Charles Pierre Baudelaire, il Dandy-Vampiro di Umberto Mori

” Il capolavoro di Satana, nell’era moderna e’ di non far credere nella sua esistenza.”(Baudelaire)

Colui, la cui produzione poetico-letteraria, influenzo’ non poco i cosiddetti “poeti maledetti”, nacque in quel di Parigi il 9 di aprile del 1821, da Joseph Francois Baudelaire e da Caroline Archimbaut Dufays, sposata in seconde nozze. Charles Pierre ebbe anche un fratellastro, tale Claude Alphonse Baudelaire. Nel 1827, il futuro poeta rimase orfano di padre, la madre cerco’ quindi di riversare tutto il suo affetto di vedova su quell’unico figlio, ma duro’ poco. Nel 1828, Caroline si risposo’ con Jacques Aupick, ufficiale dell’Esercito francese, uomo rigido, freddo ed integerrimo, il quale dimostro’ subito a Charles Pierre la sua ostilita’ facendo si che lo scrittore mai perdonera’ alla madre questa sorta di “tradimento”. Dopo un soggiorno a Lione, dove Jacques dovette trasferirsi nel 1833 per motivi di lavoro, i tre tornarono a Parigi nel 1836 e nel 1839, dopo alterne vicissitudini, Baudelaire riusci’ a conseguire il tanto agognato Baccalaureato presso il prestigioso Liceo Saint-Louis.

Segui’ un periodo di vita piuttosto “alla giornata”, frequento’ numerose prostitute, contrasse debiti e viaggio’ molto. Fu all’Isola di Bourbon e poi a quella di Maurice, facendo dopo breve tempo ritorno in patria. Va detto che, l’esperienza del viaggio, stimolo’ non poco nel poeta la tendenza all’esotismo, tendenza piuttosto presente in tutta la sua opera poetica. Nel frattempo un cospicuo lascito ereditario, gli consenti’, per un certo periodo di tempo, di vivere agiatamente, affermandosi come giornalista e critico d’arte intrecciando nel contempo una relazione con Jeanne Duval.

Questa fu un’attrice e danzatrice teatrale di origine haitiana, la quale in seguito alla turbolenta relazione con Baudelaire, venne abbandonata e ripudiata dalla sua famiglia. Dal 1843, Charles Pierre visse come un autentico Dandy, era infatti rinomato per la sua ricercata eleganza nel vestire ed anche per le sue spese folli, al di sopra delle sue effettive possibilita’ economiche. In seguito entro’ a far parte dell’esclusivo e particolare Club des Hashischins, cenacolo di artisti ed intellettuali dediti all’esplorazione della psiche umana e delle allucinazioni attraverso l’assunzione di varie droghe, tra queste l’hashish. In questo club erano presenti anche: Moreau, Gautier, Balzac, Delacroix e Dumas padre.

In seguito Baudelaire, scrivera’ alcune opere-trattati in cui disquisisce di cio’, nel 1857 e nel 1860, i cosiddetti “Paradisi artificiali”. Nel 1866, venne colpito da un ictus e rimase paralizzato sul lato destro del corpo, reagi’ cercando sollievo nell’alcool e negli allucinogeni vari di cui era a conoscenza, il laudano ad esempio, ma mori’ purtroppo di li’ ad un anno il 31 di agosto 1867 a 46 anni. Fu il primo europeo a tradurre in francese alcune opere letterarie di Edgar Allan Poe, ad esempio il di questi romanzo “Le avventure di Arthur Gordon Pym”.

Charles Pierre Baudelaire, ha da sempre affascinato il vasto pubblico europeo per la sua vita bohemien, viziosa, dandistica, da Flaneur e da Esteta, che fa uso sovente di allucinogeni vari per elevare il suo squisito afflato poetico. Non e’ inoltre lungi da lui, la figura del Vampiro, tutt’altro, anche perche’ nella sua opera poetica piu’ famosa “Les Fleurs du Mal”, pubblicata in due edizioni, ne tratta in due poesie. “Les Fleurs du Mal”, silloge poetica suddivisa in varie sezioni, riflette superbamente l’ideale di Bellezza che possiede il poeta, ossia il Male al pari del Bene, ha un proprio peculiare fascino estrinsecato attraverso i “Fiori”.

Nella prima sezione della silloge, intitolata ” Spleen et Ideal”, sono presenti 2 poesie intitolate ” Il vampiro”. Trattasi praticamente di uno sfogo letterario, di una rivolta poetica, veemente e determinata dell’autore contro Jeanne Duval, la sua partner con la quale convisse per un po’ di tempo, tra litigi, rotture e riappacificazioni, tutte mai comunque definitive. In esse Baudelaire, coniuga sostanzialmente il tema del Vampiro a quello della schiavitu’ muliebre della quale egli e’ vittima consenziente, facendo contemporaneamente emergere la propria impossibilita’ di sottrarsi a questo “patto” infernale, indissolubile e destinato a durare anche oltre la morte. In ambedue le poesie inoltre, egli associa chiaramente l’ardore, l’amarezza, la tristezza e la melanconia al volto della Donna, arrivando ad affermare che e’ la gioia uno degli aspetti piu’ triviali e volgari presenti sul volto della Donna, non altri.

Va detto che, declamare in pubblico le Poesie di Baudelaire, non e’ cosa semplice, in quanto costituite da agglomerati verbali assai articolati e complessi. In esse sono presenti numerose successioni di parole colme di consonanti(le quali rapportate alla Musica, rappresentano rumori)ed anche parole con vocali(che rapportate alla Musica, rappresentano suoni). Quindi, possiamo dire che dal punto di vista acustico, la poesia baudeleriana, vibra piu’ di rumori che non di suoni. Chissa’, forse i “rumori” dell’Inferno. Umberto Mori

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