Joseph Sheridan Le Fanu ovvero quando l’Irlanda si tinse di “Dark”/ Joseph Sheridan Le Fanu or when Ireland was dyed with Dark

a cura di Umberto Mori

Joseph Sheridan Le Fanu, nacque in quel di Dublino il 28 di agosto del 1814 al civico 45 di Dominick Stree, da Thomas Le Fanu e da Emma Dobin. La Dublino di quell’epoca era una città stupenda, ricca di iniziative e di stimoli culturali, così come Limerick, la città nella quale si trasferì a 12 anni insieme alla sua famiglia, lo fu in fatto di magia e soprannaturale. Infatti a detta di molte testimonianze dell’epoca, non esisteva sulla Terra un posto incantato e magico come l’Irlanda. Dopo gli studi liceali, Joseph frequentò il Dublin Trinity College, ove alcuni anni dopo si laureerà in Giurisprudenza. Nel 1839, a 25 anni, fu ammesso di diritto all’esercizio della professione forense. Le Fanu, fu comunque sempre attratto sin dall’infanzia, dai libri, dalla letteratura e da tutto ciò che gravitava intorno a ciò, sin dal 1838 infatti iniziò a pubblicare un suo scritto, “The Ghost and the Bonesetter”, che sarebbe stato il primo di una raccolta, pubblicata poi in seguito e intitolata “The Purcell papers”. Nel 1839, fu la volta di “Strange event in the life of Schalken the painter”, una cosiddetta variazione sul tema dell’amore demoniaco. Nel 1843, pubblicò “Spaltro”, un’opera pervasa da una sorta di ansia mistico-sessuale, nel 1846, scrisse e pubblicò un interessante romanzo di costume “ The Cocktail and the Anchor”, ambientato nella Dublino del XVIII secolo. L’anno seguente, fu la volta di un romanzo prettamente storico “The fortunes of Colonel Torlogh O’Brien” mentre nel 1851 ci fu la pubblicazione di una delle sue migliori opere ossia i famosi “Ghost stories and tales of Mystery”. Nel 1854, nacque il suo quarto figlio, lo scrittore si era infatti sposato nel 1843 con Susan Bennett e proprio nel 1854 scrisse e pubblicò “An account of some strange disturbances in Augier Street” un volume molto interessante e particolare. Nel 1858, a causa di una grave malattia mori’ la moglie e lo scrittore si chiuse ancor di più in se stesso.
Negli ultimi 15 anni di vita che gli rimasero, morirà infatti il 7 di febbraio del 1873 a 59 anni, Le Fanu scrisse: “The House by the Churchyard”(1861),un testo ispiratogli dalla sua infanzia; “Uncle Silas”(1864), ritenuto da molti critici letterari il suo capolavoro assoluto; “Guy Deverell”(1865); “In the Dark”(1866), libro dal titolo profetico e mefistofelico; “Haunted lives” e “Squire Toby’s hill”(1868); “The chronicles of Golden friars”(1871), in 3 volumi e infine nel 1872 il magnifico “In a glass darkly”, anche questo in 3 volumi. Praticamente dopo quest’ultima opera, Le Fanu non diede alle stampe più nulla di rilevante, a parte qualche articolo e qualche piccolo saggio di non particolare rilievo.
Tra tutto l’interessante lascito letterario del grande Joseph Sheridan Le Fanu, spicca in modo indelebile e proverbiale il racconto “Carmilla”, datato 1872, un anno prima della morte dello scrittore. Se si eccettuano “Il vampiro” di Polidori e “Frankenstein” di Mary Shelley, “Carmilla” è la prima e piu’ autentica opera letteraria Dark nel senso assoluto del termine con possenti nuances vampiresche. Pur essendo ambientata nella Stiria, mentre si legge, si ha in realtà l’impressione di essere in Irlanda, in uno di quei luoghi tipici, ove orrore, demoniaco, vampiresco e soprannaturale interagiscono tra di loro alla perfezione. “Carmilla”, anticipa di ben 25 anni, “Dracula”(1897), di Bram Stoker, in primis per l’ambientazione, il castello antico e sperduto in un luogo dimenticato dal tempo, le notti frequenti di luna piena, passi felpatissimi nella notte, canini aguzzi, desiderosi di mordere colli nivei e virginali, adorazioni sataniche e vampiri, più o meno affascinanti. Nel caso di “Carmilla” più, in quanto tra lei e Laura, la protagonista femminile del racconto, si instaura una solida amicizia che in molti tratti del libro, sembra confluire in un torbido e affascinante rapporto saffico che comunque condurrà ad una sorta di lieto e anche non lieto fine della storia. Insomma, la Stiria, nella realtà e l’Irlanda, nell’immaginario, si colorano di potenti tinte Dark/Erotico/Saffico/Vampiresche che ad onor del vero, ancora una volta, tendono a rimarcare, seppur in modo alquanto sotterraneo, che il fascino del “Diavolo”, non ha eguali e che la muliebre Bellezza gli appartiene di diritto. Ma guarda un po’!!!   

Joseph Sheridan Le Fanu or when Ireland was dyed with Dark.

Joseph Sheridan Le Fanu, was born in Dublin on August 28, 1814 at number 45 of Dominick Stree, by Thomas Le Fanu and Emma Dobin. Dublin at that time was a wonderful city, full of initiatives and cultural stimuli, as was Limerick, the city in the

which he moved to 12 years with his family, he was in the matter of magic and supernatural. In fact, according to many testimonies of the time, there was no enchanted and magical place on Earth like Ireland. After his high school studies, Joseph attended Dublin Trinity College, where he earned his law degree a few years later. In 1839, at the age of 25, he was admitted by right to practice as a lawyer. Le Fanu, however, was always attracted since childhood, come on

books, literature and everything that gravitated around the occult; in fact, starting from 1838 he began to publish a written by him, “The Ghost and the Bonesetter”, which would be the first work of a collection, later published and entitled “The Purcell papers”. In 1839, it was the turn of “Strange event in the life of Schalken the painter”, a variation on the theme of demonic love. In 1843, he published “Spaltra”, a work pervaded by a sort of mystical-sexual anxiety, in 1846, he wrote and published an interesting costume novel “The Cocktail and the Anchor”, set in 18th century Dublin. The following year, it was the turn of a purely historical novel “The fortunes of Colonel Torlogh O’Brien” while in 1851 one of his best works was published, the famous “Ghost stories and tales of Mystery”. In 1854, his fourth child was born, the writer had in fact married in 1843 with Susan Bennett and in 1854 he wrote and published “An account of some strange disturbances in Augier Street” a very interesting and particular volume. In 1858, his wife died of a serious illness and the writer withdrew even more in himself. In the last 15 years of his life that remained, in fact, he died at 59 on February 7, 1873, Le Fanu wrote: “The House by the Churchyard” (1861), a text inspired by his childhood; “Uncle Silas” (1864), considered by many literary critics to be his absolute masterpiece; “Guy Deverell” (1865); “In the Dark” (1866), a book with a prophetic and Mephistophelic title; “Haunted lives” and “Squire Toby’s hill” (1868); “The chronicles of Golden friars” (1871) in 3 volumes and finally in 1872 the magnificent “In a glass darkly”, also in 3 volumes. Practically after this last work, Le Fanu no longer published anything relevant, apart from a few articles and a few small essays of little importance.

Il viaggio di Apophis tra gli archetipi del Drago

a cura di Ylenia Oliviero.

Il viaggio alla riscoperta della vera essenza del Drago è un’esperienza scomoda per molti e terrificante per la maggior parte delle persone.
Mostra gli aspetti di se stessi nella maniera più cupa, aspetti spesso che preferirebbero non riconoscere.
Ma la conoscenza di sé e l’autointegrazione sono le uniche vere chiavi per farlo.
L’Universo come lo definisce Kelly è una magnifica arena di gioco in cui il Sé può esprimere e sviluppare la propria essenza, unica e indissolubile, in un ciclo in continua espansione di Rimanifestazione.
Questa manifestazione ciclica apre le porte ad un concetto fondamentale, quello dei
Ragnarök. La prima cosa che l’Iniziato impara nelle tracce del testo Apophis di M. Kelly, è che in realtà non sa quasi nulla di se stesso. La personalità è un miscuglio di condizionamenti genitoriali e sociali, plasmati e rimodellati dai media, dalla pubblicità e dall’educazione selettiva.
I primi compiti per lo studente sono rimuovere gli accumuli per rivelare finalmente il proprio nucleo centrale immacolato. Questo processo di auto-rivelazione è la prima apertura dell’Occhio del Leviatano, imparare a vedere le cose – e in particolare se stessi – come loro.
Uno stupendo aggancio alla concezione Hegeliana di manifestazione dello spirito, in cui la percezione delle idee in sé, per sé e fuori di sé, aprono al primo step del controllo delle pulsazioni nella sublimazione con il mondo esterno.
Perché i draghi? A causa della loro mitologia e delle loro immagini durevoli, certamente, ma anche per la loro eredità biologica.
L’uomo è l’erede della ricchezza e del potere del Drago, come ampiamente dimostrato nel mito di Sigurd e Fáfnir. Come afferma Paul MacLaine nella teoria dei tre cervelli “Il cervello umano è il risultato di interconnessioni di aree cerebrali comparse in diversi momenti della fase evolutiva”.
Le attività automatiche per il mantenimento dell’omeostasi del corpo, vengono controllate da uno di questi tre, definito cervello “rettiliano” (tronco dell’encefalo). Quest’ultimo è la sede degli istinti primordiali, della conquista e della difesa, attacco/fuga, della territorialità, della conquista, della gerarchia sociali.
Quest’area è ben rappresentata nei rettili. Il Drago quindi non significa coscienza stessa, ma quel mostruoso potenziale primordiale che fa nascere la coscienza, il cui potere è ancora avvolto nel profondo.
Mitologicamente, il mondo è stato formato dal corpo del drago primordiale Tiamat e gli esseri umani sono scaturiti dalle goccioline di sangue demoniaco versato in quel conflitto di proto-dei.
Alla stessa maniera il mito di Ymir, nella sua creazione cosmologica, anche se non è effettivamente un drago ma uno Jötunn, aggancia la natura occulta di questi elementi che sono propri del popolo Vanico.
Molti miti sui draghi nascondono grandi segreti iniziatici. Vedi Fafnir.
Una magia Draconiana non è specifica del pantheon, i volti e le identità effettive delle divinità invocate dipendono quindi in gran parte dall’affinità, dall’impronta estetica e culturale/genetica del singolo praticante.
In tutti i casi, tuttavia, si troverà che tre principali archetipi o Forme predominano all’interno del processo iniziatico draconiano e nessuno di questi può essere escluso con sicurezza dal Lavoro.
La prima di queste Forme è il Signore delle Tenebre, il Dio della Coscienza.
La fiamma nera.
La seconda forma è la donna scarlatta, la dea del desiderio.
La terza forma è il serpente, la forza per la rievocazione.
Da qui L’evoluzione ed il risveglio del Daemon.

Per approfondimenti:
Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea,
Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, TröldR: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.
ENG
Apophis’ journey among the dragon archetypes
The journey to rediscover the true essence of the Dragon is an uncomfortable experience for many and terrifying for most people.
Show aspects of themselves in the darkest way, often aspects they would rather not recognize. But self-knowledge and self-integration are the only real keys to doing this.
The Universe, as Kelly defines it, is a magnificent playing arena in which the Self can express and develop its own unique and indissoluble essence in an ever-expanding cycle of Remanufacturing.
This cyclical event opens the doors to a fundamental concept, that of Ragnarök. The first thing the Initiate learns in the traces of M. Kelly’s Apophis text is that he actually knows almost nothing about himself.
Personality is a mixture of parental and social conditioning, shaped and reshaped by the media, advertising and selective education. The student’s first tasks are to remove accumulations to finally reveal their pristine core.
This self-revelation process is the first opening of the Leviathan’s Eye, learning to see things – and especially oneself – like them. A wonderful connection to the Hegelian conception of the manifestation of the spirit, in which the perception of ideas in itself, for itself and outside of itself, opens the first step of controlling the pulsations in sublimation with the external world.
Why dragons?
Because of their mythology and their enduring images, of course, but also because of their biological heritage.
Man is the heir to the Dragon’s wealth and power, as amply demonstrated in the myth of Sigurd and Fafnir. As Paul MacLaine states in the theory of the three brains “The human brain is the result of interconnections of brain areas that appeared at different moments in the evolutionary phase”.
The automatic activities for maintaining homeostasis of the body are controlled by one of these three, called the “reptilian” brain (brain stem). The latter is the seat of the primordial instincts, of conquest and defense, attack / flight, territoriality, conquest, social hierarchy. This area is well represented in reptiles.
The Dragon therefore does not mean consciousness itself, but that monstrous primordial potential that gives birth to consciousness, whose power is still shrouded in the depths. Mythologically, the world was formed from the body of the primeval dragon Tiamat and humans sprang from the droplets of demonic blood shed in that proto-gods conflict.
In the same way the myth of Ymir, in his cosmological creation, even if he is not actually a dragon but a Jötunn, engages the occult nature of these elements which are proper to the Vanic people. Many myths about dragons hide great initiatory secrets. See Fafnir.
A Draconian magic is not specific to the pantheon, the faces and actual identities of the invoked deities therefore largely depend on the affinity, aesthetic and cultural / genetic imprint of the individual practitioner.
In all cases, however, three major archetypes or Forms will be found to predominate within the draconian initiatory process and none of these can be safely excluded from the Work. The first of these Forms is the Lord of Darkness, the God of Consciousness. The black flame.
The second form is the scarlet woman, the goddess of desire.
The third form is the snake, the force for re-enactment. Hence the evolution and awakening of the Daemon. Translation by Federico Pizzileo
For more informations: Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.
Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni. Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni. Laugrith Heid, TröldR: il Fjölkynngisbók.
Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas Edizioni

Ivano Comi, ossia, costruzione e decostruzione del Dandy.

a cura di Umberto Mori

 Tra il settembre 2016 e il marzo del 2017, ebbi modo di conversare amabilmente per via telefonica con il grande Ivano
Comi(1953-2018). Difficile spiegare, soprattutto a posteriori, chi fosse Ivano, uomo di grande mistero e di grande sensibilità protesa assolutamente verso il Bello. Il mistero, in primis, perché pochissimi ebbero modo di conoscerlo dal vivo e anche perché a malapena si sa che espletava il lavoro di medico, non chiedetemi specializzato in cosa perché non lo so. Si mostrava assai poco in pubblico, gli piaceva esser così, tanto da esser considerato il maggior esperto italiano in materia di Eleganza e di Stile maschile classico, fatto questo convalidato dai numerosi libri che dedicò alla figura del “Dandy”. Tra questi ricordo con piacere: “Alfabeto lapidario dell’uomo elegante”(1999), “Conversevole week-end sull’eleganza maschile”(2000),  “Universo figurato di un Dandy”(2004), “Il periglioso osare nell’ineffabile, dieci
fazzoletti per un Dandy”(2005), “George Bryan Brummell”(2008), “Il Dandy e il blu”(2008), “Un Dandy in rima”(2009) e “Breve riflessione sul Dandy e sul Samurai”(2014), quest’ultimo molto interessante, in quanto fornito di un’accuratissima ed estesa Bibliografia finale. Va precisato che tutti i libri di Comi, sono a tiratura limitata e di prezzo non accessibile a tutti. Va anche aggiunto che Ivano amava oltreche’ la figura del “Dandy”, le lame d’acciaio, le armi bianche e i cavallucci marini, tanto da dedicare a tutto ciò i seguenti libri:”Armi bianche corte contemporanee a lama fissa e a lama mobile”(1992), “Scienza e mistica del damasco contemporaneo”(1994), “Acciaio damasco: la
tradizione orale nella pratica di forgia”(1996) e “Breve scritto sull’ippocampo”(2003). Quindi, sicuramente una personalità assai eccentrica e stravagante, ma con la quale si interloquiva, amabilmente.
Ricordo che una volta, disquisimmo per almeno un’ora e mezza al telefono, a proposito della “pochette”, prezioso emblema estetico, consistente in un fazzoletto da taschino, quello da inserire, nella parte anteriore sinistra della giacca da uomo. Ebbene, lui mi disse che nonostante oggi esistano tantissime “pochette” di ogni forma e dai colori sgargiantissimi, la più pertinente di tutte rimaneva per lui quella di colore bianco.
Ivano Comi, che viveva presso Civenna di Bellagio, zona interna del comasco, presso una lussuosa e principesca Dimora, come abbiamo visto, ebbe cara per tutta la sua esistenza la figura del “Dandy”. Nella
biografia su Brummell, il quale mi disse subito, non fu mai “Lord”
bensì, soprannominato “Beau”, “Bello”, quindi “Bel Brummell” e che il suo cognome doveva essere scritto con 2 “l” finali e non con 1 come scrivevano tutti, Comi traccia un’ accurata e certosina etimologia della parola “Dandy”. Vediamola insieme:                       
1) Derivazione dalla canzone “Yankle Doodle Dandy”, cantata nelle colonie americane nel XVIII secolo.                         
2) Derivazione da una frase, “Jack O’ Dandy” del 1632.                                           
3)Derivazione dal francese “Dandin”, ossia “Cialtrone perditempo”.         
4) Derivazione dalla parola germanica “Tandeln” ossia “Perdere tempo” e anche dalla parola inglese “Dandle”, ossia “Cullare”, “Vezzeggiare”.                   
5) Derivazione da una parola uguale usata in Scozia nel XVIII secolo.                 
6) Nickname del nome “Andrew”. A mio avviso la più certa.                                     
7) Derivazioni, comunque  meno accreditate di tutte, vogliono l’origine di questa parola da “Dandiprat”, moneta in disuso, e da “Dandelyon” o anche “Dandelion”, dente di leone.                         
8) Presente in alcuni dizionari nel 1780, ove è chiarito che trattasi di un termine di significato incerto, presente in alcune canzoni popolari scozzesi.                         
9) Tale, Maud Sacquard de Belleroche in suo libro “Du Dandy au play boy”, afferma che il termine “Dandy” era già piuttosto frequente in Inghilterra all’inizio del XIX secolo.
Nel suo libro su Brummell, Comi ci parla anche di molti “Dandies” che vissero dopo “Beau Brummell”(1778-1840), tra questi ricordiamo: Charles Pierre Baudelaire (1821-1867), il quale disse che: “Il Dandy deve aspirare a essere sublime senza interruzione; deve vivere e dormire di fronte a uno specchio”, Jules Barbey d’Aurevilly(1808-1889), Jorys-Carl
Huysmans(1848-1907), autore del famosissimo “A’ rebours”, Oscar Fingal
O’Flahertie Wilde(1854-1900), che non ha certo bisogno di presentazioni,
il conte Robert de Montesquiou-Fezensac(1855-1921), grande estimatore
dei pipistrelli, ai quali dedicò un libro di poesie e naturalmente Gabriele d’Annunzio(1863-1938), il quale con i suoi famosissimi abiti su misura, ridefinì in modo ineccepibile la figura dell’Arbiter Elegantiarum. Va infine detto che l’aver esaltato, elevato e strenuamente difeso l’immagine del “Dandy” per tutta la vita, il paradosso volle che Comi, nell’ultimo suo libro,”Il crepuscolo del Dandy e la decostruzione del suo falso mito”(2016), fini’ per annientare ciò
che aveva sempre amato. Chissà perché? Gliene chiesi spiegazione durante la nostra ultima telefonata e mi rispose che la vita è fatta di accettazioni e di negazioni, in fasi alterne e continue. Sia come sia, grazie Ivano, per tutti i doni meravigliosi che ci hai lasciato. In fatto di Eleganza e Stile, non possono che renderci persone migliori!
Grazie ancora! Per tutto!                                           
Umberto Mori

The Grimoire of Belial (Il Grimorio di Belial) di E.A.Koetting. (ITA/ENG)

a cura di Isha Pairikà

The Grimoire of Belial è il primo della collezione di grimori dedicati ai Nove Guardiani. Belial, in questo libro rivela al Magus (E.A KOETTING) come aprire le porte dell’Inferno, attraverso i suoi rituali di evocazione: infatti Belial è uno dei nove Guardiani di quello che egli stesso definisce un “portale”.

Nonostante uno degli epiteti di Belial sia “Colui che è senza un maestro” insegnerà al Magus, attraverso sfide ed enigmi, come arrivare alla vera essenza della libertà, così da poter spezzare quelle catene di cui l’umanità è schiava: la schiavitù è infatti uno dei punti trattati in questo grimorio, ma è il punto focale poiché Belial è l’anarchico, il Signore di questa Terra. Belial insegna, in questo libro, come arrivare a far crollare quelle false verità celate in ognuno di noi, attraverso un vero e proprio Ragnaròk personale (e non solo).

Il lettore che saprà leggere in profondità questo libro, e capire le risposte che Belial ha dato all’autore, si renderà conto che la sua saggezza rivela eventi che stanno accadendo proprio in questo periodo. Inoltre, se vorrà eseguire i rituali di evocazione descritti dettagliatamente nel grimorio, dovrà ricordarsi che non avrà a che fare solo con Belial, ma anche con le sue Legioni.

Belial si mostrerà in varie forme; egli è uno degli insegnanti che apriranno la porta della conoscenza solo ed esclusivamente a chi sarà pronto ad affrontare le sue prove, ma soprattutto i suoi insegnamenti non saranno privi di frustrazione e sofferenza e solo attraverso la Pazienza, la Volontà e la costanza egli concederà al lettore le chiavi del portale … ma soprattutto della “conoscenza”.

The Grimoire of Belial is the first in the collection of grimoires dedicated to the Nine Guardians. Belial, in this book, reveals to the Magus (E.A KOETTING) how to open the gates of Hell through his evocation rituals: infact, Belial is one of the nine Guardians of what he himself calls a “portal”.

Although one of Belial’s epithets is “He who is without a master”, he will teach the Magus, through trials and puzzles, how to get to the true essence of freedom so being able to break those chains of which humanity is a slave: slavery is one of the points covered in this grimoire, but it is the focal point since Belial is the anarchist, the Lord of this Earth. Belial teaches, in this book, how to bring down those false truths hidden in each of us through a real personal Ragnaròk (and not only).

The reader who will be able to read this book in depth and understand the answers that Belial has given to the author, will realize that his wisdom reveals events that are happening precisely in this period.
Moreover, anyone who wants to perform the summoning rituals described in the grimoire will have to take into account that he will not only have to do with Belial, but also with his Legions of him.

Belial will show himself in various forms, since he is one of the teachers who will open the portal of knowledge exclusively to the ones ready to face his trials, but above all his teachings will not be without frustration and suffering and only through Patience, Will and constancy he will grant the reader the keys to the portal … but above all to “knowledge”.

Non solo esoterismo…un metodo innovativo di apprendimento: Fantàsia

Il Metodo Fantasia è un metodo di studio prettamente universitario ma applicabile a qualsiasi forma di studio che si voglia intraprendere. Tale metodo oltre ad aiutarvi a risolvere varie problematiche che possono sorgere nello studio come mancanza di volontà, difficoltà a concentrarsi, ansia da prestazione, o assenza di un metodo valido ed efficace, fornisce un sistema organizzativo di studio, che viene diviso in due grandi fasi: la fase scritta e la fase orale. Quest’ultime al loro interno contengono una serie di attività e consigli volti alla preparazione di un esame scritto o orale. La peculiarità del metodo sta nel fatto che le attività svolte nelle varie fasi ( Lettura orientativa, schemi arcobaleno, mappe mentali, associazione mnemonica tramite immagini e luoghi. ) saranno tutte legate alla fantasia! Nella fase scritta leggere sarà come guardare il trailer di un film o andare al supermercato, i vostri schemi diventeranno arcobaleni nel cielo, e le nozioni da apprendere saranno luoghi specifici legati ad appositi colori ed immagini. Tali nozioni nella fase orale saranno sottoposte a dei rigidi sistemi di ripetizione, che vengono strutturati prendendo spunto da: famosi telefilm (come Il trono di spade.) da videogiochi (come la battaglia reale) dallo sport(Il calcio), e da famosi programmi televisivi(come Amici). Nel metodo del Trono di spade studierete immergendovi in un avventura fiabesca in cui tra battaglie e conquiste arriverete a sedervi sul famigerato trono di spade.Nel metodo Fifa, per gli amanti dello sport, assumerete il controllo di un team calcistico e proseguendo nello studio migliorerete il livello dei giocatori della squadra, inoltre ogni trofeo conquistato contribuirà a migliorare oltre che l’organico anche il bilancio economico del vostro team, il tutto sotto l’occhio austero della dirigenza.Nel metodo Battaglia Reale invece, impersonerete il protagonista di un famoso videogioco nella celebre competizione “battaglia-reale”, le vostre abilità e il vostro equipaggiamento miglioreranno a seguito del compimento di Kill(uccisioni di altri giocatori). Nel metodo Amici di Maria diventerete autori del più famoso reality show a competizione diretta della televisione italiana, studierete quindi sulla falsa riga del programma portando i vostri studenti dalla fase del Day time sino alla finale della fase del Serale.Tali metodi rispondono alla domanda: “è possibile impegnarsi costantemente senza sentire alcun peso psicologico nel farlo?”Questo metodo si offre nel fare da collante tra fantasia e realtà, imparerete ad usare la fantasia come una maschera che nasconde lo svolgimento di attività noiose e pesanti come quelle dello studente, iniziando a concepire il dovere non più come un obbligo ma come un divertimento, esattamente alla stessa maniera con cui potreste approcciarvi ad un gioco.
Benvenuti in Fantasia- Il gioco dello studio.

Intervista a Deca di Francesca Lingesso

Federico de Caroli

Più diffusamente conosciuto con lo pseudonimo Deca, con cui ha firmato la quasi totalità della sua discografia, si è affermato soprattutto come autore di musica elettronica e musica ambient, accostandosi poi ad altri ambiti come quello teatrale, multimediale e televisivo. Autore di musiche per la RAI da almeno un decennio, è considerato uno dei massimi compositori italiani viventi e uno dei più esperti sperimentatori del suono. Le sue prime incisioni sono oggi ricercati pezzi di alto valore collezionistico. La sua musica è distribuita in Europa e in Asia sul catalogo EMI e in America sul catalogo della hollywoodiana APM Music. Ha fatto della dimensione onirica la chiave di volta della sua vita personale ed artistica, coltivando anche una vena narrativa firmando alcuni romanzi di genere fantastico e surreale. È stato a suo tempo tra i fondatori e promotori del Manifesto del Distonirismo.

Deca ha appena pubblicato il suo nuovo album “Lucifero Alchemico”.

L’artista in queste quattro tracce ti trasporta in un viaggio, il suo, attraverso sonorità dense e impregnate di alchimia.

Come qualsiasi percorso che prevede l’immersione nell’Oscurità, si percepiscono i vari step di questo viaggio dalla prima all’ultima traccia.

Consiglio di ascoltare questo album in un momento di tranquillità per lasciarsi trasportare dalle sue sonorità così da avere la percezione di visitare quella parte della nostra mente comunemente chiamata inconscio per arrivare al punto di gnosi personale.

Ora lascio la parola all’autore:

D: Ciao Federico, sono molto contenta di parlare con te della tua nuova opera. Puoi dirci cosa ti è stato di ispirazione, considerato che si tratta di suoni che richiamano un approccio alla spiritualità luciferina?

R: L’ispirazione non è arrivata da un unico “momento”, ma è cresciuta nel tempo sulla scia di un percorso personale. Un percorso culturale, di studio, di conoscenza. C’è una componente più razionale – diciamo – che lega queste composizioni all’alchimia, alla numerologia e alle scienze esoteriche in generale. E poi una componente più psichica che mi ha permesso di far affiorare energie profonde, travasando l’essenza della mia consapevolezza, della mia idea del mondo nella creazione dei suoni e nella scrittura musicale vera e propria. In merito al riferimento luciferiano che è così evidente e indicativo nel titolo stesso dell’album, è sicuramente la componente gnostica di questa idea del mondo ad avere giocato un ruolo sostanziale.

D: Come hai appena detto si tratta di un percorso spirituale vero e proprio, quanto tempo ci è voluto per elaborare un’opera così complessa?

R: Nel 2016 avevo cominciato a produrre ed elaborare i suoni che sono poi serviti a realizzare la musica. Ci sono stati differenti processi di generazione del suono, utilizzando anche metodi molto poco ortodossi, come registrare voci nel sonno o intercettare disturbi elettromagnetici poi amplificati e manipolati… Questo parallelamente all’uso di strumenti tradizionali come il pianoforte e di sintetizzatori; che però non sono predominanti in questo lavoro e infatti difficilmente questo disco ha un’aura elettronica. I quattro brani sono stati costruiti con una varietà di suoni davvero amplissima. Tra il 2017 e il 2018 ho poi completato la stesura della musica, affrontando varie fasi di modifiche e rifiniture. Onestamente non posso dire che sia stato un lavoro lineare e continuativo, anche perché è maturato nel tempo mentre mi occupavo di altri progetti. Il fatto che poi l’album sia stato effettivamente pubblicato nel 2021 è dovuto in parte all’esitazione e talvolta all’ostracismo di alcune etichette che erano interessate a produrlo, ma si sono dimostrate frenate da pregiudizi. Il che mi ha poi convinto a uscire autonomamente con la mia etichetta.

La tua è stata una scelta coraggiosa preferendo la libertà e l’individualismo che è fondamentale per la filosofia luciferiana. Molti avrebbero pensato prima al materialismo. Pensi che un giorno potrai pentirti di questa scelta?

R: Un percorso di acquisizione consapevole delle proprie vocazioni e aspirazioni, soprattutto se coltivato nel tempo, credo che difficilmente possa portare a ripensamenti, pentimenti, svolte radicali. Penso che rinnegare le proprie scelte in tal senso sarebbe un segno di pazzia. C’è un fondamento di orgoglio che si è consolidato negli anni. Mi sono sempre fatto carico degli oneri che comporta un’indipendenza quasi totale in un contesto come quello artistico e soprattutto discografico. Pochissimi compromessi, pochissime scorciatoie e svariati sacrifici: ma il risultato concreto è aver potuto mantenermi libero di creare ed agire senza condizionamenti. E questo è un modo molto luciferiano di gestire la propria carriera e il proprio modus vivendi. Sta di fatto che anche di fronte alle reticenze di alcuni interlocutori editoriali (il nome Lucifero suscita disagio anche negli ambienti sedicenti alternativi) non mi ha indotto a rivedere il progetto. Tutto è rimasto come nelle mie intenzioni originarie.

D: Un’ ultima domanda a proposito del tuo nuovo album, ascoltando dalla prima all’ultima traccia sembra un percorso evolutivo, almeno è così che l’ho percepito. Nelle prime due tracce sembra quasi una sorta di momento meditativo e una presa di coscienza, la terza traccia comincia a delinearsi qualcosa che si addentra nella parte oscura della propria “anima” e nell’ultima traccia si percepisce quella che definisco L’Illuminazione di Fosforo. Questa ovviamente è ciò che ha scatenato in me ascoltando l’album. Pensi che l’interpretazione sia “soggettiva” in opera come questa oppure deve mandare un messaggio preciso all’ascoltatore?

R: Una ricezione e interpretazione soggettiva dell’ascoltatore è pressoché inevitabile e non deve certo essere limitata o censurata dalle eventuali informazioni che il compositore offre. Certamente in “Lucifero Alchemico” c’è uno schema strutturale del percorso che lo ha ispirato. Un percorso Iniziatico che in qualche modo si rifà alla Grande Opera, identificando i quattro brani con le fasi alchemiche del percorso stesso. Il primo brano è una sorta di prologo che rappresenta lo stato dell’individuo prima della presa di coscienza, la voragine magmatica di debolezze, dubbi, frustrazioni, inganni da cui è travolto. Quindi, i successivi tre brani rappresentano idealmente la Nigredo, l’Albedo e la Rubedo, anche se questa è in verità una semplificazione perché ogni brano contiene svariati altri riferimenti esoterici. Ma la struttura basilare dell’opera è quella. È corretto quello che tu vedi nello svolgersi di questo percorso sonoro e nel suo esito: il Fosforo emblematico luciferiano è la chiave d’accesso all’Illuminazione a cui pervieni dopo la rinascita, a sua volta conseguenza del processo di morte-putrefazione. Dunque, l’ascoltatore può tenere conto di tutto questo, ma non deve sentirsi vincolato a seguire un approccio solo culturale e metaforico. Il disco va goduto empaticamente e psichicamente immergendosi in esso.

Interview with Deca

Federico de Caroli

Widely known under the pseudonym Deca, with which he signed most of his discography, he established himself above all as an author of electronic music and ambient music, later approaching other artistic fields such as theater, multimedia and television. Author of music for RAI for at least a decade, he is considered one of the greatest living Italian composers and one of the most expert sound experimenters. Currently, his earliest recordings are sought after as highly collectible musical pieces. His music is distributed in Europe and Asia on the EMI catalog and in America on the Hollywood-based APM Music catalog. He has made the dream dimension the keystone of his personal and artistic life, also cultivating a narrative vein by signing some fantastic and surreal novels. He was one of the founders and promoters of the Distonirism Manifesto.

Deca has just released his new album “Lucifero Alchemico”.

In these four musical tracks, the artist transports the listener on a journey, his own, through dense sounds imbued with alchemy.

Like any path that involves immersion in darkness, the various steps of this journey are perceived from the first to the last musical track.

I recommend listening to this album in a moment of tranquility to let yourself be carried away by its sounds so as to have the perception of visiting that part of our mind commonly called the unconscious to get to the point of personal gnosis.

After this introduction, the time has come to let the author speak:

Question: Hi Federico, I am very happy to talk to you about your new work. Can you tell us what inspired you, considering that these are sounds that recall an approach to Luciferian spirituality?

Answer: The inspiration did not come from a single “moment”, but grew over time in the wake of a personal journey. A cultural, study and knowledge path. There is a rational component that links these compositions to alchemy, numerology and esoteric sciences in general. And then there is a more psychic component that allowed me to bring out deep energies, pouring the essence of my awareness and my idea of ​​the world into the creation of sounds and into the actual musical writing. Regarding the Luciferian reference that is so evident and indicative in the title of the album itself, it certainly constitutes the gnostic component of this idea of ​​the world which in fact played a substantial role.

Question: I ask: As you just said, this is a real spiritual journey, how long did it take you to elaborate such a complex work?

Answer: In 2016 I started to produce and process the sounds which then went into making the music. There have been different processes of sound generation, also using unorthodox methods, such as recording voices in sleep or intercepting electromagnetic disturbances which are then amplified and manipulated … This is parallel to the use of traditional instruments such as the piano and synthesizers, which however are not predominant in this work and in fact this record hardly has an electronic aura. The four songs were built using a very wide variety of sounds. Between 2017 and 2018 I then completed the drafting of the music, facing various stages of changes and refinements. I honestly cannot say that it was a linear and continuous work, also because this work has matured over time while I was working on other projects. The fact that the album was released in 2021 was due, in part to the hesitation and sometimes to the ostracism of some music labels initially interested in producing it, but which later proved to be held back by prejudices, this then convinced to publish the musical work independently with my label.

Question: Yours was a courageous choice, you in fact preferred the freedom and individualism that is fundamental to the Luciferian philosophy. Many would have initially thought of materialism. Do you think that one day you will be able to regret this choice?

Answer: A path of conscious acquisition of one’s vocations and aspirations, especially if cultivated over time, I believe that it can hardly lead to rethinking, repentance, radical changes. I think that denying one’s choices in this sense would be a sign of madness. There is a foundation of pride that has built up over the years. I have always taken on the burden of almost total independence in a context such as the artistic and above all the record one. Very few compromises, very few shortcuts and various sacrifices: but the concrete result was that of keeping myself free to create and act without conditioning. And this is a very Luciferian way of managing one’s career and modus vivendi. The fact is that even in the face of the reluctance of some editorial interlocutors (the name Lucifer arouses discomfort even in self-styled alternative environments) it did not lead me to review the project. Everything remained as in my original intentions.

Question:A final question about your new album: listening to it from the first to the last track appears as an evolutionary path, at least that’s how I perceived it. The first two musical tracks appear almost a sort of meditative moment and an awareness, in the third musical track something begins to take shape that penetrates into the dark part of one’s “soul” and in the last track one perceives what I call Illumination of Phosphorus. This was my perception when listening to the album. Do you think that in a work like this interpretation can be “subjective” or should it be able to send a precise message to the listener?

Answer: A subjective reception and interpretation by the listener is almost inevitable and must certainly not be limited or censored by any information that the composer offers. Certainly in “Lucifero Alchemico” there is a structural scheme of the path that inspired him. An Initiatic path that in some way refers to the Great Work, identifying the four musical pieces with the alchemical phases of the path itself. The first piece of music is a sort of prologue that represents the state of the individual before becoming aware, the magmatic chasm of weaknesses, doubts, frustrations, deceptions by which he is overwhelmed. Therefore, the following three pieces of music ideally represent the Nigredo, the Albedo and the Rubedo, even if this is actually a simplification because each piece contains several other esoteric references. But the basic structure of the work is this. It is right what you see in the unfolding of this sound journey and in its outcome: the emblematic Luciferian Phosphorus is the key to access the Enlightenment that is reached after rebirth, in turn a consequence of the death-putrefaction process. Therefore, the listener can take into account all this, but he should not feel constrained to follow a cultural and metaphorical approach only. The disc must be enjoyed empathically and psychically by immersing yourself completely in it.

The Book of Azazel di E.A Koetting, recensione di Isha Pairika’

Qualche anno fa, dopo essere rimasta affascinata dalla mia precedente lettura di Evoking Eternity, decisi di immergermi nello studio di questo testo.
Come di consueto l’autore ha un modo di coinvolgere il lettore con il suo modo di raccontare eventi personali legati ad un filo logico sull’argomento.
The Book of Azazel è un libro travolgente, e nonostante siano passati tre anni, sono rimaste impresse nella memoria parole ed episodi di quanto scritto nel testo.
Nel libro E.A non solo descrive il suo faticoso approccio con Azazel, ma anche come riuscire a lavorare con entità attraverso un “patto”.
Come in ogni cammino di via sinistra non è così semplice riuscire a lavorare con entità di questa importanza. Ci vuole impegno, dedizione, fatica e bisogna essere pronti al fatto che la stessa entità arriverà a presentarti il conto.
Nel libro viene descritto il suo personale rapporto con Azazel attraverso l’immersione totale con l’entità per diversi mesi per raggiungere quel livello di conoscenza che lo sta accompagnando fino ad oggi.
Perché Azazel è sicuramente un maestro e una guida nella conoscenza esoterica e E.A non si è risparmiato nulla pur di raggiungere i suoi scopi che gli sono costati anche sconvolgimenti nella propria vita.
Quindi questa non è solo una lettura su come svolgere diversi rituali per raggiungere un “patto”: l’autore ti incoraggia con il suo vissuto e allo stesso modo ti mette in guardia che la stregoneria è percorso fatto di sacrifici personali e che se non sei pronto ad affrontare delle sfide nella tua vita è meglio che lasci perdere.



A few years ago, after being fascinated by my previous reading of Evoking Eternity, I decided to immerse myself in the study of this text.
As usual, the author has a way of involving the reader with his way of telling personal events linked to a logical thread on the subject.
The Book of Azazel is a passionate book, and despite three years have passed, words and episodes of what is written in the text have remained etched in the memory.
In the book E.A not only describes her strenuous approach to Azazel, but also how to work with entities through a “pact”.
As in any left path, it is not so easy to be able to work with entities of this importance. It takes commitment, dedication, effort and you have to be prepared for the same entity to come and present you the bill.
The book describes his personal relationship with Azazel through total immersion with the entity for several months to reach that level of knowledge that has accompanied him to this day.
Because Azazel is certainly a teacher and a guide in esoteric knowledge and E.A did not spare anything to achieve his goals that also cost him upheavals in his life.
So this is not just a reading on how to carry out different rituals to reach a “pact”: the author encourages you with his experience and in the same way warns you that witchcraft is a path made up of personal sacrifices and that if you are not ready to take on challenges in your life you better let it go.

Naonghaithya.La Via Sinistra incontrerà l’Azione. Un’ Invocazione di Eric Hanley (TOPH). ITA/ENG.

Naonghaithya
La Via Sinistra incontrerà l’Azione
.

Il 30 gennaio, una settimana fa, ho invitato i miei compagni Luciferiani a partecipare a un’Invocazione di Naonhaithya.
Questo Daeva corrisponde al Manipura Chakra, del plesso solare.
Si dice che Naonhaithya sia la congiunzione e l’unione delle forze di Taromati, eppure è un confederato separato e unico tra quei seminatori e produttori di veleno.
Naonghaithya rappresenta uno dei poteri dei Quattro Inferi, ovvero Dushvarshta, “L’Azione Malvagia”.
Il “male” qui rappresenta l’individuo che rifiuta di accontentarsi del pensiero conformista e dell’obbedienza, che poi combina le forze Ida e Pingala di Samael e Lilith (Ahriman e AZ), riposando nel chakra Muldhara per iniziare a combinare in modo intelligente quella forza e creare le condizioni per azioni ribelli e ostinate per i desideri del Daemon.
L’azione e il superamento delle condizioni che sigilleranno la tua volontà e il tuo desiderio nei fatti corrispondono anche alle Potenzialità Ultime del lato oggettivo della coscienza che corrisponde anche al concetto di Shiva.
I testi zorastriani descrivono questo Daeva come un “demone dalla personalità incipiente”, così definito in una fase iniziale quando comincia a manifestarsi o svilupparsi. “
Sei disposto a creare gli elementi di cui hai bisogno per vedere i tuoi desideri avverarsi?
Il vostro malcontento per qualsiasi cosa vi dice che questo Daeva ha una voce nella vostra coscienza.
Alcuni pensano di doversi ribellare contro l’intera Terra o le istituzioni esterne per ottenere qualcosa. Potrebbero incolpare la famiglia o gli amici o cercare di sottomettere gli altri alla loro volontà quando non sanno nemmeno come allineare la propria volontà con il loro Daemon, che ha le risposte che cercano per l’adempimento delle loro passioni.
Questo rituale sarà condotto durante il periodo dell’anno in cui i Principi e le Tribù di Behemirion sono prevalenti, quindi ti suggerisco di usare l’Asral (Aria) per portare la tua volontà a questo rito. In altre parole, la conoscenza di come mettere insieme la tua volontà infernale per portare avanti le tue azioni sinistre oltre a includere colori e temi che corrispondono sia alle tribù demoniache che a questo Daeva.
Il pianeta associato al chakra Manipura è Giove, e il suo opposto polare per l’invocazione è la Luna.
Alcuni sembrano pensare che il sinistro coincida sempre con un comportamento offensivo o aggressivo, e questo a volte è il caso, ciò di cui si ha bisogno per sperimentare effettivamente Dushvarta, (“L’Azione Malvagia”) consiste nel cercare prove dirette e specifiche degli elementi essenziali di cui avranno bisogno per ottenere tutto ciò che serve al Daemon, che sa esattamente cosa soddisferà i desideri carnali ed empirici.
In altre parole, il fuoco luminoso dell’intelligenza su qualsiasi questione specifica, le azioni necessarie per raggiungere questo obiettivo e la volontà di spostare la coscienza relativa in qualsiasi posizione necessaria per farlo (La “Menzogna”), Che si tratti della forza di Aeshma o del Natura seducente e vampirica di AZ, l’individuo che sta praticando Yoga Ahrimanico (se ha avuto il tempo di farlo) avrà una conoscenza intuitiva/istintiva dopo questo rito su come avviare il processo di esecuzione di qualsiasi piano.

Invocazione di Naonhaithya

Lo Yatus può utilizzare la tecnica di fusione nel cerchio descritta nell’Invocazione di Taromati disponibile negli articoli precedenti.
Userò uno specchio nero, con una piccola candela posta di fronte, canterò il nome del Daeva mentre fisserò lo spazio tra la luce e l’oscurità all’interno dello specchio, offrirò anche lo sporco del cimitero formato nel nome daeva come descritto nel Grimorio “Drauga” di Michael W.Ford.
Un’altra tecnica che uso insegnatami da alcune streghe molto esperte è quella di usare lo sporco di una tomba, mescolato con colori ed erbe appropriati per dipingere un sigillo per scopi rituali nella posizione del chakra in questione.
Canta il nome fino a quando non avrai ottenuto una separazione dalla coscienza di veglia.
Dopo che l’invocazione è terminata, assicurati di aspettare, ascoltare e annotare le visioni o le esperienze che hai avuto.

Naonghaithya x 7
Nai-ki-yas-ata Ah-zaz

(ripetete finché il Daeva non si sarà risvegliato nella vostra coscienza, come suggerito in molti libri, dopo dimentica completamente il lavoro, o dai ai Daeva un’offerta / libagione. Io bevo sempre una coppa che simboleggia il sangue in onore di Lilith per onorare le ombre del cerchio di Caino.

Riferimenti:
1} http://www.avesta.org/dhalla/history4.htm , recuperato il 24 gennaio 2021
2) Drauga, Michael W. Ford, 2014, Kindle Addition
3) The Bible of the Advesary, 10th Annaversery Addition, 2017 4)
https://www.merriam-webster.com/dictionary/incipient , recuperato il 24 gennaio 2021

Naonghaithya
Sinister will meets Action

On January 30th one week from today I invite my fellow Luciferians to participate in an Invocation of Naonhaithya.
This Daeva corresponds to the Manipura Chakra, of the solar plexus.
Naonhaithya is said to be the conjunction and joining of the forces of Taromaiti, yet a separate and unique confederate of those sowers and makers of poison.
Naonghaithya represents one of the powers of the Four Hells, being Dushvarshta, Evil Deed.
Evil here represents the individual who refuses to settle for conformist thinking and obedience, who then
combines the Ida and Pingala forces of Samael and Lilith (Ahriman and AZ), resting in the Mulandura chakra to begin to intelligently, and beneficially combine that force and create the conditions for rebellious and self willed actions towards the desires of the Daemon. Action and bridging forth of the conditions which will seal your will and desire into deeds also corresponds to the Ultimate Potentiality of the Objective side of consciousness which also corresponds to the concept of Shiva. The Zorastrian texts describe this Daeva as a “ Demon of incipient personality”, Which is defined as “in an initial stage; beginning to happen or develop.”
Are you willing to create the elements you need to see your desires come true?
Your discontent with anything tells you this Daeva has a voice in your consciousness. Some think they must rebel against the entire Earth or Outward institutions in order to achieve anything.
They might blame family, or friends, or seek to subject others to their will when they don’t even
know how to bring their own will into alignment with the Daemon, which has the answers they
seek for the fulfillment of their passions.
This ritual will be conducted during the time of year that the Princes and Tribes of Behemirion are prevalent, so I suggest you use the Asral (Air ) to bring for the Bearing of your will upon this rite. In other words, the knowledge of how to put your infernal will together in order to bring forth your sinister deeds.As well as include colors and themes that correspond to both the Demonic Tribes and this Daeva. The planet associated with the Manipura chakra is Jupiter, and its polar opposite for Sparian invocation is the Moon. Some seem to think that sinister always coincides with offensive or aggressive behaviour, and that is
sometimes the case, what one needs in order to actually experience Dushvarta, ( Evil Deed ) is to seek and direct and specific evidence of the essential elements they will need to achieve anything which serves the Daemon, which knows exactly what will satisfy the Carnal and Empirical desires they have .
In other words , the luminous fire of intelligence on any specificmatter, the actions needed to achieve this, and the willingness to shift relative consciousness to whatever position needed to get it done ( The Lie ), Be it the force of Aeshma, or the seductive and Vampyric nature of AZ, the individual who is practicing Ahrimanic Yoga ( if they have taken the time to do so ) will have intuitive/instinctual knowledge after this rite as to how to start the process of executing any plan.
Invocation of Naonhaithya
The Yatus may utilize the circle casting technique described in the Invocation of Taromatai which is available in previous articles. I will be utilizing a black mirror, with a small candle placed in front of it, I will chant the name of the Daeva whilst staring into the space between the light and the dark within the mirror, I will also offer graveyard dirt formed into the daevas name as described in the Grimoire Drauga. Another technique I use taught to me by some very knowledgeable witches is to use the gravedirt , mixed with appropriate colors and herbs to paint a sigil for ritual purposes in the location of the chakra in question. You want to chant the name until you have achieved a separation from waking consciousness. After the invocation is finished, be sure to wait , and listen, and write down any visions or experiences you have had.

Naonghaithya x 7
Nai-ki-yas-ata Ah-za


Repeat until the Daeva has awakened in your consciousness, as suggested in many adversarial books, forget the working totally afterwards, or give the
Daeva an offering/ libation and I always drink a cup symbolizing blood in honor of Lilith to honor
the shades of the circle of Cain.
References:
1} http://www.avesta.org/dhalla/history4.htm , recuperato il 24 gennaio 2021
2) Drauga, Michael W. Ford, 2014, Kindle Addition
3) The Bible of the Advesary, 10th Annaversery Addition, 2017 4)
https://www.merriam-webster.com/dictionary/incipient , recuperato il 24 gennaio 2021


“Io, satanista spagnola” di Geena Pinés (ITA-ESP-ENG)

trad. Sara Ballini

Si, sono satanista. Ho dovuto percorrere un lungo cammino prima di poter dire questa frase e non sentirmi in dovere di dare spiegazioni ma sentendomi orgogliosa. Comunque, non è qualcosa che sia successo dalla mattina alla sera, quindi per raccontarvi la mia esperienza dovrei cominciare dalla mia adolescenza, quando ho iniziato davvero a domandarmi il senso di alcune cose, tra cui il sistema di convinzioni nel quale ero cresciuta, considerando che, in Spagna, anche se costituzionalmente presumiamo di essere uno stato laico, c’è una lunga tradizione cattolica dalla quale è difficile scappare, la stessa che oggi è colpevole di tanti falsi stereotipi che oggi dobbiamo smentire.

Ricordo che avevo circa 13 anni quando cominciai ad interessarmi al mondo dell’occultismo, anche se non in forma diretta: per me sono stati due percorsi separati che si sono ricongiunti in seguito. Sono stata una di queste adolescenti che mettevano in dubbio tutto, creando situazioni scomode ogni volta che l’argomento della conversazione era la religione, anche se non mi definivo satanista. Adesso vedo chiaramente che lo ero già e che decidere di definirsi in questo modo è stata solo una questione di tempo; il tempo necessario per dare un nome a quello che pensavo e che sentivo sin dalla più tenera età.

Durante molti anni non volli definirmi in questo modo, nascondendomi con la scusa di voler scappare dalle etichette ma, volendo essere onesta, credo che il problema sia stato che durante molto tempo non ero preparata a che gli altri mi considerassero satanista. Fino a circa due anni fa.

Ho conosciuto “Satanistas de Espana” casualmente, grazie al mio lavoro come artista dedita al Burlesque che, sia detto, è stata un’altra grande ragione per rivendicarmi come satanista perché anche il solo fatto che come donne possiamo decidere di fare del nostro corpo quello che vogliamo, permette all’opinione pubblica di demonizzarci. Mi è costato ma ho capito che era giunto il momento di appropriarsi di questo termine.

Nel novembre del 2019 si tenne una gioranta organizzata dall’Univeridad Complutense de Madrid, organizzata da AJCIE (Associazione di Giovani ricercatori nelle Scienze delle Religioni) dove abbiamo partecipato con Satanistas de Espana come collaboratori, chiamandola “L’Esperienza Sinistra”. In questa giornata abbiamo trattato numerose tematiche relative al Sentiero della Mano Sinistra, includendo magia, satanismo e luciferianismo; taller di letteratura, cinema e arte, tra le altre cose in un’ottica accademica. Per farvi un’idea di come si vive l’argomento in Spagna, ci sono stati gruppi che protestarono davanti alla Facoltà con crocifissi e volantini, spargendo sale sulle porte e gridando ogni tipo di slogan tipico del cattolicesimo nazionale.

Alla fine della giornata ci fu un evento che chiamammo “Show Rituale” che consisteva né più né meno che in uno show di Burlesque con una certa iconografia (una delle performers regalava delle mele ai membri del pubblico) e, per la nostra sorpresa, qualche minuto prima di cominciare lo spettacolo, ci siamo rese conto che fuori c’erano delle persone pregando il rosario e leggendo esorcismi per la nostra anima. Non era finita.
Usarono di nuovo l’acqua benedetta sulle persone che vedevano uscire dal locale con una certa estetica oscura…

Ve lo racconto perché per me è stato un momento di riflessione molto importante.
Come vi dicevo in precedenza, all’improvviso mi trovai ad essere completamente demonizzata e accusata di autentiche barbarità (dall’invocare Satana per distruggere la Spagna fino al sacrificio degli animali).
In quel momento ho avuto tutto chiaro: per i cattolici fondamentalisti (purtroppo in Spagna al giorno d’oggi ne esistono molti in tutti gli ambiti) io rappresentavo qualcosa di atroce. Non vi negherò che quella notte, nonostante mi sentissi un po’ una Rockstar, percepì un molta ansia, perché una parte di me continuava a non accettare la parola “satanista” per definirmi e adesso vedevo chiaramente che non era per quello che pensavo o credevo ma perché gli altri avrebbero potuto fraintendere.

E’ stato un processo di apprendimento da molti punti di vista, ma finalmente ho abbracciato questa parola e l’ho detta: “sono satanista”. D’altra parte, dire di essere atei è definire ciò che non si è, quindi dire: “si, sono satanista, non è qualcosa di sbagliato, infatti mi ha portato soltanto cose belle. Ho conosciuto e continuo a conoscere persone meravigliose dalle quali imparo ogni giorno, dibattiamo, condividiamo letture e riferimenti e, soprattutto: c’è rispetto, un rispetto assoluto per gli altri e questo non è facile quando si riuniscono persone con diversi punti di vista in tanti ambienti. In “Satanistas de Espana” potete trovare persone di tutte le correnti del Sentiero della Mano Sinistra, alcuni si definiscono satanisti, altri luciferiani ma in definitiva, sono i punti in comune quello che ci ha permesso di creare una comunità sicura e credo che non solo per me, ma anche per molti altri: ci ha dato la spinta necessaria per poter parlare della nostra religiosità e non giustificarci per questo.

Mi ha aiutato ad esplorare un cammino molto interessante nel mio lavoro di artista di Burlesque perché considero che ogni show comporta un rituale, oltre a utilizzare l’archetipo di Lilith per questo fine, come donna liberata e consapevole del suo potere, alla quale non importano i dettami della morale comune su come dovrebbe essere una donna (in definitiva, il Burlesque tratta proprio di questo). Poco tempo fa ho partecipato ad un evento del The Satanic Temple TV (USA) da sola e con The Pussifers, un duo di “satanic burlesque” che ho formato con un’amica satanista e performer. Come vi dicevo, Satana mi ha portato solo cose buone.

Soprattutto, credo che sia importante disfarsi di sterootipi che sono tanto radicati nella società.
Non parlo solo della società spagnola, di tradizione profondamente cattolica, che è dove vivo, ma di tutte, perché al giorno d’oggi nessuno metterebbe in dubbio le capacità di svolgere un lavoro, fare politica o tira su una famiglia (per fare esempi quotidiani) di qualcuno che si definisca cattolico mentre invece il satanismo è qualcosa che dobbiamo ancora tenere nascosto. Non pretendo dire, con questo, che non sia giusto farlo, perché ognuno è libero e responsabile di se stesso e di quello che voglia rivelare, ma penso che sia importante lavorare insieme perché chi vuole farlo non sia venga emarginato per questa ragione.

Geena P.

Sí, soy satanista. He tenido que recorrer un largo camino para poder decir esta frase y no sentir que tengo que dar explicaciones, sino sentirme orgullosa de ello. Pero esto no es algo que haya sucedido de la noche a la mañana, así que para comenzar a relatar mi experiencia, debería remontarme a mi adolescencia, cuando comencé de verdad a plantearme algunas cosas, entre ellas el sistema de creencias con el que había crecido, ya que, en España, aunque constitucionalmente se presuma de ser un estado aconfesional, hay una larga tradición católica de la que es difícil huir, la misma que es culpable de que tengamos que desmentir tantos falsos estereotipos a día de hoy.

Recuerdo que tenía unos 13 años cuando empezó a interesarme todo el mundo del llamado ocultismo, aunque no de forma directamente relacionada, para mí fueron dos cosas que se dieron por separado y más tarde encontré la relación. Fui una de esas adolescentes que lo cuestionaban todo, hasta crear momentos incómodos cada vez que la religión era el tema de conversación, aunque no me definía como satanista, ahora veo claro que ya lo era y que no fue una cuestión de decidir serlo, sino de ponerle nombre a lo que pensaba y sentía desde temprana edad.

Durante muchos años no quise ponerle ese nombre, escudándome en huir de las etiquetas, pero, seamos honestos, creo que el problema es que, durante mucho tiempo, no estuve preparada para que los demás me leyeran como satanista. Hasta hace unos dos años.

Entonces comencé a buscar más información sobre satanismo (ya había leído libros básicos sobre el tema cuando era adolescente), algunas organizaciones llamaron mi atención, como por ejemplo TST (The Satanic Temple) en Estados Unidos, de ellos me gustó su lado político y la diversidad que había entre sus miembros, aunque incluso en este momento no me sentía cómoda con la “etiqueta”.

Conocí Satanistas de España por casualidad, por mi trabajo como artista de Burlesque que, dicho sea de paso, fue otra gran razón por la que reivindicarme como satanista, ya que el mero hecho de que como mujeres hagamos con nuestros cuerpos lo que queramos, hace que nos demonicen, me costó, pero entendí que de esta forma nos apropiamos del término.

En noviembre de 2019 tuvo lugar una jornada organizada en la Universidad Complutense de Madrid, organizado por AJCIR (Asociación de Jóvenes Investigadores en Ciencias de las Religiones) y donde Satanistas de España participamos en calidad de colaboradores, llamada “La experiencia Siniestra”. En ella se trataban numerosos temas relativos al sendero de la mano izquierda, incluyendo magia, satanismo y luciferismo, representaciones en literatura, cine y arte, entre otras muchas ponencias desde el punto de vista académico. Para que os hagáis una idea de como se ve el tema en España, hubo grupos que acudieron a la facultad con crucifijos y panfletos, echaron sal en las puertas y gritaron todo tipo de consignas propias del nacionalcatolicismo.

El fin de la jornada fue un evento que llamamos “Show Ritual”, que consistía ni más ni menos que en un show de Burlesque con cierta iconografía (una de las performers repartió manzanas a algunos miembros del público) y para nuestra sorpresa, minutos antes de comenzar el espectaculo, teníamos fuera a un grupo de personas rezando rosarios y leyendo exorcismos en pos de nuestras almas. Pero la cosa no quedó ahí, de nuevo hicieron uso del agua bendita hacia las personas que veian con cierta estética oscura cuando estas salían del local… resumiendo, que, como os imagináis, había un show dentro y otro fuera. De hecho vino bastante prensa y aún a día de hoy nos siguen preguntando por aquello.

Os cuento esto porque para mí fue un punto de inflexión muy importante. Y es que, como antes os comentaba, de repente me encontré completamente demonizada y acusada de auténticas barbaridades (desde invocar a Satanás hasta querer destruir España, pasando por los sacrificios de animales) y lo ví claro: para el católico funamentalista (lamentablemente en España a día de hoy está muy presente en muchos ámbitos) lo que yo representaba era una atrocidad. No negaré que aquella noche, pese a sentirme un poco Rockstar, también tuve ansiedad, pues una parte de mí seguía sin querer aceptar la palabra “satanista” para definirme y ahora veía claro que no era por lo que yo pensara o creyera, sino porque los demás pudieran tergiversarlo.

Fue todo un proceso de aprendizaje en muchos sentidos, pero finalmente abracé esa palabra y lo dije. En efecto, ser ateo es definir lo que no eres, pero no define lo que sí eres, así que: Sí, soy satanista, y no tiene nada de malo, de hecho solo me ha traído cosas buenas. He conocido y sigo conociendo a personas maravillosas de quienes aprendo cada día, debatimos, compartimos lecturas y referencias y, sobre todo, hay respeto, un respeto absoluto por los demás, lo cual no suele ser fácil cuando se unen personas con distintos puntos de vista en muchos ámbitos. En Satanistas de España encontramos a personas de todas las ramas del sendero de la mano izquierda, algunos que se llaman a sí mismos satanistas, otros luciferinos, pero en definitiva, son los puntos en común los que nos han permitido crear una comunidad segura y creo que no solo a mí, sino a muchos de mis compañeros, nos ha dado ese empujón para poder hablar de nuestra religiosidad y no justificarnos por ello.

Me ha ayudado a explorar un camino muy interesante en mi trabajo como artista de Burlesque, ya que considero todo un ritual lo que conlleva un show, además de haber asumido que utilizo el arquetipo de Lilith para ello, como mujer empoderada y liberada, a quien no le importa lo que dicten las normas sobre lo que una mujer debría ser (en definitiva, es de lo que trata el Burlesque) y he de decir que he crecido mucho como artista y como mujer. De hecho hace poco participé en un evento de The Satanic Temple TV (USA) tanto en solitario como con “The Pussyfers”, un dúo de “satanic burlesque” que he formado con otra compañera Satanista y performer. Como os decía, a mi Satán solo me ha traído cosas buenas.

Sobre todo, creo que es importante deshacerse de los estereotipos que tan arraigados tenemos en la sociedad. No hablo ya solo de la española, de tradición profundamente católica, que es donde vivo, sino de todas, porque a día de hoy nadie pondría en duda las capacidades para desempeñar un trabajo, hacer política o criar una familia (por poner ejemplos cotidianos), de alguien que se denomine católico, en cambio el satanismo es algo que se suele llevar en secreto. No pretendo decir con esto que no haya que hacerlo, pues cada uno es libre y responsable de sí mismo y de lo que quiera revelar, pero sí creo que es importante que trabajemos entre todos para consegir que quienes queramos hacerlo no seamos señalados por ello.

Geena P.

Yes, I am a Satanist. I have had to go a long way to be able to say this phrase and not feel like I have to explain, but rather feel proud of it. But this is not something that happened overnight, so to begin to relate my experience, I should go back to my adolescence, when I really began to think about a few things, including the belief system that I had grown up with. , since, in Spain, although constitutionally it is presumed to be a non-denominational state, there is a long Catholic tradition from which it is difficult to flee, the same one that is guilty that we have to deny so many false stereotypes today.

I remember that I was about 13 years old when the whole world of the so-called occult began to interest me, although not in a directly related way, for me they were two things that happened separately and later I found the relationship. I was one of those teenagers who questioned everything, even creating uncomfortable moments every time religion was the topic of conversation, although I did not define myself as a Satanist, now I see clearly that I already was and that it was not a matter of deciding to be one, but to name what he thought and felt from an early age.

For many years I did not want to give it that name, hiding myself from avoiding labels, but, let’s be honest, I think the problem is that, for a long time, I was not prepared for others to read me as a Satanist. Until about two years ago.

So I started looking for more information about Satanism (I had already read basic books on the subject when I was a teenager), some organizations caught my attention, such as TST (The Satanic Temple) in the United States, of them I liked their political side and the There was diversity among its members, although even at this point I was not comfortable with “etiquette.”

I met Satanistas de España by chance, through my work as a Burlesque artist, which, incidentally, was another great reason to vindicate myself as a Satanist, since the mere fact that as women we do with our bodies what we want, makes That they demonize us, it cost me, but I understood that in this way we appropriate the term.

In November 2019, a conference was organized at the Complutense University of Madrid, organized by AJCIR (Association of Young Researchers in Sciences of Religions) and where Satanists from Spain participated as collaborators, called “The Sinister Experience”. It dealt with numerous topics related to the path of the left hand, including magic, Satanism and Luciferianism, representations in literature, cinema and art, among many other lectures from the academic point of view. To give you an idea of ​​how the subject is seen in Spain, there were groups that came to the faculty with crucifixes and pamphlets, threw salt on the doors and shouted all kinds of slogans typical of National Catholicism.

The end of the day was an event that we called “Show Ritual”, which consisted of neither more nor less than a Burlesque show with certain iconography (one of the performers distributed apples to some members of the public) and to our surprise, minutes before Before the show began, we had a group of people outside praying rosaries and reading exorcisms in pursuit of our souls. But the thing did not stop there, again they made use of holy water towards people who saw with a certain dark aesthetic when they left the premises … summarizing, that, as you imagine, there was a show inside and another outside. In fact, a lot of press came and even today they keep asking us about that.

I am telling you this because for me it was a very important turning point. And it is that, as I mentioned before, suddenly I found myself completely demonized and accused of authentic barbarities (from invoking Satan to wanting to destroy Spain, passing through animal sacrifices) and I saw it clearly: for the fundamentalist Catholic (unfortunately in Spain today it is very present in many areas) what I represented was an atrocity. I will not deny that that night, despite feeling a bit Rockstar, I also had anxiety, because a part of me still did not want to accept the word “satanist” to define myself and now I saw clearly that it was not because of what I thought or believed, but because others might misrepresent it.

It was quite a learning process in many ways, but I finally embraced that word and said it. Indeed, being an atheist is defining what you are not, but it does not define what you are, so: Yes, I am a Satanist, and there is nothing wrong with it, in fact it has only brought me good things. I have met and continue to meet wonderful people from whom I learn every day, we debate, share readings and references and, above all, there is respect, absolute respect for others, which is not usually easy when people with different points of view join in many areas. In Satanistas de España we find people from all branches of the left hand path, some who call themselves Satanists, others Luciferians, but ultimately, it is the commonalities that have allowed us to create a safe community and I believe that not only me,

It has helped me explore a very interesting path in my work as a Burlesque artist, since I consider a whole ritual what a show entails, in addition to having assumed that I use the Lilith archetype for it, as an empowered and liberated woman, whom He doesn’t care what the rules dictate about what a woman should be (in short, it’s what Burlesque is all about) and I have to say that I’ve grown a lot as an artist and as a woman. In fact, recently I participated in an event of The Satanic Temple TV (USA) both alone and with “The Pussyfers”, a duo of “satanic burlesque” that I have formed with another fellow Satanist and performer. As I was saying, Satan has only brought me good things.

Above all, I think it is important to get rid of the stereotypes that are so ingrained in society. I am no longer talking only about the Spanish, with a deeply Catholic tradition, which is where I live, but about all of them, because today no one would question the abilities to carry out a job, do politics or raise a family (to give everyday examples) , of someone who calls himself a Catholic, instead Satanism is something that is usually carried in secret. I do not mean to say that we should not do it, since each one is free and responsible for himself and for what he wants to reveal, but I do believe that it is important that we work together to ensure that those of us who want to do it are not singled out for it.

Geena P

Info: https://satanistas.es/

Riflessioni di Eric Hadley (TOPH) durante i lavori con Hekate Phosphorus – (ITA/ENG)

La storia registra una terribile ridenominazione della potenzialità umana da quella di ciò che potrebbe essere possibile per ciascuno di noi a un nome che ha personificato intenti malefici per molti anni.
Quello che rappresentava il figlio di Aurora, l’Alba che porta Lucifero, divenne un nome che demonizzava qualsiasi ex essere divino che rappresentava il mondo sotterraneo o la possibilità che gli umani avessero lo stesso onore degli dei.
Gli umani non avrebbero ricercato più la grandezza e il ricordo immortale perché questo doveva essere riservato a icone religiose come il Papa o la sua fede in un uomo morto come dio.
I cristiani demonizzarono questa idea e mandarono all’inferno le possibilità che tutti possediamo e qualsiasi nome mitologico che potesse supportare questa idea.
Per essere esatti, il nome Lucifero non implicava mai che la Stella del Mattino fosse un Dio, la poesia classica associata a questo nome comunicava un senso di novità e un giorno nuovo di zecca con il sorgere del sole. Il folklore associato a questo nome è allo stesso tempo bello e allegorico.
Il pianeta Venere, che danza con il segno della madre (la luna). È interessante notare che Kenneth Grant ha suggerito una possibile connessione tra i culti preistorici della madre e del figlio bastardo che hanno un simbolismo che si trova nella Magia delle Vie della Mano Sinistra.
In tanti hanno perso molto tempo, cercando di capire chi è questo individuo, cosa rappresenta, spesso sbagliando.
Alcuni desiderano persino inchiodare questo nome a un costrutto prestabilito e vietano ai Luciferini di associare questo nome a Satana, al Luciferismo o alle credenze filosofiche che fanno eco alla voce dell’Avversario.
Il folklore associato a questo nome è allo stesso tempo bello e allegorico.
Il pianeta Venere, che danza con il segno della madre (la luna).
È interessante notare che Kenneth Grant ha suggerito una possibile connessione tra i culti preistorici della madre e del figlio bastardo che hanno un simbolismo nella magia della mano sinistra. stesso tempo bello e allegorico. Alcuni desiderano persino inchiodare questo nome a un costrutto prestabilito e vietano ai Luciferini di associarlo ad  Hekate, spesso identificata come la  stessa di Diana e Artemide, che sembra dirci qualcosa tramite il simbolismo della torcia.
Che cosa si è perso esattamente quando questi tipi di credenze sono stati messi fuorilegge?
Gli antichi riconoscevano che l’aspetto femminile della divinità era reale e potente quanto le divinità maschili. La storia ha preso una svolta patriarcale negli ultimi duemila anni.
Per essere più precisi, la capacità degli umani di attraversare il baratro tra la vita e la morte è stata bandita e definita un abominio dalla nuova religione che ha preso il potere.
Gli imperi del mediterraneo consideravano il trasporto della torcia come rappresentazione del potenziale umano per compiere atti divini.
Nella Teogonia, Ecate è nota per aver difeso gli dei dell’Olimpo con le sue torce e ha ricevuto un grande onore. Questo la rende una preolymiana con un passato più antico di Zeus.
Quindi, vediamo una divinità femminile, che mette il giovane Zeus nella sua posizione e difende il nuovo regime.
Perché? Suggerirei che proprio come nella nostra filosofia luciferina di conquistare ciò che ci reprime, Ecate tenne alte le sue torce e le usò come arma contro le regole restrittive e la schiavitù dei Titani, rendendo
chiunque volesse usare la sua saggezza un Lucifero.
Mitologicamente, i monoteisti ci hanno fatto un regalo. Quando hanno riunito ogni nome che rappresenta la grandezza che gli umani o la grandezza che le divinità degli inferi possono possedere, e hanno reso l’oscurità dell’Ade un peccato, hanno creato una mitologia che i Maghi e Occultisti possono usare,
Molti nomi, volti, storie ed epiteti demoniaci sono le stesse chiavi che Hekate detiene nelle sue mani vaganti notturne.
Lucifero, lo spirito dell’aria, che guida il sentiero dell’Inferno alla ricerca delle streghe è sia un egregore nelle nostre moderne pratiche luciferiane, sia molto personificato anche dal movimento della luna, e da suo figlio bastardo, la stella del mattino.
Sembra molto tempo fa, qualcuno ha deciso che la comunicazione col diamon a era malvagia, e non per gli umani che hanno bandito sua madre, la luna, che risveglia la nostra lussuria, ed è il fuoco stesso della comunicazione demoniaca.
Ecate, nei suoi Inni orfici, è la custode della conoscenza segreta del Serpente, tenendo in mano due serpenti, ed è interessante come questo accada anche con il nostro Yoga Arimanico che usa la simbologia dei due serpenti.
In effetti, dove sono le menti barbare che cantano i versi degli incantesimi di Hekate Phosphorus e i sortilegi che accendono la torcia della Fiamma Nera? E’ questo il vero significato della torcia? Lucifero, lo spirito dell’Aria, che guida il sentiero dell’Inferno cercando streghe è anche un eggregora nelle nostre moderne pratiche luciferiane, ed è molto personificato nei movimenti della luna, e del suo figlio bastardo, la Stella del Mattino. Sembra che molto tempo fa, qualcuno abbia deciso che la comunicazione con il daimon era fosse malvagia, e non adatta agli umani che rigettarono la loro madre, la luna, che risveglia la nostra lussuria ed è il vero fuoco della comunicazione demoniaca.


History records a terrible re-naming of human potentiality from that of what could be possible for each of us to a name that has personified malefic intent for many years. That which used to represent the son of Aurora , the Dawn bringing Lucifer became a name that demonised any former divine being which represented the underworld or the possibility of humans having the same honor as the gods. No longer would humans aspire to greatness, and immortal remembrance because that was to be reserved for religious icons like the Pope or his belief in a dead man as god. The Christians demonized this idea, and sent the possibilities we all possess to hell, and any mythological name that might support this idea. To be exact, the name Lucifer never implied that the Morning Star was a God, the classical poetry associated with this name communicated a sense of newness and a brand new day with the rising of the sun. The folklore associated with this name is both beautiful and allegorical. The planet Venus, dancing with the sign of the mother (the moon). Interestingly, Kenneth Grant suggested a possible connection between pre historical cults of the mother and her bastard son which have a symbolism found in Left Hand Magick. Many have wasted much time, trying to nail down just who this individual is, what he represents and often miss the point. Some even wish to nail this name down to a set construct , and forbid Luciferians to associate this name with Satan, Luciferianism , or philosophical beliefs which echo the voice of the Adversary.
Hekate, often equated as being the same as Dianna and Artemis, seems to be telling us something within the symbolism of the torch. What exactly was lost when these types of beliefs were outlawed? It is certain that the ancients recognized the feminine aspect of divinity to be real, and just as powerful as the male deities. It is also certain that history took a patriarchal turn within the last two thousand years. To be more precise, the ability for humans to traverse the chasm between life and death was outlawed, and named an abomination by the new religion which took over. The empires of the mediterainian viewed the carrying of the torch to represent the human potential to carry out divine acts.
In the Theogony, Hekate is noted for defending the Olympians with her torches, and given high honor. This makes her a pre Olymian with a past older than Zeus. So, we see a feminine deity, putting the young Zeus in his position and defending the new regime. Why? I would suggest that just as in our Luciferian philosophy of conquering that which represses us, Hekate held her torches high and used them as a weapon against restrictive rules and slavery of the Titans, making anyone who would use her wisdom a Lucifer. Mythologically, the monotheists have given us a gift. When they gathered together every name that represents the greatness that humans or the greatness that the the deities of the underworld can possess, and made the darkness of Hades a sin, they created a mythology that Thrugists, Magicians, and Occultists can use, because unlike their putrid and sickening philosophy of suicide and self hatred, we know that all power resides within us as long as we make the effort to use it.

Many names, faces, stories and demonic epithets are the very keys which Hekate holds in her night wandering hands. Indeed, where are the barbarous minds which sing the verses of the Phosphoric spells and incantations which light the torch of the black flame? Is that the meaning of the torch? Lucifer, the spirit of the air, who guides the path of Hell seeking witches is both an egregore in our modern Luciferian practices, and very much personified also by the movement of the moon, and her bastard son , the morning star. It seems a long time ago, someone decided that Diamonic communication was evil, and not for humans which banished his mother, the moon, who awakens our lust,and is the very fire of daemonic communication. Hekate , in her Orphic Hymns, is the gatekeeper to the secret knowledge of the Serpent, holding two serpents , interesting how our Ahrimanic Yoga uses two serpents.