Alla ricerca di Lucifero nella Storia dell’Arte Italiana: l’opera “Eva e Lucifero” di Francesco Jerace.

a Kurtz Rommel che ha ispirato quest’articolo e ne ha resa possibile la realizzazione.
Ringraziamo per la preziosa collaborazione e per la disponibilità Isabella Valente, docente di Storia dell’Arte presso l”Università “Federico II” di Napoli.

Cominciamo il nostro viaggio nel mondo delle opere d’Arte italiane dedicate a Lucifero, con un gruppo in gesso intitolato” Eva e Lucifero” o “Eva e il Serpente”, dello scultore Francesco Jerace (1853 – 1937)
All’Esposizione Universale di Parigi del 1878, giunse rotto (forse la parte dell’ala, visibile nella foto) e fu ripristinato da Vincenzo Gemito, suo compagno di studi e amico, che si trovava sul posto.
Conobbi l’opera di Jerace durante la mia permanenza in Calabria, terra della quale è uno dei geni artistici più noti ed apprezzati anche internazionalmente, ma non avrei mai pensato di ritrovare un riferimento a Lucifero in questo lavoro, oggi scomparso e menzionato in un testo dedicato all’artista dalla Prof.Isabella Valente, che ne è la maggior conoscitrice ( © 2009, http://www.artstudiopaparo.com, Napoli)

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È stata infatti Isabella, docente e ricercatrice presso l’Università degli Studi di Napoli, a permetterne la riscoperta grazie a questa fotografia, che ha stampato su carta fotografica a partire da una lastra di vetro all’epoca di proprietà della famiglia Matafora/Jerace di Napoli.
Ne esiste anche un’incisione, riprodotta su periodico “L’Illustrazione Italiana”, pubblicata nel volume citato.

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L’opera rappresenta Eva, adolescente, innamorata di Lucifero, che a sua volta è tentato da lei.
Raffigurati insieme in un abbraccio, alludono più palesemente all’accoppiamento carnale, che i due consumano in un atto d’amore illecito. Si potrebbe ripensare al classico episodio di Eva tentata dal serpente, ma il fatto che qua vi sia Lucifero nella sua forma angelica riporta alla tradizione ebraica, più che a quella cristiana: nello Zohar si narra che effettivamente Eva e Lucifero si unirono.
È molto probabile che Jerace conoscesse la tradizione ebraica sia per formazione culturale personale, sia per l’influenza della moglie, la Baronessa Vittoria Eisner-Von Eisenhof, appartenente ad una delle più importanti famiglie ebree dell’epoca. Viene quindi naturale immaginare che abbia voluto rappresentare uno degli episodi più importanti dello Zohar, distaccandosi dalla “solita” iconografia cristiana del serpente.

Nello stesso anno (1878) il noto pittore Domenico Morelli, del quale Jerace in quel momento seguiva la strada fatta di verità e fantasia (il suo “verismo storico”), eseguì il dipinto “Le tentazioni di Sant’Antonio”, poi esposto alla IV Mostra Nazionale di Torino del 1880, dove fu applaudito.
Il dipinto di Morelli s’ispirava all’omonimo romanzo di Gustave Flaubert (la cui versione finale è del 1876), allineandosi a un filone erotico-sensuale della letteratura e dell’arte in voga soprattutto in Francia (pittura e scultura ne sono pieni).

E’ possibile quindi che Jerace, nel delineare i tratti di un soggetto già abbastanza difficile quale era quello proveniente dalla cultura ebraica, ed assai scandaloso per i canoni morali dell’epoca, fosse stato indirizzato o condizionato dal maestro Morelli, realizzando il suo gruppo scultoreo secondo un canone che proprio a Parigi avrebbe potuto trovare consensi ben maggiori che non in Italia.
Produsse quindi un’opera di significato profondo e persino scomodo per la morale cristiana, conformandosi alla scultura francese del tempo, ricolma di figure di donna nude, simboliche, spesso ambigue e pervase di un erotismo elegante e raffinato.

Quest’opera è importante anche sotto l’ottica luciferiana: infatti dall’unione di Eva e Samael (a posteriori, identificato con Lucifero) presentata nello Zohar verrà generato Caino.
Per dovere di precisione è anche utile ricordare che, a partire dal periodo amoraico (III secolo a.C.), Samael fu identificato con Satana. Nell’apocrifa Apocalisse greca di Baruc (4,9) viene chiamato Sammuel, e viene raccontata la storia in base alla quale egli diventò Satana: piantò la vite che causò la caduta di Adamo, e per questo venne condannato ad essere Satana. Al di là di queste considerazioni è da lui e dalla sua stirpe, considerata malvagia, che inizierà la dannazione dell’umanità: dopo il cosiddetto “peccato originale”, avendo ormai la conoscenza del bene e del male, quindi il libero arbitrio, l’essere umano inizierà a vivere dedicandosi all’azione, all’autostima e all’amore per se stesso, concetti che saranno considerati la causa della sua dannazione, e che invece sono tra i principi fondanti del luciferismo.

I real Vampires e forme di vampirismo di Stefano Bordogni

In genere comunemente, conosciamo solamente i vampiri del folklore e quelli cinematografici. Però, ogni leggenda ha il suo lato nascosto di verità. Infatti, esistono persone comuni che per le loro caratteristiche particolari che ricordano vagamentre i vampiri del folklore vengono definite Real Vampires.
Queste caratteristice sono:
– Fotosensibilità o sensibilità elevata alla luce solare
– Temperatura corporea inferiore alla media
– Polso radiale impercettibile
– Sensi più sviluppat
– Forte empatia
– Iperattività notturna
– Occhi cangianti
– Capacità ESP
– Fabbisogno fisico energetico
Ovviamente queste persone non hanno a che fare con esseri immortali che brillano e dormono in bare, non sono strigoi.
I Real Vampires sono individui che necessitano di sangue o di altri tipi di energie per stare bene fisicamente, mentalmente, ed emotivamente. Non sono esseri sovrannaturali, come vengono raffigurati in film e libri, ma semplicemente persone con bisogni energetici diversi. L’essere umano medio continuamente scambia energie con il mondo esterno e con gli altri individui che ne fanno parte in modo completamente inconscio; il Real Vampire, per stare bene, non solo necessita di questo scambio inconscio, ma anche di una ricerca ed un assorbimento conscio di energie esterne che prende dal sangue o da altre fonti.
In base a quali altre fonti necessitano di prendere energie si dividono in:
• Sanguinari – prendono energia dal sangue
• Vampiri psichici o Psi -Prendono energia dalla psiche di altre persone
• Elementali – prendono energia da fonti climatiche e della natura
• Ibridi – prendono energie da più fonti e non da una in particolare
Andiamo ora ad analizzare nello specifico queste categorie;
I Sanguinari traggono le energie di cui hanno bisogno per il loro benessere, appunto, dal sangue. Il sangue stesso contiene l’energia dell’individuo dal quale viene prelevato. Non a caso il sangue viene chiamato anche Linfa Vitale da molte culture nell’arco della storia e nel campo esoterico viene spesso usato come channeling delle proprie energie per arrivare ad uno scopo predefinito. Bere sangue animale non sempre aiuta i Real Vampires dato che dà solo un effetto placebo; l’energia presa dal sangue animale è solitamente energia residua e morta, non compatibile con quella dell’uomo, per questo i Sanguinari preferiscono bere sangue umano da donatori adulti e sopratutto consenzienti. Solitamente un Sanguinario assume dalle poche goccie di sangue ad uno o due cucchiai di sangue per volta, ma abbiamo comunque incontrato chi dice di berne di più. La frequenza con cui un Sang si nutre è soggettiva, c’è chi ne ha bisogno ogni settimana e chi invece può aspettare per periodi più prolungati di tempo.

Gli Psi Vampiri traggono le loro energie da fonti più sottili rispetto ai Sanguinari. Spesso vengono confusi con il termine medico “Vampiro psicologico”, che è un individuo con comportamenti abusivi che gode del malessere altrui provocato dallo stesso.
Gli Psi si nutrono di energia psichica, solitamente da donatori consenzienti ma anche da gruppi di persone

Il vampiro elementale è una persona che si alimenta dagli elementi naturali come la terra stessa, il fuoco e anche dall’aria. Questa forma di vampirismo si diffonde anche nelle comunità esoteriche e si alimentano da tutte queste fonti elementali per lavorare nelle loro attività ritualistiche.

Vampiri Ibridi: questo genere di Real Vampire si nutre sia attraverso il sangue che attraverso altre fonti. Essere un ibrido non significa che si abbia la possibilità di scegliere quale fonte di energia utilizzare per nutrirsi, ma che si ha il bisogno sia di sangue sia di altre energie sottili. Questo vuol dire che si hanno due tipi di sete da colmare; soddisfarne una può aiutare a calmare anche l’altra, ma non a soddisfarla completamente. Molte comunità estere considerano questo tipo di vampiro il futuro dei Real Vampires, anche se c’è ancora qualche scettico al riguardo.

Quali sono le cause del vampirismo reale?

Purtroppo, ad oggi non esiste alcuna teoria comprovata dalla medicina ufficiale. Tuttavia diverse comunità vampiriche internazionali, hanno avanzato alcune ipotesi basandosi su studi statistici di persone che hanno questa condizione.
Le teorie sulle cause del vampirismo sono molteplici; purtroppo molta gente confonde questa condizione con la Sindrome di Renfield, altri ancora con la Porfiria, ma come ho scritto già in altri articoli, i sintomi di queste due malattie sono ben diverse dai sintomi del Real Vampire. Purtroppo ci sono anche persone che credono, senza basarsi su alcuna conoscenza, che si tratti di una condizione dovuta ad un disturbo mentale, allo solo scopo di giudicare in modo bigotto il vampirismo. Alle volte questi giudizi arrivano da persone che non sono nemmeno così estranee al mondo esoterico e forse questo è ciò che rattrista di più.
Fin’ora le due teorie più accreditate, ma ancora senza alcun riscontro, sono: la teoria del Retrovirus V5 detto anche VHerv, e la teoria sulla mutazione genetica, detta anche “Prione vampirico”.
Retrovirus VHerv/V5:
Questo virus, secondo ricerche eseguite da diversi studi americani e spagnoli quali; Voice Of The Vimpires Community e Sanguinarius, esso sarebbe un retrovirus endogeno che potrebbe esserci possibilità di contagio con comportamenti considerati a rischio. Tuttavia viene anche specificato in alcuni siti web che trattano questa teoria, che se veramente fosse così, tale agente patogeno dovrebbe certamente avere una scarsissima virulenza e dunque attecchire soltanto se il soggetto in questione è geneticamente predisposto.
Prione Vampirico/Mutazione genetica
Questa teoria si bassa sull’aver ereditato geneticamente un’infezione alterando il sistema immunitario e mutando le caratteristiche tipiche di un normale essere umano andando ad intaccare la struttura del DNA . Il tutto potrebbe essere nato da una o più persone nate con un difetto genetico. Sempre secondo questa teoria, tale prione avrebbe la peculiarità di ricostruire le cellule più velocemente e quindi causare una cicatrizzazione più immediata dei tessuti cutanei rispetto alla norma.
Questa alterazione, si dice, può portare ad avere una vita longeva. Alcuni sostengono che solamente le donne portatrici possono trasmettere geneticamente questa infezione.

In quanto appunto non si hanno prove mediche inconfutabili di queste teorie, sarebbe sciocco prendere posizioni su quale di queste teorie sarebbe quella giusta. Si spera che in breve tempo ci siano studi più qualificati e approfonditi.

Per qualsiasi informazione approfondita, si consiglia di accedere al sito web: https://iltempiooscurotheofficialcommunity.wordpress.com/

Claudio Marucchi, il suo percorso esoterico, l’opera “Daimon”: un’intervista a cura di Francesca Lingesso.

Claudio Marucchi nasce a Torino, si è laureato in Religioni e filosofie dell’India e dell’estremo oriente, presso la Facoltà di Filosofia. Scrittore e studioso di materie esoteriche, ha scritto diversi libri che trattano svariati argomenti, dall’ermetismo al misticismo orientale e occidentale.

Tra i suoi testi citiamo: “Il Tantra dello Sri Yantra”, “I Tarocchi e l’albero della vita”, “Daimon”.

In questa intervista cercheremo di approfondire la sua conoscenza integrando una recensione del suo libro “Daimon”.

Prima di iniziare con le domande vorrei ringraziare Claudio per la sua disponibilità e gentilezza che ha dimostrato quando gli ho proposto di fare questa intervista.

Ho letto il libro Daimon e sinceramente l’ho trovato entusiasmante fin dalle prime righe di quando racconti la tua infanzia narrando il tuo primissimo approccio con quel mondo “magico” scaturito dalla mente di bambino con un’immaginazione molto fervida. Nel leggere quello che tu stavi raccontando mi sono rispecchiata in molti punti. Credo che ogni lettore interessato all’esoterismo possa trovare punti in comune dal tuo testo. Potresti definire Daimon un libro autobiografico?

Grazie per l’opportunità di questa intervista e per le parole sul mio ultimo libro. “Daimon” ha un taglio autobiografico solo in apparenza, ovvero come escamotage. Il tenore autobiografico in realtà fornisce una scusa per riflettere su esperienze che, come spesso accade in ambito magico, vanno lette alla luce del soggetto che le vive ed interpreta, quindi difficilmente possono essere slegate dal proprio vissuto. Più che un libro autobiografico o autobiografia, è un saggio sulla magia filtrato dal tono autobiografico, che rende più efficace e meno astratta la lettura. Abbondano manuali in cui si dice che cosa si debba fare per ottenere determinati risultati (quali pratiche, quali esercizi ecc), ma scarseggia del tutto una letteratura in cui si racconti che cosa è accaduto dentro il soggetto dopo aver condotto tutte queste pratiche. In Italia è pieno di manualistica, ma c’è una lacuna enorme sui resoconti che descrivano “da dentro” i risultati. Inoltre si trattava di una sfida: coniugare un taglio narrativo, tipico del racconto in prima persona, con un registro saggistico, cosa alquanto inusuale e per certi versi non semplice da rendere in modo equilibrato. Ho scelto quindi di privilegiare la narrazione autobiografica nella prima parte, intervallandola a riflessioni in pieno stile saggistico, e rovesciare lo schema nella seconda parte, dove prevale l’approccio saggistico, inframezzato da resoconti di esperienze personali nuovamente in linea con il taglio narrativo. Come esperimento pare sia riuscito, a giudicare dalle opinioni dei lettori, e io stesso sono piuttosto soddisfatto del risultato. Ho cercato proprio di rendere un effetto specchiante, puntando su esperienze che, pur essendo proprie, potessero essere simili o addirittura uguali a quelle di molti altri ragazzi e ragazze che hanno poi finito per interessarsi, non casualmente, di temi legati all’interiorità, qualunque sia la declinazione (spirituale, magica, mistica, ecc). Ecco che moltissime persone si sono ritrovate ora in un’esperienza, ora in un’altra, avvertendo un maggiore coinvolgimento e scoprendo che non si è così “soli” nel cercare e vivere determinate situazioni.

Nel libro racconti dei giochi che facevi con i tuoi compagni, dei veri e propri giochi di ruolo che vi trasportavano in un mondo fantastico, quando hai capito che il velo tra immaginazione e magia in realtà non esisteva?

In realtà da bambini noi non avevamo affatto chiara la distinzione tra immaginazione e realtà, per noi era reale, sicuramente era “magico”, ma molto reale. Immaginazione, magia e realtà erano un unico complesso, un unico mondo con le sue fasi, come il giorno e la notte. Avremmo potuto rischiare, in termini di stabilità mentale, proprio perché nessuno l’ha preso per un “gioco”, anzi era maledettamente serio. Almeno fino alla fine delle scuole medie è stato così. La distinzione tra i due regni, e la consapevolezza che per il cervello umano non esista differenza tra realtà vissuta e realtà immaginata, è venuta molto tempo dopo, quando quella condizione spontanea e naturale stava già affievolendosi di fronte all’edificazione della razionalità. Questo ci ha permesso una riflessione a posteriori che serviva non solo a spiegare ed interpretare i fenomeni magici che ci avevano coinvolti, ma soprattutto a “contenere” l’energia debordante di quel “logos”, che avrebbe finito per travolgere il nostro equilibrio psichico. Non dimentichiamo che essendo all’epoca un piccolo gruppo, si creò una vera e propria eggregora, nutrita da anni di emozioni e pensieri forti, intrecciata ai nostri inconsci come in un “micro-inconscio collettivo” del gruppo stesso, con effetti che condizionavano i nostri comportamenti.

L’adolescenza è una fase di ribellione che ogni individuo sano dovrebbe attraversare, nel tuo libro parli di “distruzione” e “vuoto”, una sorta di morte interiore. Hai vissuto la tua adolescenza in un’epoca dove non esisteva tutta questa informazione libera sulle materie esoteriche, quando hai scoperto questo “mondo occulto” hai visto una possibilità di rinascita al di fuori degli schemi dell’epoca?

Quegli anni (i ‘90) avevano il sapore di fine dei tempi, il nuovo millennio alle porte trascinava con sé un senso di morte-rinascita che moltissimi presentivano a livello più o meno conscio. L’estetica del nero affascinava diversi ragazzini: il metal, la morte, l’odio, la voglia di apocalisse, il nichilismo dionisiaco. Tutte fascinazioni che derivavano da un pulsare profondo dell’ombra. L’esoterismo o la magia erano diretta conseguenza dell’ascolto e della traduzione dei testi musicali dei gruppi black e death metal. Ma all’epoca il reperimento di un’informazione era faticoso, libri in biblioteca, passaparola, riviste underground. Molto più lento come processo, ma decisamente più affascinante e a modo suo “potente”. Più che di rinascita, noi eravamo tentati da una visione di distruzione degli schemi. Sentirsi reietti aveva i suoi vantaggi, soprattutto se i reietti si potevano unire in piccoli gruppi, avendo la sensazione di poter far esplodere un sistema percepito come morente, decadente, prossimo alla fine. L’adolescenza è l’età delle assolutizzazioni, quindi eravamo “assoluti” e “totali” in ogni nostro pensiero, parola ed azione.

Uno degli argomenti che mi ha colpito nella lettura è stato il tuo approccio allo yoga e alla meditazione, descrivi l’enorme impegno e disciplina che ci vogliono per cimentarsi seriamente in queste pratiche. Il rischio di rimanere “imbrigliati” nel perfetto autocontrollo in certe pratiche a volte può essere controproducente. Quanto ti hanno aiutato in questo percorso queste discipline e fino a che punto bisogna esserne dipendenti?

Rifarei gli stessi step oggi come oggi, magari con una gestione diversa delle tempistiche. Lo Yoga e la meditazione forniscono un formidabile scafandro con cui diventa poi possibile avventurarsi con più sicurezza nei territori oscuri dell’interiorità, abbattendo i rischi di bruciarsi. Al contempo però non allenano all’espansione delle singole emozioni (soprattutto quelle sgradevoli come rabbia, tristezza, paura), finendo per diventare un sedativo degli aspetti negativi in cui è invece necessario immergersi profondamente, senza aspettare che sia la vita a fartelo fare a forza. In questo è importantissimo che lo yoga venga affiancato alla magia, alle pratiche più “spinte”, per evitare proprio di finire come ho descritto nel libro, ovvero imbrigliati da un sistema di autocontrollo molto rigido. Ho cercato di rendere a parole, nel libro, le sfumature che la psiche vive nel praticare assiduamente lo Yoga e la meditazione. Nessuna dipendenza in tal senso dovrebbe essere concessa.

Sei entrato nell’ O.T.O. più di vent’anni fa, quanto ha influito nel tuo percorso personale di vita e di trasformazione?

Il percorso iniziatico nell’Ordo Templi Orientis ha influito in maniera enorme e determinante per tutto il processo di trasformazione che ho vissuto e che ancora vivo nel corso degli anni. Una formidabile esperienza formativa. E’ chiaro che un modello iniziatico non sia né adatto a chiunque, né l’unico, il solo, il migliore possibile. Ogni persona è una via, ciascuno scelga a cosa appoggiarsi, o se non appoggiarsi a null’altro che se stessi, perché è più importante costruirsi il proprio cammino che tediarsi a stabilire se esista una via migliore o superiore alle altre.

Parliamo del Daimon interiore, lo potresti definire una sorta di maschera deifica che noi indossiamo oppure è solo un essenza della nostra natura che non si può intercambiare o far evolvere?

Difficile rispondere: Daimon è un nome-scusa, nel senso che serviva una parola per dare un nome a qualcosa che mette in contatto la propria natura profonda, unica e irripetibile, con qualcosa che trascende quella natura. Avrei potuto scegliere nel novero di terminologie orientali, ma noi siamo occidentali, e Daimon mi sembrava adeguato come nome, visto che in origine rappresentava proprio un tramite tra il nostro mondo e quello divino, quindi un ente esterno, poi viene gradualmente interpretato in maniera sempre più psicologica, fino al suo pieno recupero da parte di autori come James Hillman. Più che di definire il Daimon oggi come oggi, dovrebbe interessarci entrare a contatto con quella componente di confine, che parla di sé al mondo esterno, plasmandolo e accordandolo a ciò che Crowley avrebbe chiamato “vera Volontà”, e che porta il mondo a plasmare il sé, fornendo filtri interpretativi con cui costruire la propria percezione di realtà, con cui armonizzarsi al fenomeno naturale e culturale in cui siamo immersi.

 

Racconti varie fasi della tua evoluzione tramite pratiche e rituali, tra cui anche la magia sessuale, quali di queste pratiche ha influito di più nella tua evoluzione spirituale?

Senza ombra di dubbio la sessualità, che nelle sue forme magiche diventa un universo in continua trasformazione. Ho ricondotto ogni magia cerimoniale, ogni forma di meditazione, ogni possibile accesso all’interiorità o a flussi di informazioni esterni alle pratiche della magia sessuale. Da una dozzina di anni è il mio unico modus operandi, e per ciò che sono e come sono fatto, è il metodo migliore per me.

Ti definiresti un esoterista o piuttosto un filosofo?

Nessuno dei due. Sono un uomo libero, che studia e pratica, cercando soprattutto di divertirsi.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho molta carne al fuoco, nuovi libri, conferenze e seminari in giro per l’Italia. A Milano a fine ottobre esordisce la Scuola di Magia e Filosofia, condotta con successo a Roma lo scorso anno (2018-2019). Mi sto interessando a nuovi concetti come quello di iper-realtà, che forniscono nuove chiavi di lettura anche in ambito magico, e da quel fronte potrete aspettarvi qualche novità. Per il resto continuo a cercare di godere delle cose dei sensi, per non dimenticare che abbiamo un debito nei confronti della materia, tradita da millenni di spiritualità sviluppata contro il mondo, contro il piacere e contro la materia. Riappropriarsi del rapporto con corpi, fluidi, odori e sapori, per me è una chiave importante. E continuo a seguire il flusso…

 

 

“I Sigilli di Daemon”. Seconda intervista a Daemon Barzai Partucci di Jovick Man

Incuriositi dai sigilli che realizza il Mago Draconiano, siamo nuovamente andati a disturbarlo creando un’intervista che magari creerà un dibitattito nel panorama esoterico italiano. Ognuno è libero di sviluppare il proprio percorso spirituale nel modo più coerente con la propria identità, sicuramente la visione di chi pratica un percorso di Mano Sinistra dal mio punto di vista deve essere simile a quella che esce da questa intervista, ma questo è il mio personale punto di vista…
ad ogni modo iniziamo con la prima domanda
I tuoi sigilli hanno caratteristiche abbastanza singolari, tutto deriva dal lavoro fatto con l’entità oppure c’è qualche elemento che appartiene ad una tradizione?
Tutti i miei sigilli sono ispirati dal mio lavoro magico, molti dei quali traggono ispirazione ricorrente per la divinità. Non provengono da una tradizione puntuale, non sono stati lasciati in eredità da nessuno. Possiamo dire che sono una creazione originale che viene canalizza attraverso diversi rituali.
Hai il piacere di esaminarne uno in particolare insieme?
Certo scegli quello che attira la tua attenzione e lo vediamo in dettaglio.
In questo sigillo, come spesso si vede nei tuoi sigilli c’è l’organo di riproduzione femminile, ci puoi dire se il ripetersi di questo ha una valenza precisa?
Naturalmente, la corrente femminile costituisce una parte essenziale della mia spiritualità personale, le dee oscure, in particolare Lilith, mi hanno guidato dai miei primi passi sul Sentiero Draconiano e nel viaggio attraverso la Qlipoth. Questo simbolo mi è venuto in mente molti anni fa, è venuto dalle mie prime esplorazioni nella Qlipha di Lilith: The Woman of the Night, e dal lavoro con il diavolo Naamah, che mi ha mostrato il suo sigillo e mi ha ispirato a crearlo. Nel sigillo troviamo diversi elementi, da un lato abbiamo le lune, quelle che rappresentano la notte primordiale, l’oscurità, il nascosto, l’inconscio, la magia, il mistero, la stregoneria e così potrebbe continuare. L’elemento successivo è il fuoco, che in questo caso è collegato al potere del drago e al fuoco interiore che l’iniziato deve imparare a illuminare dentro di sé per illuminare il cammino della notte. Il triangolo invertito, cioè con la punta rivolta verso il basso, è il simbolo alchemico della terra, che governa Naamah nell’Albero delle Ombre. Il pentacolo si riferisce non solo al potere che scende verso l’uomo, ma è anche collegato ai misteri della stregoneria oscura, in cui del resto, Naamah ha un grande potere e dominio. Infine, troviamo la Vulva, un ovvio elemento femminile, ma è anche collegata al viaggio attraverso i regni della notte, è con la guida di Naamah che attraversiamo la prima Qlipha, che è frequentemente inserito astralmente attraverso una grotta, questa ha la forma di una vulva ed è con il suo fuoco che accendiamo il fuoco che illumina i nostri passi. Questi sono solo alcuni dei possibili sensi di questo simbolo e, naturalmente, ogni mago può trovare il proprio.

Fra gli studiosi e praticanti esoterici c’è una divisione forte frra chi vede questa tua ultima frase “ogni mago può trovare il proprio” come un’eresia e chi invece come una via maestra. Nei tuoi sigilli c’è la consapevolezza del tuo percorso, non è detto che tutti lo riescano a percepire… ma tu come vedi invece chi riesce ad usare solo sigilli non frutto di questo intenso lavoro interiore?

Essendo una persona di mentalità aperta, ritengo che per ognuno di noi, il viaggio sia qualcosa di unico, abbiamo tutti i nostri tempi e ognuno deve imparare a trovare ciò che è utile per se stesso. Non penso che ci siano verità universali, piuttosto verità personali che sono condivise a volte da altre persone. Il sentiero della mano sinistra è qualcosa di individuale e se all’inizio non riusciamo ad avere una visione completa delle cose, è solo una questione di tempo per attendere che il potere si risvegli in noi e la nostra coscienza si esapanda, potendo così avere una comunicazione fluida con l’Altro Lato, per poi ricevere quelle informazioni che saranno utili per il nostro progresso personale.

Ci puoi raccontare nel dettaglio le varie fasi della Creazione dei tuoi sigilli? Usi un metodo identico per ogni sigillo?

La prima cosa che posso dire è che nei miei rituali lavoro molto con le invocazioni, molto più che con le evocazioni, quindi le mie esperienze sono di solito molto visive. Di solito quando inizio con un nuovo progetto, o cerco un contatto con una divinità con cui non ho mai lavorato prima, inizio con qualcosa di semplice, di solito medito e mi apro a qualunque cosa venga dall’altra parte, che sarebbe il mio primo passo, se il Appare l’ispirazione inizio a scrivere un piccolo rituale di chiamata / invocazione che invita la divinità a fondersi con la mia coscienza. Una volta sviluppato un collegamento con l’entità chiamata, possono accadere due cose o ricevere un’immagine spontanea del simbolo, o se ciò non accade, di solito lo richiedo. Il passo successivo, dopo aver terminato con il rituale, di solito lo disegno su carta, e poi gli dò più forma con il computer, dove realizzo un’illustrazione digitale del simbolo. Di solito ci lavoro un po ‘su questo, almeno fino a quando non sono soddisfatto. Se tutto va bene, il passo successivo è attivare il simbolo, e questo è un processo rituale con la divinità stessa, che cambia da entità a entità.

Credi che ci possa essere una differenza fra chi crea sigilli per le invocazioni oppure per le evocazioni? Oppure non conta nulla nella creazione del sigillo?

A dire il vero, no, penso che un certo tipo di occultamento possa essere il punto focale. Il simbolo deve  innescare il giusto stato nella mente, ma la differenza tra invocare ed evocare, al di là della tecnica stessa, sta nelle capacità del mago, in ciò che sente è migliore e nell’obiettivo del rituale. Sì, è vero che si può lavorare con simboli diversi della stessa divinità e applicarli a cerimonie diverse, ma penso che questo appartien al gusto personale.

Ti ringrazio per la disponibilità, per finire ci aggiorni su tutti i tuoi libri tradotti in Italia?

Grazie per l’intervista e per l’interesse per il mio lavoro.
I miei libri che attualmente sono stati tradotti in italiano sono:
L’Albero delle Ombre (Vol 1, 2, 3),
Dee Empie del Dark Lato,
L’eredità di San Diablo,
Lilith: Le sue maschere, i rituali e le manifestazioni,
In Nomine Draconis: una guida all’autoiniziazione di Misteri Draconiani
e alcuni altri sono in fase di traduzione.
Grazie ancora e lo sarà fino alla prossima volta.

Se volete vedere le altre immagini dei sigilli di Daemon Barzai Partucci qui il link diretto nella sua pagina Facebook :
https://www.facebook.com/D.Barzai/media_set?set=a.936279996710527&type=3

Charles Pierre Baudelaire, il Dandy-Vampiro di Umberto Mori

” Il capolavoro di Satana, nell’era moderna e’ di non far credere nella sua esistenza.”(Baudelaire)

Colui, la cui produzione poetico-letteraria, influenzo’ non poco i cosiddetti “poeti maledetti”, nacque in quel di Parigi il 9 di aprile del 1821, da Joseph Francois Baudelaire e da Caroline Archimbaut Dufays, sposata in seconde nozze. Charles Pierre ebbe anche un fratellastro, tale Claude Alphonse Baudelaire. Nel 1827, il futuro poeta rimase orfano di padre, la madre cerco’ quindi di riversare tutto il suo affetto di vedova su quell’unico figlio, ma duro’ poco. Nel 1828, Caroline si risposo’ con Jacques Aupick, ufficiale dell’Esercito francese, uomo rigido, freddo ed integerrimo, il quale dimostro’ subito a Charles Pierre la sua ostilita’ facendo si che lo scrittore mai perdonera’ alla madre questa sorta di “tradimento”. Dopo un soggiorno a Lione, dove Jacques dovette trasferirsi nel 1833 per motivi di lavoro, i tre tornarono a Parigi nel 1836 e nel 1839, dopo alterne vicissitudini, Baudelaire riusci’ a conseguire il tanto agognato Baccalaureato presso il prestigioso Liceo Saint-Louis.

Segui’ un periodo di vita piuttosto “alla giornata”, frequento’ numerose prostitute, contrasse debiti e viaggio’ molto. Fu all’Isola di Bourbon e poi a quella di Maurice, facendo dopo breve tempo ritorno in patria. Va detto che, l’esperienza del viaggio, stimolo’ non poco nel poeta la tendenza all’esotismo, tendenza piuttosto presente in tutta la sua opera poetica. Nel frattempo un cospicuo lascito ereditario, gli consenti’, per un certo periodo di tempo, di vivere agiatamente, affermandosi come giornalista e critico d’arte intrecciando nel contempo una relazione con Jeanne Duval.

Questa fu un’attrice e danzatrice teatrale di origine haitiana, la quale in seguito alla turbolenta relazione con Baudelaire, venne abbandonata e ripudiata dalla sua famiglia. Dal 1843, Charles Pierre visse come un autentico Dandy, era infatti rinomato per la sua ricercata eleganza nel vestire ed anche per le sue spese folli, al di sopra delle sue effettive possibilita’ economiche. In seguito entro’ a far parte dell’esclusivo e particolare Club des Hashischins, cenacolo di artisti ed intellettuali dediti all’esplorazione della psiche umana e delle allucinazioni attraverso l’assunzione di varie droghe, tra queste l’hashish. In questo club erano presenti anche: Moreau, Gautier, Balzac, Delacroix e Dumas padre.

In seguito Baudelaire, scrivera’ alcune opere-trattati in cui disquisisce di cio’, nel 1857 e nel 1860, i cosiddetti “Paradisi artificiali”. Nel 1866, venne colpito da un ictus e rimase paralizzato sul lato destro del corpo, reagi’ cercando sollievo nell’alcool e negli allucinogeni vari di cui era a conoscenza, il laudano ad esempio, ma mori’ purtroppo di li’ ad un anno il 31 di agosto 1867 a 46 anni. Fu il primo europeo a tradurre in francese alcune opere letterarie di Edgar Allan Poe, ad esempio il di questi romanzo “Le avventure di Arthur Gordon Pym”.

Charles Pierre Baudelaire, ha da sempre affascinato il vasto pubblico europeo per la sua vita bohemien, viziosa, dandistica, da Flaneur e da Esteta, che fa uso sovente di allucinogeni vari per elevare il suo squisito afflato poetico. Non e’ inoltre lungi da lui, la figura del Vampiro, tutt’altro, anche perche’ nella sua opera poetica piu’ famosa “Les Fleurs du Mal”, pubblicata in due edizioni, ne tratta in due poesie. “Les Fleurs du Mal”, silloge poetica suddivisa in varie sezioni, riflette superbamente l’ideale di Bellezza che possiede il poeta, ossia il Male al pari del Bene, ha un proprio peculiare fascino estrinsecato attraverso i “Fiori”.

Nella prima sezione della silloge, intitolata ” Spleen et Ideal”, sono presenti 2 poesie intitolate ” Il vampiro”. Trattasi praticamente di uno sfogo letterario, di una rivolta poetica, veemente e determinata dell’autore contro Jeanne Duval, la sua partner con la quale convisse per un po’ di tempo, tra litigi, rotture e riappacificazioni, tutte mai comunque definitive. In esse Baudelaire, coniuga sostanzialmente il tema del Vampiro a quello della schiavitu’ muliebre della quale egli e’ vittima consenziente, facendo contemporaneamente emergere la propria impossibilita’ di sottrarsi a questo “patto” infernale, indissolubile e destinato a durare anche oltre la morte. In ambedue le poesie inoltre, egli associa chiaramente l’ardore, l’amarezza, la tristezza e la melanconia al volto della Donna, arrivando ad affermare che e’ la gioia uno degli aspetti piu’ triviali e volgari presenti sul volto della Donna, non altri.

Va detto che, declamare in pubblico le Poesie di Baudelaire, non e’ cosa semplice, in quanto costituite da agglomerati verbali assai articolati e complessi. In esse sono presenti numerose successioni di parole colme di consonanti(le quali rapportate alla Musica, rappresentano rumori)ed anche parole con vocali(che rapportate alla Musica, rappresentano suoni). Quindi, possiamo dire che dal punto di vista acustico, la poesia baudeleriana, vibra piu’ di rumori che non di suoni. Chissa’, forse i “rumori” dell’Inferno. Umberto Mori

Edgar Allan Poe, ovvero mai letteratura fu piu’ tenebrosa che non in mano altrui di Umberto Mori

Dedicato a Sara Ballini.

” La visione di Poe e’ nel migliore dei casi uno sfrenato romanticismo e nel peggiore qualcosa non lontana dalla pazzia nel senso strettamente clinico della parola.”
G.Orwell ( 1903-1950),Nel ventre della balena, saggio in 3 parti.

Edgar Allan Poe, nacque a Boston il 19 di gennaio 1809, secondo genito di David Poe Jr. ed Elizabeth Arnold, entrambi attori girovaghi.
Il padre, gia’ nel 1810 abbandono’ la famiglia per motivi oscuri mentre la madre mori’ nel 1811 a causa di una tubercolosi polmonare, quindi il piccolo Edgar si ritrovo’ orfano in tenerissima eta’.
Fu quasi subito adottato, anche se non formalmente, da John Allan, un lontano parente di origine scozzese che viveva in quel di Richmond(Virginia), diventando Edgar Allan Poe.
Tra il 1815 e il 1820, gli Allan vissero in Inghilterra e ovviamente anche Edgar fu li’ con loro, rivelando proprio in questo periodo un’ eccezionale propensione alla memoria, sia mentale che visiva.
Terminata l’ estate del 1820, gli Allan con Edgar al seguito, tornarono in America, dove John Allan mori’ nel 1825, lasciando al nipote vari beni immobili.
In questo periodo il futuro scrittore frequento’ l’Accademia di Richmond, dalla quale pero’ fu presto espulso a causa del suo carattere mutevole ed insofferente alla disciplina.
L’ istesso accadde qualche tempo piu’ tardi all’ Universita’ della Virginia, dopo un solo anno di frequentazione, per aver violato tutta una serie di regole piuttosto rigide, come il gioco d’azzardo, i cavalli, l’alcool ed il tabacco.
Nel 1827, a diciotto anni, Poe torno’ a Boston dove si mantenne con vari lavori impiegatizi, tutti piuttosto precari arrivando anche ad arruolarsi nell’ esercito e mentendo addirittura sulla propria eta’, pur di essere ammesso infatti, dichiaro’ di avere piu’ anni rispetto a quelli posseduti realmente.
In questo periodo pubblico’ il suo primo libro di poesie, Tamerlano e altre poesie, stampato in 50 copie. Il libro praticamente non ricevette alcuna menzione o segnalazione di un qualche rilievo.
Nel 1829, lascio’ l’ esercito e nel 1830 tento’ l’ ammissione presso l’ Accademia di West Point, dove fu effettivamente ammesso ma abbandonera’ anche questa istituzione dopo appena un anno, nel 1831.
Di seguito, parti’ per New York City, dove pubblico’ un altro suo libro di poesie.
Da questo periodo in poi, lo scrittore decise fermamente di realizzare risultati assai piu’ concreti in ambito letterario che non quelli realizzati sino a quel periodo.
Nel 1833 ad esempio il “Baltimore Saturday Visiter”, assegno’ a Poe un premio speciale per il racconto ” Manoscritto ritrovato in una bottiglia”.
Questo accadimento fece si che un tale, John Pendleton Kennedy(1795-1870), facoltoso abitante di Baltimora, decidesse di aiutare lo scrittore a pubblicare altre opere, dopo averne intuito il particolare talento.
Nel 1835, a Baltimora Edgar convolo’ a nozze con la cugina Virginia Klemm(1822-1847), allora tredicenne anche se sul certificato matrimoniale ne dichiaro’ 21, la coppia in seguito torno’ a Richmond per stabilirvisi in via definitiva.
Del 1838 e’ il suo unico romanzo, ” Le avventure di Arthur Gordon Pym”, testo tra i piu’ rappresentativi in materia di narrazione fantastica.
Nel 1839, Poe pubblico’ due volumi contenenti i suoi migliori racconti in cui il sovrannaturale ed il fantastico si amalgamano alla perfezione: I racconti del grottesco e i racconti dell’arabesco.
Nel 1840, ne scrisse altri ancora, divenuti poi celebri: La caduta della Casa degli Usher, Morella, William Wilson, La cometa e La conversazione di Eiros e Charmion.
Il 1841, fu ancora un anno prolifico in fatto di racconti e scritti di varia natura.
Tra questi vanno menzionati: Eleonora, Autografia, Studi letterari e critici su scrittori a lui coevi, La maschera della morte rossa(capolavoro indiscusso), Il ritratto ovale, I delitti della Rue Morgue, considerato il capostipite del genere letterario-poliziesco, dove compare per la prima volta il detective-criminologo Auguste Dupin, antesignano di Sherlock Holmes.
Nel 1842, lo scrittore vergo’ su carta: Le terre di Arnheim, Il pozzo e il pendolo(celeberrimo) e Il mistero di Marie Roget.
Intorno alla meta’ degli anni 40, le condizioni di salute di Virginia cominciarono a vacillare e lo scrittore inizio’ a bere sempre piu’ intensamente a causa di cio’.
La moglie’ morira’ giovanissima, il 30 di gennaio 1847 a soli 25 anni.
Nel 1843, Poe scrisse altri racconti, Lo scarabeo d’oro e Il gatto nero, opere nelle quali il senso di oscurita’ e delle tenebre, emergono prepotentemente dal morboso ed instabile inconscio dello scrittore.
Lo stesso dicasi per la poesia ” Il corvo”, divenuta celeberrima proprio in quegli anni.
Dopo la morte della moglie, Edgar per superarne il dolore, provo’ a trovare conforto nella figura di Sarah Helen Withman, poetessa, anche se un vero e proprio coinvolgimento da parte di quest’ultima non ci fu mai e forse anche a causa dell’alcolismo cronico del quale soffriva Poe da anni e per la sua dipendenza da sostanze oppiacee.
Il 3 di ottobre 1849, lo scrittore fu trovato in stato confusionale(probabile Delirium Tremens), per le strade di Baltimora.
Subito ricoverato presso il Washington College Hospital, vi mori’ quattro giorni dopo, il 7 di ottobre, a 40 anni, in circostanze mai del tutto chiarite.
Di li’ a breve, Poe divenne uno degli scrittori americani piu’ apprezzati tra tutti gli altri.
Fu poeta eccezionale, acuto e sottile indagatore di tutte le sensazioni inspiegabili, esperto conoscitore delle allucinazioni oltreche’ creatore di sogni spaventosi e fantasmi indimenticabili.
Non a caso in Europa, sara’ conosciuto alle masse attraverso le accurate traduzioni che fece delle sue Opere, Charles Pierre Baudelaire(1821-1867), uno scrittore che ebbe molte analogie con la figura di Poe.
Quest’anno ricorrono i 170 anni dalla morte di Edgar Allan Poe.

Umberto Mori

INTERVISTA A LAUGRITH HEID (YLENIA OLIVERIO) – a cura di Francesca Lingesso

In occasione dell’uscita del suo nuovo libro “Tröld*R: il Fjölkynngisbók – Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo” ho voluto proporre questa intervista all’autrice, per conoscere meglio il suo percorso di studi di una delle più antiche arti stregoniche europee dei Vani.

Ciao Ylenia, sono veramente felice di poter fare questa intervista e ti ringrazio per la tua disponibilità

D: Vorrei cominciare dall’inizi, come è cominciato il tuo “viaggio? Non solo accademico ovviamente, ma il tuo interesse per la stregoneria, considerato che sei esperta anche in Demonologia.

R: Ciao Francesca il piacere è mio! Ho iniziato molto giovane, avevo all’incirca 15 anni, nella fase della vecchia Ishtar Editrice. Internet ancora non era perfezionato quanto adesso; raccoglievo i soldi che mio padre ci dava il sabato per la consueta serata tra amici. Non uscivo per acquistare i testi di Ottavio Adriano Spinelli e di altri autori della  Goetia. Con il suo aiuto e le sue direttive ho intrapreso il percorso stregonico legato alla demonolatria.

D: Quale esoterista ha influenzato il tuo percorso, sempre che vi sia qualcuno che abbia avuto qualche influenza?

R: Ottavio Adriano Spinelli mi fu maestro di Goetia, ha segnato la mia formazione.

D: Di lavoro fai l’archeologa, c’è connessione tra il tuo lavoro e i tuoi studi, non solo accademici, nel culto della Stregoneria dei Vani?

R: Si sono Archeologo, la connessione è tanta. Grazie agli studi conseguiti sono riuscita a settorializzare e specializzare la ricerca accademica intrisa nelle pratiche che ci riproponiamo di recuperare, anche se parzialmente.

D: Vorrei porti qualche domanda accademica. Il culto dei Vani venne in qualche modo “oscurato” da quello degli Aesir. Sicuramente la causa principale è stata dei flussi migratori che venivano dalle regioni del medio Oriente che hanno subito influenze nei culti pre esistenti. Ci sono culti medio orientali antichissimi, ai primordi della civiltà, secondo te quanto hanno influito queste migrazioni in eventuali “inquinamenti” nei nostri culti Nord Europei? Anche il culto dei Vani è stato influenzato oppure è rimasto al di fuori di una possibile contaminazione?

R: Hanno influito tantissimo, anche nella radicale formazione delle civiltà germaniche e filo germaniche, soprattutto nella manifestazione del culto. Dalle ricerche archeologiche abbiamo costante prova di tale “inquinamento” che precede anche il priodo Kungan. Il culto dei Vani è stato influenzato, il contesto vanico invece ancora cela una stupenda “purezza”.

D: Hai scritto fino ad oggi cinque libri sulla stregoneria dei Vani, ogni libro è connesso all’altro. Puoi spiegare il filo conduttore dei cinque testi e perché sono usciti in questo ordine?

R: Tutti i cinque testi sono un excursus esoterico, archeologico ed antropologico sulla ricerca di un culto europeo puro da abramitismi. Il primo volume è un antologia dei vari testi che hanno ripercorso le tracce della vecchia Europa. Attraverso le Saghe ed i reperti archeologici. Il secondo volume è uno studio sulle forme di necromanzia e vendetta estratto anch’esso dalle saghe scandinave. Le forme stregoniche appartenenti a questa ricerca rispecchiano la vita, gli usi e costumi del popolo al quale fanno riferimento. Questo recupero stregonico si dissocia anche dalle forme new age e filo wiccan che hanno deturpato le prime scoperte. Il terzo dona gli spunti di un innovativa decodifica runica incentrata sull’essenza estratta dal seme degli Jötnar (Giganti). Una ricerca su base demonologica del nord europa.  Il quarto è l’evoluzione del Gigante nella figura di HelVíti (Diavolo) che introduce l’apice della manifestazione del proprio culto attraverso le ricerche archeologiche e filologiche dei reperti epigrafici e non. Tutto questo sfocia nel recupero del Folk nord europeo, che troviamo esplicato nel quinto volume.

D: Di cosa parla il tuo ultimo libro Tröld*R: il Fjölkynngisbók – Magia, Stregoneria e Folk Nordeuropeo?

R: Il quinto racchiude le forme delle radicate manifestazioni della Demonolatria del nord, attraverso il recupero di alcuni manoscritti. Dispone di un ricettario che richiede cautela nella lettura e nei propositi.

D: La stregoneria dei Vani si basa sulla necromanzia, noto tanta diffidenza (e ignoranza) riguardo a questo tipo di stregoneria soprattutto da parte di questi culti neopagani che si ispirano anche al culto norreno che di eteno non hanno nulla. Parafrasando alcune tue parole in una conferenza (che ho visto nel vostro canale Youtube), secondo te perché c’è tanta paura e diffidenza, e perché come dici tu “non si vogliono sporcare le mani” oppure è solo questione di ignoranza?

R: La necromanzia differisce in molti aspetti dalle pratiche negromantiche. Il termine negromanzia che noi tendiamo ad allontanare dalla vecchia europa, non ha nulla a che fare con il colore della pelle come alcuni “ignoranti” insinuano verso chiunque con orgoglio difende le proprie radici europee. Una (la negromanzia) costringe in atto divinatori e non, il morto ad un “opera”; l’altra (la necromanzia) utilizza il materiale del morto in opere specifiche di stregoneria, che nel nostro caso racchiudiamo nelle pratiche note come Spá ók Sýn e Tröldr. Noi non siamo i portatori di una conoscenza assoluta ma difendiamo ciò che è europeo dalla mescolanza con altre arti che non ci appartengono. Puntiamo su una differenziazione e valorizzazione, non sulla discriminazione. Molti gruppi ed artigiani usano le ossa come materia prima, ma se questa non subisce una “pulizia” ci portiamo a casa anche le sofferenze dell’animale cui sono appartenute. Accettare questa verità è difficile per chi opera con presunzione e superficialità. Io credo che l’arte delle ossa debba essere propria di un esoterista con un bagaglio di studi consoni alla propria specifica. Lo “sporcare le mani” è un modus stregonico di demonolatria, che permette di scindere la materia e plasmarla. Tanta la paura, tanta la diffidenza, tanta l’ignoranza e tanta materia “alfoide” ne ostacolano lo sviluppo in Italia.

D: Rimanendo sul discorso dei movimenti neo pagani, sappiamo che negli ultimi decenni, le Rune sono state sfruttate fino all’osso, con centinaia di pubblicazioni, questo ha sempre innescato in me molta rabbia poiché la mancanza di rispetto verso questo antico verbo degli Dei, non è per tutti, ho sempre cercato di dissuadere le persone a fare un uso improprio delle Rune. Quale consiglio puoi dare a quelle persone che hanno veramente il desiderio di studiare a fondo e accedere a un percorso “iniziatico” (perché sono legate a dei culti) senza incappare nei soliti “manuali pratici”?

R: Le nostre battaglie verso le concezioni fittizie ed improprie di tipo neopagano, ci spingono a consigliare lo studio dei manoscritti, delle saghe e delle opere di autori che non risentano della vicinanza del Vaticano.

D: Ti vorrei porre una domanda che mi sta particolarmente a cuore poiché io amo le entità dei Giganti del Nord, sono particolarmente legata a due di questi: Surtr e Loki. Quanto sono vicini come visione e culturalmente le entità che in altre culture esoteriche chiamiamo Demoni?

R: Il Demone per inteso dalla nostra tradizione è asettico dalle forme Cristiane di avversario, ma si accorpa alla forma greca nota di conoscitore estremo e puro della Sapienza Occulta. Io sono personalmente sono vicina alla figura del mai nato e mai morto, ovvero Surtr e sono affascinata dalla figura di Loki che è strettamente connesso alle nostre pratiche in se conserva l’arte della Trasformazione Stregona.

D: Ora vorrei affrontare un argomento che interesserà le utenti femminili e riguarda una meravigliosa figura della cultura Nord Europea più rivolta al passato che al presente: La Völva. Con il dilagare delle religioni abramitiche la società europea ebbe un involuzione riguardo al femminino e al ruolo della donna in tutti sensi, trasformandosi in società patriarcali. Quale era il suo ruolo nelle società antiche Nord Europee? Era temuta o rispettata?

R: Com’è bella questa domanda!

Posso tranquillamente affermare che addirittura adesso viene deturpata dai neopagani, ancora per le influenze abramitiche dai cui affermano di essere lontani, ma in realtà ne sono altamente influenzati. La Völva è la prima manifestazione stregonica di forma scandinava. È lo “sciamano”, la strega, il canale in costante mutamento ed in costante comunicazione con i piani dell’Yggdrasil. Questa figura non ha nulla a che vedere con: orge, rituali fallocentrici ed offese omofobe a cui vogliono prepotentemente accorpare.

La donna ha un ruolo fondamentale nella società nord europea. Era rispettata, ascoltata ed onorata. In tutte le sue manifestazioni, terrene e non.

D: Parliamo della vostra associazione culturale “Il bosco di Chiatri”, come è nato questo progetto? In quest’Italia cattolica è stato un atto coraggioso da parte vostra e per questo avete tutta la mia stima.

R: L’associazione “Il Bosco Di Chiatri” nacque quando misi piede nella stupenda terra toscana, con l’unione dell’intento mio e del nostro editore Anna Lisa Oliverio, di rifondarvi un’area di culto politeistico su territorio longobardo.  Abbiamo settorializzato con gli anni il “forn siðr“eteno aprendo al suo interno le sezioni Vanatrú Italia e Thursatrú Italia. E‘ stata dura all‘inizio ma lo è molto di piu ora.

D: Chiudiamo questa intervista con una domanda di prassi. Quali sono i tuoi progetti futuri?

R: Lo scopo di questa evoluzione è ripercorrere il passato più nascosto. Quindi i nostri progetti futuri sono legati al ritorno della purezza stregonica. Auspichiamo al risveglio del Drago o per dirla alla maniera etena al migliore dei Ragnarök.

 

Ti ringrazio ancora infinitamente per questa intervista, vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie a te e Sara per la gentilezza e l’ascolto, vi aspetto ad uno dei nostri Blót.

 

 

 

 

 

Biografia dell’autrice (tratto dal libro in copertina)

 

Ylenia Oliveiro, residente in Toscana. Laureata in Filosofia e Storia. Vecchio ordinamento. Master post Laurea in Beni archeologici, Master in Preserving and Increasing Value of Cultural Heritage, conseguito a Roskilde (Copenaghen). Ulteriore integramento post Laurea in Scienza dei beni Archeologici. Archeologo da oltre dieci anni, specializzata in scavo in cantieri urbani. Ha incentrato la sua attenzione verso i culti dell’Europa del Nord durante la sua permanenza nel Canton Ticino per stages formativi al Centro Studi Internazionali Luganesi. Presidente dell’Associazione del culto Politeistico: Il bosco di Chiatri, svolge attività di formazione e informazione in Italia ed in Europa per la promozione, divulgazione e rivalutazione del Culto Vanico dell’Europa Autoctona del Nord. Presidente anche della fazione Vanatrù Italia Forn Siðr Europeo incorporato nella stessa Associazione del Bosco di Chiatri, legalmente riconosciuta sia in Europa che per lo stato Italiano a scopo religioso e di culto. Ha collaborato con il gruppo archeologico di Yorkshire, per la didattica formativa, con la stesura di corsi di tradizione scandinava e runologica svolti presso l’antica aria di Jorvik (York Museum) e presso Halifax (West Yorkshire).

 

Fondatrice del sito http://www.vanatru.it e relatrice in conferenze e seminari svolti sia in Italia sia all’estero. Alcuni di questi sono consultabili presso il canale Youtube <Il Bosco di Chiatri>.

 

Bibliografia autrice: Laugrith Heid (Ylenia Oliveiro)

 

La stregoneria dei Vani, Collana il Bosco di Chiatri Vol. I Editore AnaelSas Edizioni 2015

 

Kindrùnar. Le rune della stirpe- Grimorio Necromantico , Collana il Bosco di Chiatri  Vol II Editore AnaelSas Edizioni 2016

 

Rùn. I tre aspetti della runa , Collana il Bosco di Chiatri Vol III Editore AnaelSas Edizioni 2017

 

Helvìti Svarturgaldur- Manuale pratico Opera Necromantica Nord Europea , Collana il Bosco di Chiatri Vol IV Editore AnaelSas Edizioni 2018

 

Tröld*R: il Fjölkynngisbók – Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo , Collana il Bosco di Chiatri Vol V Editore AnaelSas Edizioni in uscita il 9 giugno 2019