La Caosofia del Templum Falcis Cruentis

a cura di Paul Nunez
trad.Sara Ballini

La Caosofía del Templum Falcis Cruentis è la maggiore responsabile del crescente interesse modeno nel personaggio conosciuto come San La Muerte, di origine guaraní e sincretico a partire dai culti indigeni e dal cattolicesimo. Dalla pubblicazione del Liber Falxifer I a cura di Ixaxaar, la comunità occulta della Via Sinistra e la magia cerimoniale moderna hanno cominciato a vedere con occhi diversi la forza della morte rappresentata da Caín/Qayín e la sua particolare interpretazione.

Maggiore era la repressione cristiana verso le credenze autoctone e pagane e maggiore, in risposta, la forza che queste acquisivano generando timore in una società oppressa. Questo è il caso di San La Muerte e di molte altre divinità folckloriche. La sua negazione è stata la fonte di molto del suo potere, oltre che del suo fascino. E’ quello che accade con il voodoo, la santería, la quimbanda, i culti andini di trasmissione ereditaria o popolare e lo sciamanesimo della selva, tra gli altri. Qualcuno ha preso una via più maliziosa, mente altri cercano solo cura e protezione, e sono quelli che risvegliano pià interesse in chi comincia la sua ricerca nell’esteso sincretismo con le figure demoniache del pantheon giudaico-cristiano. Questa rivalutazione delle nostre radici è una lodevole alternativa invece della semplice accettazione di quello che viene importato in modo passivo e lo è ancora di più se consideriamo la difficoltà del lavoro, dato che le fonti non sono complete ma mutilate e cambianti nel tempo; anche se la stessa cosa potrebbe essere detta di qualsiasi mitologia. Nonostante, questo fascino per il semplice fatto di che si tratti di qualcosa di “oscuro” continua soltanto a legarci alla superficialità e alla ripetizione, e nel peggiore dei casi, ci porta a perderci. Insultare la fede delle persone non è nel nostro modo di intendere le cose, né mettere in discussione la loro affettività ma è importante ricordare che il cammino del mago è diverso da quello del religioso e che quindi accettare la poca attenzione dell’attitudine “profanatrice” degli occidentali porta ad un positivo gnosticismo. Mentre c’è chi si equilibra tra la scienza e la sperimentazione metafisica, il religioso scommette soltanto per quest’ultima senza protestare inginocchiandosi e pregando o accendendo candele mentre aspetta che succeda qualche cosa.
Questo non ci rende diversi dai sacerdoti più vicini, ne da chi sacrifica animali per curare le malattie delle persone. Il ruolo del mago è quello del saggio del villaggio ed è giusto che torni ad essere tale. Mettere in discussione la fede è proibito da Dio nella Bibbia e si punisce chi provi la magia rompendo l’ordine divino che solo Lui, può alterare. In questo, il mago, è considerato un proscritto e un nemico, anche tra i chi dovrebbe stare dalla sua parte…

La questione dei patti e dei “lavori” fatti da truffatori è anch’essa all’ordine del giorno e fioriscono specialmente in quest’ambito della magia folclorica. Con un’attitudine consapevole, una truffa potrebbe essere addirittura un beneficio per la persona costretta a confrontarsi con la realtà. Questo è un argomento che meriterebbe un articolo a parte.

Essere se stessi è la meta massima della Magia, con la M maiuscola, la realizzazione completa dell’Io nel suo potenziale, e per questo, consiste nell’imparare a riconoscere i propri limiti e le proprie trappole sia nel percorso che nella nostra mente.
Il cammino parte da dentro verso l’esterno, e ciò vuol dire che il lavoro si realizza tramite una fiamma interna dello spirito e non, per esempio, nell’unione o nel seguire un gruppo, un’ordine, una persona, etc; questo elementi possono essere un grande aiuto però se non facciamo il nostro proprio lavoro di trasformazione contribuiremo solo a quello altrui diventando una caricatura di noi stessi; dobbiamo osservare prima di tutto noi stessi per sapere che passi fare.
Galleggiamo senza controllo su un mare agitato senza una direzione fissa, attratti da quello che detta la marea nel momento ma la Magia ti insegna a nuotare e dirigere per conto tuo il tuo destino.
Sacrifica le tue divinità, fai ardere il mondo e distruggiti ogni volta sia possibile per ricostruire il tuo vero Io”

Corrente 218, Filosofia Anticosmica: confronto tra opinioni

“L’attuale corrente 218 comprende una miriade di espressioni e diverse linee di pratica dalla meditazione e gnosi alla stregoneria e alla necromanzia, ma tutti sono strumenti per incanalare la stessa essenza dentro e fuori i nostri spiriti al fine di rafforzare la nostra lotta per la Santa Causa, questo cioè, incanalare il Caos per combattere l’impulso limitante del Cosmo.
La pratica può essere basata sul Gullveigarbok di Vexior 218 con la sua moderna comprensione della mitologia scandinava o può provenire da Libri Falxifer con fondamenti pratici principalmente dall’antica ATR (African Traditional Religion) che anche se l’Essenza sarà la stessa, ecco perché diversa da altri sistemi di “masturbazione mentale” che sono creati da gruppi pseudo-intellettuali e pseudo-satanici che cercano di dare alle persone un maggiore conforto nella loro inattività carceraria. La Filosofia Anticosmica che istituisce l’intera Corrente 218 richiede essenzialmente l’esperienza e la pratica della liberazione.
È vero che la filosofia anti-cosmica è violenta ed estremista, ma non perché vuole la “distruzione letterale dell’umanità” ma perché cerca la liberazione attraverso l’ascensione, cioè è violenta perché vuole la liberazione attraverso la distruzione dei punti di limitazione dell’esistenza. banale scatenare la coscienza della materia, e questo è percepito come una minaccia e sorprendente dalla stragrande maggioranza, mentre in realtà è un ideale sviluppato con l’obiettivo di proteggere l’umanità dalla servitù.
La violenza rappresenta  l’umanità è in ginocchio, le sue terribili condizioni morali, la povertà spirituale e la vicinanza psicologica alla realtà che la imprigiona. Questo stato ha limitato il potenziale umano nel suo progresso. E poiché l’essere umano è così decadente le forze caotiche sono di tale importanza nel diffondere tra noi illegalità e l’antinomia.
Comprendiamo che anche l’equilibrio delle cose porta, di per sé, alla dissoluzione. Quando la forma si dissolve, la luce e l’oscurità al suo interno diventano assolutamente una cosa sola. Tuttavia, ridurre tutto a quell’Uno non è l’intenzione ultima, perché anche l’unità deve essere oltraggiata, consumata dalla Luce Nera e portata alla Pienezza del Vuoto. In un certo senso, questo ha senso nell’Antinomia e nell’illegalità quando comprendiamo che la Sorgente di tutto è l’Acosmico (che non è né Cosmico né Anti-Cosmico).
I Fireborn portano la Volontà di El-Acher (il Dio Anti-Cosmico) e difendono questa Santa Causa combattendo le correnti che collegano la coscienza alla materia. Queste correnti sono nemiche dell’umanità e, quindi, nemiche della Corrente 218, perché la realtà che creano è di servitù. Nel combattere questa realtà carceraria, la filosofia anticosmica utilizza un’arma molto potente, vale a dire il nichilismo, con alcuni incrementi che è necessario evidenziare.,,,”

Via Sangris

“Uno dei veri nemici che potremmo identificare tra noi è l’ignoranza, camuffata e presentata in molti modi, e così come diverse proposte accessibili si aprono il passo in questi giorni chiedendo la loro quota di attenzione – molte volte immeritata – non può mancare l’attrazione verso il lato oscuro. Il sensuale Satanismo presentato da LaVey o le vertenti più metafisiche del Tempio di Set, rimangono al margine per la maggior parte delle persone che preferiscono qualcosa che alimenti la loro superstizione ed i pregiudizi originati dalla cultura mediocre nella quale sono cresciuti, o qualcosa che sia più semplice e diretto, oltre che “malvagio”, sinistro e che dia senso di appartenenza ad un gruppo; tutto un brodo di coltura per nuove forme di esprimere quello che non si possiede e non si conosce. Il rock e il Diavolo sono stati sempre alleati da quando nacque il primo, e sulla loro relazione molto si è detto, anche se spesso erroneamente. Con la nascita del heavy metal la situazione è esplosa e l’associazione è diventata indivisibile fino a quando il satanismo e questo genere musicale sono diventati quasi sinonimi. Non è difficile identificare un musicista con il mondo spirituale, considerando che nell’antichità si trattava di un’associazione reale; nonostante, e con i piedi ben piantati per terra è salutare riconoscere che si tratta di persone con la loro visione, con i loro errori e con il proprio cammino e non di autorità e che, nonostante la popolarità, no dovrebbero essere riconosciuti in nessun altro campo che non sia il loro.
Eppure, abbiamo vere e proprie leggende personaggi influenti che hanno lasciato un impatto nel mondo, e nell’ambito dell’occulto. E’ un dato che non possiamo questionare. Un caso paradigmatico è quello della band svedese Dissection e a quella nuova piccola ondata di occultismo oscuro che portò con se produzioni e associati (molte sono le attribuzioni con i generi più estremi e oscuri del metal che dicono esserne coinvolte ma come è facile presupporre sono molto poche le bands che vivono quello che predicano a un livello più profondo che quello dell’estetica e dell’arte e queste caratteristiche possono essere riconosciute solo da un occhio allenato.

Jon Nödtveidt, leader di una banda, fu un musicista di talento che sentiva una forte attrazione verso l’occulto al punto da arrivare a far parte di un piccolo circolo esoterico, nella sua prima tappa, a metà degli anni 90’, battezzato inizialmente come Ordine Misantropico Luciferiano. Questo ridotto gruppo di maghi neri – non più di qualche persona, secondo quello che raccontano nelle loro intervista – potrebbe disputarsi il titolo di gruppo più estremista, insieme ad altre scarse proposte, per quello che predicava che, detto sia, è stato limitato dal linguaggio sia in inglese che in spagnolo o italiano. Molti si attribuiscono attualmente l’appartenenza a questo gruppo, o una conoscenza sicura delle sue dottrine, ma la verità è che ben poco è uscito da questo gruppo per arrivare fino al pubblico, in modo deliberato o meno, e va ricercato ormai una decina di anni fa. Da allora, gran parte è stata modificata e attualizzata (come è il caso dei lavori con le qlipphot o anche il Liber Azerate, libro canonico dottrinale, che prendeva come riferimento la magia cerimoniale nella linea di Thelema con il Liber 231 per passare a rinnegare tutto il sistema nel recente libro del cercuo, il Libro del Sitra Achra). La filosofia dell’Ordine Misantropica Luciferina – battezzata ad inzio del millennio come Tempio della Luce Nera – è sommariamente catalogata come “Satanismo Anticosmico”, e, in una reminiscenza di alcune sette dello gnosticismo primitivo, cerca il ritorno alla fonte di tutto e oltre, e niente altro che la dissoluzione assoluta, considerando questo mondo come una prigione e un gioco del Demiurgo. È in questo senso che potrebbe catalogarsi come terminologia il Tempio della luce Nera come facente parte del Sentiero di Mano Destra. È facile sbagliarsi: anche se lo scopo è simile per certi aspetti a quello della meta delle grandi religioni, i suoi metodi oscuri non lo sono, e questo complica ancora di più il rompicapo che ci impedisce la completa comprensione.

Il problema con il Satanismo Anticosmico, come etichetta, è che si tratta di un termine che non ha attecchito molto ma che in molti hanno adottato come una moda. Non che le ridotte persone che fanno parte di questa organizzazione non sappiano di cosa parlano se non che, ancora una volta, non si è andati ad approfondire sufficientemente una definizione chiara; tra l’altro un sistema chiuso non ha motivo di cercare consensi nell’ambito della comunità…Tra i veri associati, si conosce soltanto Vexior, un mago nero vicino al cerchio, che diffonde questa filosofia a modo proprio con libri quali Panparadox, Gullveigarbok y Þursakyngi.
Watain, una band di black metal che afferma la sua vicinanza/amicizia con il Tempio diffonde con i propri testi parte della filosofia, con risultati questionabili. Qualsiasi altra affermazione di appartenenza dovrebbe essere presa con le pinze. Siamo di fronte ad una tematica della quale molti parlano ma che molto pochi comprendono, e non mancano coloro che cercano etichette da una parte, e opportunisti dall’altro.

Parte della filosofia del Tempio della Luce Nera fu diffusa dalla loro pagina web in inglese, oltre all’originale svedese e norvegese, ma in seguito tutto sparì. Versioni anteriori della pagina, previo il cambiamento del nome, permisero di scaricare in svedese e in norvegese il misterioso Liber Azerate. Parti del testo antico furono rielaborate per essere presentate nel Libro del Sitra Achra, e altro di questo Satanismo Anticosmico o Caosofia fu presentato in forma diversa mediante la figura di Caino/Qayin e forze tanathiche sotto il nome di Corrente 182 (e il gruppo del Templum Falcis Cruentis, un altro modo di interpretare la Caosofia) e con la serie di libri Liber Falxifer I,II e III. Un’altra fonte da considerare sono le interviste sparse su Internet, anche se devono essere contestualizzate al momento in cui furono scritte e considerando che come ogni movimento attivo è cangiante e si perfeziona.

Gaetano Donizetti ossia colui che rese la citta’ di Bergamo, Immortale.

Cosa ascoltava Thomas Karlsson, poco più che ventenne, mentre creava le basi su cui sarebbe nato Dragon Rouge? Tra gli altri, Gaetano Donizetti! Per la nostra rubrica di musica classica, ecco un excursus di Umberto Mori.
Umberto Mori e’ nato a Roma.
Nel 2006 si e’ laureato di II livello in DISCIPLINE MUSICALI con il
massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di musica “G.Braga”
di Teramo, Istituto Superiore di Studi Musicali.
Vivacchia piuttosto bene nella citta’ che gli ha dato i natali,
interessandosi oltreche’ di Musica, di Bellezza, di Eleganza, di Poesia,
di Lettaratura e di Araldica.

In principio, furono le “Lezioni caritatevoli di musica” nel 1806 a
dare il via a tutto.
Ad esse fu ammesso Gaetano, che all’epoca aveva 9 anni, essendo nato il
29 di novembre del 1797 e furono fondate proprio in quell’anno da
Giovanni Simone Mayr(1763-1825), compositore tedesco naturalizzato
italiano.
Lo scopo di queste “Lezioni”, era fornire un’istruzione generale a chi
si iscriveva che non navigava certo nell’oro ed in particolar modo
elargire anche un’istruzione mirata alla Musica, quindi:
canto, strumento e quant’altro.
Donizetti, era di famiglia molto povera, quindi la sua presenza presso
queste “Lezioni”, fu del tutto pertinente.
Va detto che analogamente a questa iniziativa bergamasca, gia’ in
passato citta’ come Napoli nel 1537, Venezia sempre in quel periodo e
Palermo nel 1617, crearono Istituzioni simili, giustappunto per
l’infanzia abbandonata e che solo molto piu’ tardi divennero
conservatori di musica.

Gaetano Donizetti ebbe un fratello, Giuseppe Donizetti(1788-1856)
compositore anche lui che ebbe pero’ fortuna in terra musulmana ossia in
Turchia ove divenne Pascia’ Donizetti, tali erano i suoi meriti in
ambito artistico-musicale.
Gaetano, studio’ con Mayr clavicembalo e composizione per ben 9 anni
fino al 1815, poi per completare la sua formazione fu mandato in quel di
Bologna a perfezionarsi con l’eruditissimo Padre Stanislao
Mattei(1750-1825), rendendo cosi’ la sua sapienza musicale, organica,
compatta, seria e altamente professionale.
Nella musica che comporra’ durante i suoi 51 anni di vita, morira’ l’8
di aprile del 1848, Donizetti fu molto debitore nei confronti o di
compositori quali Franz Joseph Haydn(1732-1809), Wolfgang Amadeus
Mozart(1756-1791), Gioacchino Rossini(1792-1868) e anche del suo
insegnante, Mayr.
Donizetti compose ben 70 opere liriche, rappresentate nei piu’
importanti  teatri d’opera italiani dell’epoca e anche stranieri.
Inoltre, scrisse molta musica vocale di impronta sacra, una Messa da
requiem per la morte di Vincenzo Bellini(1801-1835), un Miserere, 18
quartetti per strumenti ad arco, numerosi concerti, un concertino per
clarinetto e musica varia per violino e pianoforte.
Tra le sue opere liriche piu’ famose ricordiamo: Le convenienze e le
inconvenienze teatrali(1827), Anna Bolena(1830), L’ elisir
d’amore(1832), Lucrezia Borgia(1833), Maria Stuarda(1834), Lucia di
Lammermoor(1835), Roberto Devereux(1837), Linda di Chamounix(1842), Don
Pasquale(1843) e molte altre.

Vorrei ora soffermarmi un po’ nell’analisi dell’opera:L’elisir d’amore,
melodramma giocoso in due atti, su libretto di Felice
Romani(1788-1865),da “Le philtre” del francese Eugene Scribe(1791-1861).
Romani, fu uno dei librettisti piu’ richiesti da tutti i compositori a
lui coevi, inoltre fu anche scrittore, l’opera venne rappresentata in
quel di Milano il 12 di maggio del 1832, ma non nel celeberrimo Teatro
alla Scala bensi’ nel meno famoso ma non per questo meno importante
Teatro della Cannobiana.
L’ opera ebbe subito un buon successo presso tutto il pubblico presente
alla prima rappresentazione non fosse altro per la netta distinzione dei
caratteri dei quattro personaggi principali ossia Adina, Nemorino,
Belcore e Dulcamara.
I quattro cantanti elargiscono in chi ascolta, una vocalita’ vigorosa,
originale, potente ed ispirata, ad esempio “Una furtiva lagrima” cantata
stupendamente da Nemorino nel II atto.
Vari altri numeri vocali di grande impegno espressivo, sono sparsi in
quest’opera splendida, dettata a Donizetti dal suo genio piu’ ispirato,
come un’accurata distribuzione del materiale melodico, formula forse un
po’ desueta per l’opera comica dell’epoca ma assolutamente innovativa ed
originale dal punto di vista dell’afflato.
L’ armonia quindi e di seguito la perfezione stilistica caratterizzano
quest’opera lirica conosciuta e famosa in tutto il pianeta, Luciano
Pavarotti(1935-2007) ne e’ stato il divulgatore assoluto, facendo si che
di riflesso anche Bergamo assurgesse a citta’ di splendori e fascino
immortale.
A Bergamo e’ presente un’ Universita’ degli Studi di livello pregevole
e un Conservatorio di musica intitolato a Gaetano Donizetti, Istituto
Superiore di Studi Musicali, ossia Istituzione di rango universitario.
Non c’e’ che dire, ne han fatta di strada in oltre
200 anni, quelle “Lezioni caritatevoli”.

Umberto Mori

The esoteric Spring of Sandro Botticelli by Valeria Monti (English)

Prior to what will be an unorthodox illustration of one of the most famous tempera paintings of the second half of the fifteenth century, a contextual preface of the work is presented that will help readers fully understand its virtues hidden by the light of a gallery’s reflectors. which hide a somewhat different analysis from the canonical one.
The hands of this diligent Florentine painter will once again move the brushes on canvas almost at the end of the 1400s, precisely at the same time as the epilogue of the “Pazzi conspiracy” in 1478. The Florentine climate of the few can therefore finally be defined as more peaceful, and Among the most famous Medici, Lorenzo “il Popolano”, cousin of the namesake known as “the Magnificent”, will commission the already well-known artist to paint one of the paintings which in the history of art imposed itself as a vivid torch of the early Italian Renaissance. Sandro Botticelli, who left the workshop of the master Filippo Lippi for just under ten years, took the reins of his skills by putting each one finely to the test.

In possession of the right colors and herbaceous plants, in about four years, he satisfied the client’s request by creating a work in which nine figures and one hundred and ninety different botanical species are arranged and well recognizable. An idyllic manifesto: a Spring in full bloom. But let’s move on to the scene. Traditionally, the work tends to be read from the right to the left, and the story begins with Zephyrus, the wind and the spring breeze, which chases and fertilizes Clori, the young nymph. The act of fertilization allows the latter to take on new features and features: the third character is therefore the result of the union of the first two, Flora, Roman deity of the flowering of the future harvest, represented while spreading and “returning” the flowers on the ground of the earth (in this case, of the Garden of the Hesperides where the story is set). In the central part of the painting emerges the central figure of Venus dressed in a red cloth and chaste clothes, Goddess of Love and Beauty , and that of the blindfolded Cupid above, who fires a dart of love; both set back from the plan. The Left section initially describes the Three Graces cheerfully dancing near Venus, conforming to the painting since in ancient times already linked to the cult of Nature and the Joy of living. Last but not least, stands out Mercury, messenger of the Gods and son of Jupiter intent on chasing the clouds with his Caduceus. We recognize the latter by the winged clothes and boots he wears. The painting is structurally designed with a balance that is not only geometric, but also symbolic, as it opens and ends with two male figures, giving a central prevalence to the different female figures and therefore allowing the concept of “fertility” to leak.

Botticelli also winks at the viewer giving the scene a chromatic and well-constructed depth with the use of a central perspective. Once the lights of the gallery have been turned off and the public hungry for immediate answers has been turned away, those who are more interested and not afraid of shadows will have the opportunity to feel the painting permeate much deeper concepts simply by observing it.

Let’s start by placing the work in front of the mirror: it allows you to read it in the opposite way as canonical analysis wants. The scene opens with Mercury, also God of change, and the latter is represented by the clouds that he can chase away thus deciding to start and end this change.

Thus, the imperturbability and meditation of the dancing Three Graces, perfectly arranged in a circle, take note.

The concept expressed here is the full embrace of concentration during the annulment of oneself in the earthly sphere to tend to God, in this case closer to the figure of Venus placed in the center.

So we come to describe the silent protagonist of the scene mentioned above: Venus.
By dividing the work in two, he transcends as a figure from the entire painting as if to explain it using his gestures. The right hand of the Goddess, (to our Left), has the palm of her hand open to perfection, facing perfectly upwards, alienating ideal meditation and love (in this regard, see the various artistic representations of the act of recalling attention by placing the same hand up). Behind Venus, instead of his Left (and our Right), we can observe the completeness of the moral balance desired by the painter in the recurring elements of the continuous repetition of human and earthly nature like errors perpetuated that distance the individual from transcendence. Wanting to find some artistic peculiarities in common, we can undoubtedly compare the work with “The School of Athens” by Raffaello Sanzio (1509-1511). It is not surprising that the importance of hand gestures, because like every other element, it is again extremely fundamental to understand that in this case, Plato, with the same hand as Botticellian spring Venus, indicates the world of ideas, while in the left position, the responsibility of the earthly world is left to Aristotle. Tradition has it that hands have tied rationality to the Right and more commonly the writing, therefore, the realization of reality itself; and the hand of the Devil has been destined for the Left since the beginning, so this has contributed to the popular concept of frightening, irrational and therefore instinctive. Historically and in folklore, moreover, the figure of the Woman is positioned on the Left of Man since she is untrustworthy compared to Man before society. We note the young Cupid circling over the Venus among the branches of the orange grove of the Hesperides garden. He is represented with the traditional blindfold on his eyes as if he wants to quote blind love, above the concepts of the duel between good and evil. It is a love that moves everything, and ferments in the air between meditation and existence, hovering over mankind, tending to the divine. It is unconscious in that in meditation and in existence itself, it represents spirituality in worship and dedication, regardless of what the concept is to believe in (for this not excluding any philosophy). Its bow is turned towards the Three Graces, symbolically intended as Meditation, since “blind”, man tends to detach himself deliberately and not to tend to a superior gnosis. We understand that in this pictorial Eden, man, conceptually participates in it although not constituting a fundamental figure: we thus arrive at the overwhelming final scene of the fertilization of Chloris. Zephyrus is not only seen as the gentle breeze of the warm season, but also as the west wind, overpowering and rainy which in this case, as described by the Florentine painter, rapes the young woman coming from the Elysian fields representing the chaos of the world in which he is prevarication of impulses that chase the still innocent humanity (the Nymph) in a timeless garden idyll. Flora, as an accomplished act, also becomes an integral part of this microcosm thus feeding a repetitive cycle, as a representation of life itself. Flora has these torn flowers in her lap, recognizable by type, which she scatters on the ground to return them to the “mother” earth, signing a repetitive circle in which time falls, since in the garden of the Hesperides, time does not exist attesting that here neither dies nor is born making the situation a stasis: life rotting nourishes itself. Furthermore, Zephyrus is a fundamental element for the representation of spring because at the beginning, according to the historical data we have received, it is the personification of a violent wind (towards, in this case of Chloris) and loaded with rains, which feed the vegetation; it then becomes mild as a breeze, and the messenger himself of the beautiful season. Finally, the enthusiasm of coupling and the quiet that appeases the act become the representation of the creative impulse within chaos and abuse of power.
Sandro Botticelli has not only created the rebirth of Nature, but has alienated the characteristic elements of painting by raising them to the divine, tending to something out of the human. Having reached the epilogue of this analysis in the mirror, it can be concluded that the way of reading the works goes beyond the optical spectrum of what appears well framed in world famous galleries such as the Uffizi. Over the centuries, each artist has always conceived the works in an extremely profound and personal way, therefore we can only be us today, with a fair amount of curiosity to investigate what the most hidden and hidden meanings are, which with colors and brushes are been put in plain sight. The sense of sight is not just a matter of immediacy.

  May 31, 2020

Monti Valeria

Nefastos e il Catechismo di Lucifero, a cura di F.O

Il sentiero di mano sinistra, o come meglio si preferisce denotarlo, ha un grosso problema di fondo, e questo è l’enorme frammentazione a cui è andato incontro nel tempo. Tralasciando il problema ideologico che oggigiorno discosta enormemente questa definizione da quella originale tantrica, basandosi su un percorso formalmente individualistico del singolo che lo pratica, era sicuramente inevitabile che si formassero svariate micro-culture sotto questa medesima definizione col risultato omologo alle grandi religioni organizzate nelle loro infinite ed estenuanti scissioni. Ne consegue che viene a mancare, seppur all’apparenza si tratti di un sistema di idee coerenti tra di loro tra i vari movimenti, una vera e propria linea di pensiero unica e veramente analoga. Molti potranno lamentarsi di questo appunto facendosi forza dei concetti di individualismo, ricerca interiore e aversione all’esterno identificato come il mondo che segue generalmente la via di mano destra. Il problema però è estremamente sottile, e non si può quindi prescindere dall’assunto iniziale in cui si evitavano le incongruenze tra l’origine terminologica e la sua successiva interpretazione. Onde evitare comunque approfondimenti in tale senso, basterà riconoscere che la scissione tra le due “vie” è cosa estremamente fittizia e in qualche modo fuorviante, e perché no, pericolosa alle volte. Motivo? Una via non esclude l’altra e in un effettivo percorso spirituale entrambe coesistono e devono coesistere. Dei mille esempi riportabili basti al momento citare il testo più famoso della cosiddetta Alta Magia, La Chiave di Salomone, la quale, pur essendo d’ispirazione magico-ebraica presenta a tutti gli effetti la sequenzialità insita in quello che potrebbe essere definito solo come via di mano destra, prima il silenzio, invocazione e a seguire evocazione. E qui le due vie vanno a braccetto una con l’altra, anche se in questo si è comunque evitato il significato originale limitandosi al più moderno senso di questi termini.

In tutto questo si delinea un problema spesso fastidioso per chi studia a fondo certe dottrine, e che di conseguenza spazia enormemente tra i campi. Tale problema è in genere l’esasperato dualismo che si viene così a fomentare, dedicandosi formalmente solo ad un percorso o a un altro. Chiaramente, trattandosi di vie personali sopra a tutto, un percorso vale chiaramente l’altro, e le parole di Crowley in merito sono sempre valide e legge in tal senso. Il dualismo però ha un’esasperante capacità d’infastidire, perché ignora la natura mai effettivamente dualista di una religione. Anche qui è bene limitarsi, ma nello studio approfondito nessuna religione presenterà mai un vero e proprio dualismo. Questo è un nostro peccare mentale, una nostra predisposizione a ragionare in tali termini, luce e ombra, caldo e freddo, cristianesimo e satanismo, e così via.

In mezzo a questo caotico vorticare di definizioni, ideologie e percorsi la figura di Johannes Nefastos è a tutti gli effetti un unicum vero e proprio. Tra le tante pubblicazioni del finlandese, sempre e comunque interconnesse a seguito di riedizioni e revisioni, in tale sede l’attenzione è posta al suo Catechismo di Lucifero. Il libro nasce nel 2003 come controcanto al più noto catechismo evangelico luterano e nelle quasi 100 pagine di questo libricino Nefastos elabora le linee guida della sua peculiare visione del satanismo gnostico teistico. Ivi sono presentati i 10 Comandamenti di Lucifero, Il Credo satanico in tre credi, la preghiera al Maestro in 6 articoli e vari approfondimenti tra Lucifero, demoni, magia, individualismo e Satana. Dipanandosi così tra i punti essenziali della propria visione ognuno di questi argomenti è riccamente commentato, non tanto in quantità quanto in qualità, continuamente citando pure gli altri lavori di Nefastos che arricchiscono di senso il tema trattato. Fermandosi però solo alla suddivisione del libro la facile ironia sale senza difficoltà, poiché sono anni che veniamo tartassati da rielaborazioni dei concetti cristiani, spesso scimmiottandone le strutture lirico-poetiche e spesso risultando in forme auto-ironiche che non sanno ispirare niente più che un sorriso. In questo caso, fortunatamente la forma espositiva, così come il lirismo sapientemente tradotto dal finlandese (tutti gli scritti di Nefastos partono in lingua madre infatti) consegna un testo godibile e autorevole con pecche molto difficili da trovare.

L’equilibrio espositivo del nostro è a tratti inquietante. Da momenti di puro teismo riesce a collegare e giustificare senza atti di presunzione attingendo anche al razionalismo, e sapientemente lima gli argomenti più estremi dopo una prima violenta esposizione a beneficio dei più dannosi tra i lettori, coloro che sicuramente hanno meno capacità di discernimento e che potrebbero facilmente non essere in grado di cogliere il concetto. Dopotutto, la battaglia di Nefastos non è solo nel risveglio (assolutamente non forzato) del “vero” satanista, ma anche una accusa continua all’ignoranza del mondo e del genere umano intrappolato nelle catene dell’esistenza. Qui arriviamo finalmente alla colonna portante dello gnosticismo di Nefastos, perché è importante sapere che molti auto nominati frequentatori della via sinistra non si troverebbero d’accordo con le tesi proposte.

Come può infatti un satanista palesare un rispetto religioso per i vangeli? Come può non accusare di ogni nefandezza il Cristo?

In realtà, si paleserebbe nient’altro che l’ennesimo stupido dualismo di cui prima. Cristiani che saltano dalla sedia a sentire bisbigliare il termine Satana (come sempre lontani dalla storia del termine) e satanisti che si comportano alla medesima maniera sentendo nominare Cristo (spesso senza nemmeno avere letto i fondamentali). Non vi è infatti alcunché di illogico in questo, e nel Catechismo di Lucifero questo si palesa senza grandi artifici nei vari punti esposti con citazioni prese dai vangeli, lettere di Paolo o addirittura dalla Bibbia. Troppo spesso infatti i neo-satanisti si legano a dottrine asiatiche catalogando come inutilmente dannose e utili alla sottomissione mentale le dottrine occidentali, e Nefastos dimostra di esserne cosciente. Questo è un punto di forza incredibile nella ideologia di questo autore, perché tramite l’intrinseco gnosticismo la validità di contenuto non viene intaccata, ma anzi viene apprezzata e rivalutata pienamente, accusando giustamente le sovrastrutture, le manipolazioni successive e in gran luogo la fallacia umana del JHVH biblico (cosa che d’altra parte è stata analizzata con successo anche da autori cristiani come il nostrano S.Quinzio).

La via di mano sinistra si sviluppa quindi lontano dalle aggregazioni umane che appunto tendono a dominare e sottomettere, ingloba senza discriminazioni le perle gnostiche dei vangeli, così come le sincronie con le dottrine asiatiche, facendo un enorme ma nascosto utilizzo del pessimismo come chiave per risvegliare il singolo dall’illusione della realtà costrittiva in cui si vive. Ovviamente Nefastos ha anche dei punti di scontro decisivi con molti altri occultisti di simile estradizione, specialmente quando invita al distacco terreno, arrivando a conclusioni più vicine a Eckhart che a un moderno Ford, ma questa è una conseguenza logica del teismo insito nella formulazione di Satana dell’autore. Come lo gnosticismo insegna il funesto demiurgo diventa quindi il Dio biblico, troppo umano e mutevole per potersi confrontare con successo al principio immutabile e super partes del movente primo, quel “amor che move il sole e le altre stelle”. Satana, l’epiteto generico per avversario, diventa quindi il salvatore che non promette paradisi e altre finzioni, quanto il Maestro che guida verso la vera crescita spirituale, che come insegnava Cristo (e pure gli odierni cristiani paiono averlo dimenticato) è un dialogo personale e intimo. Questo principio si relaziona secondo tradizione a Venere-Lucifero, senza però tentare estenuanti collegamenti con altre entità, riconosciute come manifestazioni ma in fin dei conti non così fondamentali.

Sarà ovvio, arrivati a questo punto, come Nefastos si distacchi effettivamente da quello che è un po’ diventato il dictat del razionalismo satanico odierno, ma anche dal teismo cieco satanista. Il catechismo delinea una lotta personale enorme, sia dal piano interiore (dove l’autocontrollo è consigliato) ed esteriore, sia quest’ultimo uno scontro col mondo fallace o una soppressione dei moti troppo umani e futili, come la violenza e la lussuria fine a sé stessa e procreativa. Il punto cardine in tutto questo è la purificazione dell’odio, che non va appunto inquinato dalle cause umane e dagli istinti animaleschi ancora siti in noi, ma dev’essere un odium salvifico capace di guidare l’individuo verso un percorso retto e tendente alla verità. Inoltre si aggiunge anche un altro punto di enorme contrasto col resto del mondo occulto, ovvero un percorso di sinistra che è tale solo nell’accezione pessimistico avversaria dello scontro e del distacco dal mondo ingannatore, ma che in sé raccoglie elementi di ambo le parti senza doverci girare attorno, con continui attacchi alla falsa dualità, alle dottrine idiote come il libero arbitrio, l’esistenza di morali assolute o del binomio bene e male.

Il Catechismo di Lucifero si presenta ostico a tratti, rivelatore e assoluto per molti altri, elegante e finalmente concepito con una chiave di serietà che evita alcune forme un po’ banali di auto-gratificazione e auto-convincimento che qua e là compaiono in certi autori. E’ un percorso profondo, non banale e stimolante, anche se solo abbozzato in una quantità esigua di pagine.

Ultima ma non per importanza è la splendida rivisitazione del Padre Nostro, decisamente più efficace del Credo presentato nello stesso libro. In questa chiave di lettura la struttura viene mantenuta identica, e così la potente formulazione e musicalità ne rimane il più possibile inalterata, ma da Padre diviene Maestro, perché è bene ricordare che non è Satana il principio creativo e men che meno s’interessa di idolatrie o richiede riconoscimenti vani, e il nome diviene virtù (che nulla toglie alla potenza ebraica del tetragrammaton). I cieli divengono il cuore personale, riconosciuto come punto di primaria importanza così come il cervello (figurativamente parlando). La volontà si muta nell’oscurità/notte, perché agli occhi di chi sa guardare vi è più luce nel buio di quanta se ne pensi. Il pane quotidiano è l’afflizione spirituale, perché non vi è risveglio senza una discesa nelle tenebre del dolore e dell’afflizione mentale necessari per strappare il velo di Maya. Restano i debitori. La tentazione, così come il peccato, non esistono, ma resta l’enorme pericolo della vanità. Sparito dunque il male, è la carne da essere sconfitta, gabbia e prigione dello spirito.

Unico vero peccato è la quasi completa irreperibilità dei testi di Nefastos, a meno che non si abbia un conto in banca abnorme e la voglia di alimentare il mercato dei furbi nel campo delle pubblicazioni dell’occulto. Fortuna vuole comunque che si reperiscano facilmente in altre modalità e formati, quindi non si hanno scuse per non recuperare una delle menti più brillanti del nostro periodo.

La Primavera esoterica di Sandro Botticelli a cura di Valeria Monti

Antecedentemente a quella che sarà un’illustrazione poco ortodossa di uno dei più celebri dipinti a tempera della seconda metà del XV secolo, si presenta ivi una prefazione contestuale dell’opera che aiuterà i lettori a comprenderne appieno le virtù celate da una luce di riflettori di galleria che nascondono un’analisi differente da quella canonica.

Le mani di questo solerte pittore fiorentino, muoveranno ancora una volta i pennelli su tela quasi alla fine del 1400, più precisamente con l’epilogo, contemporaneamente, della “Congiura dei Pazzi” nel 1478.
Il clima a Firenze può quindi definirsi finalmente più quieto, e dei celeberrimi Medici, Lorenzo “il Popolano”, cugino dell’omonimo detto “il Magnifico”, commissionerà all’artista già avviato, uno dei dipinti che nella storia dell’arte s’è imposto come vivida fiaccola del primo Rinascimento Italiano.

Sandro Botticelli, “fresco” di bottega del maestro Filippo Lippi, ha da meno di una decina d’anni preso le redini delle proprie capacità finemente mettendole ognuna alla prova.
In possesso di colori giusti, e forbiti erbari, in circa quattro anni, ha soddisfatto la richiesta del committente creando un’opera in cui sono disposte e ben riconoscibili nove figure e centonovanta diverse specie botaniche.

Un manifesto idilliaco : una Primavera nel pieno della fioritura.

Ma passiamo, indi per cui, alla scena.
L’opera, tradizionalmente, tende a leggersi da Destra verso Sinistra, e si apre la vicenda con Zefiro, vento e brezza di primavera, che rincorre e feconda Clori, la giovane ninfa.
L’atto di fecondazione, permette a quest’ultima di assumere nuove fattezze e sembianze: il terzo personaggio è quindi il risultato dell’unione dei primi due, Flora, divinità romana della fioritura del futuro raccolto, rappresentata mentre sparge e “restituisce” i fiori al suolo della terra (in questo caso, del Giardino delle Esperidi in cui è ambientata la vicenda).


Tagliano il dipinto la figura centrale di Venere vestita d’un drappo rosso ed abiti casti, Dea dell’Amore e della Bellezza, e Cupido sovrastante, bendato, che scocca un dardo d’amore; entrambi arretrati rispetto al piano.


La sezione di Sinistra si descrive inizialmente con le Tre Grazie allegramente danzanti e prossime a Venere, conformi al dipinto poiché anticamente già legate al culto della Natura e della Gioia di vivere.
Per ultimo ma non meno importante, abbiamo invece Mercurio, messaggero degli Dei e figlio di Giove intento nello scacciare le nubi col suo Caduceo.
Riconosciamo anche quest’ultimo dagli abiti e dai calzari alati che indossa.

Il dipinto, è strutturalmente progettato con un equilibrio non solo geometrico, ma anche simbolico, in quanto si apre e si conclude con due figure maschili, dando una prevalenza centrale alle diverse figure femminili e permettendo perciò
al concetto di “fecondità” di trapelare.
Botticelli ammicca inoltre lo spettatore conferendo alla scena una profondità cromatica e ben costruita con l’utilizzo di una prospettiva centrale.

Spente le luci della galleria, ed allontanato il pubblico affamato di risposte immediate, chi più interessato e non ha invece timore delle ombre, essendo arrivato ad ora, avrà modo di sentire il dipinto permeare di concetti molto più profondi semplicemente osservandolo.
Iniziamo quindi, posizionando l’opera davanti allo specchio: permettendoci cioè di leggerla al contrario di come vuole l’analisi canonica.
La scena si apre con Mercurio, anche Dio del cambiamento, e quest’ultimo viene rappresentato dalle nubi che egli può scacciare decidendo quindi di poterlo iniziare e concludere.
Prendono atto così, l’imperturbabilità e la meditazione delle Tre Grazie danzanti, in cerchio, perfettamente.
Il concetto qui espresso è il pieno abbraccio della concentrazione durante l’annullamento di sé stessi in ambito terreno per tendere a Dio, in questo caso più vicino alla figura della Venere al centro.
Arriviamo quindi a descrivere la protagonista silenziosa della scena prima citata: Venere.
Dividendo l’opera in due, trascende come figura dall’intero dipinto come a volerlo spiegare servendosi inoltre della gestualità.
La mano Destra della Dea, (nostra Sinistra), ha palmo aperto rivolto alla perfezione, all’alto alienante della meditazione ideale e dell’amore (Vedesi infatti le varie rappresentazioni artistiche dell’atto di richiamare attenzione ponendo alta la stessa mano).
Alle spalle di Venere, invece la sua Sinistra (e nostra Destra), possiamo osservare la completezza dell’equilibrio morale voluto dal pittore negli elementi ricorrenti del continuo ripetersi della natura umana e terrena come gli errori perpetuati che allontanano il singolo dalla trascendenza.
Volendo trovare alcune peculiarità artistiche in comune a differenza di pochi anni a seguire, invece, possiamo senza dubbio confrontare l’opera con “La Scuola di Atene” di Raffaello Sanzio (1509-1511).
Non vi è da sorprendersi sull’importanza della gestualità delle mani, perché come ogni altro elemento, è di nuovo estremamente fondamentale per comprendere che in questo caso, Platone, con la stessa mano della Venere primaverile botticelliana, indica il mondo delle idee, mentre alla posizione Sinistra, è lasciata ad Aristotele la responsabilità del mondo terreno.
Tradizione vuole, che le mani, abbiano legate alla Destra la razionalità e più comunemente la scrittura, quindi, la presa in atto della realtà stessa; e alla Sinistra, dagli albori, è destinata la mano del Diavolo, perciò questo ha contribuito al concetto popolare di spaventoso, più irrazionale e quindi istintivo.
Storicamente e nel folklore inoltre la figura della Donna, viene posizionata alla Sinistra dell’Uomo in quanto malfidata rispetto ad egli dinnanzi la società.

Notiamo tra le fronde del boschetto di aranci del giardino delle Esperidi, volteggiare sopra la Venere, il giovanissimo Cupido.
Egli viene rappresentato con la benda tradizionale sugli occhi come a voler citare l’Amore Cieco, sopra i concetti a duello di bene e male.

E’ un amore che muove ogni cosa, e fermenta nell’aria tra meditazione ed esistenza, librandosi sopra il genere umano, bensì tendendo al divino.

E’ inconscio in quanto nella meditazione e nell’esistenza stesse, si rappresenta nel culto e nella dedizione alla spiritualità, a prescindere da quale sia il concetto in cui credere (per questo non escludendo alcuna filosofia). Il suo archetto, è direzionato verso le Tre Grazie, simbolicamente intese come Meditazione, poiché “cieco” l’uomo tende a distaccarsi volutamente e non ,per tendere ad una gnosi superiore.


Comprendiamo che in questo Eden pittorico, l’uomo, concettualmente vi partecipa pur non essendone fondamentale: approdiamo così alla travolgente scena finale della fecondazione di Clori.


Zefiro, non solo viene visto come dolce brezza di bella stagione, ma anche come vento ponente, sopraffattore e piovoso che qui, descritto dal pittore fiorentino, violenta la giovane proveniente dai Campi Elisi rappresentando il caos del mondo in cui egli è la prevaricazione degli impulsi che rincorrono l’umanità ancora innocente (la Ninfa) in un idillio di giardino senza tempo. Flora, come atto compiuto, diventa anch’ella parte integrante di questo microcosmo alimentando quindi un ciclo ripetitivo, come rappresentazione della vita in sé.

Ella, ha in grembo questi fiori strappati, riconoscibili per tipologia, che sparge sul terreno come restituzione alla “madre” terra, sottoscrivendo un circolo ripetitivo in cui cade il tempo, in quanto nel giardino delle Esperidi, esso non esiste attestando che ivi non si muore né si nasce rendendo cioè la situazione una stasi: la vita marcendo nutre se stessa.


Si aggiunge inoltre che Zefiro è un elemento fondamentale per la rappresentazione della primavera poiché agli esordi, secondo i dati storici a noi pervenuti, è una personificazione di un vento violento (nei confronti, in questo caso di Clori) e carico di piogge, cui alimentano quindi la vegetazione; diviene poi mite come una brezza, e messaggero stesso della bella stagione. La foga dell’Accoppiamento e la quiete che ne placa l’atto, divengono rappresentazione infine dell’impulso creativo all’interno del caos e della prevaricazione nell’uomo.
Sandro Botticelli non ha solo creato la rinascita della Natura, ma ha alienato gli elementi caratteristici della pittura alzandoli al divino, tendendo anch’egli a qualcosa fuori dall’umano.

Giunti all’epilogo di questa analisi allo specchio, si può concludere che il modo di leggere le opere va oltre allo spettro ottico di ciò che appare ben incorniciato in gallerie mondialmente celebri come quella gli Uffizi.
Nei secoli, ogni artista ha sempre concepito le opere in maniera estremamente profonda e personale, pertanto possiamo solo essere noi dell’oggi, con una giusta dose di curiosità ad indagare su quali siano i significati più occulti e celati, che con colori e pennelli sono stati messi sotto gli occhi di tutti.

Il senso della vista, non è solamente una questione di immediatezza.

31 Maggio 2020,
Monti Valeria

Lilith nella cultura pop

a cura di Rei.

La interpretazione di divinità, demoni, e in generale identità che negli ultimi anni media come videogiochi, serie televisive e film hanno potuto regalarci possono risultare estremamente utili a livello di visualizzazione, stimolando la nostra creatività e immaginazione.

Lilith è stata una figure più in voga negli ultimi anni, per quanto concerne cinematografia e videogiochi. L’idea di una divinità/demone antica, sensuale e predatrice ha spesso stuzzicato le menti dei grandi produttori e, fortunatamente, non sempre è stata resa come una figura dolce e materna (un’idealizzazione di Lilith che ha preso sempre più piede negli ultimi anni, come se fosse una versione alternativa della Madonna).

Una delle versioni più affascinanti di Lilith è quella vista all’interno del videogioco “Diablo”. Tremenda, diabolica, assetata, maestosa e a modo suo affascinante. Il rosso sangue e il nero morte dominano. Sono anche presenti delle ragnatele che probabilmente fanno riferimento ad Aracnidia Lilith, una delle sue manifestazioni più interessanti 

In questa versione, Lilith è la figlia di Mefisto e regina delle Succubi. Presente dal secondo capitolo di questo videogioco, è una manifestazione di pura energia, rabbia pulsante e furia.

Il suo aspetto è mutevole, rendendola sempre più mostruosa e meno umana, anche secondo le occasioni: in alcuni casi viene presentata come umana, in altri un mostro composto da artigli, spine e denti. Nell’ultima versione presenta anche una eterocromia degli occhi (facendo riferimento alla mitologia cristiana in cui chi possedeva gli occhi di due colori diversi era automaticamente etichettato come una creatura legata alla sfera demoniaca).

Un’altra versione, molto diversa ma apprezzabile, si trova nell’opera giapponese “Neon Genesis Evangelion” (in questo caso in “End Of Evangelion”, un finale alternativo della serie), che ormai è diventata al pari di una religione nel suo paese.

Oltre agli onnipresenti riferimenti alla cultura ebraica, in questo caso Lilith assume più significati ed ha forme estremamente fra di loro. Ella viene indicata come il “seme della vita”, creata da da razza antica. In questo caso, Adamo è al suo pari – tuttavia lui diverrà creatore degli esseri umani, mentre lei dei Lilin, ovvero degli esseri umani.

Inizialmente contenuta in una Luna Nera, successivamente viene crocifissa e tenuta in gran segreto da una associazione, con lo scopo di avanzare il progetto di perfezionamento dell’uomo.

Nel finale alternativo la visione di Lilith è decisamente diversa da quella citata in precedenza: prima aveva un corpo enorme e massacrato, ora invece presenta delle forme femminili e delle ali. In questa versione Lilith si unisce ad Adamo creando una sorta di ibrido.

In mano sorregge l’uovo di Lilith, che assorbe tutte le anime dell’umanità, inoltre, al centro della sua fronte appare una vagina, che viene penetrata dall’Albero della Vita – è probabile che l’interpretazione sia quella della fecondazione e l’unione (NdA: esistono molte interpretazioni su questa opera, io personalmente l’ho trovata decisamente tendente al satanismo e al luciferismo, c’è da tenere però in considerazione che si tratta di una rivisitazione giapponese della mitologia cristiana ed ebraica); gli umani infine si riducono al sangue di Lilith, in una coscienza collettiva, una nuova tipologia di vita. Peraltro il flusso delle anime passa attraverso due ferite sulle sue mani, che potrebbero significare di nuovo una vagina.

Una versione, perlomeno esteticamente, più delicata di quella citata precedentemente con Diablo, tuttavia in questo caso Lilith porta alla distruzione tutta l’esistenza umana conosciuta, elevandoli successivamente ad uno stadio spirituale superiore ma con la conseguente perdita del corpo e della individualità.

Lilith appare in una lista infinita di altre opere videoludiche e cinematografiche, nonché in fumetti e romanzi, e scrivere sulle sue apparizioni richiederebbe un libro a parte, tuttavia queste sono due delle versioni sicuramente più famose nella cultura pop odierna.

Per quanto riguarda il fattore estetica, è da tenere in considerazione anche le Lilith della serie Shin Megami Tensei/Persona (videogioco ricco di riferimenti alla mitologia), di cui alcune si rifanno alla versione del Rilievo Burney, altre a visioni più dark e violente. Come madre delle succubi è presente anche nella serie videoludica Castlevania (identificata come la Vergine Oscura Lilith). In questo caso le succubi sono una trasposizione abbastanza fedele, poiché assumono la forma del sesso opposto per attirare l’attenzione e per assorbire le energie.

SITOGRAFIA

https://diablo.fandom.com/wiki/Lilith

https://en.wikipedia.org/wiki/Lilith_in_popular_culture

https://castlevania.fandom.com/wiki/Succubus

https://evangelion.fandom.com/wiki/Lilith

http://www.evamonkey.com/ten-things-you-might-have-missed-in-the-end-of-evangelion/

Turandot ovvero come teste grondanti sangue, possano trasformarsi in AMORE. Metafora di Eros e Thanatos di Umberto Mori

Turandot fu un soggetto teatrale non solo caro a Giacomo Puccini
(1858-1924)ma anche ad un altro compositore suo conterraneo, Ferruccio
Busoni(1866-1924), il quale musico’ una Turandot nel 1917 con dialoghi
parlati, non cantati quindi.
La fonte letteraria dalla quale attinsero i due compositori, fu comune,
ossia la Venezia del XVIII secolo con tutti i suoi misteri alchemici,
occultistici ed esoterici e il Conte Carlo Gozzi(1720-1806), Nobiluomo e
grande letterato, anche se non fu una figura di rilevante spessore
artistico nell’epoca in cui visse. Ebbe anche un fratello,
Gasparo(1713-1786), letterato di un certo nerbo, ma non famoso, almeno
per i suoi coevi.
Carlo, ebbe buona notorieta’ in ambito letterario per le sue “Fiabe
teatrali”, esperimento artistico tra il teatro di prosa e la commedia
dell’arte, un genere molto acclamato all’epoca che gli arrise vari
successi anche nell’ambiente teatrale.
Al 1761 e al 1762, risalgono le sue opere piu’ famose, utilizzate poi
nel XX secolo come soggetto per opere liriche: L’ amore delle 3
melarance, fiaba musicata da Serghei Prokofiev(1891-1953) nel 900
inoltrato e Turandot, musicata, come gia’ visto da Busoni e poi da
Puccini tra il 1920 e il 1924.
Cosi’ scrisse Puccini a Simoni in riguardo a Turandot:”Ho letto
Turandot, mi pare che non convenga staccarsi da questo soggetto, anche
se bisogna semplificarlo per il numero degli atti e lavorarlo per
renderlo efficace e soprattutto esaltare la passione amorosa di Turandot
che per tanto tempo ha soffocato sotto la cenere del suo grande
orgoglio(…);
una Turandot attraverso il cervello moderno.”
L’ opera venne iniziata dall’autore nel 1920 e rimase incompiuta nella
sezione finale del III atto, a causa della morte del compositore
avvenuta il 29 di novembre del 1924, per un tumore alla gola.
La prima rappresentazione, ebbe luogo a Milano, presso il Teatro alla
Scala, il 25 di aprile 1926, dirigeva Arturo Toscanini(1867-1957), il
quale nel punto stesso in cui Puccini aveva smesso di scrivere, ossia
dopo la struggente aria cantata da Liu’ “Tu che di gel sei cinta”,
interruppe l’esecuzione e rivoltosi al pubblico disse “Qui il Maestro e’
morto!” e lascio’ la Sala nel silenzio piu’ totale.
Turandot, e’ un’opera che contiene tutto, dal punto di vista
letterario, musicale, corale, coreografico e scenografico ed e’ una
creazione in cui enigmi e metafore si avvicendano a iosa.
Per quanto riguarda gli enigmi, a parte la Scena del II atto in cui
Turandot e Calaf si sfidano in una poderosa singolar tenzone di acuti,
in chi propone e in chi scioglie gli enigmi, la protagonista e’ essa
stessa un’Icona di ritualita’ e cerimonie di ambivalente funzione
espressiva, tesa
ad enfatizzare tutto il suo passato, che Puccini trasla abilmente in
motore teatrale ai massimi livelli grazie all’utilizzo di nuances
prettamente orientali. Scale pentafoniche, soluzioni armonico-timbriche
cinesi coniugate con tonalita’ occidentali, tinte drammaturgiche
orientali con colori drammatici italiani.
Cosi’ scrisse Puccini a Simoni in riguardo a Turandot:”Ho letto
Turandot, mi pare che non convenga staccarsi da questo soggetto, anche
se bisogna semplificarlo per il numero degli atti e lavorarlo per
renderlo efficace e soprattutto esaltare la passione amorosa di Turandot
che per tanto tempo ha soffocato sotto la cenere del suo grande
orgoglio(…);
una Turandot attraverso il cervello moderno.”
L’ opera venne iniziata dall’autore nel 1920 e rimase incompiuta nella
sezione finale del III atto, a causa della morte del compositore
avvenuta il 29 di novembre del 1924, per un tumore alla gola.
La prima rappresentazione, ebbe luogo a Milano, presso il Teatro alla
Scala, il 25 di aprile 1926, dirigeva Arturo Toscanini(1867-1957), il
quale nel punto stesso in cui Puccini aveva smesso di scrivere, ossia
dopo la struggente aria cantata da Liu’ “Tu che di gel sei cinta”,
interruppe l’esecuzione e rivoltosi al pubblico disse “Qui il Maestro e’
morto!” e lascio’ la Sala nel silenzio piu’ totale.
Turandot, e’ un’opera che contiene tutto, dal punto di vista
letterario, musicale, corale, coreografico e scenografico ed e’ una
creazione in cui enigmi e metafore si avvicendano a iosa.
Per quanto riguarda gli enigmi, a parte la Scena del II atto in cui
Turandot e Calaf si sfidano in una poderosa singolar tenzone di acuti,
in chi propone e in chi scioglie gli enigmi, la protagonista e’ essa
stessa un’Icona di ritualita’ e cerimonie di ambivalente funzione
espressiva, tesa
ad enfatizzare tutto il suo passato, che Puccini trasla abilmente in
motore teatrale ai massimi livelli grazie all’utilizzo di nuances
prettamente orientali. Scale pentafoniche, soluzioni armonico-timbriche
cinesi coniugate con tonalita’ occidentali, tinte drammaturgiche
orientali con colori drammatici italiani.
Quanto alle metafore, Turandot e’  Femme Fatale par exellence, e’
vampira spietata e sanguinaria che adora far tagliar teste a tutti gli
uomini che chiedono la sua mano, ma che puntualmente perdon la loro
testa, datosi che non risolvono i tre enigmi da lei sempre proposti.
Turandot inoltre, e’ Signora delle Tenebre e della Morte, ama
esacerbare gli animi maschili,
sdilinquire i moti di affetto di altre donne, vedi Liu’, ed elevare se
stessa a Divinita’ Immortale sulla Terra. Solo una persona, Calaf il
Principe Ignoto, riuscira’ a vincere tutto cio’, con l’Amore, alla fine
dell’opera, dopo aver cantato l’immortale “Nessun dorma” e aver
splendidamente scandito per ben tre volte “Vincero’!”
Va detto che la parte finale dell’opera venne ultimata da Franco
Alfano(1876-1954), con un finale grandioso, magniloquente, sontuoso e
prettamente corale ed e’ la versione piu’ accreditata sino ad oggi.
Esiste anche un altro finale, piu’ sobrio e molto meno enfatico
composto da Luciano Berio(1925-2003), tra il 2001 e il 2002, che si va
pian piano affermando ,offrendo comunque una lettura alternativa  di
pari livello al finale composto da Alfano.
La metafora principale dell’opera in tutta la sua interezza, risiede
tuttavia nel finale,
nel proverbiale cambiamento di sentimenti da parte di Turandot, fino ad
allora demone disperato e ora angelo innamorato, perche’ l’Amore, quello
vero, reca con se cambiamenti di portata universale, e a riprova di
cio’,
basterebbe la scritta di Puccini sul manoscritto autografo, sembra
vergata il giorno stesso in cui mori’ “Segue Tristano”, ispiratissimo e
metaforico rimando al “Tristan und Isolde” di Richard Wagner(1813-1883),
opera in cui Eros e Thanatos si completano a vicenda e l’Arte viene
immolata sull’altare dell’Immortalita’.

Umberto Mori

BDSM e Magia Nera

Ci preme ricordare che per BDSM s’intende una pratica che ha tre caratteristiche fondamentali: Sano, Sicuro, Consensuale.
di Miguel Algol
trad. Sara Ballini
Introduzione e fotografia di Nausicaa Morgue

“La Mia Signora era di fronte a me e mi baciava e sussurrava “resisti, sei forte, puoi farcela” …. Io piangevo, ogni lacrima aveva il sapore di una sofferenza pura ma capita e accettata … il mio senso di devozione stava esplodendo. … Finito con le frustate, il Re prese il mio volto mi tolse la maschera e mi asciugò gli occhi per poi coprire nuovamente il mio volto. …” – Nausicaa Morgue


Tra le figure che nell’ambito della magia moderna hanno praticato BDSM troviamo personaggi conosciuti come Aleister Crowley ( per ciò che ci è dato a sapere dai suoi biografi a proposito delle relazioni vissute con Leah Hirsig, Anny Ringler e Victor Neuburd) o Anton LaVey (specialmente nella relazione con Jayne Mansfield, secondo la biografia che scrisse Blanche Barton).
Nella prima metà del ventesimo secolo due autori quasi dimenticati disegnarono due sistemi magici, che furono qualificati come “satanisti”, nei quali le relazioni erotiche di dominazione-sottomissioni avevano un ruolo centrale. Il tedesco Ernst Schertel sviluppò questa prospettiva in vari tra i suoi libri, tra cui Magie: Geschichte, Theorie, Praxis, 1926, Sklaven des Schmerzes, 1930) e Die Peitsche der Sexualität, 1933).
La russa Maria de Naglowska propose un tipo di iniziazione centrata nell’immagine del sacrificio maschile e della dominazione femminile nel suo controverso trattatoLe Mystère de la Pendaison. Initiation Satanique.

Molti membri di correnti magiche nate negli anni settanta del secolo passato, figlie della “rivoluzione dei costumi” del decennio precedente, hanno sperimentato con il BDSM come una delle possibilità di una generica teoria sulla maga sessuale, che naturalmente è stata definita come “tantrica” o “neotantrica”. In questo nuovo contesto molti praticanti dell’area “thelemita” moderna hanno dimostrato essere molto lontani dalla personalità “spaventosa” e provocatrice del maestro Crowley: più vicini a liturgie luminose che a scandali oscuri, hanno preferito mille volte la “messa gnostica” alla “lucidità erotico-comatosa”. Tra gli occultisti contemporanei che hanno trattato il BDSM nei loro scritti sulla magia sessuale troviamo autori come Frater UD, Don Webb o Jaq Hawkins. La satanista Zeena Schreck, la vampira psiquica Michelle Belanger e Stephen Flowers sono andati oltre, abbozzando proposte più o meno concrete che vincolano in modo speciale il BDSM e la Magia Nera, creando uno stile specifico di pratiche magiche che chiamano “sadomagia” o “sado-sciamanesimo”

La relazione tra BDSM e Magia Nera può essere schematizzata graficamente su una linea continuativa che parte dagli aspetti più superficiali e legati all’apparenza (le somiglianze estetiche condivise nella pratica) ad aspetti più profondi e nascosti (la possibilità di includere il BDSM come una pratica magica speciale all’interno della Via della Mano Sinistra).
Cercherò di presentare le tre gradazioni di questa linea.

La prima, più evidente e “essoterica” crea un vincolo tra BDSM e Magia Nera attraverso i rispettivi giochi simbolici ed estetici. In entrambe le pratiche troviamo una drammatizzazione volontaria ed estrema dei desideri: il rituale (nel BDSM potremmo definirlo con quello che si chiama “sessione”).
Sia il BDSM che la Magia condividono la creazione di una dimensione spazio-temporale che esula dal tempo ordinario, è delimitata da un inizio e da una fine e si sviluppa in una drammatizzazione scenica.
Questo non toglie che le relazioni di dominazione-sottomissione possano continuare oltre la “sessione” così come si continua ad essere maghi e streghe nere anche quando termina il rituale. E’ importante sottolineare l’importanza di ciò che accade in quelle “realtà parallele” per entrambe le discipline.
Il rituale è per entrambe le pratiche la pietra angolare che le alimenta e le rende autentiche come legittima caratteristica dell’identità dell’individuo e del suo stile di vita.

Sia il BDSM che la Magia Nera trovano la loro espressione nel “linguaggio” ritualistico e per lo sviluppo di entrambi è necessaria una certa drammaturgia, degli strumenti, un “tempo” cerimoniale, degli abiti congrui e la creazione di un personaggio così come dell’effetto emotivo dell’arredamento, della simbologia intrinseca al mondo interiore dei partecipanti, della pronuncia solenne di determinate parole e, in definitiva, di tutti gli stimoli che caratterizzano l’unicità del “momento rituale”.

Un’altra caratteristica comune sia alla Magia Nera e al Satanismo che al BDSM è, almeno nelle loro forme più conosciute, un’affinità estetica volutamente ricercata, oscura e provocatrice. Il “tempio”, che è pieno di luce negli ambiti buonisti della new age, si converte in quest’ambito in un recondito dungeon dove abbondano maschere inquietanti e abiti neri tenuemente illuminati dalla luce crepuscolare delle candele e dai simboli tenebrosi che possono essere ricercati in qualsiasi tradizione (storica, cinematografica…).
Questi elementi rendono il soggetto parte di un mondo di fluttuante inquietudine che è un ingrediente indispensabile ad entrambe le pratiche.
I sociologi, sinteticamente, hanno concluso e stabilito che sia il BDSM che il Satanismo appartengono all’insieme degli elementi che formano parte delle moderne varianti della subcultura “dark”.

Potremmo certamente trovare altre caratteristiche comuni scavando in profondità nel legame tra BDSM e Magia Nera, che vanno oltre al semplice linguaggio estetico. Per molti autori, l’argomento che tratto in questo articolo è il vero ambito di convergenza di entrambi i mondi: il unto di contatto reale è che il BDSM può risultare “utile” alla Magia. Non sto parlando di un’utilità accessoria e circostanziale ma addirittura di un’utilità che può essere centrale ed indispensabile, facendo la differenza all’ora di quantificare i risultati effettivi.

Dal punto di vista della prospettiva della magia occidentale moderna, il BDSM risulta interessante perché possiede tre caratteristiche essenziali:

  • La creazione di un ambito rituale trascendente.
  • La possibilità di rappresentare un coadiuvante nel raggiungimento di stati alterati di coscienza.
  • L’esercizio del “cambiamento di identità”

Nei tre casi il BDSM è inteso come un semplice strumento, alternativo ad altri metodi, per raggiungere uno scopo che formalmente va oltre la pratica in sé.
Non credo sia necessario in questa sede soffermarsi oltre sull’utilità in ambito magico della creazione volontaria di ambiti paralleli o alternativi all’esistenza quotidiana considerando sono l’essenza stessa del “mondo speciale” de rituale e della sua unicità “spazio-temporale”.

La particolarità della cornice BDSM è data dall’intensità emotiva della ritualità che lo contraddistingue, dall’universo in cui si sviluppa che permette alle persone che vi si immergono completamente di raggiungere uno stato di coscienza non convenzionale che va dal “trance” alla gnosi, aprendo possibilità esperienziali dal punto di vista stregonesco e sciamanico.
Tradizionalmente i procedimenti per scatenare questi stati vengono classificati in due categorie, in base alle dinamiche psicofisiologiche che entrano in gioco: eccitanti e inibitori.
Il BDSM offre nelle sue pratiche tradizionali almeno tre metodi notevolmente utili per l’incremento dell’eccitazione: uno è l’eccitazione sessuale stessa, intensa e permanente in tutta l’esperienza, ed occasionalmente aumentata dalla pratica della negazione dell’orgasmo. Gli altri due sono il dolore e la paura. Non credo che sia necessario sottolineare le possibilità che vengono offerte da queste due sensazioni di raggiungere stati di coscienza inconsueti dato che, come poche altre spingono la “mente razionale” a cedere il passo alla “mente reattiva”.
Balanger scrive di come si amplifichino questi metodi eccitanti, se combinati: “Con questi estremi di dolore e piacere il corpo entra in uno stato di so vraccarico sensoriale, e questo permette alla mente di trascendere le barriere psicologiche del tempo, spazioe e identità”. Per ultimo, non dimentichiamoci che il BDSM offre anche due tecniche che si possono utilizzare come metodo sciamanico inibitore: la privazione sensoriale e l’immobilizzazione.

Il contesto del rituale nel BDSM comporta anche la possibilità di distaccarsi dall’ego e dal contesto sociale in con il quale ci identifichiamo quotidianamente. Chi pratica BDSM disegna ed elabora coscientemente un personaggio in modo molto più profondo e trascendente che un attore perché quest’ultimo rappresenta sempre una persona mentre il praticante BDSM, anche cambiando nome continua a rappresentare se stesso nell’aspetto più autentico della sua identità.
Il gioco che permette il cambio di identità (e se le identità sono profonde e includono un modo preciso di considerare la realtà anche di il cambiamento di paradigmi) permette di imparare a dissociare e riconoscere il Sé (self) profondo e autentico rispetto alle costruzioni culturali dell’ego che sono sempre fragili, rigide e intercambiabili (chi devo essere per “gli altri”). Nel BDSM si sperimentano in molti modi veramente creativi identità differenti permettendo all’immagine che si ha di se stessi di ricrearsi, trasformarsi o negarsi.
Tutte le possibilità offerte dal BDSM nella pratica magica che ho appena menzionato sono state prese in considerazione dai diversi autori della moderna “magia sessuale tantrica” – occidentale, naturalmente – e tutte presentano, considerate in questo modo, un limite evidente: il BDSM termina quando comincia realmente la Magia. Il BDSM è solo un strumento per “preparare” lo stregone, per aiutarlo a raggiungere un livello adatto dal quale mettere immoto le abilità che ha esercitato. Il BDSM relazionato con la magia, quindi si riferisce al bondage, alla dominazione, al sadismo, al masochismo o alla sottomissione consensuali realizzate principalmente con lo scopo di lanciare un incantesimo.
Credo che sia possibile andare oltre e creare un vicolo maggiore ta BDSM e Magia Nera.
Il BDSM non è soltanto un insieme di tecniche propizie per l’esperienza magica ma una parte sostanziale dell’esperienza stessa che si rende effettiva a partire dalla sua simbologia, dalle forze che andiamo a risvegliare ed evocare, della creatività e della profondità del suo proprio sviluppo scenico e drammatico. In questo senso le sessioni di BDSM costituiscono veri e propri rituali di Magia Nera irripetibili.
Il lato oscuro dell’Eros che affiora nella sua pienezza nella sessione BDSM non è soltanto la liberazione da recondite oppressioni cattoliche o vittoriane, è una presenza satanica amorale che proviene dal nostro personale Inferno che anche soltanto con l’esser menzionata non lascia senza ricompensa ai gioiosi alleati del Demonio.

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“Via Sinistra”. Non è l’ennesima scissione del PD. Sull’uso di una terminologia comune.

Nel puro rispetto dell’originale in inglese la traduzione corretta è “Via a Sinistra”, che per una questione di gusto estetico potremmo tradurre come “Via Sinistra”.
Da 150 anni, chi ha tradotto in lingue diverse dall’inglese spesso non ne ha tenuto conto.
Si è creato quindi un problema rilevante: tutta Italia, lingue spagnole, francese, portoghese, hanno usato “MANO SINISTRA” per riferirsi all’ambito di cui stiamo parlando.
Prendiamo prima di tutto in considerazione un dato di fatto: l’ambito di cui stiamo parlando è ormai molto oltre il suo originale tantrico, includendo sottoculture lontanissime dallo spirito originario, per questa ragione utilizzando il termine “Via Sinistra” è necessario definire esattamente di che cosa stiamo parlando in Occidente, nel 2020.
Anche da una questione apparentemente futile e di poco conto può (e deve) nascere un dibattito che permetta ad una realtà dispersa e frammentata nel intangibile mondo virtuale di riunirsi e portare risultati concreti e tangibili nel mondo reale.

Durante l’intera storia dell’umanità sono state le religioni dogmatiche a definire la spiritualità dell’uomo tracciandone un percorso obbligato. Questo metodo si è dimostrato da tutti i punti di vista un fallimento.
Le religioni dogmatiche hanno fallito nei loro scopi e invece di riportare l’uomo alle sue radici, al Paradiso del Dio Padre, lo hanno portato al fanatismo, a guerre sanguinose e all’involuzione sociale sfruttando la necessità umana di riempire il vuoto esistenziale con il quale ognuno di noi, prima o poi, deve fare i conti nell’arco della vita. Le religioni dogmatiche sono state un fallimento perché le loro mete principi si basano su fantasie e idealismi imposti che hanno separato l’uomo dalla sua natura invece che aiutarlo a comprenderla e a riscoprirla, paradossalmente, fomentando l’odio e reprimendo i nostri desideri istintivi invece di permetterne una realizzazione e rielaborazione costruttiva.
I dogmi religiosi ci hanno portato a concetti e valori che ci hanno resi ciechi, a partire dall’imposizione del Dio Unico dalle sembianze antropomorfe.
La religione ha allontanato l’uomo dall’unico “Dio” possibile, se stesso, riuscendo a mantenerlo sotto  controllo a tal punto che nemmeno gli stessi atei materialisti, in molti casi, sono liberi dalle conseguenze da tali trappole psicologiche. Le conseguenze sono di una tale portata da essere profondamente radicate nel nostro modo di pensare e nella nostra cultura.
Questa è quella che, Michael W.Ford (tra gli altri), definisce “mentalità da schiavi”, caratterizzata da una serie di comportamenti codificati che essendo la conseguenza del nostro background religioso complicano la nostra personale ricerca di risposte esistenziali e il nostro diritto ad elaborare un’etica personale, utile ai fini della nostra evoluzione personale all’interno del contesto socio-culturale in cui siamo inseriti nella contemporaneità; questo è possibile soltanto se si è liberi da qualsiasi pregiudizio o stereotipo.
I fini spirituali delle religioni dogmatiche sono, quindi, sbagliati per definizione anche se è innegabile che attraverso di esse (o forse, nonostante) il genio umano non sia comunque morto e si sia espresso raggiungendo risultati artistici, filosofici e anche personali affini alla metodologia delle religioni.
È necessario riflettere se tali risultati siano il frutto del dogmatismo o piuttosto dell’aver vissuto profondamente il misticismo correlato alle religioni. Il percorso spirituale legato al ricongiungimento con un unico essere onnipotente è caratterizzato da metodi e strumenti che sono definiti “di Destra” o “di Mano Destra” e si applicano costantemente a prescindere dal periodo storico.
La “Via Destra” o “Via di Mano Destra” e la “Via Sinistra” o “Via di Mano Sinistra” sono quindi metodi.
Ognuna delle due vie compie con principi e caratteristiche che sono ricorrenti, osservabili nel tempo, ed hanno scopi ben precisi.
Semplificando, il fine della Mano Destra è quello di ricongiungere l’iniziato con il divino o di riunirsi con esso seguendo l’Ordine Naturale o un sistema di regole delineato da un rappresentante, utilizzando lo strumento della Fede mentre il fine della Mano Sinistra è l’Auto-divinizzazione che si raggiunge grazie all’antinomismo tramite la ragione.
Nell’ottica della “Via Destra” l’uomo è imperfetto e questa vita è una sorta di prova che deve essere superata. La “Via Sinistra” cerca invece la separazione, lo sviluppo del potenziale oltre l’ordine naturale, non da niente per scontato e cerca la propria verità.
Ad un certo punto del suo percorso un praticante che abbia acquisito una certa competenza non deve necessariamente limitarsi a queste definizioni e potrà utilizzare dei metodi e strumenti di entrambi se questo l’aiuta ad arrivare al suo fine.
Se consideriamo le due vie come semplici metodi, SCISSI DALLA RELIGIONE, non ha senso che queste etichette limitino la nostra ricerca portandoci a cadere nel paradosso dell’omologazione.
È necessario quindi distinguere queste definizioni in senso sia esoterico che essoterico.
Non tutto è relazionato in modo definitivo e chiuso all’occulto e ad ogni Iniziato di qualsiasi sentiero ne è un esempio vivente. Alla “Via Sinistra” appartiene, nei secoli, chiunque sia andato controcorrente, contro la morale dominante, abbia cercato di superarsi per creare qualcosa di nuovo dal proprio universo soggettivo, dal proprio mondo interiore, senza necessariamente entrare in ciò che riguarda l’esoterico ma ottenendo importanti risultati. Allo stesso modo, nel Sentiero “di Destra” vi furono grandi santi e mistici che cercando l’unione con Dio resero comunque questo mondo migliore dal loro punto di vista. L’approccio esoterico è legato alla spiritualità personale e per questa ragione può avvalersi sia dell’uno che dell’altro sistema.
Sia Flowers che Michael Aquino sottolineano che nella “Via Sinistra” esiste una netta separazione tra il mondo interiore e il mondo esteriore, tra universo soggettivo e universo oggettivo. La “Via Sinistra” teorizza l’interiore e cerca di manifestarlo sul piano del reale credendo o meno nella trascendenza spirituale.
Cercando di mantenere intatta la coscienza personale, che per alcuni è prodotto dell’evoluzione e per altri ha connotazioni divine, è ciò che ci separa dal “tutto” (o dalla “natura”, da “dio”, dalla “sorgente” …), essa per quanto limitata. La natura ha i suoi cicli: tutto nasce, cresce, si riproduce e muore mettendo a tacere la fiamma della coscienza che anima il corpo in vita mentre a sua volta migliaia di cellule nascono e muoiono ogni giorno ed ogni cosa, dalle stelle ai batteri anaerobi, segue questo processo.
La coscienza umana sfida quest’ordine continuamente per estendersi oltre i limiti della vita e della morte.
La “Via Sinistra” cerca, in un modo o nell’altro, di preservare quella coscienza e di farla trascendere: dall’immortalità creativa di un’opera in questo mondo fino al transumanesimo e alla criogenetica.
La “Via Sinistra” è “antinaturale” però allo stesso tempo è il cammino più fedele all’uomo.
Ne esistono diverse scuole e sistemi.
Fondamentale, nella “Via Sinistra” è la Church of Satan, fondata da Anton Zsador LaVey che prende la figura culturale e filosofica del ribelle (dell’Avversario) come stendardo per la liberazione dell’uomo con il suo lato animale senza disprezzarla, godendo di ciò che è materiale senza ipocrisia e limitazioni.
Satana è quindi un archetipo, la figura principale che si adotta per la trasformazione e la crescita personale al quale non si deve nessuna adorazione o sottomissione. L’archetipo è la figura principale che si adotta per la trasformazione e crescita personale e quindi è conciliabile anche con una visione completamente atea.
La divisione tra ateismo e teismo crea comunque un dualismo limitante che, se superato con un razionale atteggiamento possibilista potrebbe aprire (ed ha aperto tramite il Luciferianesimo) nuove prospettive.
Gli archetipi/entità a cui si fa riferimento nella “Via Sinistra”, sono chiavi d’accesso alla conoscenza del potere interiore del subconscio e delle forze caotiche dell’Universo ed è dalla loro incredibile forza, che si fonda nei milioni di anni dell’evoluzione del nostro cervello che possiamo attingere le energie necessarie a grandi cambiamenti nell’individuo che attraverso di esse può arrivare a conoscere se stesso ed a scoprire caratteristiche di sé del tutto sconosciute.
Dalla Chiesa di Satana nacquero molti altri movimenti ognuno con una figura rappresentativa, non necessariamente influenzati da LaVey, a volte contrastanti nell’aspetto superficiale ma fondamentalmente convergenti. Passiamo quindi dal Tempio di Set, all’Ordine del Leviathan (una scissione del Tempio di Set), il Tempio del Vampiro, Dragon Rouge: ordini diversi che utilizzano archetipi/entità differenti, fino all’ONA, all’Ordine del Fosforo (TOPH) che utilizza l’archetipo di Lucifero per accompagnare l’Iniziato nel cammino verso l’auto-eccellenza e l’auto-divinizzazione.
Questo, ad oggi, è la “Via Sinistra” in Occidente.
Una realtà concreta che vive e prospera.