Intervista a Octavia di Giordano, sacerdotessa del Tempio di Ecate Meleneimon, a cura di Atena Tempesta.

Ha senso parlare di Ecate come di una “protettrice” dalla quale “proteggersi”? La Ecate arcaica (Esiodo, Teogonia) è una protettrice benevola mentre nell’età ellenistica diventa una Dea ctonia di entità spaventose e vendicative.

Secondo me, Ecate così come è protettrice non è però una divinità “scudo” dalla quale possiamo rifugiarci, aspettando che risolva i problemi al posto nostro. Entrambi gli aspetti, protettrice e distruttrice, sono le due facce della stessa medaglia, attraverso i quali ci insegna come, incutendo timore, possiamo proteggerci da chi non è ben intenzionato.
Ha molto senso se comprendiamo che Lei ci insegna come proteggerci, ma che non risolverà i nostri problemi al posto nostro. È la “protettrice di chi protegge”, come giustamente affermi, fedele ai suoi e terribile con tutti gli altri.

Lode ad Ecate per celebrarla nel Tempio; ne avete una?

Nel mio tempio onoriamo le persone care che sono morte recentemente; celebriamo la sua presenza con il dolore nell’anima di chi ha perso i suoi cari, ma anche con la serenità di chi sa che Lei cammina tra i mondi, ed è la guida dei suoi spiriti in questo passaggio.

Le nostre lodi sono recitate come dei mantra:
“Grande Signora, Madre Oscura, vestita di nero nella notte, cammina con loro, i defunti – che siano onorati -. Silenzio e Eternità, che sia il tuo manto di tenebre a consolare la nostra mancanza.”

Utilizziamo oggetti simili ai “mala” indù, a cui ognuno aggiunge quel che preferisce, sempre che siano recitate in un numero primo di ripetizioni, e per i rituali del Santuario usiamo 89 ripetizioni del mantra.

Ecate nei trivi: quali i rituali? I greci immaginavano una Dea spaventosa con la testa cinta di serpi e tricefala, il suo arrivo era accompagnato da ululati di cani infernali e da un corteo di spiriti chiassosi. Le invocazioni e le pratiche magiche sono mirate a risvegliare queste potenze oscure?

Mi piace moltissimo questo riferimento che hai fatto, perché tutto quello che descrivi è nascosto nei suoi epiteti, anche se in realtà non devi necessariamente spaventarti se conosci e sai cosa ti aspetta. Allo stesso modo, non è nemmeno la dea quasi commerciale che ci vogliono “vendere” diversi gruppi ed associazioni, che la vedono come una madre allegra e amorosa che perdona ogni cosa.

Le nostre pratiche magiche sono molto intime, e sono sempre legata al legame del Santuario con gli Antenati. La chiamiamo e La onoriamo attraverso i nostri familiari, che sono dall’altra parte del velo, mai direttamente, e sempre perché interceda in cose che non ci sono possibili a causa delle nostre umane limitazioni. Cerchiamo di “disturbare” il meno possibile la Dea.

Anche per voi è una Dea gorgonea mostruosa? Potrebbe aver similitudini con le Erinni, Le Furie e tutte le triadi della storia? (Le Erinni erano vendicatrici)

Certamente! Lei è un mostro, rappresenta l’ombra e tutte le paure che chiunque possa provare. Questo è molto importante perché come mi domandavi prima, quello che spaventa alcuni, protegge altri. Il concetto di mostro è quasi come uno specchio. Lei riflette ciò che più temi, e gestire questa paura è nelle tue mani: puoi scoprire di cosa si tratta realmente e chi o cosa la provoca.
Si può relazionare con tutti questi mostri dalle caratteristiche vendicative e furiose – “Hekate Brimo” – con la totale certezza del fatto che anche se non vi è associata direttamente, possiamo riscontrare in lei delle forti similitudini con la dea Nemesis, secondo alcuni per tutte le donne e secondo altri soltanto per le sue devote.

Esiste una routine di gruppo oppure personale per entrare in sintonia con Ecate?

Nel Santuario, come ti raccontavo, chiediamo agli Antenati che sono trapassati tra i mondi di intercedere per noi, perché nella loro condizione e avendo attraversato il crocicchio dell’anima, sono considerati più vicini a Hecate.
Allo stesso tempo, comprendiamo che non abbiamo bisogno di entrare in contatto con Lei.
Studiamo la sua presenza nella Storia a partire da diverse fonti, e cerchiamo di essere donne sicure di noi stesse, di avere l’intelligenza e l’abilità di poter affrontare i nostri problemi per conto nostro. Per dirlo in un certo modo, impariamo da Lei ma non ci rifugiamo in Lei.
Immagina di crescere dei figli che, ormai adulti, ad ogni problema tornino a casa chiedendo aiuto perché sono incapaci di risolvere i problemi da soli; non credo che piacerebbe a nessuna madre.
Chiediamo a lei quando non troviamo una via d’uscita, o un modo di risolvere i problemi, e non perché risolva i problemi al posto nostro, ma cercando una guida ed un consiglio.
La routine in sé è personale e intima per ogni membro del Santuario. Nel mio caso, ho sempre alcuni dei suoi simboli con me, sia come tatuaggio o come ornamento o collana consacrata, e ogni notte accendo una candela sul mio altare, in onore agli Antenati, per Lei.

In Esiodo la Dea vanta un potere più unico che raro: Ella ha una parte di privilegi nel cielo, nella terra e nel mare, beneficiando della stima di Zeus come delle altre divinità e dei mortali stessi. Ha senso associarla agli Elementi e al controllo su di essi?

Personalmente – e ribadisco, personalmente – trovo che abbia senso associarla con gli elementi e la possibilità di controllo su di essi. Non si tratta di una Dea che interviene in modo aggressivo nelle questione umane anche se ne è capace, ovviamente, ma mantiene i suoi mondi per se stessa. Cosa può portarla ad intervenire nel controllo di qualcosa? E’ una divinità reattiva: arrivi tu a Lei, non è Lei che arriva a te, perché la libertà e il libero arbitrio sono necessari per avere una devozione sincera, altrimenti si creano soltanto schiavi della fede cieca.

Che rituali seguite, quali le offerte e con che frequenza vi recate al Tempio per celebrarla?

Il Santuario si trova in casa mia, anche se ha un altare gemello a Roma che partecipa a tutti i rituali, e gli altari di ognuno dei devoti, che siano membri o meno del Santuario, che siano desiderosi di partecipare a questo tipo di devozione agli Antenati attraverso di Lei.
Le nostre offerte sono sempre relazionate con gli antenati che partecipano nell’altare.
Nel mio caso, per esempio, offro cibo che piacerebbe molto a mio nonno, i fiori preferiti di mia nonna insieme con un poco del vino che le piaceva di più, e sempre cannella e rosmarino per la Dea.
Le celebrazioni ufficiali, per così dire, si tengono quando arriva la Luna Calante, e durante tutto il periodo della Luna Nera si mantiene accesa continuamente la candela che rappresenta la luce della Torcia come guida per le anime.
Questa candela sia accende e si mantiene accesa durante 9 giorni, quando ci informano del fatto che qualcuno che abbiamo amato tra i devoti, è morto. In questo modo chiediamo ad Ecate di essere la guida dell’anima del defunto.

Quali sono le epifanie mostruose di Ecate, lasua funzione di guida degli spiriti e dei fantasmi e la sua prerogativa di inviare incubi e deliri notturni?

Ecate è una sola cosa con le nostre paure, e i sogni sono il modo più diretto per affrontarle, insieme a tutto quello che cerchiamo di dimenticare nella nostra mente perché non torni mai più. Non c’è niente di più spaventoso che affrontare noi stessi, perché tutto ciò che è rappresentato da immagini mostruose e dell’altro mondo, rappresenta le nostre paure e gli aspetti peggiori di ognuno di noi.
Ecate è una dea che si trova al confine con i nostri limiti; fisici, mentali e spirituali, e ci porta verso di essi perché, quanto più affronteremo le nostre ombre, tanto più riusciremo a controllarle e non si svilupperà il processo inverso. Il suo regno delle tenebre, il suo sentiero, attraversa i sogni e lì è dove la seguiamo, imparando ad essere più forti e conoscendo la paura, imparando a riconoscerla quando arriva e a non essere indifesi. I suoi fantasmi si nutrono dei nostri ma non c’è qualcosa di sbagliato, forma parte del tutto che Lei rappresenta. I deliri che ci invia sono soltanto specchi neri dove riusciamo a vedere il nostro riflesso completo.

Quale necessità vi ha spinto a creare un Tempio in suo onore?

Secondo me, lei è la Dea che ha maggior contatto con noi nel momento del passaggio, quando arriviamo a queste tenebre che ci fanno tanta paura ma che sono come l’oscurità che ci proteggeva quando eravamo nel ventre di nostra madre. Volevo celebrare questo aspetto, queste tenebre che Lei rappresenta in tutta la sua pienezza, per tutto quello che ci aiuta non tanto qui e ora ma quando siamo persi e confusi.
Si parla molto di lei come una Dea del “qui e ora”, ma si dimentica che la sua forza sta nel “lì e dopo”.
Non ero soddisfatta vedendo i limiti che si stanno dando alla Dea, e ancora meno vedendo come certe persone si innalzano quasi a portavoce di Ecate, non solo dandole ancora più limiti, ma anche appropriandosi di ciò che le appartiene e mettendo altri muri a quello che è relazionato con la Dea o meno.
Il mio Santuario nacque per coloro che muoiono, esiste per tutti coloro che sembra abbiano smesso di esistere e celebra la ambivalenza, le mutazioni e i continui cambiamenti dei Ecate di fronte a noi.

Terminerei con una riflessione personale relativamente a questa Dea meravigliosa, che celebro nella scoperta delle mie intime ombre interiori. Il problema fondamentale nello studio delle divinità del pantheon greco è che non si prende in considerazione che la maggior parte di queste deità possiede una natura AMBIVALENTE, in grado contemporaneamente di soccorrere ma anche di nuocere, di dare così come di togliere. E’ evidente che ormai non si può procedere con l’etichettatura delle divinità antiche – e non solo di quelle greche – racchiudendole dietro definizioni e classificazioni riduttive. Così io credo che non sia giusto cercare una vera natura di Ecate, che sia benevola o malevola, crudele o clemente, perchè non si può sostenere che vi sia una sola e unica forma che esclude gli opposti. Tale ambivalenza si configura, piuttosto, come una vera e propria ambiguità, perchè la Dea è ENTRAMBE LE COSE INSIEME. Come del resto noi stessi.
Atena Tempesta

LUCIFERIANISM OR GNOSTIC SATANISM OR …? by F.O. (English Version)

It is not a novelty that man occasionally detaches himself from his most admirable creation, spirituality, in order to approach in more appropriate terms a neutral consensus of the wonderful limitations of the material world that surrounds him. Obviously it is not a path without satisfactions or exclamations of pure amazement, when however this approach is applied with a sort of maddening rationalism even to worlds not of this life, in which case then it is damaged, ruining the enamel rather than revealing any beauty hidden part of the thought that has not yet been fully explored despite millennia of approaches. Millennia known and received, since on the other hand man also has the masochistic tendency to forcefully restart everything when empty ignorance prevails, but this is another story.

Returning instead to the binomial rationalism / spirituality, sometimes one wonders how much more effort should be made to hypothesize reconstructions of the life of a character whose sources are four texts chosen at the time because they are the most useful to join an already fragmented religious movement, if not out of mere curiosity and inability to read behind the lines of a broader and deeper thought than just the physical events told in the texts. It is obvious that the problem occurs in both directions, and the fault is essentially the loss of a true spiritual capacity of modern man. It is indeed true that currently only in certain areas of the so-called esotericism (now obsolete and meager term according to the writer) a high spirituality is maintained where, however, we witness the macabre phenomenon of the maddening blindness of its followers that pollutes the clear waters of the Research. Certainly this environment has been touched by the rational fanaticism of man, just think of the Church of Satan of LaVey, which has had the advantage of diminishing the structure of anti-humanity by downgrading what was still considered reliable stories and which are still at the basis of the success of many cinematographic films. However, the fact remains that it is only a more colorful atheism, and the rituals are downgraded to effective psychological motivations, therefore this road remains a theater of nice appearance but without a soul.

Among the many movements that have recently arisen from the ashes of various more or less folkloristic and more or less colorful movements, Luciferianism is carving out its space little by little in the middle of what was once cataloged as the great family of Satanism, al to tell the truth an overused term. In fact, how and why this detaches itself more or less fully from Satanism proper is not particularly clear to everyone. According to the writer’s conviction, among the many authors who define themselves as bearers of a Luciferian message (and therefore of univocal personal lighting), almost becoming a fashion, it seems to be the predominant tendency of certain intellectual circles of left esotericism , there are three particularly interesting for the positions taken: M. Ford, J. Christner and J. Nefastos.

The last mentioned author has already dealt with his work the Lucifer Catechism, in which Gnostic Satanism is systematically outlined, but not for this summary. The conceptual strength of the “doctrine” of Nefastos is the effective implementation of Gnostic, therefore tendentially Platonic – Christian concepts, such as the figure of the demiurge recognized in the biblical YHVH, fallacious creator prey to the same weakness of matter, at the elevation of a higher God , very close to the purely hermetic reminiscences (which have always merged and mixed with the Gnostic concepts) and for this perfect but indefinable, so that the biblical Satan is no longer a traveler but rather a close collaborator of the single principle. This opponent is clearly differentiated from the bearer of light, no longer identified with the now well-known passages of Isaiah, but exclusively as a figure who plays the role expressed by his name, Eosforo (Phosphoros or Fosforos as reported in one of his books) or Latinized in Lucifer . Although it is sometimes difficult to clearly distinguish the ideas of this Finnish author from the Christian concepts, fully integrated, valued and analyzed by him, it is certainly the role defined by the opponent that distinguishes this unique and profound vision of modern theological esotericism .

The satanist is therefore the one who does not allow himself to be led astray by the dictates of the deluded of the religious congregations, led astray without realizing it in the game of the lesser of the principles, and therefore guided by the opponent challenges materiality in a pure but difficult spiritual ascent, with an awareness of the prison in which he is forced to exist and act. All this clearly transpires from the rituals formulated by this theologian sui generis, where prayer is intended to recover the sacredness of one of the most powerful magical gestures (which is always used without awareness of its effectiveness), mixing Christian virtues with rebellious power of the mere clay that has self-awareness, where even Satan is an entity with which to establish a personal exycasm. But the sloppy prayer of the faithful common is not to be confused with these formulations of Finnish. These are to all intents and purposes rituals in which only a prepared mind and spirit can undergo without causing apparently irrelevant damage but which over time could manifest themselves in an even more serious form..

J. Christner is the author of the recent Sermons to the Serpent’s Servants, a totally misleading title for what is the idea that many have erroneously developed after the ideological confusion that took place in certain circles especially in the 80s / 90s. It is no coincidence that the subtitle of this book is mesocosm, which indicates a natural environment studied in controlled conditions. In this first volume, in fact, this author the American is engaged in a lucid and no-frills analysis of the existence of man who goes in search of personal spiritual rediscovery. As reiterated from the outset, according to Christner, luciferism is the Gnostic progression of mere Satanism, a progression that leads the individual to a frantic search for knowledge without however yielding to excesses that are usually accepted by many Satanist currents. Of course, even here at first glance it is somewhat difficult to notice differences regarding a certain Christian Gnosticism, and in fact these sonominime differences, because as reported by the same author a Luciferian and a Gnostic Christian “share a telos”.

Also in this case the classic figures of Gnosticism are incorporated, and the demiurge and his errors are often put in the pillory, but there is a different spirituality, partly held back by the realization that this world is the only one we know and which as such shares with us the same senseless existence aimed at extinguishing itself into nothingness. This is followed by brief but effective philosophical analyzes that on several occasions highlight the weak point of almost every philosophical system, that is, the inability to give concrete answers. This however does not discourage the Luciferian, who by feeding his frank and realistic spirituality does not admit to using violence and reducing himself to the vulgar level, but avoids the hypocritical stance of not understanding the inevitable importance of the microcosm that surrounds it, constituted by loved ones or even by acquaintances. Even in Christner there is no full-fledged adherence to a real movement, but there is a recognition of oneself as adversaries of a closed, imperfect world, whose veil has been torn and the way has been made possible.

Mesocosm does not mention purely spiritual elements, but a basic guide based on a frank and pessimistic philosophical mold on existence based on a vision slowly matured over time by the author himself. A Gnosticism that is based and must be based on a sincere awareness of existence and its emptiness but with eyes and mind turned elsewhere and not on the green but tasteless hills of this planet. An opposing path that allows you to keep your feet firmly on the ground over time, the envelope in which we recognize ourselves will hold up, without having to deny a so to speak serene existence. A sensible, mature and reasoned development of one of the highest points of Western spiritual thought.

Among the best known names in today’s panorama, M. Ford has over the years acquired for obvious merits the title of extremely prolific and capable author, outlining in his writings formulations that are difficult to misunderstand, taking full inspiration from consolidated traditions as well as from a thorough research on more archaic esoteric mysteries, thus trying to revive as much as possible peculiar traditions such as the mysticism of Zoroastrianism. In all of this, Ford’s path is classically Gnostic, even if this term is never mentioned in his writings. The ability of this American author to find analogies between different cults, his flexibility in using ancestral names and adapting the recitative formula to the context, always obtaining a result of personal spiritualization, allow him not to restrict his field to a mere Satanism orthodox (although this should be the fabulous representation of the vintage inquisitors). In fact, Ford is the spokesman of his personal vision, chronologically among the first, casually called Luciferianism.

Unlike the previous authors, in Ford’s case, any underlying dependence on LaVey’s constructs can be seen in the statements contained in his work The Adversary’s Bible where he always strongly reiterates the total adversity for the Christian / Nazarene God, seen as mere slaver who induces the faithful to a senseless plea. Another very democratic point in which slight rationalism peeks in is not to exclude a rationalistic approach that can coexist with the purely theistic / spiritual side of the formulations that he himself provides in his writings. However, it should be noted that the concept of worship is not present even in previous authors. Nefastos uses concepts of faith which however are more akin to a pistis sophia, where one cannot exist without the counterpart of personal gnosis, without an entrustment with totally closed eyes. The adept is therefore obliged, if willing to follow this path, to efforts, personal evolutions and incessant challenges. In Christner’s case, however, where the already full aversion to the biblical God completely distances him from the blind and useless faith of the average believer (but also from the weekend satanist), the rationalism that peeps out is actually a reflection of Gnostic pessimism in his awareness of the ephemeral existence on this rock, and is therefore used in facing a worldly life, as an excellent balance to avoid a reverse fall that precludes a healthy personal evolution.

Tornando ora a Ford, è breve il passo che porta a scoprire l’amplesso gnostico che è il fondamento del suo procedere, dove esplicitamente viene nominata la gnosi, ed esplicata la necessità dell’illuminazione dell’Io (è alquanto curioso che molti si dimentichino di una certa massima di Agostino d’Ippona), utilizzando aspetti angelici e demoniaci, eliminando implicitamente la dicotomia che erroneamente spesso si utilizza in tali ambiti.

If apparently these authors may appear extremely different from each other, they have a common point and it is evident. Their concept of Satanism is so particular that it can be considered completely in its own right with respect to the now widespread semi-indoctrinations that have ruined free personal research even in this environment. The foundation of gnosis, that knowledge so misrepresented even by many church fathers, and most likely also by the material proponents of this thought (there is no doubt the revisiting of certain thoughts in a key never before so gnostic), is the the fulcrum of these systems of thought which can offer a balance between rationalism and spiritualism but which deep down require a not insignificant spiritual immersion and a more demanding individual search effort than many other self-styled movements. The individual who hears a call with such systems will not fail to find a similitude of thoughts and ends, just as perhaps, if he will be able to distinguish from the imperative dogma that the church and his sisters have imposed, he could find similarities even with currents like this. said right-wingers who ultimately do not follow a different path. This, however, is a risky step for many, as they may experience the fall of a part of their credibility of their elevation to God, whatever this name is being defined. This is the case of Ford, who in his writings firmly distances what belongs to the right side (but who in person has shown that he is capable of exemplary respect for other paths), while in the high spiritualization of Nefastos it is the organization ad to be abhorred in its many forms, where then Christner even exerts a commonality of fraternal intent with Christian-style gnosis, because names are what often mislead the good researcher from a valid way only because his childhood fantasy is affected in terms of power.

In conclusion, some more and less, regarding Luciferianism, or in any case with any derivation towards the specific figure of the misrepresented light bearer, reference is made to a Gnostic component of the left hand path. So in this case the iconographic and nominative component is the master against a tendentially satanic imagery, but which would be too obtuse to enclose only in this sphere of action. It is therefore a more complex movement than the classic comic orthodoxy constantly propounded, but the depth of concepts and the way in which these are often treated and exposed certainly makes this class of thought a school, now as then, basically for a few souls.

LUCIFERIANESIMO, GNOSTICISMO SINISTRO O…? a cura di F.O.

Non è cosa nuova che di tanto in tanto l’uomo si distacchi particolarmente dalla sua creazione più mirabile, la spiritualità, per approcciare in termini più consoni a un neutro consenso nelle sue meravigliose limitatezze il mondo materiale che lo circonda. Ovviamente non è un percorso privo di soddisfazioni o esclamazioni di puro stupore, quando però questo approccio viene applicato con quella sorta di razionalismo esasperante anche a mondi di loro non di questa vita. In quel caso allora s’intacca rovinandone lo smalto più che svelandone una qualsivoglia bellezza nascosta di una parte del pensiero che ancora si deve pienamente esplorare nonostante millenni di approcci. Millenni conosciuti e pervenuti, poiché in compenso l’uomo ha anche la tendenza masochistica di riavviare forzatamente tutto quando il vuoto ignorante prevale, ma questa è un’altra storia. Tornando invece al binomio razionalismo/spiritualità, alle volte vien da chiedersi quanto ancora ci si debba sforzare di ipotizzare ricostruzioni della vita di un personaggio le cui fonti sono quattro testi a suo tempo scelti perché i più utili a unire un già frammentato movimento religioso, se non per mera curiosità e incapacità di leggere dietro le righe di un pensiero più ampio e profondo dei soli eventi fisici ivi raccontati. Va da sé che il problema si manifesta in entrambe le direzioni, e la colpa è essenzialmente la perdita di una vera capacità spirituale dell’uomo moderno. Vero è infatti che ora come ora solo in determinati ambiti del cosiddetto esoterismo (termine ormai desueto e povero a detta di chi scrive) si mantiene un’alta spiritualità che però vede il macabro fenomeno dell’esasperante cecità nei suoi adepti che inquina le acque limpide della ricerca. Non che un tale ambiente non sia stato toccato dal fanatismo razionale dell’uomo, basti pensare alla Chiesa di Satana di LaVey, che certamente ha avuto il pregio di diminuire l’impianto di anti-umanità declassando quelle che ancora venivano considerate storielle affidabili e che ancora fanno il successo di molte pellicole cinematografiche. Resta però il fatto che si tratta di un ateismo solo più colorito, e i rituali vengono declassati a efficaci motivetti psicologici, pertanto questa strada rimane un teatro dall’apparenza simpatica ma senza anima.

Tra i tanti movimenti che ultimamente sono nati dalle ceneri di svariati movimenti più o meno folkloristici e più o meno colorati, il luciferianesimo sta ritagliandosi piano piano il suo spazio in mezzo a quello che una volta veniva catalogato come la grande famiglia del satanismo, termine abusato in una maniera spaventosa a dire il vero. Difatti come e perché questo si distacchi più o meno pienamente dal satanismo propriamente detto non è cosa particolarmente chiara a tutti. Tra i tanti autori che si definiscono portatori di un messaggio di stampo luciferino (e quindi di una illuminazione personale unica), che quasi a divenire una moda pare essere la tendenza predominante di certi ambienti più intellettuali dell’esoterismo sinistro, alcuni dei più interessanti per le proprie posizioni a detta di chi scrive sono tre: M. Ford, J. Christner e J. Nefastos.

Dell’ultimo si è già trattato inerentemente il suo Catechismo di Lucifero, nel quale viene delineato in maniera sistematica, ma non per questo sintetica, il satanismo gnostico del nostro. Punto di forza concettuale della “dottrina” di Nefastos è l’aver efficacemente implementato concetti gnostici, quindi tendenzialmente platonico cristiani, come la figura del demiurgo riconosciuta nel biblico YHVH, fallace creatore preda della stessa debolezza della materia, ad elevazione di un Dio superiore, molto vicino a rimandi prettamente ermetici (che si sono sempre fusi e miscelati coi concetti gnostici) e per questo perfetto ma indefinibile, tale per cui Il Satana biblico non risulta più un traviatore ma anzi uno stretto collaboratore del principio unico. Questo avversario viene anche chiaramente differenziato dal portatore di luce, non più identificato coi passaggi ormai arcinoti di Isaia, ma esclusivamente come figura che ricopre il ruolo esplicato dal nome, Eosforo (Phosphoros o Fosforos come riportato in uno dei suoi libri) o latinizzato in Lucifero. Sebbene a volte si faccia fatica a distinguere nettamente le idee del finlandese dai concetti cristiani, che vengono pienamente integrati, valorizzati e analizzati a fondo, sicuramente è il ruolo definito dall’avversario che contraddistingue questa visione unica e profonda dell’esoterismo teologico moderno. Il satanista quindi è colui che non si lascia traviare dai dettami degli illusi delle congreghe religiose, traviati senza accorgersene nel gioco del minore tra i principi, e quindi guidato dall’avversario sfida la materialità in un’ascensione spirituale pura ma difficile, con una consapevolezza della prigione in cui egli esiste ed è costretto ad agire. Tutto questo traspare chiaramente dai rituali formulati da questo teologo sui generis, in cui la preghiera, quasi a recuperare la sacralità di un gesto magico tra i più potenti (che viene sempre usato senza consapevolezza della sua efficacia), miscelando le virtù cristiane con la potenza ribelle della mera argilla che ha coscienza di sé, dove persino Satana è così un’entità con cui instaurare un esicasmo personale. Non vi è però da confondere la sciatta preghiera del comune fedele con queste formulazioni del finnico. Questi sono a tutti gli effetti rituali in cui solo una mente e uno spirito preparato può sottoporsi senza danni all’apparenza irrilevanti ma che col tempo si manifesterebbero in forma ancora più grave.

J. Christner è invece autore dei recenti Sermoni ai Servitori del Serpente, titolo totalmente fuorviante per quella che è l’idea che ormai erroneamente molti hanno sviluppato dopo la confusione ideologica derivata da certi ambienti negli anni ‘80/’90 specialmente. Non a caso il sottotitolo di questo libro è mesocosmo, che sta ad indicare un ambiente naturale studiato sotto condizioni controllate. Questo primo volume vede infatti l’americano alle prese con un’analisi lucida e senza fronzoli dell’esistenza dell’uomo che va alla ricerca di una riscoperta spirituale personale. Ribadito fin dall’inizio, il luciferismo secondo Christner è la progressione gnostica del mero satanismo, progressione che porta l’individuo a una spasmodica ricerca di conoscenza senza però cedere ad eccessi che solitamente vengono ben accettati da molte correnti sataniste. Certo, anche qui a primo impatto pare difficile notare differenze con un certo gnosticismo cristiano, e infatti queste sono poche, perché come riportato dallo stesso un luciferiano e un cristiano gnostico “condividono un telos”. Anche in questo caso le figure classiche dello gnosticismo vengono incorporate, e il demiurgo e i suoi errori vengono spesso messi alla gogna, ma c’è una differente spiritualità, in parte frenata per la presa di coscienza che questo mondo è l’unico che conosciamo e che come tale condivide con noi la stessa insensata esistenza volta a spegnersi in un nulla di fatto. A questo seguono analisi filosofiche brevi ma efficaci in cui viene più volte notato il punto debole di quasi ogni sistema filosofico, ovvero l’incapacità di dare concrete risposte. Questo però non scoraggia il luciferiano, che alimentando la sua schietta e realista spiritualità non ammette di usare violenza e ridursi al livello del volgo, ma che evita l’ipocrita presa di posizione di non comprendere l’importanza inevitabile del microcosmo che lo circonda, siano essi affetti o anche solo conoscenti. Anche in Christner non vi è un aderire in piena regola a un movimento vero e proprio, quanto a riconoscersi avversari di un mondo chiuso, imperfetto, il cui velo è stato stracciato e la via si è resa possibile. In Mesocosm non si troveranno elementi prettamente spirituali quanto una guida di base improntata su uno stampo filosofico schietto e pessimista sull’esistenza improntato su una visione lentamente maturata nel tempo dell’autore stesso. Uno gnosticismo che si fonda e deve fondarsi su una sincera coscienza dell’esistenza e della sua vacuità ma con gli occhi e la mente rivolti altrove e non sui verdi ma insapori colli di questo pianeta. Un percorso avversario che tiene saldi i piedi per terra per il tempo che l’involucro in cui ci riconosciamo reggerà, senza doversi negare un’esistenza per così dire serena pur con la mente conscia. Uno sviluppo sensato, maturo e ragionato di uno dei punti più elevati del pensiero spirituale occidentale.

Tra nomi più noti del panorama odierno, M. Ford ha negli anni acquisito per ovvi meriti titolo di autore estremamente prolifico e capace, delineando nei suoi scritti formulazioni difficilmente fraintendibili, prendendo spunto a piene mani da tradizioni consolidate così come una ricerca approfondita sui misteri esoterici più arcaici, cercando così di riportare in auge il più possibile tradizioni peculiari come il misticismo dello zoroastrismo. In tutto questo il percorso di Ford è classicamente gnostico, anche se non si fa mai menzione di questo termine nei suoi scritti. L’abilità dell’americano nel trovare analogie tra diversi culti, la sua flessibilità nell’usare nomi antichi ed adattare la formula recitativa al contesto, ottenendone sempre un risultato di spiritualizzazione personale permettono di non restringere il suo campo ad un mero satanismo ortodosso (anche se ad onor del vero questo dovrebbe essere la favolistica rappresentazione degli inquisitori d’annata). Per l’appunto Ford si fa portavoce di una sua personale visione, cronologicamente tra le prime, casualmente denominata luciferianesimo. A differenza degli autori precedenti nel caso di Ford una qualsivoglia dipendenza di fondo dai costrutti di LaVey ancora si può notare tra le dichiarazioni del suo La Bibbia dell’Avversario dove si ribadisce sempre con forza la totale avversità per il Dio cristiano/nazareno, visto come mero schiavista che induce i fedeli ad una insensata supplica. Altro punto molto democratico in cui in parte un po’ di razionalismo fa capolino è il non escludere un approccio razionalistico che può coesistere col lato prettamente teistico/spirituale delle formulazioni che lui stesso fornisce nei propri scritti. Va però notato come il concetto di adorazione non sia presente nemmeno negli autori precedenti. Nefastos utilizza concetti di fede che però sono più affini ad un pistis sophia, dove una non può esistere senza la controparte della gnosi personale, senza un affidamento a occhi chiusi totale. L’adepto quindi è obbligato, se intenzionato a seguire tale cammino, a sforzi, evoluzioni personali e sfide incessanti. Nel caso di Christner invece, laddove la già avversione piena verso il Dio biblico lo distanzia pienamente dalla cieca e inutile fede del credente medio (ma come anche del satanista del fine settimana), il razionalismo che fa capolino è in realtà una riflessione del pessimismo gnostico nella sua coscienza dell’effimera esistenza su questa roccia, ed è quindi usato nell’affrontare una vita mondana, come ottimo equilibrio per evitare una caduta inversa che preclude una sana evoluzione personale. Tornando ora a Ford, è poi breve il passo che porta il nostro a scoprire l’amplesso gnostico che è il fondamento del suo procedere, dove esplicitamente viene nominata la gnosi, ed esplicata la necessità dell’illuminazione dell’io (curioso che molti si dimentichino di una certa massima di Agostino d’Ippona), utilizzando aspetti angelici e demoniaci, così implicitamente eliminando la dicotomia che erroneamente spesso si utilizza in tali ambiti.

Se all’apparenza questi autori possono risultare estremamente diversi l’uno dall’altro, un punto in comune lo possiedono ed è evidente. Il loro concetto di satanismo è così particolare da poter essere considerato completamente a sé stante rispetto agli ormai diffusi semi-indottrinamenti che anche in questo ambiente hanno rovinato la libera ricerca personale. Il fondamento della gnosi, quella conoscenza così travisata anche da parte di molti padri della chiesa, e molto probabilmente anche dai fautori materiali di tale pensiero (è indubbia la rivisitazione di taluni pensieri in una chiave mai prima d’ora così gnostica), è il fulcro di questi sistemi di pensiero che possono sì comprendere un equilibrio tra razionalismo e spiritualismo ma che nel profondo richiedono un’immersione spirituale non trascurabile e uno sforzo di ricerca del singolo più impegnativa che molti altri sedicenti movimenti. La persona che sente un richiamo con tali sistemi non potrà non trovare una similitudine di pensieri e fini, così come forse, se sarà capace di distinguere dal dogma imperativo che la chiesa e le sue sorelle hanno imposto, troverà similitudini anche con correnti così dette di destra che in fin dei conti non percorrono una strada diversa. Questo è però dopotutto un passo rischioso per molti, che sentirebbero altrimenti cadere una parte di credibilità per la propria elevazione a Dio, qualunque cosa con questo nome si stia definendo. È il caso di Ford, che allontana negli scritti fermamente quanto appartiene al lato destro (ma che di persona ha dimostrato di essere capace di un rispetto esemplare nei confronti degli altri percorsi), mentre nell’elevata spiritualizzazione di Nefastos è l’organizzazione ad essere aborrita nelle sue forme, laddove poi Christner addirittura esplica una comunanza d’intenti fraterni con gnosi di stampo cristiano, perché i nomi sono ciò che spesso travia il buon ricercatore da una via valida solo perché la propria fantasia fanciullesca ne risente in quanto potenza.

Concludendo, chi più chi meno, col luciferianesimo, o comunque con una qualsivoglia derivazione verso la specifica figura del travisato portatore di luce, si fa riferimento a una componente gnostica del sentiero di mano sinistra. Viene da sé che in questo caso la componente iconografica e nominativa la fa da padrone verso un immaginario tendenzialmente satanico, ma che sarebbe troppo ottuso racchiudere solo in tale sfera d’azione. Si tratta pertanto di un movimento più complesso della classica ortodossia da fumetto che viene sempre propinata, ma la profondità di concetti e il modo in cui spesso questi vengono trattati ed esposti rende sicuramente tale classe di pensiero una scuola, ora come allora, sostanzialmente per poche anime.

L’O9A e la sua Piccola Guerra Santa a cura di F.O.

Quel “amor che move il sole e le altre stelle” risulta, ad un’analisi più profonda, quanto di più contradditorio esista, sia che si rimanga nel campo del religioso sia che si scavi nelle dottrine più occulte. Non è un caso infatti, che con l’avvento del cristianesimo questo principio sia stato identificato con un sottile gioco di dualismo, esplicabile facilmente con la prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, alpha e omega, perché come Giovanni riporta nel celebre prologo:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Gv 1:1

Questo inizio e fine, uniti in un unico insieme, distinti eppure corpo unito e totalizzante, rappresentano problemi non da poco nell’analisi di quello che, mai ci si stancherà di affermare, è il miraggio velato del mero dualismo. Questi problemi sono efficacemente analizzati ed elaborati nelle dottrine kabalistiche, che sorte intorno al II/III secolo e.v. portano in sé evidenti e notevoli elementi gnostici e greci, secondo i quali in Dio, o anche semplificando nella corona del creato, Kether, questi elementi sono interconnessi e presenti al medesimo tempo, solo erroneamente pensati come opposti e in lotta tra di loro. Al massimo, se si vuole per forza accentuare il carattere dello scontro, è uno scontro necessario e risultante in una sintesi che move così gli ingranaggi di detti astri, qui simboleggianti i movimenti eterni del tutto e del nulla. Da queste considerazioni si arriva facilmente ad avere un disaccordo acceso con quella che è la dottrina ormai considerata classica del cristianesimo, sviluppatasi principalmente nel periodo medievale della teologia, che vede lo scontro essenzialmente ridotto a un duello tra il Signore dei cieli e il “dominatore di questo mondo” (Gv 12:31), ma non solo contro di questi. Anche la dottrina dell’avversario non è scevra da questi problemi concettuali, anche se bisogna ammettere che i promulgatori e pensatori di detto movimento estremamente recente (focalizzandoci così su quello che è ora il percorso riconosciuto e dato in pasto alle masse) hanno cercato di pubblicizzare nelle maniere più accattivanti e serie possibili. Ricercare un percorso avversario a qualcosa, oltre che in realtà antico e presente ovunque (ebbene sì, anche nel cristianesimo più puro, ma non per questo più semplice, a intendersi quindi come separato da influenze meramente terrene), è fallace nella medesima maniera in cui lo è quanto prima definito, risultante solo in un capovolgimento della stessa sostanza. Un po’, se ci si permette l’esempio, come ribaltare il monte del Purgatorio e tirare fuori dall’abisso il cono dell’Inferno. Altro non si otterrebbe se non lo scioglimento della Giudecca e il conseguente gelare della punta del monte.

Tutto questo però non sta a indicare che il dualismo non esista, bensì che esso vada visto essenzialmente, in un’ottica tendenzialmente più unificatrice e volendo completa, come una prima illusione di un unico grande movimento, di per sé in equilibrio, ma nascosto agli occhi inesperti o alla mente incapace di analizzare sapientemente quanto lo circonda. Dopotutto ogni movimento si distingue di due strade separate solo all’apparenza: una strada attiva e una passiva, un rituale e una preghiera, una invocazione e una evocazione, etc..

Veniamo così a un problema decisamente impegnativo per le menti più evolute (o involute, se si vuole dare credito alle teorie iperboree), comunque allenate e cresciute a seguito di un razionalismo che ha sì portato enormi progressi, ma ha anche abituato la mente a non andare oltre alla meccanicità che pare insita nel mondo che ci circonda. Una mente di questo tipo facilmente sposta tutto sul piano razionale, e invoca così archetipi, psicologia e matematica, dimenticandosi che ognuno di questi è un mero linguaggio (ed ecco che si torna sempre al logos) che l’umano ha sviluppato per spiegare quanto lo circonda. Ma cosa erano i misteri antichi, le religioni man mano sviluppatesi, se non un tentativo altrettanto valido per spiegare quanto circondava la vita comune? E quanto limitato è questo, così come quei miti, quelle prime scienze, a fornire un percorso che sia soddisfacente per elevarsi efficacemente a qualcosa che la coscienza, dal momento in cui fatalmente si generò, sente di dover tendere?

Ma qual è il problema che si è annunciato prima?

La Guerra Santa.

Si presti però attenzione a una cosa, non si sta qui parlando esclusivamente del mondo islamico, con la sua ormai notissima jihad. La Guerra Santa è presente ovunque, mascherata alle volte, ma è sempre presente in ogni sistema filosofico religioso che si rispetti. Come bene fa notare una delle punte massime del pensiero moderno italiano:

la Grande Guerra Santa viene spesso raffigurata come il combattimento contro uno o più mostri: Sigfrido che uccide il drago, Ercole che affronta le dodici fatiche, e così via.” (Fusco)

Giustamente nel capitolo “La Guerra Santa” del suo Le Vie Dell’Occulto, Fusco pone l’accento su come lo scontro con l’esterno sia sempre una parte fondamentale del percorso occulto, termine qui che può essere tranquillamente esteso a religione, misticismo, gnosticismo e via dicendo. Nella religione islamica viene meravigliosamente presentata una divisione in due pezzi della detta guerra:

  • Grande: interiore, spirituale (quella esplicata appunto sopra).

  • Piccola: esteriore, terrena.

Così che “la Grande sta alla piccola come l’anima al corpo”. Oggigiorno è oltremodo comodo utilizzare le figure islamiche per parlare di simili concetti, anche perché ne stiamo ancora pagando le conseguenze, ma non bisogna scordare gli avvenimenti a partire dal 1095 e.v., ai più note come Crociate, e stando alle parole di San Bernardo di Chiaravalle:

Non dimenticate mai questo oracolo: sia che viviamo, sia che moriamo, noi apparteniamo al Signore. Quale gloria per voi il non uscire mai dalla mischia, se non coperti di allori. Ma quale maggiore gloria è quella guadagnare sul campo una corona immortale… O fortunata condizione, in cui si può affrontare la morte senza timore, desiderarla con impazienza e riceverla con animo fermo!” (De Laude Novae Militiae)

Tornando momentaneamente al percorso dell’avversario, è dei giorni estremamente recenti quanto accaduto con quello che è ormai il celeberrimo O9A. Della teologia e dei concetti se ne parlerà in seguito altrove, ma ci si soffermerà qui come è facile intuire su quello che è un punto di grande discussione in merito. Infatti, tra tutte le dicerie in merito a tale ordine, che facendone un parallelo pericoloso in parte non può non far sorridere una quasi sorta di ingenuo collegamento con le storielle dei templari e dei loro misteri, vi è il dover opporsi alla mondanità e al mondo esterno con atti di terrorismo. Nelle varie contraddizioni che caratterizzano tale movimento, tra cui anche la parantesi fondamentalista islamica di Anton Long, se lo si accetta come in realtà David Myatt, questo concetto del dover esplicare il proprio essere avversari con atti simili potrebbe essere uno dei pochi con qualche senso (da prendere con le pinze).

Non sorprende comunque ad avviso di chi scrive, che il movimento si debba per forza implicitamente dividere in due tipi di adesioni. Da una parte il teorico, la mente, e qui vi inseriamo gli autori anonimi e non di libri come The Sinister Tradition o dei racconti nei quali si trovano più esplicitamente riferimenti al nazismo e/o al fascismo. Dall’altra i pratici, la mano, coloro che pensano (?) e accettano di mettere in pratica le idee espresse, fare loro tali concetti, e attuare fino all’estremo quanto messo per iscritto da chi sicuramente non farà mai il passo successivo al teorizzare. Qui siamo inevitabilmente anni luce di distanza da quello che è invece stato il punto massimo dell’occultismo occidentale, dove con occultista si intendeva la mirabile via di chi unisce le vie di cui sopra, trovando l’unione di queste per diventare un vero e proprio “Dio”. Non si parla però per forza del concetto espresso dai satanisti più moderati odierni, o anche estremi come l’ordine. Capita molte volte di sentire questo concetto espresso e catalogato solo nell’area di appartenenza della via sinistra, dimenticandosi che in realtà anche la via ad essa opposta tende, seppure con un fine differente ma nemmeno troppo, al medesimo obiettivo. I tempi d’oro di cui si parla sono quelli che non hanno mai conosciuto una vera e propria fine ma che ci hanno consegnato i mirabili libri teorici e pratici al medesimo tempo chiamati Grimori (e in questa definizione generica si parte dagli egizi fino al recentissimo Ford senza per questo risultare idioti o troppo generalisti). Questi erano e sono veri e propri diari di esperienze pratiche partite da concetti teorici. Ma per quanto riguarda i casi estremi della Guerra Santa questo confine si fa baratro.

Applicando qualche esempio storico basti appunto ricordare San Bernardo da Chiaravalle e i crociati, gli Imam e i terroristi islamici come esempi massimi, ma anche Cesare Borgia e Macchiavelli (forzando un po’ la mano al rapporto intercorso tra i due) o anche Hitler e le SS.

Certo è quasi impossibile, qualora si arrivi a un certo livello di risveglio spirituale personale, riuscire a spiegare la figura ricorrente del guerriero, in cui chiunque trova poesia e immedesimazione, troppo spesso mal interpretata. Certo è vero che

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
” (Mt 10:34-36)

Ma quanto è qui espresso, così come altrove, perché mai sarebbe da interpretarsi alla lettera, considerando che quel verbo che dal Padre esce dalla bocca del Figlio non è certo altro che Follia per coloro che non sono loro? Detta altrimenti, come tutti i misteri spirituali una capacità di discernimento superiore al classico razionalismo va utilizzato e coltivato, per evitare di sfociare nelle varie ipocrisie le quali vanno effettivamente combattute utilizzando tali frasi in termini razionali, onde indicarne l’ipocrisia di fondo se utilizzati in questa maniera idiota. Si può altrimenti tentare di applicare nel vero e fedele letterario quanto scritto anche nei testi alchemici, col risultato probabilmente di una intossicazione o ottenimento solo di brodaglie senza valore.

Vi è poi da notare come il tentare dell’ordine di continuare a sviluppare la loro componente avversaria sfoci sempre e irrimediabilmente in contrasti concettuali notevoli che però sono abilmente nascosti. Il linguaggio utilizzato muove facilmente la fantasia di un possibile adepto all’appartenenza di un ordine esclusivo, mosso per e verso semi ignote entità oscure e un rimaneggiamento decisamente fantasioso del concetto di satanismo, con la sempre solita affermazione di un’origine antica e misteriosa così da motivare l’esistenza del movimento (a questo punto gli escamotage di Mathers e della Blavatsky dovrebbero sorgere spontaneamente in chi ha interesse in queste dottrine). Vengono denigrati movimenti precedenti (specialmente LaVey e Crowley) al punto da dover tirare in ballo anche scrittori invece elogiati da questi come Lovecraft (famosi i collegamenti scovati ed analizzati da K.Grant), ma nonostante questo non si fa a meno di utilizzare classici della comprensione dell’occulto come un sistema di simil-tarocchi. Si elaborano nonostante tutto nomi che prendono a piene mani dalle tradizioni precedenti, simboli più o meno riusciti, rituali e addirittura liturgie legate a matrimonio e funerale, come nel satanismo razionalista di LaVey. Si propongono sempre e sottilmente inneggiamenti alla destabilizzazione dell’ordine mondano, e si ripete continuamente l’unione dell’adepto con i principi acausali (o anche: offrirsi come vittima sacrificale) che nonostante non siano da adorarsi vengono comunque confusi in ritratti di voluta poca chiarezza. Infine, il massimo di questo miscelamento lo si ottiene con la definizione del Baphomet, che se era incerto nelle rappresentazioni comuni ottenute sotto tortura (e per questo invalidate) dei cavalieri templari, almeno in E.Levi aveva ottenuto una rappresentazione ragionata e ben equilibrata nonché sensata. Come per magia questo concetto viene storpiato in entità unicamente femminile che più assomiglia a Lilith che ad una figura androgina riecheggiante contenuti occulti e gnostici.

Questa componente assume appunto l’esaltazione del concetto di terrorismo e sensatamente avvicina i precetti dell’ordine a sostegno di movimenti estinti come il nazionalsocialismo (che sicuramente non avrebbe particolarmente gradito i precetti dell’ordine, e l’uso anche qui improprio del loro qualificarsi come ariani) o a branche ottuse ma pur sensate nel loro estremismo come i fondamentalisti islamici (che gradirebbero poco comunque un’alleanza con un aspirante Iblis). Non sorprende quindi la simpatia dell’ordine per questi movimenti, poiché anche il nazismo aveva fatta sua l’immagine e obiettivo di una guerra a suo modo santa e purificatrice ma di stampo razziale (ironicamente niente di nuovo in terra indiana andando indietro con i secoli).

Il problema di fondo di questa componente è il prevaricare della piccola nella Grande guerra, dove la piccola è sì un’avversità all’esterno, che prevede in fondo al percorso una plausibile immolazione dello stesso adepto in un sacrificio ultimo e perfetto (da notarsi quindi l’assenza di vittime sacrificali esterne come le offerte classicamente pagane di animali o umane dell’O9A), ma non una pratica azione contro elementi esterni in termini di idiote avversioni ad arma bianca o mediante armi da fuoco o esplosivi, quanto piuttosto una più logica fuga, un logico isolamento dalla mondanità (e anche questo elemento viene preso ampiamente dall’ordine spacciandolo come propria prerogativa, evidentemente dimenticandosi dei cenobiti o dei più recenti certosini). Il problema dell’interpretazione fallace di questa piccola guerra è il credere di ampliare il significato del sacrificio ultimo portando con sé quante più particelle infette del mondo devastato dalla corruzione e dalla falsità, che in un modo o nell’altro è sempre esso il vero nemico comune. Inoltre l’utilizzo dell’immagine, teista o razionalista che dir si voglia, dell’avversario inteso come il sempre abusato ha-satan (o diabolus se si gradisce di più l’ellenismo) per inglobare nel proprio messaggio un concetto di lotta al mondo è segno di confusione in merito al ruolo del re del mondo, spesso indicato sempre come avente ruolo, e non di mero oppositore al volere dell’Altissimo. Anche nell’Apocalisse dell’Evangelista dopotutto tutto quanto appare è un disegno, architettato e manovrato da un più alto volere (amore). Va bene quindi preferire un percorso all’altro, ma ritenersi contrari a livelli elevati è aver fatto più confusione che chiarezza in sé stessi.

La Grande Guerra è quindi la vera, enorme e difficile opposizione, scontro che non va verso l’esterno, ma verso l’interno, quel luogo che tanto è come ciò che lo circonda, ma che ormai ci siamo scordati come controllarlo efficacemente, per ascendere così su per una scala impervia.

Quel tratto di senso che abbiamo riconosciuto all’O9A è un po’ sparso ovunque in quelli che sarebbero gli insegnamenti che si possono trarre dagli scritti dello stesso, ma qualche nota di qualità e senso miscelata a scale senza senso e progressione mirata risultano solo in una cacofonia aritmica senza valore. Fermo restando che tutta l’aura di mistero e confusione volutamente generata intorno ad essi continuerà ad affascinare per molti anni il secolo odierno come successo col precedente, non si può fare a meno di sentire un qualsivoglia dispiacere per tutti coloro che spinti da una chiamata che solo loro sentono arriveranno a un percorso tanto inutilmente dannoso quanto dannosamente inutile.

La vera essenza dell’avversario non è quindi un’opposizione sui generis, una guerra così stupidamente umana e quindi assoggettata al movimento circolare della ruota, ma è invece la capacità di spostarsi dopo enormi nausee e difficoltà al mozzo, così da poter vedere tutto ruotare intorno al principio unico, che questo sia trovato nell’esterno o nell’interno il risultato cambierà molto poco, cambia solo la “naturale” predisposizione dell’individuo ad una o ad un’altra. Il satanismo terrorista è quindi idiota quanto il cristianesimo delle crociate o delle persecuzioni ai pagani, laddove ci si dimenticò di quanto subito e di certe parole:

Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mc 12,17; Mt 22,21; 20,25)

È un movimento che fiorisce sulle stesse escrezioni delle ipocrisie di quello che tenta di combattere, rifiutando di riconoscervisi e adottando i medesimi mezzi contro di essa, riducendosi così ad un figlio che critica il padre ma commette gli stessi errori.

L’avversario è tanto il Cristo quanto lo è l’Anticristo, avversari veri e inconcepibili nella loro pura espressione, e ne viene come conferma la continua distorsione del loro essere.

Citando infine un autore di cui si è parlato in un altro articolo precedente, non a caso Nefastos si riferisce ad un Cristo-Satana.

That “amor che move il sole e le altre stelle” is, on a deeper analysis, how much more contradictory there is, whether one remains in the religious field or digs into the most occult doctrines. It is no coincidence, in fact, that with the advent of Christianity this principle has been identified with a subtle game of dualism, easily explained by the first and last letter of the Greek alphabet, alpha and omega, because as Giovanni reports in the famous prologue:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Gv 1:1

This beginning and end, united in a single whole, distinct yet united and totalizing body, represent significant problems in the analysis of what, one will never tire of affirming, is the veiled mirage of mere dualism. These problems are effectively analyzed and elaborated in the Kabalistic doctrines, which arose around the II / III century C.E. they carry in themselves evident and noteworthy Gnostic and Greek elements, according to which in God, or even simplifying in the crown of creation, Kether, these elements are interconnected and present at the same time, only erroneously thought of as opposites and in conflict with each other. At best, if you want to accentuate the character of the clash, it is a necessary clash and resulting in a synthesis that thus move the gears of these stars, symbolizing here the eternal movements of everything and nothing. From these considerations one easily comes to have a heated disagreement with what is now considered classical doctrine of Christianity, developed mainly in the medieval period of theology, which sees the clash essentially reduced to a duel between the Lord of Heaven and the “ruler of this world ”(Jn 12:31), but not only against them. Even the adversary’s doctrine is not free from these conceptual problems, although it must be admitted that the promulgators and thinkers of this extremely recent movement (thus focusing on what is now the path recognized and given to the masses) have tried to advertise in the most captivating and serious ways possible. Searching for an adversary path to something, as well as in reality ancient and present everywhere (yes, even in the purest Christianity, but not for this simpler, therefore to be understood as separate from merely earthly influences), is fallacious in the same way in which it is defined as soon as possible, resulting only in a reversal of the same substance. It would be like, if you take the example, how to turn the mountain of Purgatory upside down and pull the cone of Hell out of the abyss. Nothing else would be obtained except the dissolution of Giudecca and the consequent freezing of the tip of the mountain.

All this, however, does not indicate that dualism does not exist, but rather that it is seen essentially, from a tendency to be more unifying and wanting complete, as a first illusion of a single great movement, in itself in balance, but hidden from inexperienced eyes or to the mind unable to expertly analyze its surroundings. After all, each movement is distinguished in two apparently separate ways: an active and a passive one, one ritual and one of prayer, one of invocation and one of evocation, etc. This leads to a decidedly demanding problem for the most advanced minds (or involute, if you want to give credit to hyperborean theories), however trained and grown following a rationalism that has brought enormous progress, but has also accustomed the mind to not go beyond the mechanics that seems inherent in the world around us. A mind of this type easily moves everything on a rational level, and thus invokes archetypes, psychology and mathematics, forgetting that each of these is a mere language (and here we always return to logos) that the human has developed to explain how much surrounds. But what the ancient mysteries were, the religions that gradually developed, if not an equally valid attempt to explain what surrounded common life. And how limited is this, as well as those myths, those first sciences, to provide a path that is satisfactory to effectively rise to something that consciousness, from the moment when it was fatally generated, feels that it must strive.

But what is the problem mentioned above?

The Holy War.

But pay attention to one thing, in this case we are not talking exclusively about the Islamic world, with its now well-known jihad. The Holy War is present everywhere, sometimes masked, but it is always present in every self-respecting religious philosophical system. As well, one of the greatest exponents of modern Italian thought points out:

“The Great Holy War is often depicted as fighting against one or more monsters: Siegfried who kills the dragon, Hercules who faces the twelve labors, and so on.” (Fusco)

Rightly in the chapter “The Holy War” of his work “Le vie dell’occulto”, Fusco emphasizes how the clash with the outside is always a fundamental part of the occult path, a term that in this case can be easily extended to religion , mysticism, Gnosticism and so on. In the Islamic religion, a two-part division of this war is beautifully presented:

Great: inner, spiritual (the one explained above). • Small: exterior, earthly.

So that “the Great is as small as soul to body”. Today it is extremely convenient to use Islamic figures to talk about similar concepts, also because we are still paying the consequences, but we must not forget the events starting from 1095 CE, to those better known as the Crusades, and follow the words of San Bernardo from Chiaravalle: “Never forget this oracle: whether we live or die, we belong to the Lord. What glory for you to never leave the fray, if not covered with laurels. But what greater glory is that of gaining an immortal crown on the field … Or fortunate condition, in which one can face death without fear, desire it impatiently and receive it with a firm heart! (De Laude Novae Militiae)

Returning momentarily to the opponent’s path, it is of extremely recent days and of what has happened with what is now the famous O9A. We will talk about theology and concepts later elsewhere, but here we will dwell on how easy it is to understand what is a point of great discussion in this regard. In fact, among all the rumors about this order, making it a dangerous parallel in part cannot help smiling a sort of naive connection with the stories of the Templars and their mysteries, there is the need to oppose worldliness and the outside world with acts of terrorism. In the various contradictions that characterize this movement, including Anton Long’s Islamic fundamentalist parenthesis, if you accept it as David Myatt actually did, this concept of having to explain one’s being adversaries with similar acts could be one of the few acts that makes some sense (to be taken with caution).

In the opinion of the writer, however, it is not surprising that the movement must necessarily be implicitly divided into two types of accessions. On the one hand the theorist, the mind, and here we insert the anonymous and non-anonymous authors of books such as The Sinister Tradition or of the stories in which references to Nazism and / or Fascism are found more explicitly. On the other hand, the practitioners, the hand, those who think (?) And agree to put the ideas expressed into practice, make them such concepts, and implement to the extreme what has been written down by those who will surely never take the next step. to theorizing. In this case we are inevitably light years away from what was instead the maximum point of western occultism, where by occultist we meant the admirable way of those who unite the above ways, finding the union of these two ways to become a real “God”.

However, there is no mention of the most extreme concept expressed by today’s more moderate Satanists such as order. Many times you hear this concept expressed and cataloged only in the area where the left street belongs, forgetting that in reality the opposite street also tends, albeit with a different but not so different purpose, to the same goal. The golden times of which we speak are those that have never known a real end but that have given us the admirable theoretical and practical books at the same time called Grimori (and in this generic definition we start from the Egyptians until the very recent Ford without being idiotic or too generalistic). These were and are real diaries of practical experiences based on theoretical concepts. But as far as the extreme cases of the Holy War are concerned, this border becomes an abyss. Applying some historical examples, just remember San Bernardo da Chiaravalle and the crusaders, the Imams and the Islamic terrorists, but also Cesare Borgia and Macchiavelli (forcing the hand a bit on the relationship between the two) or even Hitler and the SS .

Of course it is almost impossible, if one reaches a certain level of personal spiritual awakening, to be able to explain the recurring figure of the warrior, in which anyone finds poetry and identification, too often misinterpreted. Of course it is true that:

Do not believe that I have come to bring peace on earth; I did not come to bring peace, but a sword. In fact, I have come to separate the son from the father, the daughter from the mother, the daughter-in-law from the mother-in-law: and the enemies of man will be those of his home. (Mt 10:34-36)

But what is expressed here, as well as elsewhere, why should it be interpreted literally, considering that the verb that comes from the Father from the mouth of the Son is certainly nothing but Madness for those who are not them? In other words, as for all spiritual mysteries, a capacity for discernment superior to classic rationalism must be used and cultivated, to avoid flowing into the various hypocrisies which must actually be fought using these sentences in rational terms, in order to indicate hypocrisy background if used in this idiotic way. Otherwise, one could try to apply what is written in the alchemical texts in the true and faithful literary sense, with the result probably of intoxication or the obtaining of broths of no value.

It should also be noted that the attempt by the order to continue to develop their opposing component always and irreparably leads to considerable cleverly hidden conceptual contrasts. The language used easily moves the imagination of a possible adept to belonging to an exclusive order, moved for and towards semi-unknown dark entities and a decidedly imaginative reworking of the concept of Satanism, with the always usual affirmation of an ancient and mysterious origin so as to motivate the existence of the movement (at this point the tricks of Mathers and Blavatsky should arise spontaneously in those who have an interest in these doctrines). Previous movements (especially LaVey and Crowley) are disparaged to the point that writers praised by them such as Lovecraft (famous connections discovered and analyzed by K.Grant) have to be brought into play, but in spite of this you cannot help but use the classics of understanding the occult as a tarot-like system. In spite of everything, names are elaborated that draw fully from previous traditions, more or less successful symbols, rituals and even liturgies related to weddings and funerals, as in LaVey’s rationalist Satanism. We always and subtly propose praise for the destabilization of the mundane order, and the union of the adept with the acausal principles (or even: offer oneself as a sacrificial victim) that is repeated despite being not to be adored are still confused in portraits of little intentional clarity. Finally, the maximum of this mixing is obtained with the definition of the Baphomet, which if it was uncertain in the common representations obtained under torture (and for this reason invalidated) of the Knights Templar, at least in E.Levi he had obtained a reasoned and well balanced representation as well sensible. As if by magic, this concept is distorted in uniquely female entities that resemble Lilith who resembles an androgynous figure echoing occult and Gnostic contents.

This component takes on the exaltation of the concept of terrorism and sensibly brings together the precepts of the order in support of extinct movements such as National Socialism (which certainly would not have particularly liked the precepts of the order, and here also the improper use of their qualification as Aryans) or obtuse branches but still sensible in their extremism like the Islamic fundamentalists (who, however, would not much like an alliance with an aspiring Iblis). The sympathy of the order for these movements is therefore not surprising, since even Nazism had given the image and the objective of a war in its own way holy and purifying but racially inspired (ironically nothing new on Indian soil going back over the centuries ). The basic problem of this component is the prevarication of the Little in the Great War, where the Little is indeed an adversity to the outside, which provides at the end of the path a plausible immolation of the same adept in a last and perfect sacrifice (to be noted therefore the absence of external sacrificial victims such as the classically pagan offerings of animals or humans of the O9A), but not a practical action against external elements in terms of idiotic aversions with a white weapon or by firearms or explosives, but rather a more logical escape, a logical isolation from worldliness (and this element is also taken largely from order by passing it off as its prerogative, evidently forgetting the cenobites or the more recent Carthusians). The problem of the fallacious interpretation of this Little War is the belief in expanding the meaning of the ultimate sacrifice by bringing with it as many infected particles of the world devastated by corruption and falsehood, that in one way or another the world is always true. common enemy. Furthermore, the use of the theistic or rationalist image that you can say, of the opponent understood as the always abused ha-satan (or diabolus if you like Hellenism more) to incorporate in your message a concept of struggle to the world is a sign of confusion regarding the role of the king of the world, often always indicated as having a role, and not as a mere opponent of the will of the Most High. Even in the Apocalypse of the Evangelist, after all, all that appears is a drawing, designed and operated by a higher will (love). It is therefore okay to prefer one path to another, but considering yourself opposed to high levels means having induced more confusion than clarity in yourself.

The Great War is therefore the real, enormous and difficult opposition, a clash that does not go outwards, but inwards, that place that is very similar to what surrounds it, but that we have now forgotten how to control it effectively, to ascend on an impervious ladder.

That trait of meaning that we recognized at the O9A is scattered everywhere in what would be the lessons that can be drawn from the writings of the same, but some notes of quality and meaning mixed in scales without meaning and targeted progression result only in an arrhythmic cacophony without value. It being understood that all the aura of mystery and confusion deliberately generated around them will continue to fascinate the current century for many years as having been successful compared to the previous one, and one cannot avoid feeling a sense of displeasure for all those who are driven by a call that only they hear will come to an unnecessarily harmful and damagingly useless path.

The true essence of the opponent is therefore not an opposition sui generis, a war so stupidly human and therefore subjected to the circular movement of the wheel, but instead the ability to move after huge nausea and difficulty in the hub, so that you can see everything rotate around the single principle, that independent of whether this is found externally or internally, the result will change very little, only the “natural” predisposition of the individual towards one or another way will change. Terrorist Satanism is therefore just as idiotic as the Christianity of the crusades or the persecutions of pagans, where we have forgotten what we have suffered and certain words:

Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mc 12,17; Mt 22,21; 20,25)

It is a movement that flourishes on the same excretions of the hypocrisy of what it tries to fight, refusing to recognize itself and adopting the same means against it, thus reducing itself to a son who criticizes the father but makes the same mistakes. The adversary is both Christ and the Antichrist, true and inconceivable adversaries in their pure expression, and the continuous distortion of their being is confirmed by this. Finally, citing an author mentioned in another previous article, it is no coincidence that Nefastos refers to a Christ-Satan.

La Caosofia del Templum Falcis Cruentis

a cura di Paul Nunez
trad.Sara Ballini

La Caosofía del Templum Falcis Cruentis è la maggiore responsabile del crescente interesse modeno nel personaggio conosciuto come San La Muerte, di origine guaraní e sincretico a partire dai culti indigeni e dal cattolicesimo. Dalla pubblicazione del Liber Falxifer I a cura di Ixaxaar, la comunità occulta della Via Sinistra e la magia cerimoniale moderna hanno cominciato a vedere con occhi diversi la forza della morte rappresentata da Caín/Qayín e la sua particolare interpretazione.

Maggiore era la repressione cristiana verso le credenze autoctone e pagane e maggiore, in risposta, la forza che queste acquisivano generando timore in una società oppressa. Questo è il caso di San La Muerte e di molte altre divinità folckloriche. La sua negazione è stata la fonte di molto del suo potere, oltre che del suo fascino. E’ quello che accade con il voodoo, la santería, la quimbanda, i culti andini di trasmissione ereditaria o popolare e lo sciamanesimo della selva, tra gli altri. Qualcuno ha preso una via più maliziosa, mente altri cercano solo cura e protezione, e sono quelli che risvegliano pià interesse in chi comincia la sua ricerca nell’esteso sincretismo con le figure demoniache del pantheon giudaico-cristiano. Questa rivalutazione delle nostre radici è una lodevole alternativa invece della semplice accettazione di quello che viene importato in modo passivo e lo è ancora di più se consideriamo la difficoltà del lavoro, dato che le fonti non sono complete ma mutilate e cambianti nel tempo; anche se la stessa cosa potrebbe essere detta di qualsiasi mitologia. Nonostante, questo fascino per il semplice fatto di che si tratti di qualcosa di “oscuro” continua soltanto a legarci alla superficialità e alla ripetizione, e nel peggiore dei casi, ci porta a perderci. Insultare la fede delle persone non è nel nostro modo di intendere le cose, né mettere in discussione la loro affettività ma è importante ricordare che il cammino del mago è diverso da quello del religioso e che quindi accettare la poca attenzione dell’attitudine “profanatrice” degli occidentali porta ad un positivo gnosticismo. Mentre c’è chi si equilibra tra la scienza e la sperimentazione metafisica, il religioso scommette soltanto per quest’ultima senza protestare inginocchiandosi e pregando o accendendo candele mentre aspetta che succeda qualche cosa.
Questo non ci rende diversi dai sacerdoti più vicini, ne da chi sacrifica animali per curare le malattie delle persone. Il ruolo del mago è quello del saggio del villaggio ed è giusto che torni ad essere tale. Mettere in discussione la fede è proibito da Dio nella Bibbia e si punisce chi provi la magia rompendo l’ordine divino che solo Lui, può alterare. In questo, il mago, è considerato un proscritto e un nemico, anche tra i chi dovrebbe stare dalla sua parte…

La questione dei patti e dei “lavori” fatti da truffatori è anch’essa all’ordine del giorno e fioriscono specialmente in quest’ambito della magia folclorica. Con un’attitudine consapevole, una truffa potrebbe essere addirittura un beneficio per la persona costretta a confrontarsi con la realtà. Questo è un argomento che meriterebbe un articolo a parte.

Essere se stessi è la meta massima della Magia, con la M maiuscola, la realizzazione completa dell’Io nel suo potenziale, e per questo, consiste nell’imparare a riconoscere i propri limiti e le proprie trappole sia nel percorso che nella nostra mente.
Il cammino parte da dentro verso l’esterno, e ciò vuol dire che il lavoro si realizza tramite una fiamma interna dello spirito e non, per esempio, nell’unione o nel seguire un gruppo, un’ordine, una persona, etc; questo elementi possono essere un grande aiuto però se non facciamo il nostro proprio lavoro di trasformazione contribuiremo solo a quello altrui diventando una caricatura di noi stessi; dobbiamo osservare prima di tutto noi stessi per sapere che passi fare.
Galleggiamo senza controllo su un mare agitato senza una direzione fissa, attratti da quello che detta la marea nel momento ma la Magia ti insegna a nuotare e dirigere per conto tuo il tuo destino.
Sacrifica le tue divinità, fai ardere il mondo e distruggiti ogni volta sia possibile per ricostruire il tuo vero Io”

Corrente 218, Filosofia Anticosmica: confronto tra opinioni

“L’attuale corrente 218 comprende una miriade di espressioni e diverse linee di pratica dalla meditazione e gnosi alla stregoneria e alla necromanzia, ma tutti sono strumenti per incanalare la stessa essenza dentro e fuori i nostri spiriti al fine di rafforzare la nostra lotta per la Santa Causa, questo cioè, incanalare il Caos per combattere l’impulso limitante del Cosmo.
La pratica può essere basata sul Gullveigarbok di Vexior 218 con la sua moderna comprensione della mitologia scandinava o può provenire da Libri Falxifer con fondamenti pratici principalmente dall’antica ATR (African Traditional Religion) che anche se l’Essenza sarà la stessa, ecco perché diversa da altri sistemi di “masturbazione mentale” che sono creati da gruppi pseudo-intellettuali e pseudo-satanici che cercano di dare alle persone un maggiore conforto nella loro inattività carceraria. La Filosofia Anticosmica che istituisce l’intera Corrente 218 richiede essenzialmente l’esperienza e la pratica della liberazione.
È vero che la filosofia anti-cosmica è violenta ed estremista, ma non perché vuole la “distruzione letterale dell’umanità” ma perché cerca la liberazione attraverso l’ascensione, cioè è violenta perché vuole la liberazione attraverso la distruzione dei punti di limitazione dell’esistenza. banale scatenare la coscienza della materia, e questo è percepito come una minaccia e sorprendente dalla stragrande maggioranza, mentre in realtà è un ideale sviluppato con l’obiettivo di proteggere l’umanità dalla servitù.
La violenza rappresenta  l’umanità è in ginocchio, le sue terribili condizioni morali, la povertà spirituale e la vicinanza psicologica alla realtà che la imprigiona. Questo stato ha limitato il potenziale umano nel suo progresso. E poiché l’essere umano è così decadente le forze caotiche sono di tale importanza nel diffondere tra noi illegalità e l’antinomia.
Comprendiamo che anche l’equilibrio delle cose porta, di per sé, alla dissoluzione. Quando la forma si dissolve, la luce e l’oscurità al suo interno diventano assolutamente una cosa sola. Tuttavia, ridurre tutto a quell’Uno non è l’intenzione ultima, perché anche l’unità deve essere oltraggiata, consumata dalla Luce Nera e portata alla Pienezza del Vuoto. In un certo senso, questo ha senso nell’Antinomia e nell’illegalità quando comprendiamo che la Sorgente di tutto è l’Acosmico (che non è né Cosmico né Anti-Cosmico).
I Fireborn portano la Volontà di El-Acher (il Dio Anti-Cosmico) e difendono questa Santa Causa combattendo le correnti che collegano la coscienza alla materia. Queste correnti sono nemiche dell’umanità e, quindi, nemiche della Corrente 218, perché la realtà che creano è di servitù. Nel combattere questa realtà carceraria, la filosofia anticosmica utilizza un’arma molto potente, vale a dire il nichilismo, con alcuni incrementi che è necessario evidenziare.,,,”

Via Sangris

“Uno dei veri nemici che potremmo identificare tra noi è l’ignoranza, camuffata e presentata in molti modi, e così come diverse proposte accessibili si aprono il passo in questi giorni chiedendo la loro quota di attenzione – molte volte immeritata – non può mancare l’attrazione verso il lato oscuro. Il sensuale Satanismo presentato da LaVey o le vertenti più metafisiche del Tempio di Set, rimangono al margine per la maggior parte delle persone che preferiscono qualcosa che alimenti la loro superstizione ed i pregiudizi originati dalla cultura mediocre nella quale sono cresciuti, o qualcosa che sia più semplice e diretto, oltre che “malvagio”, sinistro e che dia senso di appartenenza ad un gruppo; tutto un brodo di coltura per nuove forme di esprimere quello che non si possiede e non si conosce. Il rock e il Diavolo sono stati sempre alleati da quando nacque il primo, e sulla loro relazione molto si è detto, anche se spesso erroneamente. Con la nascita del heavy metal la situazione è esplosa e l’associazione è diventata indivisibile fino a quando il satanismo e questo genere musicale sono diventati quasi sinonimi. Non è difficile identificare un musicista con il mondo spirituale, considerando che nell’antichità si trattava di un’associazione reale; nonostante, e con i piedi ben piantati per terra è salutare riconoscere che si tratta di persone con la loro visione, con i loro errori e con il proprio cammino e non di autorità e che, nonostante la popolarità, no dovrebbero essere riconosciuti in nessun altro campo che non sia il loro.
Eppure, abbiamo vere e proprie leggende personaggi influenti che hanno lasciato un impatto nel mondo, e nell’ambito dell’occulto. E’ un dato che non possiamo questionare. Un caso paradigmatico è quello della band svedese Dissection e a quella nuova piccola ondata di occultismo oscuro che portò con se produzioni e associati (molte sono le attribuzioni con i generi più estremi e oscuri del metal che dicono esserne coinvolte ma come è facile presupporre sono molto poche le bands che vivono quello che predicano a un livello più profondo che quello dell’estetica e dell’arte e queste caratteristiche possono essere riconosciute solo da un occhio allenato.

Jon Nödtveidt, leader di una banda, fu un musicista di talento che sentiva una forte attrazione verso l’occulto al punto da arrivare a far parte di un piccolo circolo esoterico, nella sua prima tappa, a metà degli anni 90’, battezzato inizialmente come Ordine Misantropico Luciferiano. Questo ridotto gruppo di maghi neri – non più di qualche persona, secondo quello che raccontano nelle loro intervista – potrebbe disputarsi il titolo di gruppo più estremista, insieme ad altre scarse proposte, per quello che predicava che, detto sia, è stato limitato dal linguaggio sia in inglese che in spagnolo o italiano. Molti si attribuiscono attualmente l’appartenenza a questo gruppo, o una conoscenza sicura delle sue dottrine, ma la verità è che ben poco è uscito da questo gruppo per arrivare fino al pubblico, in modo deliberato o meno, e va ricercato ormai una decina di anni fa. Da allora, gran parte è stata modificata e attualizzata (come è il caso dei lavori con le qlipphot o anche il Liber Azerate, libro canonico dottrinale, che prendeva come riferimento la magia cerimoniale nella linea di Thelema con il Liber 231 per passare a rinnegare tutto il sistema nel recente libro del cercuo, il Libro del Sitra Achra). La filosofia dell’Ordine Misantropica Luciferina – battezzata ad inzio del millennio come Tempio della Luce Nera – è sommariamente catalogata come “Satanismo Anticosmico”, e, in una reminiscenza di alcune sette dello gnosticismo primitivo, cerca il ritorno alla fonte di tutto e oltre, e niente altro che la dissoluzione assoluta, considerando questo mondo come una prigione e un gioco del Demiurgo. È in questo senso che potrebbe catalogarsi come terminologia il Tempio della luce Nera come facente parte del Sentiero di Mano Destra. È facile sbagliarsi: anche se lo scopo è simile per certi aspetti a quello della meta delle grandi religioni, i suoi metodi oscuri non lo sono, e questo complica ancora di più il rompicapo che ci impedisce la completa comprensione.

Il problema con il Satanismo Anticosmico, come etichetta, è che si tratta di un termine che non ha attecchito molto ma che in molti hanno adottato come una moda. Non che le ridotte persone che fanno parte di questa organizzazione non sappiano di cosa parlano se non che, ancora una volta, non si è andati ad approfondire sufficientemente una definizione chiara; tra l’altro un sistema chiuso non ha motivo di cercare consensi nell’ambito della comunità…Tra i veri associati, si conosce soltanto Vexior, un mago nero vicino al cerchio, che diffonde questa filosofia a modo proprio con libri quali Panparadox, Gullveigarbok y Þursakyngi.
Watain, una band di black metal che afferma la sua vicinanza/amicizia con il Tempio diffonde con i propri testi parte della filosofia, con risultati questionabili. Qualsiasi altra affermazione di appartenenza dovrebbe essere presa con le pinze. Siamo di fronte ad una tematica della quale molti parlano ma che molto pochi comprendono, e non mancano coloro che cercano etichette da una parte, e opportunisti dall’altro.

Parte della filosofia del Tempio della Luce Nera fu diffusa dalla loro pagina web in inglese, oltre all’originale svedese e norvegese, ma in seguito tutto sparì. Versioni anteriori della pagina, previo il cambiamento del nome, permisero di scaricare in svedese e in norvegese il misterioso Liber Azerate. Parti del testo antico furono rielaborate per essere presentate nel Libro del Sitra Achra, e altro di questo Satanismo Anticosmico o Caosofia fu presentato in forma diversa mediante la figura di Caino/Qayin e forze tanathiche sotto il nome di Corrente 182 (e il gruppo del Templum Falcis Cruentis, un altro modo di interpretare la Caosofia) e con la serie di libri Liber Falxifer I,II e III. Un’altra fonte da considerare sono le interviste sparse su Internet, anche se devono essere contestualizzate al momento in cui furono scritte e considerando che come ogni movimento attivo è cangiante e si perfeziona.

Gaetano Donizetti ossia colui che rese la citta’ di Bergamo, Immortale.

Cosa ascoltava Thomas Karlsson, poco più che ventenne, mentre creava le basi su cui sarebbe nato Dragon Rouge? Tra gli altri, Gaetano Donizetti! Per la nostra rubrica di musica classica, ecco un excursus di Umberto Mori.
Umberto Mori e’ nato a Roma.
Nel 2006 si e’ laureato di II livello in DISCIPLINE MUSICALI con il
massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di musica “G.Braga”
di Teramo, Istituto Superiore di Studi Musicali.
Vivacchia piuttosto bene nella citta’ che gli ha dato i natali,
interessandosi oltreche’ di Musica, di Bellezza, di Eleganza, di Poesia,
di Lettaratura e di Araldica.

In principio, furono le “Lezioni caritatevoli di musica” nel 1806 a
dare il via a tutto.
Ad esse fu ammesso Gaetano, che all’epoca aveva 9 anni, essendo nato il
29 di novembre del 1797 e furono fondate proprio in quell’anno da
Giovanni Simone Mayr(1763-1825), compositore tedesco naturalizzato
italiano.
Lo scopo di queste “Lezioni”, era fornire un’istruzione generale a chi
si iscriveva che non navigava certo nell’oro ed in particolar modo
elargire anche un’istruzione mirata alla Musica, quindi:
canto, strumento e quant’altro.
Donizetti, era di famiglia molto povera, quindi la sua presenza presso
queste “Lezioni”, fu del tutto pertinente.
Va detto che analogamente a questa iniziativa bergamasca, gia’ in
passato citta’ come Napoli nel 1537, Venezia sempre in quel periodo e
Palermo nel 1617, crearono Istituzioni simili, giustappunto per
l’infanzia abbandonata e che solo molto piu’ tardi divennero
conservatori di musica.

Gaetano Donizetti ebbe un fratello, Giuseppe Donizetti(1788-1856)
compositore anche lui che ebbe pero’ fortuna in terra musulmana ossia in
Turchia ove divenne Pascia’ Donizetti, tali erano i suoi meriti in
ambito artistico-musicale.
Gaetano, studio’ con Mayr clavicembalo e composizione per ben 9 anni
fino al 1815, poi per completare la sua formazione fu mandato in quel di
Bologna a perfezionarsi con l’eruditissimo Padre Stanislao
Mattei(1750-1825), rendendo cosi’ la sua sapienza musicale, organica,
compatta, seria e altamente professionale.
Nella musica che comporra’ durante i suoi 51 anni di vita, morira’ l’8
di aprile del 1848, Donizetti fu molto debitore nei confronti o di
compositori quali Franz Joseph Haydn(1732-1809), Wolfgang Amadeus
Mozart(1756-1791), Gioacchino Rossini(1792-1868) e anche del suo
insegnante, Mayr.
Donizetti compose ben 70 opere liriche, rappresentate nei piu’
importanti  teatri d’opera italiani dell’epoca e anche stranieri.
Inoltre, scrisse molta musica vocale di impronta sacra, una Messa da
requiem per la morte di Vincenzo Bellini(1801-1835), un Miserere, 18
quartetti per strumenti ad arco, numerosi concerti, un concertino per
clarinetto e musica varia per violino e pianoforte.
Tra le sue opere liriche piu’ famose ricordiamo: Le convenienze e le
inconvenienze teatrali(1827), Anna Bolena(1830), L’ elisir
d’amore(1832), Lucrezia Borgia(1833), Maria Stuarda(1834), Lucia di
Lammermoor(1835), Roberto Devereux(1837), Linda di Chamounix(1842), Don
Pasquale(1843) e molte altre.

Vorrei ora soffermarmi un po’ nell’analisi dell’opera:L’elisir d’amore,
melodramma giocoso in due atti, su libretto di Felice
Romani(1788-1865),da “Le philtre” del francese Eugene Scribe(1791-1861).
Romani, fu uno dei librettisti piu’ richiesti da tutti i compositori a
lui coevi, inoltre fu anche scrittore, l’opera venne rappresentata in
quel di Milano il 12 di maggio del 1832, ma non nel celeberrimo Teatro
alla Scala bensi’ nel meno famoso ma non per questo meno importante
Teatro della Cannobiana.
L’ opera ebbe subito un buon successo presso tutto il pubblico presente
alla prima rappresentazione non fosse altro per la netta distinzione dei
caratteri dei quattro personaggi principali ossia Adina, Nemorino,
Belcore e Dulcamara.
I quattro cantanti elargiscono in chi ascolta, una vocalita’ vigorosa,
originale, potente ed ispirata, ad esempio “Una furtiva lagrima” cantata
stupendamente da Nemorino nel II atto.
Vari altri numeri vocali di grande impegno espressivo, sono sparsi in
quest’opera splendida, dettata a Donizetti dal suo genio piu’ ispirato,
come un’accurata distribuzione del materiale melodico, formula forse un
po’ desueta per l’opera comica dell’epoca ma assolutamente innovativa ed
originale dal punto di vista dell’afflato.
L’ armonia quindi e di seguito la perfezione stilistica caratterizzano
quest’opera lirica conosciuta e famosa in tutto il pianeta, Luciano
Pavarotti(1935-2007) ne e’ stato il divulgatore assoluto, facendo si che
di riflesso anche Bergamo assurgesse a citta’ di splendori e fascino
immortale.
A Bergamo e’ presente un’ Universita’ degli Studi di livello pregevole
e un Conservatorio di musica intitolato a Gaetano Donizetti, Istituto
Superiore di Studi Musicali, ossia Istituzione di rango universitario.
Non c’e’ che dire, ne han fatta di strada in oltre
200 anni, quelle “Lezioni caritatevoli”.

Umberto Mori

The esoteric Spring of Sandro Botticelli by Valeria Monti (English)

Prior to what will be an unorthodox illustration of one of the most famous tempera paintings of the second half of the fifteenth century, a contextual preface of the work is presented that will help readers fully understand its virtues hidden by the light of a gallery’s reflectors. which hide a somewhat different analysis from the canonical one.
The hands of this diligent Florentine painter will once again move the brushes on canvas almost at the end of the 1400s, precisely at the same time as the epilogue of the “Pazzi conspiracy” in 1478. The Florentine climate of the few can therefore finally be defined as more peaceful, and Among the most famous Medici, Lorenzo “il Popolano”, cousin of the namesake known as “the Magnificent”, will commission the already well-known artist to paint one of the paintings which in the history of art imposed itself as a vivid torch of the early Italian Renaissance. Sandro Botticelli, who left the workshop of the master Filippo Lippi for just under ten years, took the reins of his skills by putting each one finely to the test.

In possession of the right colors and herbaceous plants, in about four years, he satisfied the client’s request by creating a work in which nine figures and one hundred and ninety different botanical species are arranged and well recognizable. An idyllic manifesto: a Spring in full bloom. But let’s move on to the scene. Traditionally, the work tends to be read from the right to the left, and the story begins with Zephyrus, the wind and the spring breeze, which chases and fertilizes Clori, the young nymph. The act of fertilization allows the latter to take on new features and features: the third character is therefore the result of the union of the first two, Flora, Roman deity of the flowering of the future harvest, represented while spreading and “returning” the flowers on the ground of the earth (in this case, of the Garden of the Hesperides where the story is set). In the central part of the painting emerges the central figure of Venus dressed in a red cloth and chaste clothes, Goddess of Love and Beauty , and that of the blindfolded Cupid above, who fires a dart of love; both set back from the plan. The Left section initially describes the Three Graces cheerfully dancing near Venus, conforming to the painting since in ancient times already linked to the cult of Nature and the Joy of living. Last but not least, stands out Mercury, messenger of the Gods and son of Jupiter intent on chasing the clouds with his Caduceus. We recognize the latter by the winged clothes and boots he wears. The painting is structurally designed with a balance that is not only geometric, but also symbolic, as it opens and ends with two male figures, giving a central prevalence to the different female figures and therefore allowing the concept of “fertility” to leak.

Botticelli also winks at the viewer giving the scene a chromatic and well-constructed depth with the use of a central perspective. Once the lights of the gallery have been turned off and the public hungry for immediate answers has been turned away, those who are more interested and not afraid of shadows will have the opportunity to feel the painting permeate much deeper concepts simply by observing it.

Let’s start by placing the work in front of the mirror: it allows you to read it in the opposite way as canonical analysis wants. The scene opens with Mercury, also God of change, and the latter is represented by the clouds that he can chase away thus deciding to start and end this change.

Thus, the imperturbability and meditation of the dancing Three Graces, perfectly arranged in a circle, take note.

The concept expressed here is the full embrace of concentration during the annulment of oneself in the earthly sphere to tend to God, in this case closer to the figure of Venus placed in the center.

So we come to describe the silent protagonist of the scene mentioned above: Venus.
By dividing the work in two, he transcends as a figure from the entire painting as if to explain it using his gestures. The right hand of the Goddess, (to our Left), has the palm of her hand open to perfection, facing perfectly upwards, alienating ideal meditation and love (in this regard, see the various artistic representations of the act of recalling attention by placing the same hand up). Behind Venus, instead of his Left (and our Right), we can observe the completeness of the moral balance desired by the painter in the recurring elements of the continuous repetition of human and earthly nature like errors perpetuated that distance the individual from transcendence. Wanting to find some artistic peculiarities in common, we can undoubtedly compare the work with “The School of Athens” by Raffaello Sanzio (1509-1511). It is not surprising that the importance of hand gestures, because like every other element, it is again extremely fundamental to understand that in this case, Plato, with the same hand as Botticellian spring Venus, indicates the world of ideas, while in the left position, the responsibility of the earthly world is left to Aristotle. Tradition has it that hands have tied rationality to the Right and more commonly the writing, therefore, the realization of reality itself; and the hand of the Devil has been destined for the Left since the beginning, so this has contributed to the popular concept of frightening, irrational and therefore instinctive. Historically and in folklore, moreover, the figure of the Woman is positioned on the Left of Man since she is untrustworthy compared to Man before society. We note the young Cupid circling over the Venus among the branches of the orange grove of the Hesperides garden. He is represented with the traditional blindfold on his eyes as if he wants to quote blind love, above the concepts of the duel between good and evil. It is a love that moves everything, and ferments in the air between meditation and existence, hovering over mankind, tending to the divine. It is unconscious in that in meditation and in existence itself, it represents spirituality in worship and dedication, regardless of what the concept is to believe in (for this not excluding any philosophy). Its bow is turned towards the Three Graces, symbolically intended as Meditation, since “blind”, man tends to detach himself deliberately and not to tend to a superior gnosis. We understand that in this pictorial Eden, man, conceptually participates in it although not constituting a fundamental figure: we thus arrive at the overwhelming final scene of the fertilization of Chloris. Zephyrus is not only seen as the gentle breeze of the warm season, but also as the west wind, overpowering and rainy which in this case, as described by the Florentine painter, rapes the young woman coming from the Elysian fields representing the chaos of the world in which he is prevarication of impulses that chase the still innocent humanity (the Nymph) in a timeless garden idyll. Flora, as an accomplished act, also becomes an integral part of this microcosm thus feeding a repetitive cycle, as a representation of life itself. Flora has these torn flowers in her lap, recognizable by type, which she scatters on the ground to return them to the “mother” earth, signing a repetitive circle in which time falls, since in the garden of the Hesperides, time does not exist attesting that here neither dies nor is born making the situation a stasis: life rotting nourishes itself. Furthermore, Zephyrus is a fundamental element for the representation of spring because at the beginning, according to the historical data we have received, it is the personification of a violent wind (towards, in this case of Chloris) and loaded with rains, which feed the vegetation; it then becomes mild as a breeze, and the messenger himself of the beautiful season. Finally, the enthusiasm of coupling and the quiet that appeases the act become the representation of the creative impulse within chaos and abuse of power.
Sandro Botticelli has not only created the rebirth of Nature, but has alienated the characteristic elements of painting by raising them to the divine, tending to something out of the human. Having reached the epilogue of this analysis in the mirror, it can be concluded that the way of reading the works goes beyond the optical spectrum of what appears well framed in world famous galleries such as the Uffizi. Over the centuries, each artist has always conceived the works in an extremely profound and personal way, therefore we can only be us today, with a fair amount of curiosity to investigate what the most hidden and hidden meanings are, which with colors and brushes are been put in plain sight. The sense of sight is not just a matter of immediacy.

  May 31, 2020

Monti Valeria

Nefastos e il Catechismo di Lucifero, a cura di F.O

Il sentiero di mano sinistra, o come meglio si preferisce denotarlo, ha un grosso problema di fondo, e questo è l’enorme frammentazione a cui è andato incontro nel tempo. Tralasciando il problema ideologico che oggigiorno discosta enormemente questa definizione da quella originale tantrica, basandosi su un percorso formalmente individualistico del singolo che lo pratica, era sicuramente inevitabile che si formassero svariate micro-culture sotto questa medesima definizione col risultato omologo alle grandi religioni organizzate nelle loro infinite ed estenuanti scissioni. Ne consegue che viene a mancare, seppur all’apparenza si tratti di un sistema di idee coerenti tra di loro tra i vari movimenti, una vera e propria linea di pensiero unica e veramente analoga. Molti potranno lamentarsi di questo appunto facendosi forza dei concetti di individualismo, ricerca interiore e aversione all’esterno identificato come il mondo che segue generalmente la via di mano destra. Il problema però è estremamente sottile, e non si può quindi prescindere dall’assunto iniziale in cui si evitavano le incongruenze tra l’origine terminologica e la sua successiva interpretazione. Onde evitare comunque approfondimenti in tale senso, basterà riconoscere che la scissione tra le due “vie” è cosa estremamente fittizia e in qualche modo fuorviante, e perché no, pericolosa alle volte. Motivo? Una via non esclude l’altra e in un effettivo percorso spirituale entrambe coesistono e devono coesistere. Dei mille esempi riportabili basti al momento citare il testo più famoso della cosiddetta Alta Magia, La Chiave di Salomone, la quale, pur essendo d’ispirazione magico-ebraica presenta a tutti gli effetti la sequenzialità insita in quello che potrebbe essere definito solo come via di mano destra, prima il silenzio, invocazione e a seguire evocazione. E qui le due vie vanno a braccetto una con l’altra, anche se in questo si è comunque evitato il significato originale limitandosi al più moderno senso di questi termini.

In tutto questo si delinea un problema spesso fastidioso per chi studia a fondo certe dottrine, e che di conseguenza spazia enormemente tra i campi. Tale problema è in genere l’esasperato dualismo che si viene così a fomentare, dedicandosi formalmente solo ad un percorso o a un altro. Chiaramente, trattandosi di vie personali sopra a tutto, un percorso vale chiaramente l’altro, e le parole di Crowley in merito sono sempre valide e legge in tal senso. Il dualismo però ha un’esasperante capacità d’infastidire, perché ignora la natura mai effettivamente dualista di una religione. Anche qui è bene limitarsi, ma nello studio approfondito nessuna religione presenterà mai un vero e proprio dualismo. Questo è un nostro peccare mentale, una nostra predisposizione a ragionare in tali termini, luce e ombra, caldo e freddo, cristianesimo e satanismo, e così via.

In mezzo a questo caotico vorticare di definizioni, ideologie e percorsi la figura di Johannes Nefastos è a tutti gli effetti un unicum vero e proprio. Tra le tante pubblicazioni del finlandese, sempre e comunque interconnesse a seguito di riedizioni e revisioni, in tale sede l’attenzione è posta al suo Catechismo di Lucifero. Il libro nasce nel 2003 come controcanto al più noto catechismo evangelico luterano e nelle quasi 100 pagine di questo libricino Nefastos elabora le linee guida della sua peculiare visione del satanismo gnostico teistico. Ivi sono presentati i 10 Comandamenti di Lucifero, Il Credo satanico in tre credi, la preghiera al Maestro in 6 articoli e vari approfondimenti tra Lucifero, demoni, magia, individualismo e Satana. Dipanandosi così tra i punti essenziali della propria visione ognuno di questi argomenti è riccamente commentato, non tanto in quantità quanto in qualità, continuamente citando pure gli altri lavori di Nefastos che arricchiscono di senso il tema trattato. Fermandosi però solo alla suddivisione del libro la facile ironia sale senza difficoltà, poiché sono anni che veniamo tartassati da rielaborazioni dei concetti cristiani, spesso scimmiottandone le strutture lirico-poetiche e spesso risultando in forme auto-ironiche che non sanno ispirare niente più che un sorriso. In questo caso, fortunatamente la forma espositiva, così come il lirismo sapientemente tradotto dal finlandese (tutti gli scritti di Nefastos partono in lingua madre infatti) consegna un testo godibile e autorevole con pecche molto difficili da trovare.

L’equilibrio espositivo del nostro è a tratti inquietante. Da momenti di puro teismo riesce a collegare e giustificare senza atti di presunzione attingendo anche al razionalismo, e sapientemente lima gli argomenti più estremi dopo una prima violenta esposizione a beneficio dei più dannosi tra i lettori, coloro che sicuramente hanno meno capacità di discernimento e che potrebbero facilmente non essere in grado di cogliere il concetto. Dopotutto, la battaglia di Nefastos non è solo nel risveglio (assolutamente non forzato) del “vero” satanista, ma anche una accusa continua all’ignoranza del mondo e del genere umano intrappolato nelle catene dell’esistenza. Qui arriviamo finalmente alla colonna portante dello gnosticismo di Nefastos, perché è importante sapere che molti auto nominati frequentatori della via sinistra non si troverebbero d’accordo con le tesi proposte.

Come può infatti un satanista palesare un rispetto religioso per i vangeli? Come può non accusare di ogni nefandezza il Cristo?

In realtà, si paleserebbe nient’altro che l’ennesimo stupido dualismo di cui prima. Cristiani che saltano dalla sedia a sentire bisbigliare il termine Satana (come sempre lontani dalla storia del termine) e satanisti che si comportano alla medesima maniera sentendo nominare Cristo (spesso senza nemmeno avere letto i fondamentali). Non vi è infatti alcunché di illogico in questo, e nel Catechismo di Lucifero questo si palesa senza grandi artifici nei vari punti esposti con citazioni prese dai vangeli, lettere di Paolo o addirittura dalla Bibbia. Troppo spesso infatti i neo-satanisti si legano a dottrine asiatiche catalogando come inutilmente dannose e utili alla sottomissione mentale le dottrine occidentali, e Nefastos dimostra di esserne cosciente. Questo è un punto di forza incredibile nella ideologia di questo autore, perché tramite l’intrinseco gnosticismo la validità di contenuto non viene intaccata, ma anzi viene apprezzata e rivalutata pienamente, accusando giustamente le sovrastrutture, le manipolazioni successive e in gran luogo la fallacia umana del JHVH biblico (cosa che d’altra parte è stata analizzata con successo anche da autori cristiani come il nostrano S.Quinzio).

La via di mano sinistra si sviluppa quindi lontano dalle aggregazioni umane che appunto tendono a dominare e sottomettere, ingloba senza discriminazioni le perle gnostiche dei vangeli, così come le sincronie con le dottrine asiatiche, facendo un enorme ma nascosto utilizzo del pessimismo come chiave per risvegliare il singolo dall’illusione della realtà costrittiva in cui si vive. Ovviamente Nefastos ha anche dei punti di scontro decisivi con molti altri occultisti di simile estradizione, specialmente quando invita al distacco terreno, arrivando a conclusioni più vicine a Eckhart che a un moderno Ford, ma questa è una conseguenza logica del teismo insito nella formulazione di Satana dell’autore. Come lo gnosticismo insegna il funesto demiurgo diventa quindi il Dio biblico, troppo umano e mutevole per potersi confrontare con successo al principio immutabile e super partes del movente primo, quel “amor che move il sole e le altre stelle”. Satana, l’epiteto generico per avversario, diventa quindi il salvatore che non promette paradisi e altre finzioni, quanto il Maestro che guida verso la vera crescita spirituale, che come insegnava Cristo (e pure gli odierni cristiani paiono averlo dimenticato) è un dialogo personale e intimo. Questo principio si relaziona secondo tradizione a Venere-Lucifero, senza però tentare estenuanti collegamenti con altre entità, riconosciute come manifestazioni ma in fin dei conti non così fondamentali.

Sarà ovvio, arrivati a questo punto, come Nefastos si distacchi effettivamente da quello che è un po’ diventato il dictat del razionalismo satanico odierno, ma anche dal teismo cieco satanista. Il catechismo delinea una lotta personale enorme, sia dal piano interiore (dove l’autocontrollo è consigliato) ed esteriore, sia quest’ultimo uno scontro col mondo fallace o una soppressione dei moti troppo umani e futili, come la violenza e la lussuria fine a sé stessa e procreativa. Il punto cardine in tutto questo è la purificazione dell’odio, che non va appunto inquinato dalle cause umane e dagli istinti animaleschi ancora siti in noi, ma dev’essere un odium salvifico capace di guidare l’individuo verso un percorso retto e tendente alla verità. Inoltre si aggiunge anche un altro punto di enorme contrasto col resto del mondo occulto, ovvero un percorso di sinistra che è tale solo nell’accezione pessimistico avversaria dello scontro e del distacco dal mondo ingannatore, ma che in sé raccoglie elementi di ambo le parti senza doverci girare attorno, con continui attacchi alla falsa dualità, alle dottrine idiote come il libero arbitrio, l’esistenza di morali assolute o del binomio bene e male.

Il Catechismo di Lucifero si presenta ostico a tratti, rivelatore e assoluto per molti altri, elegante e finalmente concepito con una chiave di serietà che evita alcune forme un po’ banali di auto-gratificazione e auto-convincimento che qua e là compaiono in certi autori. E’ un percorso profondo, non banale e stimolante, anche se solo abbozzato in una quantità esigua di pagine.

Ultima ma non per importanza è la splendida rivisitazione del Padre Nostro, decisamente più efficace del Credo presentato nello stesso libro. In questa chiave di lettura la struttura viene mantenuta identica, e così la potente formulazione e musicalità ne rimane il più possibile inalterata, ma da Padre diviene Maestro, perché è bene ricordare che non è Satana il principio creativo e men che meno s’interessa di idolatrie o richiede riconoscimenti vani, e il nome diviene virtù (che nulla toglie alla potenza ebraica del tetragrammaton). I cieli divengono il cuore personale, riconosciuto come punto di primaria importanza così come il cervello (figurativamente parlando). La volontà si muta nell’oscurità/notte, perché agli occhi di chi sa guardare vi è più luce nel buio di quanta se ne pensi. Il pane quotidiano è l’afflizione spirituale, perché non vi è risveglio senza una discesa nelle tenebre del dolore e dell’afflizione mentale necessari per strappare il velo di Maya. Restano i debitori. La tentazione, così come il peccato, non esistono, ma resta l’enorme pericolo della vanità. Sparito dunque il male, è la carne da essere sconfitta, gabbia e prigione dello spirito.

Unico vero peccato è la quasi completa irreperibilità dei testi di Nefastos, a meno che non si abbia un conto in banca abnorme e la voglia di alimentare il mercato dei furbi nel campo delle pubblicazioni dell’occulto. Fortuna vuole comunque che si reperiscano facilmente in altre modalità e formati, quindi non si hanno scuse per non recuperare una delle menti più brillanti del nostro periodo.

La Primavera esoterica di Sandro Botticelli a cura di Valeria Monti

Antecedentemente a quella che sarà un’illustrazione poco ortodossa di uno dei più celebri dipinti a tempera della seconda metà del XV secolo, si presenta ivi una prefazione contestuale dell’opera che aiuterà i lettori a comprenderne appieno le virtù celate da una luce di riflettori di galleria che nascondono un’analisi differente da quella canonica.

Le mani di questo solerte pittore fiorentino, muoveranno ancora una volta i pennelli su tela quasi alla fine del 1400, più precisamente con l’epilogo, contemporaneamente, della “Congiura dei Pazzi” nel 1478.
Il clima a Firenze può quindi definirsi finalmente più quieto, e dei celeberrimi Medici, Lorenzo “il Popolano”, cugino dell’omonimo detto “il Magnifico”, commissionerà all’artista già avviato, uno dei dipinti che nella storia dell’arte s’è imposto come vivida fiaccola del primo Rinascimento Italiano.

Sandro Botticelli, “fresco” di bottega del maestro Filippo Lippi, ha da meno di una decina d’anni preso le redini delle proprie capacità finemente mettendole ognuna alla prova.
In possesso di colori giusti, e forbiti erbari, in circa quattro anni, ha soddisfatto la richiesta del committente creando un’opera in cui sono disposte e ben riconoscibili nove figure e centonovanta diverse specie botaniche.

Un manifesto idilliaco : una Primavera nel pieno della fioritura.

Ma passiamo, indi per cui, alla scena.
L’opera, tradizionalmente, tende a leggersi da Destra verso Sinistra, e si apre la vicenda con Zefiro, vento e brezza di primavera, che rincorre e feconda Clori, la giovane ninfa.
L’atto di fecondazione, permette a quest’ultima di assumere nuove fattezze e sembianze: il terzo personaggio è quindi il risultato dell’unione dei primi due, Flora, divinità romana della fioritura del futuro raccolto, rappresentata mentre sparge e “restituisce” i fiori al suolo della terra (in questo caso, del Giardino delle Esperidi in cui è ambientata la vicenda).


Tagliano il dipinto la figura centrale di Venere vestita d’un drappo rosso ed abiti casti, Dea dell’Amore e della Bellezza, e Cupido sovrastante, bendato, che scocca un dardo d’amore; entrambi arretrati rispetto al piano.


La sezione di Sinistra si descrive inizialmente con le Tre Grazie allegramente danzanti e prossime a Venere, conformi al dipinto poiché anticamente già legate al culto della Natura e della Gioia di vivere.
Per ultimo ma non meno importante, abbiamo invece Mercurio, messaggero degli Dei e figlio di Giove intento nello scacciare le nubi col suo Caduceo.
Riconosciamo anche quest’ultimo dagli abiti e dai calzari alati che indossa.

Il dipinto, è strutturalmente progettato con un equilibrio non solo geometrico, ma anche simbolico, in quanto si apre e si conclude con due figure maschili, dando una prevalenza centrale alle diverse figure femminili e permettendo perciò
al concetto di “fecondità” di trapelare.
Botticelli ammicca inoltre lo spettatore conferendo alla scena una profondità cromatica e ben costruita con l’utilizzo di una prospettiva centrale.

Spente le luci della galleria, ed allontanato il pubblico affamato di risposte immediate, chi più interessato e non ha invece timore delle ombre, essendo arrivato ad ora, avrà modo di sentire il dipinto permeare di concetti molto più profondi semplicemente osservandolo.
Iniziamo quindi, posizionando l’opera davanti allo specchio: permettendoci cioè di leggerla al contrario di come vuole l’analisi canonica.
La scena si apre con Mercurio, anche Dio del cambiamento, e quest’ultimo viene rappresentato dalle nubi che egli può scacciare decidendo quindi di poterlo iniziare e concludere.
Prendono atto così, l’imperturbabilità e la meditazione delle Tre Grazie danzanti, in cerchio, perfettamente.
Il concetto qui espresso è il pieno abbraccio della concentrazione durante l’annullamento di sé stessi in ambito terreno per tendere a Dio, in questo caso più vicino alla figura della Venere al centro.
Arriviamo quindi a descrivere la protagonista silenziosa della scena prima citata: Venere.
Dividendo l’opera in due, trascende come figura dall’intero dipinto come a volerlo spiegare servendosi inoltre della gestualità.
La mano Destra della Dea, (nostra Sinistra), ha palmo aperto rivolto alla perfezione, all’alto alienante della meditazione ideale e dell’amore (Vedesi infatti le varie rappresentazioni artistiche dell’atto di richiamare attenzione ponendo alta la stessa mano).
Alle spalle di Venere, invece la sua Sinistra (e nostra Destra), possiamo osservare la completezza dell’equilibrio morale voluto dal pittore negli elementi ricorrenti del continuo ripetersi della natura umana e terrena come gli errori perpetuati che allontanano il singolo dalla trascendenza.
Volendo trovare alcune peculiarità artistiche in comune a differenza di pochi anni a seguire, invece, possiamo senza dubbio confrontare l’opera con “La Scuola di Atene” di Raffaello Sanzio (1509-1511).
Non vi è da sorprendersi sull’importanza della gestualità delle mani, perché come ogni altro elemento, è di nuovo estremamente fondamentale per comprendere che in questo caso, Platone, con la stessa mano della Venere primaverile botticelliana, indica il mondo delle idee, mentre alla posizione Sinistra, è lasciata ad Aristotele la responsabilità del mondo terreno.
Tradizione vuole, che le mani, abbiano legate alla Destra la razionalità e più comunemente la scrittura, quindi, la presa in atto della realtà stessa; e alla Sinistra, dagli albori, è destinata la mano del Diavolo, perciò questo ha contribuito al concetto popolare di spaventoso, più irrazionale e quindi istintivo.
Storicamente e nel folklore inoltre la figura della Donna, viene posizionata alla Sinistra dell’Uomo in quanto malfidata rispetto ad egli dinnanzi la società.

Notiamo tra le fronde del boschetto di aranci del giardino delle Esperidi, volteggiare sopra la Venere, il giovanissimo Cupido.
Egli viene rappresentato con la benda tradizionale sugli occhi come a voler citare l’Amore Cieco, sopra i concetti a duello di bene e male.

E’ un amore che muove ogni cosa, e fermenta nell’aria tra meditazione ed esistenza, librandosi sopra il genere umano, bensì tendendo al divino.

E’ inconscio in quanto nella meditazione e nell’esistenza stesse, si rappresenta nel culto e nella dedizione alla spiritualità, a prescindere da quale sia il concetto in cui credere (per questo non escludendo alcuna filosofia). Il suo archetto, è direzionato verso le Tre Grazie, simbolicamente intese come Meditazione, poiché “cieco” l’uomo tende a distaccarsi volutamente e non ,per tendere ad una gnosi superiore.


Comprendiamo che in questo Eden pittorico, l’uomo, concettualmente vi partecipa pur non essendone fondamentale: approdiamo così alla travolgente scena finale della fecondazione di Clori.


Zefiro, non solo viene visto come dolce brezza di bella stagione, ma anche come vento ponente, sopraffattore e piovoso che qui, descritto dal pittore fiorentino, violenta la giovane proveniente dai Campi Elisi rappresentando il caos del mondo in cui egli è la prevaricazione degli impulsi che rincorrono l’umanità ancora innocente (la Ninfa) in un idillio di giardino senza tempo. Flora, come atto compiuto, diventa anch’ella parte integrante di questo microcosmo alimentando quindi un ciclo ripetitivo, come rappresentazione della vita in sé.

Ella, ha in grembo questi fiori strappati, riconoscibili per tipologia, che sparge sul terreno come restituzione alla “madre” terra, sottoscrivendo un circolo ripetitivo in cui cade il tempo, in quanto nel giardino delle Esperidi, esso non esiste attestando che ivi non si muore né si nasce rendendo cioè la situazione una stasi: la vita marcendo nutre se stessa.


Si aggiunge inoltre che Zefiro è un elemento fondamentale per la rappresentazione della primavera poiché agli esordi, secondo i dati storici a noi pervenuti, è una personificazione di un vento violento (nei confronti, in questo caso di Clori) e carico di piogge, cui alimentano quindi la vegetazione; diviene poi mite come una brezza, e messaggero stesso della bella stagione. La foga dell’Accoppiamento e la quiete che ne placa l’atto, divengono rappresentazione infine dell’impulso creativo all’interno del caos e della prevaricazione nell’uomo.
Sandro Botticelli non ha solo creato la rinascita della Natura, ma ha alienato gli elementi caratteristici della pittura alzandoli al divino, tendendo anch’egli a qualcosa fuori dall’umano.

Giunti all’epilogo di questa analisi allo specchio, si può concludere che il modo di leggere le opere va oltre allo spettro ottico di ciò che appare ben incorniciato in gallerie mondialmente celebri come quella gli Uffizi.
Nei secoli, ogni artista ha sempre concepito le opere in maniera estremamente profonda e personale, pertanto possiamo solo essere noi dell’oggi, con una giusta dose di curiosità ad indagare su quali siano i significati più occulti e celati, che con colori e pennelli sono stati messi sotto gli occhi di tutti.

Il senso della vista, non è solamente una questione di immediatezza.

31 Maggio 2020,
Monti Valeria