“Il Sentiero è parte della vita. La vita è parte del Sentiero” – un’intervista con Daemon Barzai di Jovick Man

Cosa vuol dire essere un Mago Draconiano? Cos’è la Magia Draconiana?

Credo che non sia possibile dare una definizione univoca a nessuna delle due domande: ogni Iniziato può avere una visione totalmente personale di ciò che significa essere un Mago.
Nel mio caso, un Mago è chi vive il Sentiero come una parte della vita e, la vita, come una parte del Sentiero. E’ chi si impegna a percorrere la Via prima di ogni altra cosa; forse può sembrare estremo ma, in fin dei conti, senza passione non c’è modo di progredire.

Per quanto riguarda la seconda domanda, la Magia Draconiana è un sistema Auto-Iniziatico, in essenza eclettico, che vede la figura del Drago/Serpente come la Fonte Primigenia di Ogni Creazione e di Ogni Distruzione. Si basa negli antichi miti, leggende, storie di queste creature, interpretandole come manifestazioni di una specifica forza. Il Drago è l’Utero dell’Universo, al di là di qualsiasi dualità, è dove è nato tutto, anche gli Dei.
Uno dei miti che descrive meglio tutto questo è l’Enuma Elish, dove la Dea Drago Tiamat da vita a tutti, anche agli Dei che in seguito cercano di distruggerla. In essenza, la Tradizione Draconiana è un viaggio meraviglioso, personale e individuale che permette il risveglio della divinità interiore o l’auto-divinizzazione.

Quali sono le tradizioni del Sentiero della Mano Sinistra più vicine alla Magia Draconiana?

Come ho detto anteriormente, la Tradizione Draconiana è in essenza eclettica, quindi si nutre di molte e diverse fonti, condividiamo molto con la Demonolatria, forse non dal punto di vista religioso ma dal modo di vedere i Demoni (Deamons – Intelligenze Divine) e il modo di lavorare dal punto di vista ritualistico con queste forze. In molti casi siamo anche molto vicini  al Luciferismo, e ad alcuni tipi di Stregoneria Tradizionale. E’ importante comprendere che la tradizione è qualcosa di personale e che, quindi, ogni Iniziato può trovare l’ispirazione in tradizioni diverse del Sentiero della Mano Sinistra.

Parliamo dell’opera “L’Albero delle Ombre”, tradotta in italiano.
Puoi parlarci di questo lavoro? Quale sarà la sua struttura?

Attualmente entrambi i libri sono stati tradotti e pubblicati in italiano.
Parliamo dell’essenza delle opere: sono stati scritti con l’intenzione di proporzionare una guida per quei ricercatori che abbiano l’intenzione di cominciare a lavorare in modo auto-iniziatico con l’Albero delle Ombre.
L’idea di ogni libro è dare una visione teorica ma sopratutto proporzionare esercizi e rituali che servano alla pratica, dato che le Qlipphots si vivono, non è possibile soltanto teorizzare su quello che succede in esse. L’idea è che le persone trovino ispirazione in essi un’ispirazione per fare un lavoro individuale. In sintesi, questo è lo scopo dell’opera.
Il progetto consiste in completare con 11 volumi tutte le Qlipphots e rispettivi tunnels.

Finalmente un lavoro che parla della pratica, come il tempio interno ed esterno.
In Italia non siamo abituati a testi di questo tipo. E’ diverso nel mondo ispano-parlante?

In America Latina, la pratica della Magia ha molto a che vedere con la trasformazione della vita materiale, i rituali, gli incantesimi etc sono all’ordine del giorno.
Da questa consuetudine nascono molti tipi di magia folkloristica che hanno prosperato molto.
Infatti i culti di origine africana (Santeria, Candomble, Palo Mayombe, Vudù) sono molto forti.
Nonostante, al di là di queste tradizioni, è possibile lavorare in modo equilibrato con quella che si conosce come Magia Minore, e cioè che oltre al lavoro interiore, non c’è niente di male in fare un rituale per ottenere un nuovo amore, sesso, soldi extra o vendicarsi di chi ci ha fatto del male.
Fa parte della vita. Come in ogni cosa, gli eccessi non sono salutari, e se un Mago si centra soltanto nel piano spirituale e lascia da parte la realtà materiale, è molto probabile che si perda nella fantasia, cada nella megalomania credendo di avere più potere di quanto in realtà tenga.
La stessa cosa accade se il Mago usa la sua magia solo per questioni materiali, non riuscirà ad avanzare realmente verso la sua auto-divinizzazione.
Entrambe le cose devono essere equilibrate e quindi tali da rendere il lavoro magico ricco e fruttuoso.

Nell’articolo che abbiamo tradotto dal tuo blog possiamo leggere: “Nella tradizione draconiana, un elemento non può esistere senza l’altro, e se stiamo lavorando con la struttura dell’Universo conosciuto, dobbiamo imparare da entrambe le polarità, solo in questo modo è possibile ottenere un avanzamento reale e senza limiti.”
Quindi, perché non trattare anche le sephirots con le qlipphots?

L’Universo in cui ci troviamo ha una natura duale e, inoltre, permane in uno stato di equilibrio: senza le tenebre non può esistere la luce, senza il femminile non può esistere il maschile, senza il giorno non può esistere la notte, etc…
Il problema è che che lavorando sia con le Qlipphots che con le Sephiroth, scopriamo che nell’essenza sono  molto diverse.
Molti hanno cercato di creare un antagonismo tra l’uno e l’altro, credendo che si trattasse di elementi opposti o inconciliabili. E’ necessario comprendere che si tratta di mappe dell’Universo: un mago che lavora con le Sephiroth cerca la ricostruzione dell’ordine primordiale, la disintegrazione della coscienza e la fusione della stessa con la luce. Al contrario, chi lavora con con le Qlipphots cerca l’individualità della coscienza e cerca di costruire il proprio universo personale, senza fondersi con niente e con nessuno. Si tratta di due paradigmi diversi e non c’è nessun impedimento nel lavorare con entrambi gli Alberi. E’ qualcosa che ha che vedere con le scelte personali di ogni Mago.

Potresti parlarci della morte e dell’immortalità dal punto di vista draconiano?

La morte è sempre un argomento complesso.
Considerato come ente o entità, è una forza meravigliosa, anche se non tutti possono lavorare con essa: esistono persone che, semplicemente, non le sono affini.
La morte, come situazione, è qualcosa che fa parte della vita, vale a dire, un cambio di stato.
Credo che dal lavoro spirituale che si è realizzato in questa vita dipenda la quantità di coscienza che avremo nell’altra e questo ci permetterà di poter scegliere di tornare a questa realtà e reincarnarci o trascendere verso altri piani e creare il nostro proprio universo.
Una parte dell’auto-divinizzazione è rappresentata proprio da questo punto.
L’immortalità dell’anima, nella mia personale visione, è un dato di fatto.
Dopo aver lasciato il corpo fisico, lo spirito segue il suo corso e il suo cammino.
Questo si comprende maggiormente se si lavora con le energie del Thanatos e della Necromanzia.

Le prossime opere in Italiano tratteranno sempre dell’Albero della Morte? E i tuoi altri testi?

Attualmente, i libri che sono stati tradotti in italiano sono:
L’Albero delle Ombre: Lilith: La Donna della Notte,
L’Albero delle Ombre,Gamaliel: L’Osceno; Lilith: Le sue maschere, i rituali e le manifestazioni; In Nomine Draconis: Una guida di auto-iniziatica per i Misteri Draconiani.
Stiamo lavorando a nuove traduzioni. E’ nostra intenzione tradurre tutte le opere in Italiano.
Molte grazie per l’intervista, è stato un piacere rispondere ad ogni domanda.
Alla prossima!

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