Troppo spesso infatti i neo-satanisti si legano a dottrine asiatiche catalogando come inutilmente dannose e utili alla sottomissione mentale le dottrine occidentali, e Nefastos dimostra di esserne cosciente. Questo è un punto di forza incredibile nella ideologia di questo autore, perché tramite l’intrinseco gnosticismo la validità di contenuto non viene intaccata, ma anzi viene apprezzata e rivalutata pienamente, accusando giustamente le sovrastrutture, le manipolazioni successive e in gran luogo la fallacia umana del JHVH biblico (cosa che d’altra parte è stata analizzata con successo anche da autori cristiani come il nostrano S.Quinzio).

La via di mano sinistra si sviluppa quindi lontano dalle aggregazioni umane che appunto tendono a dominare e sottomettere, ingloba senza discriminazioni le perle gnostiche dei vangeli, così come le sincronie con le dottrine asiatiche, facendo un enorme ma nascosto utilizzo del pessimismo come chiave per risvegliare il singolo dall’illusione della realtà costrittiva in cui si vive. Ovviamente Nefastos ha anche dei punti di scontro decisivi con molti altri occultisti di simile estradizione, specialmente quando invita al distacco terreno, arrivando a conclusioni più vicine a Eckhart che a un moderno Ford, ma questa è una conseguenza logica del teismo insito nella formulazione di Satana dell’autore. Come lo gnosticismo insegna il funesto demiurgo diventa quindi il Dio biblico, troppo umano e mutevole per potersi confrontare con successo al principio immutabile e super partes del movente primo, quel “amor che move il sole e le altre stelle”. Satana, l’epiteto generico per avversario, diventa quindi il salvatore che non promette paradisi e altre finzioni, quanto il Maestro che guida verso la vera crescita spirituale, che come insegnava Cristo (e pure gli odierni cristiani paiono averlo dimenticato) è un dialogo personale e intimo. Questo principio si relaziona secondo tradizione a Venere-Lucifero, senza però tentare estenuanti collegamenti con altre entità, riconosciute come manifestazioni ma in fin dei conti non così fondamentali.

Sarà ovvio, arrivati a questo punto, come Nefastos si distacchi effettivamente da quello che è un po’ diventato il dictat del razionalismo satanico odierno, ma anche dal teismo cieco satanista. Il catechismo delinea una lotta personale enorme, sia dal piano interiore (dove l’autocontrollo è consigliato) ed esteriore, sia quest’ultimo uno scontro col mondo fallace o una soppressione dei moti troppo umani e futili, come la violenza e la lussuria fine a sé stessa e procreativa. Il punto cardine in tutto questo è la purificazione dell’odio, che non va appunto inquinato dalle cause umane e dagli istinti animaleschi ancora siti in noi, ma dev’essere un odium salvifico capace di guidare l’individuo verso un percorso retto e tendente alla verità. Inoltre si aggiunge anche un altro punto di enorme contrasto col resto del mondo occulto, ovvero un percorso di sinistra che è tale solo nell’accezione pessimistico avversaria dello scontro e del distacco dal mondo ingannatore, ma che in sé raccoglie elementi di ambo le parti senza doverci girare attorno, con continui attacchi alla falsa dualità, alle dottrine idiote come il libero arbitrio, l’esistenza di morali assolute o del binomio bene e male.

Il Catechismo di Lucifero si presenta ostico a tratti, rivelatore e assoluto per molti altri, elegante e finalmente concepito con una chiave di serietà che evita alcune forme un po’ banali di auto-gratificazione e auto-convincimento che qua e là compaiono in certi autori. E’ un percorso profondo, non banale e stimolante, anche se solo abbozzato in una quantità esigua di pagine.

Ultima ma non per importanza è la splendida rivisitazione del Padre Nostro, decisamente più efficace del Credo presentato nello stesso libro. In questa chiave di lettura la struttura viene mantenuta identica, e così la potente formulazione e musicalità ne rimane il più possibile inalterata, ma da Padre diviene Maestro, perché è bene ricordare che non è Satana il principio creativo e men che meno s’interessa di idolatrie o richiede riconoscimenti vani, e il nome diviene virtù (che nulla toglie alla potenza ebraica del tetragrammaton). I cieli divengono il cuore personale, riconosciuto come punto di primaria importanza così come il cervello (figurativamente parlando). La volontà si muta nell’oscurità/notte, perché agli occhi di chi sa guardare vi è più luce nel buio di quanta se ne pensi. Il pane quotidiano è l’afflizione spirituale, perché non vi è risveglio senza una discesa nelle tenebre del dolore e dell’afflizione mentale necessari per strappare il velo di Maya. Restano i debitori. La tentazione, così come il peccato, non esistono, ma resta l’enorme pericolo della vanità. Sparito dunque il male, è la carne da essere sconfitta, gabbia e prigione dello spirito.

Unico vero peccato è la quasi completa irreperibilità dei testi di Nefastos, a meno che non si abbia un conto in banca abnorme e la voglia di alimentare il mercato dei furbi nel campo delle pubblicazioni dell’occulto. Fortuna vuole comunque che si reperiscano facilmente in altre modalità e formati, quindi non si hanno scuse per non recuperare una delle menti più brillanti del nostro periodo.

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